#ECOLOGIA #TERRITORIO – AMBIENTALISTI ARRESTATI NELLE FIANDRE – di Gianni Sartori

Porto di Anversa (Fiandre).
Dopo una serie di azioni simboliche giudicate insufficienti (tra cui le circa diecimila firme contrarie al progetto raccolte dal gruppo di azione Antwerpen Schaliegasvrij  e la presentazione di oltre settecento contestazioni scritte), nella giornata del 24 ottobre centocinquanta militanti ecologisti per il clima erano entrati – senza autorizzazione, ovvio – nel sito dell’impresa Ineos. Qui – in prossimità dell’estuario del fiume Schelda – il colosso petrolchimico (con una forte presenza in ambito militare e dal 2011 in batteria con i cinesi*) intende realizzare  nuove unità di produzione denominate Project One .

Si tratterebbe di uno dei maggiori investimenti degli ultimi decenni nel porto di Anversa, almeno in ambito chimico. Sostanzialmente una enorme fabbrica di plastica da far impallidire – tanto per dirne una e visto che l’etilene evoca il cloruro di vinile e il suo polimero PVC  – perfino gli esecrabili precedenti di Marghera.

Dal governo delle Fiandre è già arrivato se non proprio la  definitiva autorizzazione – in quanto rimarrebbero da definire alcuni dettagli ambientali – un primo parere favorevole. Mascherando il sostanziale cedimento alle richieste della Ineos con la scontata retorica (sviluppo sostenibile- sostenibile? –  e occupazione).

Gli ecologisti invece si preoccupano per  la utilizzazione del gas di scisto (grazie al famigerato cracking) per produrre etilene e propilene, due elementi essenziali nella fabbricazione di plastica. Un sospetto quantomeno legittimo e fondato visto il genere di produzione prevista.

Infatti  non solo la fratturazione implica fatalmente fughe di metano (uno dei gas maggiormente responsabili di effetto serra e dei cambiamenti climatici), ma anche il trasporto e  la utilizzazione del gas di scisto  sono alquanto inquinanti. Senza dimenticare il devastante impatto – sociale oltre che ecologico – sulle comunità dei territori in cui avviene la estrazione.

Dato che non c’è limite al peggio, per far posto al Project One, almeno una cinquantina di  ettari di foresta andrebbero sacrificati. E proprio in questa parte del bosco a rischio (e  su cui la Ineos Will Fall aveva già messo  paletti e sigilli ai primi di ottobre) gli ambientalisti si erano insediati sabato scorso. Quando nel pomeriggio una cinquantina di loro erano stati fermati dalla polizia, gli altri procedevano a incatenarsi o salivano direttamente sugli alberi per impedire che venissero abbattuti.

Ma già in serata la polizia procedeva sbrigativamente alla evacuazione forzata arrestando direttamente sul posto un centinaio di attivisti. Tra i pricipali organizzatori della protesta – come ha ricordato la portavoce  Jasmijn Defize – il movimento internazionale Ineos Will Fall.

 

Gianni Sartori

 

*nota 1: Nel 2011 la compagnia petrolifera cinese PetroChina e la Ineos hanno firmato un accordo di collaborazione nella produzione e nella vendita di idrocarburi in Europa.Per ora sono due le filiali comuni tra i colossi petroliferi: la raffineria di Grangemouth (Scozia) e quella di Lavera (Francia).

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