#CANADA #NativeAmericans – ARRESTATI SEI MANIFESTANTI MOICANI IN CANADA – di Gianni Sartori

Ontraio-Provincial-Police-mohawk-blockade-CP-Feb.-24-2020-e1582553242280

Il 24 febbraio la Polizia provinciale dell’Ontario (PPO) è intervenuta contro i manifestanti che da quasi venti giorni bloccavano i binari della ferrovia a Tyendinaga. Qui, portata avanti dai Mohawks locali, si stava svolgendo una delle iniziative di solidarietà, scoppiate numerose in tutto il Canada, per la lotta della nazione Wet’suwet’en i cui territori sono stati invasi dalla Gendarmeria reale canadese.

I Wet’suwet’en si oppongono alla costruzione di un oleodotto – lunghezza prevista 670 chilometri – della TC Energy che dovrebbe trasportare idrocarburi prodotti con il fracking, un metodo ritenuto devastante dal punto di vista ambientale.

Sul posto i poliziotti – stipati in una quindicina di SUV – sono arrivati verso le ore 8 e 10 dirigendosi immediatamente alle barricate e arrestando sei persone. Il giorno prima la PPO e la Canadian National Railway Company avevano apostrofato i militanti, nativi e ambientalisti, minacciandoli di denunce e apertura di inchieste nei loro confronti nel caso non avessero smobilitato entro la mezzanotte di domenica 23 febbraio. Ma le richieste della polizia venivano immediatamente rispedite al mittente dai Mohawks.

Gianni Sartori

#TURCHIA: LIBERARE TUTTI! – di Gianni Sartori

FB_IMG_1582568043612

Il 24 febbraio il prigioniero politico comunista Ibrahim Gökçek (bassista della band Grup Yorum), in sciopero della fame dal 17 maggio 2019, è stato rilasciato. Secondo i medici dell’Istituto di Medicina Forense che lo avevano visitato, il suo stato di salute, le sue condizioni fisiche sono incompatibili con la carcerazione.

E finalmente, dopo mesi, i due membri della band Helin Bolek (in data 25 febbraio in sciopero della fame da 253 giorni) e Ibrahim (da 253) hanno potuto abbracciarsi di nuovo. Insieme nella  Casa della Resistenza di Grup Yorum nel quartiere di Küçük Armatlu (Istanbul) continueranno la loro battaglia per la libertà artistica e di espressione. Infatti, com’era del resto prevedibile conoscendo la determinazione di tali militanti, Ibrahim intende proseguire nella sua radicale, estrema per certi versi, azione di protesta. Continuerà quindi lo sciopero della fame con Helin. Entrambi attualmente pesano poco più di 40 chilogrammi, con i piedi che iniziano a farsi lividi. Segnale preoccupante del peggiorare implacabile delle loro condizioni di salute.

E non cambiano le loro richieste:

  • Liberazione per tutti i membri del Grup Yorum (quattro sono ancora in carcere) e proscioglimento delle imputazioni nei loro confronti
  • Fine dei raid della polizia nel loro Centro Culturale
  • Rimozione della taglie nei confronti dei membri della band e cancellazione del mandato di arresto
  • Rimozione del divieto per i loro concerti

Da quando lo sciopero della fame è iniziato quattro prigionieri sono stati rilasciati, ma altri due sono stati arrestati durante un raid della polizia contro il Centro culturale di Idil.

FB_IMG_1582563265412

In totale quindi sono quattro i membri di Grup Yorum ancora dietro le sbarre e sei quelli ancora inseriti nelle liste dei presunti terroristi.

A conti fatti, questa piccola vittoria (il rilascio di Ibrahim) costituisce soltanto un rinvio, un palliativo. Permane gravissima la situazione complessiva dei prigionieri e la repressione non accenna a scemare.

Emblematico il caso di un’altra musicista, la cantante curda Nuden Durak in prigione ormai da cinque anni. Soltanto per aver cantato e insegnato musica in curdo, la sua lingua madre.

Attualmente detenuta nella prigione chiusa di Mardin, in base alla condanna subita (19 anni) dovrebbe tornare in libertà nel 2034.

Nata a Cizre, Nuden Durak insegnava ai bambini della sua città i canti tradizionali. Ovviamente in lingua curda.

Arrestata nel 2015, era stata condannata in un primo tempo a dieci anni (per aver “promosso propaganda curda”).

L’anno successivo, senza nemmeno nuove accuse, la sua pena venne praticamente raddoppiata.

Ricordo che fino a non molti anni fa (almeno ai novanta del secolo scorso) perfino la parola “Curdo” era proibita. Cantare in curdo poi, assolutamente impensabile.

E proprio negli anni novanta avevo intervistato Hevi Dilara (il suo nome curdo, ma sui documenti risultava turchizzato – forzatamente – come “Bengin Aksun”) ugualmente arrestata perché cantava in curdo. Ma non solo, venne anche ripetutamente torturata. “Mi portavano davanti a mio padre svestito e con gli occhi bendati  – raccontò –  torturavano me e minacciavano di ucciderlo; poi torturavano lui davanti ai miei occhi e dicevano che dovevamo pentirci perché avevamo cantato in curdo. Poi, viceversa, svestivano me, bendavano i miei occhi quando c’era mio padre davanti a me, mi torturavano con il manganello facendo cose molto brutte, delle cose che non si possono nemmeno raccontare…Soprattutto quando mio padre era davanti a me, mi torturavano con getti d’acqua intensa o corrente elettrica alle dita e alle parti intime del corpo; tutto questo è durato quindici giorni…”.

Gianni Sartori   

#TURCHIA – I MUSICISTI DI GRUP YORUM ANCORA SOTTO PROCESSO E IN SCIOPERO DELLA FAME – di Gianni Sartori

Grup Yorum

La prima udienza del maxi processo contro una trentina di musicisti di Grup Yorum si è svolta il 14 febbraio.

Al momento, alcuni sono in carcere, due latitanti e altri due in sciopero della fame ormai da oltre 240 giorni.

Su questa questione sgombriamo il campo dagli equivoci. Al solito, qualcuno farà confronti con lo sciopero della fame del 1981 costato al vita a dieci Repubblicani irlandesi. I sette militanti dell’IRA e i tre dell’INLA morirono  mediamente dopo un paio di mesi di astensione dal cibo. Bisogna però precisare che l’incredibile  durata di questi scioperi nelle prigioni turche (così come di quelli in cui persero la vita oltre un centinaio di militanti della sinistra rivoluzionaria turca ormai venti anni fa) è dovuta ad alcuni accorgimenti, come l’utilizzo preventivo di vitamine. In realtà quella che si prolunga è soprattutto l’agonia, la sofferenza per i militanti che comunque, anche in caso di eventuale sospensione, rischiano danni irreparabili, sia fisici che mentali.

Detto questo, diventa prioritario “agire prima  che qualcuno di loro perda la vita” come sostengono da tempo varie organizzazioni. In particolare, l’Associazione del foro di Istanbul, un’Associazione di medici di Istanbul, l’Iniziativa degli artisti e l’Assemblea artistica che hanno pubblicato una dichiarazione congiunta, un appello rivolto alle autorità affinché si comportino in maniera responsabile nei confronti degli imputati. E in particolare di chi è in sciopero della fame (ora diventato digiuno fino alla morte)  ormai da oltre 240 giorni per protestare contro le restrizioni (proibizione dei loro concerti per il carattere politico delle canzoni) e la continua repressione a cui i membri di Grup Yorum vengono sottoposti da anni. Prima del processo iniziato il 14 febbraio, per molti di loro la “detenzione provvisoria” era durata due anni.

La cantante Helin Bölek e il chitarrista Ibrahim Gökcek non si alimentano dal 16 maggio 2019 rivendicando il diritto alla libera espressione artistica. Trattati dal governo turco alla stregua di delinquenti, musicisti e cantanti sono stati arrestati per “appartenenza a una organizzazione terrorista”. Per la precisione, sono accusati di far parte del DHKC-P (Devrimci Halk Kurtuluş Partisi-Cephesi) o comunque di fare propaganda per questa organizzazione armata.

Insieme ad altri cinque membri del gruppo, Ibrahim Gökcek era stato inserito nella lista dei “terroristi più ricercati” con una ricompensa di 300mila lire turche (46mila euri) per ciascuno di loro. Gökcek – per il quale viene richiesto l’ergastolo – venne imprigionato in base a una “testimonianza segreta” e senza un preciso atto d’accusa. Dopo 200 giorni di digiuno Gökcek decideva di entrare  in sciopero della fame fino alla morte.

E con lui anche Helim Bölek (uscita dal carcere alla fine del 2019) ha voluto radicalizzare ulteriormente la sua azione di protesta.

Gökcek – che ormai pesa solo 46 chili – porta avanti la sua battaglia nonviolenta nella casa di Grup Yorum ad Armutlu (Istanbul). Nell’ultima lettera lamenta bruciori ai piedi, problemi di respirazione, di vista e di pressione.

Inoltre comincia ad avere le mani livide, la pelle si fa sempre più sottile e secca cambiando di colore (inevitabile ricordare come apparve Bobby Sands nell’ultima visita che fu concessa a un suo compagno di prigionia).

Altri esponenti di Grup Yorum sono ugualmente in sciopero della fame e così – dal 3 gennaio – alcuni “avvocati del popolo” incarcerati a loro volta.

Le piattaforme Freemuse, Susma (Piattaforma non tacere) e P24 (Bagimsiz Gazetecilik Platformu, Piattaforma per un giornalismo indipendente) hanno richiesto la scarcerazione dei musicisti detenuti, di mettere fine alle illegittime restrizioni della libertà di espressione del gruppo e di accettare le richieste degli artisti in sciopero della fame.

In realtà le vere e proprie persecuzioni nei confronti di Grup Yorum sono di antica data. Solo negli ultimi due anni il Centro culturale Idil, dove questi musicisti avevano il loro studio e tenevano le prove, ha subito una dozzina di irruzioni da parte della polizia. Oltre ad arrestare chi si trovava nel Centro, la polizia aveva raccolto presunte prove poi utilizzate contro gli attuali imputati.

Ma quali “prove”?

Elencando con ordine: giornali, documenti, scritte, poster di colore rosso e giallo (colori che rimandano a quelli utilizzati anche dal DHKC-P), magliette, testimonianze di persone anonime, un martello, qualche casco.

Un’aggravante poi il fatto che alcuni imputati(sottoposti a una “detenzione provvisoria” durata due anni prima del 14 febbraio 2020) si fossero rifiutati di mangiare. Agli occhi del Procuratore, un’ulteriore prova di appartenenza all’organizzazione terrorista. 

Quali le vere “colpe” del Grup Yorum?
Cantare le canzoni degli oppressi e sfruttati, di tutti gli oppressi e sfruttati del pianeta; dar voce ai lavoratori in sciopero e alle persone che hanno perso i loro cari per la violenza dello Stato; diffondere le canzoni della resistenza dei popoli.

Le pene richieste dal Procuratore sono alquanto pesanti e per alcuni musicisti si profila addirittura la condanna all’ergastolo.

Grup Yorum invece chiede l’immediata scarcerazione per i musicisti in carcere e l’annullamento del mandato di cattura per tutti i membri del gruppo. Chiede inoltre la fine delle irruzioni nel Centro Culturale Idil e l’annullamento del divieto di tenere concerti.

Nato nel 1985, Grup Yorum – che esegue le sue canzoni, oltre che in turco, anche in curdo, arabo, kazako e armeno (da brividi una loro versione di “Bella ciao”)-  ha tenuto centinaia di concerti, spesso gratuiti, sia in Turchia che in ogni angolo del pianeta (molto amato in America Latina e nei Paesi Baschi). Ma da due anni, con l’entrata in vigore delle leggi di emergenza, non può più esibirsi in Turchia e anche in Germania viene sottoposto a pesanti restrizioni.

Ben differente la situazione in epoca precedente se pensiamo che un concerto – questo a pagamento – del 2010 nello Stadio BJK İnönü aveva riunito oltre 60mila persone.

Addirittura un milione di spettatori in piazza a Istanbul nel 2012 e – ancora a Istanbul – 500mila nel 2013. A Izmir, nel 2015, circa 750mila.

Dati significativi che forse aiutano a comprendere quali siano le vere ragioni del maxi processo. Un processo squisitamente politico con cui si vorrebbe cancellare, annichilire gran parte della memoria storica delle classi subalterne e delle lotte popolari e intellettuali di questo paese.

In sciopero della fame da 240 giorni (e ugualmente con gravi problemi di salute) anche Mustafa Koçak, già condannato all’ergastolo nel luglio dell’anno scorso. Era stato accusato di aver fornito le armi utilizzate nel rapimento del procuratore Kiraz che si stava occupando del caso di Berkin Elvan (il quindicenne colpito da un lacrimogeno mentre andava a comprare il pane all’epoca degli scontri di Gezi Park e morto dopo nove mesi di coma).

Il procuratore era rimasto ucciso, insieme ai suoi rapitori, durante il tentativo della polizia di liberarlo. A suo carico, soltanto la testimonianza di qualcuno che in un bar avrebbe sentito dire che Kocak era implicato.

Senza dimenticare gli Avvocati del popolo

In un comunicato stampa del 3 febbraio gli avvocati dell’Ufficio di Halkin Hukuk Burosu (Ufficio legale del popolo – HHB) e quelli dell’Associazione degli avvocati progressisti (Cagdas Hukukcular Dernegi – CHD) annunciavano di aver iniziato uno sciopero della fame (in solidarietà sia con Grup Yorum che con Mustafa Koçak).

Per chi volesse poi dare un segnale concreto di solidarietà, esistono alcune possibilità:

* FARE UN BREVE VIDEO DI SOLIDARIETÀ!

Per favore, fate un video molto breve e semplice con un messaggio di solidarietà per i resistenti e inviatelo a antiemperyalistresist@yandex.com

Sarà pubblicato in varie reti di solidarietà e potrà essere condiviso da molti altri gruppi di amici per essere ascoltato a livello internazionale.

*ORGANIZZARE PROTESTE DAVANTI ALL’AMBASCIATA O AI CONSOLATI

*SCRIVERE FAX TUTTI I GIORNI

Presidency Of The Republic Of Turkey :

Adres: Cumhurbaşkanlığı Külliyesi 06560 Beştepe-Ankara-Turkey

Tel : (+90 312) 525 55 55. Fax : (+90 312) 525 58 31.

E-MAIL: contact@tccb.gov.tr.

Ministry of Justice Of The Republic Of Turkey:

Telefon : 90 (0312) 417 77 70. Faks : 90 (0312) 419 33 70.

E-MAIL: info@adalet.gov.tr.

Adres : 06659 KIZILAY / ANKARA

Ministry of Internal Affairs of Turkey

Adres: Çamlıca Mahallesi 122. Sokak No:2 Yenimahalle/ Ankara

Telefon: (0312) 387 60 84 – Faks: (0312) 387 60 91

Per rimanere in vita

non c’è altro modo

che dare voce alla resistenza

di Gianni Sartori

– NOTA – : va ricordato che Mustafa Kocak è stato accusato da un testimone che in realtà non ha fornito prove concrete. E infatti nessuna prova reale è stata portata in tribunale o scritta nell’accusa a carico. Gli hanno dato l’ergastolo in base a quella che ragionevolmente si potrebbe definire come una falsa testimonianza. Oltretutto proveniente dallo stesso ambiguo personaggio usato anche in precedenza per mandare in galera decine e decine di dissidenti. Il processo era avvenuto senza la possibilità di un contraddittorio e ora Kocak chiede solo un processo equo, chiede giustizia. Quanto al procuratore ucciso, le indagini avrebbero stabilito che era stato colpito dal “fuoco amico” della polizia. 

Quando Papa Luciani scriveva ad Andreas Hofer … – di Ettore Beggiato

AndreasHofer3

Il 20 febbraio 1810 Andreas Hofer, l’eroe tirolese per eccellenza, l’indomito difensore della libertà del Tirolo, veniva fucilato a Mantova dalla soldataglia napoleonica.

Vorrei ricordarlo, riproponendo la lettera che Albino Luciani, allora Patriarca di Venezia, futuro Papa Giovanni Paolo I°, pubblicò nel suo volume “Illustrissimi” assieme ad altre indirizzate ai grandi della storia.

Caro Hofer

Un mese fa, passando per Innsbruck, ho visitato la Hofkirche, chiesa già francescana, costruita nella Rinascenza, su disegno del nostro Andrea Crivelli. E’ stato là, a sinistra della porta principale, che mi sono imbattuto nella vostra tomba. Vicino a Voi sono sepolti Giuseppe Speckbacher e il cappuccino Gioacchino Haspinger, ambedue compagni delle vostre battaglie.

In realtà Voi, l’albergatore di S. Leonardo in Val Passiria, avete combattuto due sorta di battaglie: prima siete stato soldato regolare nella guerra contro i francesi nel 1796 e nel 1805; partigiano, siete poi stato il capo e l’anima dell’insurrezione popolare tirolese contro i bavaresi e i francesi del 1809. Ed è la conduzione incredibilmente abile e coraggiosa di questa guerriglia, che ha strappato ammirazione agli stessi generali napoleonici e vi ha fatto entrare per sempre come eroe nel cuore del popolo tirolese.

Tutto cominciò quando il marchese di Montgelas, ministro del re di Baviera, senza preavviso e motivo, nel 1809 soppresse di colpo tutte le cerimonie del culto cattolico: niente più processioni, matrimoni e funerali religiosi, niente più suono di campane. Montgelas non immaginava fin dove potesse arrivare il sentimento religioso del cattolicissimo popolo tirolese. Questi inoltrò al re di Baviera rispettose istanze, perché fosse ritirato il “decreto empio e liberticida”. Invano. Allora fu l’insurrezione in massa. Mentre le campane suonavano a stormo e il loro suono si ripercuoteva di valle in valle, si videro i contadini accorrere da ogni “maso”, da ogni villaggio, armati chi di falce, chi di forche, chi di vecchi fucili: li dominavano la vostra statura gigantesca, la voce possente e decisa, la imponente barba nera.

Due volte l’esercito bavarese fu sconfitto: quando vennero in rinforzo, a decine di migliaia, i francesi ed i sassoni, fu giocoforza, per i vostri, sciogliersi e darsi alla guerriglia. Anche allora, come nella Resistenza italiana, si “andò in montagna”. Purtroppo, due miserabili Vi tradirono per i soliti “trenta denari”. Scovato dai francesi nella capanna che vi nascondeva, diceste: “Fate di me quel che vi piace, soltanto rispettate l’innocenza della mia sposa e dei miei figli”. Il Vicerè Eugenio voleva graziarvi; Napoleone ordinò la fucilazione.

A Mantova, prima del supplizio, benediceste, come un patriarca, i compagni inginocchiati intorno a Voi e, ricusata la benda agli occhi, attendeste in piedi la scarica. Sulla spianata dell’Iselberg, presso Innsbruck, vi hanno eretto una statua. Sul piedestallo è scritto: Per Dio, per l’Imperatore, per la Patria.

Imperatore a parte, dentro e fuori il Tirolo, vorrei che il vostro eroismo, gentile e cristiano insieme, ispirasse qualcuno. Intendiamoci: non auspico nessuna guerriglia; sono convinto che, specialmente nell’Italia democratica, non ce ne sarà bisogno. Ma la Vostra fede cristiana, tutta d’un pezzo, la compattezza di popolo, che, con Haspinger, avete saputo realizzare nell’ora del pericolo, queste sì le desidererei con tutto il cuore.

Elia profeta diceva alla gente: “Fino a quando zoppicherete con i due piedi? Se il Signore è Dio, seguitelo! Se invece lo è Baal, seguite lui!”. Voleva che si facesse una scelta seria; insinuava che non si può andare a Dio senza staccarsi dal male, stando seduti su due sedie o tentennando. Il nostro Trilussa ha detto la stessa cosa:

“Credo in Dio Padre onnipotente. Ma…

 Ciai qualche dubbio? Tiettelo per te.

 La fede è bella senza li “chissà”,

 Senza li “come” e senza li “perché”.

“Chissà”, “come” e “perché” non erano pane per i denti dei vostri Tirolesi. Lassù, nella modesta trattoria “am Sand” che Voi gestivate, essi giocavano, bevevano, si divertivano, discutevano. Ma tornati alle loro case, recitavano la preghiera della sera con la famiglia; andando alla Messa domenicale, usavano sostare sulla tomba dei loro morti nel piccolo cimitero tutto stretto attorno alla chiesa. L’ambiente, le pie tradizioni, il tempo disponibile favorivano la riflessione: la riflessione sviluppava quella convinzione, che il pittore Egger Lienz ha efficacemente espresso, dipingendo i partigiani tirolesi inquadrati e pronti alla lotta con in testa Haspinger che impugna il crocifisso.

A noi oggi, travolti come siamo da un ritmo frenetico di vita, mancano il silenzio e la possibilità di riflettere; questa forse è una delle cause del tentennare di parecchi. L’Haspinger, il predicatore vecchia maniera, che ci richiami rudemente alle verità eterne, non si accetta oggi: occorrerebbe meglio una voce suasiva e discreta. Il campanone, che suona a distesa, non lo sopportiamo; forse accettiamo il campanello di casa.

Voce discreta e campanello era, per esempio, Fratel Candido delle Scuole Cristiane. Vissuto un secolo circa dopo di Voi, Hofer, egli viaggiava un giorno in treno con sulle ginocchia un indicatore ferroviario, che stava consultando. Un fanciullo lì presso sbirciò incuriosito il volume e l’armeggiare del Fratello. “Conosci questo libro?”, gli fa Fratel Candido. “No?. Vuoi vedere a cosa serve? Come si usa?”. E gli spiega, e lo addestra a trovare gli orari, a scoprire i tragitti più rapidi tra una città e l’altra. Il fanciullo si interessa, prova anche lui, impara presto e ci gongola; i passeggeri nello scompartimento seguono il dialogo dei due con divertito interesse.

A un certo punto, senza parere, Fratel Candido continua: “Vuoi che ti insegni anche a viaggiare sulla Ferrovia del Paradiso?”. Meraviglia del fanciullo e dei passeggeri. Fratel Candido trae dalla borsa di viaggio un foglietto illustrato e spiega:

“Ecco qui la Ferrovia del Paradiso. Stazione di partenza: da qualsiasi punto del globo. Tempo di partenza: ad ogni momento. Tempo di arrivo: non c’è ora prevedibile per il viaggiatore. Biglietto: essere in grazia di Dio. Controllore: l’esame di coscienza. Avvisi: 1) tenere sempre pronti i bagagli delle buone opere; 2) c’è modo di recuperare i bagagli perduti per mezzo della Confessione. Eccetera”.

Finito di spiegare, amabile e sorridente, offrì al fanciullo e ai presenti il curioso e prezioso itinerario, che a qualcuno, forse, avrà ispirato un pentimento e un proposito.

Direte: “Questo vostro Fratello è un’edizione striminzita e molto ridotta del mio possente Haspinger!” Che volete! L’epoca attuale, religiosamente debole, va presa con metodo adatto. Importante non è il modo, ma il successo finale: far riflettere!

Più importante ancora è tenere uniti tra di loro sia i cattolici che i cittadini. Siamo cristiani, ma è buona anche per noi la predica del console pagano Publio Rutilio. Era molto grasso. Un giorno, per sedare una tremenda baruffa, che non finiva più, tra due parti contendenti, disse: Amici cari, come vedete, io sono molto grasso e mia moglie è ancora più grassa di me. Eppure, quando andiamo d’accordo, un piccolo letto basta per tutti e due; quando litighiamo invece, tutta la casa ci pare piccola e non ci basta più.

Qui mi viene un dubbio: l’esempio di Rutilio è calzante, se i contendenti sono due; ma, ahimé!, nella nazione, nei partiti oggi le correnti non sono due, ma quattro, sei, sette, venti! Non si può più parlare di letto matrimoniale! Se la considerazione del bene comune non è sufficiente a riportarci all’unità, dalle discordie dovrebbe trattenerci almeno la paura dei danni cui esse conducono. Diceva Voltaire: due volte mi trovai sull’orlo della rovina: la prima, quando perdetti una lite, la seconda, quando la vinsi.

Nazioni e fazioni politiche e religiose che abbiamo sottocchio, possono applicare a sé l’epifonema volterriano. In più conviene che esse dedichino un pensiero al “terzo” sempre in agguato: quello che “gode” tra i due litiganti.

Bulwer, l’autore di Ultimi giorni di Pompei, ha scritto: “L’avvocato è un uomo che, quando due litigano per un’ostrica, l’apre, ne succhia il contenuto, poi dà le due valve ai contendenti: una per ciascuno!” E’ un po’ crudo: è vero tuttavia da sempre e in ogni campo che la forza del nostro avversario è la nostra debolezza causata dalle divisioni.

Queste considerazioni valgono, in parte, anche per la Chiesa Cattolica. Il suo fondatore, Cristo, ha temuto le divisioni e ha posto un saldo fondamento per l’unità. Ha detto: desidero che i miei seguaci “siano una sola cosa”, che facciano “un solo ovile”. Per ottenere lo scopo, ha scelto dalla folla i Dodici, dei quali ha detto: “Chi ascolta voi, ascolta me”. Prevedendo divisioni tra i Dodici e i successori, ha voluto che uno fra loro facesse da capo o da fratello maggiore, dicendo a Pietro: “Pasci i miei agnelli”, “conferma i tuoi fratelli”. Il rimedio dunque c’è: basta che fedeli, sacerdoti, religiosi e vescovi si stringano attorno al Papa: nessuno spezzerà la Chiesa.

Il Vostro cappuccino Haspinger, caro Hofer, sapeva queste cose, anzi le ha toccate con mano. Al tempo della Vostra insurrezione tirolese parecchi vescovi, per timore od interesse, passavano dalla parte di Napoleone strapotente. Voi invece dal Tirolo resistevate a Napoleone e ai suoi amici, stando dalla parte del Papa Pio VII, che, proprio in quel 1809, lanciava contro Napoleone la scomunica e, arrestato dai francesi, da Roma veniva tradotto in esilio a Savona.

Sono tutte cose da ricordare. Da attuare. Per mettere fine alle innumerevoli risse che stancano e scandalizzano. Per restaurare l’unione degli animi, l’unità della Chiesa e del Paese. Für Gott… für Vaterland. Per Dio… per il Paese, come sta scritto sull’Iselberg!

 

Ettore Beggiato

autore di “1809:l’insorgenza veneta. La lotta contro Napoleone nella Terra di San Marco”