
L’occupazione delle terre da parte di indigeni e contadini poveri viene regolarmente sottoposta alla repressione. Ma le cose potrebbero anche peggiorare…
Le ultime notizie dal Brasile riguardavano sia le lotte per il recupero di terre ancestrali da parte di gruppi indigeni, sia quelle dei contadini senza terra determinati a riappropriarsi di un lembo di terreno coltivabile attingendo alle immense proprietà di qualche ricchissimo fazendero. Ricordando che in Brasile l’1% possiede il 45% delle terre agricole (probabilmente la maggiore concentrazione fondiaria al mondo). A fronte di almeno 3 milioni di contadini senza terra.
E ovviamente ogni occupazione delle terre (v. Portella delle Ginestre, 1 maggio 1947) comporta una dura repressione. Anche in Brasile. Sia da parte di gruppi paramilitari al soldo dei latifondisti, sia per mano delle forze speciali. Tra la fine di aprile e l’inizio di maggio gruppi di pistoleros mercenari avevano ripetutamente attaccato le terre di Kaa’Jari nel territorio indigeno Iguatemipeguá (municipalità di Amambai) e di Coronel Sapucaia, (Stato del Mato Grosso do Sul). Successivamente erano entrate in campo le DOF (Dipartimento per le operazioni di frontiera) e la polizia militare operando una mezza dozzina di arresti (anche un minorenne). Procedendo all’espulsione di numerose famiglie indigene deportate nel villaggio di Limão Verde (ugualmente sottoposto a spari ed esplosioni) e presidiando militarmente la zona. Dove – stando alle informazioni raccolte dal CIMI – un piccolo gruppo di indigeni potrebbe essere rimasto sul posto in difficili condizioni. Isolati, circondati dalle truppe della DOF che occupano ogni punto di accesso alla riserva e ogni strada anche secondaria.
Da tempo i rappresentanti della comunità guarani-kaiowá denunciavano i colpevoli ritardi nel riconoscimento delle loro terre ancestrali (ormai da oltre venti anni). Come si legge nel comunicato stampa del CIMI (Conselho Indigenista Missionário): “Nella terra indigena (TI) Iguatemipeguá 2, nella notte di sabato 25 e l’alba di domenica 26 (aprile nda) un gruppo di Kaiowá e Guarani ha ripreso possesso di una parcella della fazenda Limoeiro, limitrofa della riserva Limão Verde e sovrapposta al tekoha* Tapykora Korá. Questa rivendicazione deriva dagli eventi dell’anno scorso, ossia il rientro delle famiglie Kaiowá et Guarani sulle loro terre ancestrali nella zona rivendicata della TI”.
Come già detto, pronta la reazione dei proprietari. Con l’attacco durato l’intera notte da parte di tiratori professionisti a cui seguiva l’intervento della DPF con il supporto delle truppe scelte e l’arresto di alcuni autoctoni. Tra quelli identificati grazie a un video girato sul posto: Josilaine Gonçalves e suo padre, Valdenir Gonçalves, Aracilda Nunes, Carlos Garniel Batista da Silva, Daiane Ortiz e un ragazzo di 14 anni di cui si conoscono solo le iniziali (GV). Di seguito portati nel commissariato di Amambai. E – raccogliendo le istanze degli indigeni – il comunicato del CIMI aggiunge: “Siamo molto preoccupati in quanto la polizia picchia e tortura le persone arrestate, ma sosteniamo che l’occupazione delle terre è legittima. Non stiamo recuperando altro che ciò che era nostro tradizionalmente. La zona era stata oggetto di uno studio e un accordo giudiziario prevedeva la sua delimitazione. Perché non è stata ancora realizzata? Noi la occupiamo come una forma di auto-delimitazione in quanto non esiste altra soluzione per il nostro popolo”. Invano Kaiowá e Guarani, fin dalle prime ore del mattino del 26 aprile, avevano chiesto l’intervento della FNSP (Forza nazionale di sicurezza pubblica), ma questa si è fatta viva solo nel pomeriggio quando pistoleros e DOF avevano completato l’opera di trasferimento forzato.
La fazenda Limoeiro occupa, viola di fatto, il territorio Kaa’Jari che è parte integrante della terra indigena (TI). Come veniva definito in dettaglio dal rapporto di identificazione e delimitazione (RCID) e stabilito dall’ordinanza 790 della FUNAI (Fondazione nazionale per i popoli indigeni) già dal 2008. La riserva di Limão Verde (una delle otto del Mato Grosso do Sul) era stata creata per decreto nel 1928 in risposta alle richieste del Servizio di protezione degli Indiani (SPI). Doveva interessare circa 2000 ettari, ma l’invasione delle fattorie ha ridotto a soli 668 ettari quelli realmente occupati dai popoli Kaiowá e Guarani. Per cui: “siamo qui in attesa delle procedure amministrative di demarcazione dal 2008. Soffrendo la fame, la mancanza d’acqua e ammalandoci a causa dei pesticidi utilizzati dall’azienda”. Altri gruppi indigeni vivono in accampamenti di fortuna lungo le autostrade. Va anche ricordato che la terra indigena Iguatemipeguá 2 resta inclusa nel CAC (Compromisso de Ajustamento de Conduta) del febbraio 2007 firmato tra il Tribunale federale (MPF) e la Funai. Sempre In aprile (dal 3 al 17) una delegazione di 30 autoctoni si era recata a Brasilia chiedendo alla Funai di completare il processo di identificazione e delimitazione come stabilito dai decreti del Ministero di Giustizia. Oltre ad avviare nuovi studi e indagini per identificare le altre zone (almeno un’ottantina) rimaste fuori dalle misure di demarcazione. In ogni caso si tratterebbe solo di una minima parte dei territori da cui Kaiowá e Guarani sono stati espulsi. Come ha spiegato Aty Guasu in una lettera al Ministero “noi occupiamo meno del 3% dell’attuale territorio del Mato Grosso do Sul ossia meno del 10% di quello che era il nostro Tekoha Guasu (Grande Territorio nda)”. Quasi contemporaneamente (il 1 maggio), nello Stato del Pará, un migliaio di famiglie avevano occupato delle terre chiedendone la redistribuzione. Rianimando un conflitto di lunga durata con i proprietari terrieri,conseguenza della difficile situazione in cui versano molte comunità rurali. Il MST (Movimento dos Trabalhadores Rurais Sem Terra) lotta – legittimamente – per la redistribuzione della terra in base all’articolo 184 della Costituzione brasiliana. L’occupazione aveva subito un vero e proprio assedio (bloccando la fornitura di cibo e acqua) di alcuni giorni da parte della polizia e dei gruppi armati al servizio dei grandi proprietari terrieri. In nome, ca va sans dire, della difesa della proprietà privata. Cogliendo forse l’occasione di questi ultimi eventi (ma la richiesta aleggiava da tempo) Il deputato Evair de Melo, seguace di Bolsonaro, ha chiesto agli Stati Uniti di inserire il Movimento dos Trabalhadores Rurais Sem Terra tra le organizzazioni terroriste. Accusando – senza fornire la benché minima prova -il MST di legami con il narcotraffico e i gruppi armati e lo stesso MST di volersi trasformare in una “milizia armata” operante in Venezuela (?!). Un intervento organico all’offensiva condotta dall’estrema destra brasiliana per criminalizzare le iniziative dei contadini senza terra e degli indigeni.
Una campagna diffamatoria intesa a giustificare l’ulteriore inasprimento della repressione e che ha colpito anche altri movimenti come la LCP (Lega dei contadini poveri) nello stato di Rondônia. La componente bolsonarista cerca in tal modo di garantirsi sostegno internazionale (in particolare da Trump) nel tentativo di qualificare come “terrorista” ogni gruppo dissidente in Brasile (quelli di sinistra, beninteso). In pratica, una richiesta di “intervento, di ingerenza straniera” come è stata definita e criticata dal governo nazionale (federale, Gabinete do Brasil) di Lula.
*nota 1: Nella lingua guarani il termine Tekoha assume vari significati. Letteralmente “il luogo di un modo di essere” (Teko: si riferisce alle norme, usanze, modi di vita della comunità; Ha significa luogo), ma nel tempo ha assunto un significato sacro, il luogo dove le tradizioni si conservano e perpetuano. Ossia dove i Guarani vivono in armonia con la loro cultura e l’ambiente.
Gianni Sartori




