
Stando alle dichiarazioni di Avi Shushan, con il loro intervento Mossad e Netanyahu avrebbero consentito a Erdogan di sopravvivere a un cancro letale…
Così cantavano negli anni sessanta i Gufi (v. I Gufi cantano due secoli di Resistenza) * sul testo di Trilussa scritto allo scoppio della prima guerra mondiale (1914):
“sò cugini e fra parenti
nun se fanno i complimenti
torneranno proprio tutti uguali
li rapporti personali
e senza l’ombra d’un rimorso
sai che ber discorso
ce faranno tutti insieme
su la pace e sul lavoro
pè quer popolo cojone
risparmiato dar cannone”
Sulle note di “Feramiù” (aria popolare piemontese), già all’epoca la canzone antimilitarista aveva avuto vasta diffusione. Tanto da essere pubblicata – a guerra in corso – da vari giornali socialisti e poi nel gennaio 1921 sul giornale di Gramsci “L’Ordine Nuovo”.
Ecco, magari oggi le parentele tra regnanti (pardon, governanti) non sono più così “di sangue” (il loro), ma la sostanza non cambia di molto. Soprattutto quando si tratta di versarlo il sangue (in questo caso degli altri, delle popolazioni, curdi o palestinesi poco cambia).
Questo almeno si deduce dalla notizia secondo cui un medico israeliano, inviato in Turchia con la benedizione di Benjamin Netanyahu, avrebbe (condizionale d’obbligo) curato Recep Tayyip Erdoğan ammalato seriamente di cancro.
Lo ha dichiarato Avi Shushan, ex portavoce dell’Ospedale Sourasky (conosciuto come Ichilov) sul canale israeliano C14news commentando le immagini del presidente turco apparso non proprio in splendida forma in occasione del recente vertice Nato.
Erdogan si sarebbe gravemente ammalato circa sei o sette anni fa e un medico (rimasto anonimo) di Ichilov sarebbe stato inviato in Turchia “in qualità di rappresentante dello Stato di Israele su richiesta del Mossad e con l’approvazione del primo ministro”.
Era già noto che Erdogan ha subito almeno due operazioni (2011 e 2012), ma – stando alle dichiarazioni ufficiali – i medici avrebbero rinvenuto e tolto solo “polpi non cancerosi”.
In realtà la notizia dell’intervento di assistenza sanitaria da parte di Tel Aviv circolava da tempo.
Già nel 2022 i media israeliani avevano rivelato che Erdogan veniva seguito dal professor Itzhak Shapira, ex direttore dell’Ospedale Ichilov.
Ma finora, nonostante venisse sollecitato dai media, Shushan non ne aveva mai voluto parlare.
Interviene ora, indignato, in quanto ”quest’uomo che ora minaccia gli Ebrei è ancora vivo e respira grazie a un medico ebreo, grazie a un Israeliano, grazie a Benjamin Netanyahu e grazie a David Barnea” (ex responsabile del Mossad nda).
Una conferma della complessità dei rapporti altalenanti tra Israele e Turchia (si parlava di un ruolo israeliano anche nella cattura-sequestro di Ocalan in Kenia) sia in campo sia militare che di intelligence. Oltre naturalmente che in campo economico e commerciale.
Le relazioni diplomatiche tra i due Paesi venivano ristabilite nel 2022, ma gli ambasciatori erano stati nuovamente ritirati nell’ottobre 2023 sulla questione di Gaza.
Nel 2024, accusando Israele di genocidio nei confronti del popolo palestinese (allineandosi in questo con il Sudafrica), Erdogan aveva sospeso i contatti diretti. Ma- come segnalavano i gruppi filo-palestinesi – non erano invece cessati le forniture petrolifere e il commercio tramite paesi terzi (triangolazione).
Come aveva segnalato in un suo rapporto del 2025 Francesca Albanese (https://www.ohchr.org/en/documents/country-reports/a80492-gaza-genocide-collective-crime-report-special-rapporteur-situation).
Identificando i porti turchi come punto di transito per il petrolio e altre merci, Albanese sostiene che la Turchia si colloca all’interno di un’ampia rete di paesi terzi. Consentendo – di fatto – a Israele di operare come sappiamo a Gaza.
Gianni Sartori
* nota 1: oltre a Ninna nanna della guerra: Partire, partirò, partir bisogna; Addio Lugano Bella; O Gorizia tu sia maledetta; Il bersagliere ha cento penne; Bella ciao; Pietà l’è morta…




