#Americhe #Territorio – BRASILE: INDIGENI E “SENZA TERRA” ALLA STREGUA DI TERRORISTI? – di Gianni Sartori

L’occupazione delle terre da parte di indigeni e contadini poveri viene regolarmente sottoposta alla repressione. Ma le cose potrebbero anche peggiorare…

Le ultime notizie dal Brasile riguardavano sia le lotte per il recupero di terre ancestrali da parte di gruppi indigeni, sia quelle dei contadini senza terra determinati a riappropriarsi di un lembo di terreno coltivabile attingendo alle immense proprietà di qualche ricchissimo fazendero. Ricordando che in Brasile l’1%  possiede il 45% delle terre agricole (probabilmente la maggiore concentrazione fondiaria al mondo). A fronte di almeno 3 milioni di contadini senza terra.

E ovviamente ogni occupazione delle terre (v. Portella delle Ginestre, 1 maggio 1947) comporta una dura repressione. Anche in Brasile. Sia da parte di gruppi paramilitari al soldo dei latifondisti, sia per mano delle forze speciali. Tra la fine di aprile e l’inizio di maggio gruppi di pistoleros mercenari avevano ripetutamente attaccato le terre di Kaa’Jari nel territorio indigeno Iguatemipeguá (municipalità di Amambai) e di Coronel Sapucaia, (Stato del Mato Grosso do Sul). Successivamente erano entrate in campo le DOF (Dipartimento per le operazioni di frontiera) e la polizia militare operando una mezza dozzina di arresti (anche un minorenne). Procedendo all’espulsione di numerose famiglie indigene deportate nel villaggio di Limão Verde (ugualmente sottoposto a spari ed esplosioni) e presidiando militarmente la zona. Dove – stando alle informazioni raccolte dal CIMI – un piccolo gruppo di indigeni potrebbe essere rimasto sul posto in difficili condizioni. Isolati, circondati dalle truppe della DOF che occupano ogni punto di accesso alla riserva e ogni strada anche secondaria.

Da tempo i rappresentanti della comunità guarani-kaiowá denunciavano i colpevoli ritardi nel riconoscimento delle loro terre ancestrali (ormai da oltre venti anni). Come si legge nel comunicato stampa del CIMI (Conselho Indigenista Missionário): “Nella terra indigena (TI) Iguatemipeguá 2, nella notte di sabato 25 e l’alba di domenica 26 (aprile nda) un gruppo di Kaiowá e Guarani ha ripreso possesso di una parcella della fazenda Limoeiro, limitrofa della riserva Limão Verde e sovrapposta al tekoha*  Tapykora Korá. Questa rivendicazione deriva dagli eventi dell’anno scorso, ossia il rientro delle famiglie Kaiowá et Guarani sulle loro terre ancestrali nella zona rivendicata della TI”.

Come già detto, pronta la reazione dei proprietari. Con l’attacco durato l’intera notte da parte di tiratori professionisti a cui seguiva l’intervento della DPF con il supporto delle truppe scelte e l’arresto di alcuni autoctoni. Tra quelli identificati grazie a un video girato sul posto: Josilaine Gonçalves e suo padre, Valdenir Gonçalves, Aracilda Nunes, Carlos Garniel Batista da Silva, Daiane Ortiz e un ragazzo di 14 anni di cui si conoscono solo le iniziali (GV). Di seguito portati nel commissariato di Amambai. E – raccogliendo le istanze degli indigeni – il comunicato del CIMI aggiunge: “Siamo molto preoccupati in quanto la polizia picchia e tortura le persone arrestate, ma sosteniamo che l’occupazione delle terre è legittima. Non stiamo recuperando altro che ciò che era nostro tradizionalmente. La zona era stata oggetto di uno studio e un accordo giudiziario prevedeva la sua delimitazione. Perché non è stata ancora realizzata? Noi la occupiamo come una forma di auto-delimitazione in quanto non esiste altra soluzione per il nostro popolo”. Invano Kaiowá e Guarani, fin dalle prime ore del mattino del 26 aprile, avevano chiesto l’intervento della FNSP (Forza nazionale di sicurezza pubblica), ma questa si è fatta viva solo nel pomeriggio quando pistoleros e DOF avevano completato l’opera di trasferimento forzato.

La fazenda Limoeiro occupa, viola di fatto, il territorio Kaa’Jari che è parte integrante della terra indigena (TI). Come veniva definito in dettaglio dal rapporto di identificazione e delimitazione (RCID) e stabilito dall’ordinanza 790 della FUNAI (Fondazione nazionale per i popoli indigeni) già dal 2008. La riserva di Limão Verde (una delle otto del Mato Grosso do Sul) era stata creata per decreto nel 1928 in risposta alle richieste del Servizio di protezione degli Indiani (SPI). Doveva interessare circa 2000 ettari, ma l’invasione delle fattorie ha ridotto a soli 668 ettari quelli realmente occupati dai popoli Kaiowá e Guarani. Per cui: “siamo qui in attesa delle procedure amministrative di demarcazione dal 2008. Soffrendo la fame, la mancanza d’acqua e ammalandoci a causa dei pesticidi utilizzati dall’azienda”. Altri gruppi indigeni vivono in accampamenti di fortuna lungo le autostrade. Va anche ricordato che la terra indigena Iguatemipeguá 2 resta inclusa nel CAC (Compromisso de Ajustamento de Conduta) del febbraio 2007 firmato tra il Tribunale federale (MPF) e la Funai. Sempre In aprile (dal 3 al 17) una delegazione di 30 autoctoni si era recata a Brasilia chiedendo alla Funai di completare il processo di identificazione e delimitazione come stabilito dai decreti del Ministero di Giustizia. Oltre ad avviare nuovi studi e indagini per identificare le altre zone (almeno un’ottantina) rimaste fuori dalle misure di demarcazione. In ogni caso si tratterebbe solo di una minima parte dei territori da cui Kaiowá e Guarani sono stati espulsi. Come ha spiegato Aty Guasu in una lettera al Ministero “noi occupiamo meno del 3% dell’attuale territorio del Mato Grosso do Sul ossia meno del 10% di quello che era il nostro Tekoha Guasu (Grande Territorio nda)”. Quasi contemporaneamente (il 1 maggio), nello Stato del Pará, un migliaio di famiglie avevano occupato delle terre chiedendone la redistribuzione. Rianimando un conflitto di lunga durata con i proprietari terrieri,conseguenza della difficile situazione in cui versano molte comunità rurali. Il MST (Movimento dos Trabalhadores Rurais Sem Terra) lotta – legittimamente – per la redistribuzione della terra in base all’articolo 184 della Costituzione brasiliana. L’occupazione aveva subito un vero e proprio assedio (bloccando la fornitura di cibo e acqua) di alcuni giorni da parte della polizia e dei gruppi armati al servizio dei grandi proprietari terrieri. In nome, ca va sans dire, della difesa della proprietà privata. Cogliendo forse l’occasione di questi ultimi eventi (ma la richiesta aleggiava da tempo) Il deputato Evair de Melo, seguace di Bolsonaro, ha chiesto agli Stati Uniti di inserire il Movimento dos Trabalhadores Rurais Sem Terra tra le organizzazioni terroriste. Accusando – senza fornire la benché minima prova -il MST di legami con il narcotraffico e i gruppi armati e lo stesso MST di volersi trasformare in una “milizia armata” operante in Venezuela (?!). Un intervento organico all’offensiva condotta dall’estrema destra brasiliana per criminalizzare le iniziative dei contadini senza terra e degli indigeni.

Una campagna diffamatoria intesa a giustificare l’ulteriore inasprimento della repressione e che ha colpito anche altri movimenti come la LCP (Lega dei contadini poveri) nello stato di Rondônia. La componente bolsonarista cerca in tal modo di garantirsi sostegno internazionale (in particolare da Trump) nel tentativo di qualificare come “terrorista” ogni gruppo dissidente in Brasile (quelli di sinistra, beninteso). In pratica, una richiesta di “intervento, di ingerenza straniera” come è stata definita e criticata dal governo nazionale (federale, Gabinete do Brasil) di Lula.

*nota 1: Nella lingua guarani il termine Tekoha assume vari significati. Letteralmente “il luogo di un modo di essere” (Teko: si riferisce alle norme, usanze, modi di vita della comunità; Ha significa luogo), ma nel tempo ha assunto un significato sacro, il luogo dove le tradizioni si conservano e perpetuano. Ossia dove i Guarani vivono in armonia con la loro cultura e l’ambiente.

Gianni Sartori

#Memoria  #Opinioni – 25 ANNI DOPO: QUALCHE CONSIDERAZIONE SUI GAS CS UTILIZZATI AL G8 DEL LUGLIO 2001 – di Gianni Sartori

(in memoria dei compagni Giorgio Fortuna e Arnaldo Cestaro con cui avevo percorso – anche di corsa – le afose strade di Genova)

Il micidiale gas CS, usato dalla polizia contro i manifestanti a Genova nel 2001 (ufficialmente oltre 6 mila candelotti sparati…), è una sostanza messa al bando dalla Convenzione di Ginevra. E’ dunque proibito usarla in guerra, perché gravemente tossica anche per le popolazioni residenti e per chi la usa.

Come è possibile venga ancora usata impunemente in tempo di pace?

In realtà qui sembra regnare un po’ di confusione. Talvolta nei documenti ci si riferisce al gas CS come “arma non letale” il cui uso per ragioni di ordine pubblico è consentito, legale. Paradossalmente vien da dire, Dato che – come già detto – se utilizzato in guerra viene considerato “arma chimica”.

All’epoca – luglio 2001 – la presenza mia e di altri compagni nella delegazione vicentina alla manifestazione contro il G8 di Genova era stata ben documentata dalle immagini apparse sul Giornale di Vicenza del 22 luglio 2001. Come si poteva vedere in quelle foto lo striscione e la bandiera erano quelli del Movimento UNA (Uomo-Natura-Animali). Qualcuno di noi aveva anche partecipato alle manifestazioni dei giorni precedenti, ma la maggior parte era arrivata la mattina di quel maledetto sabato 21 luglio per esprimere il più radicale dissenso da una politica che nega i diritti degli umani, degli animali e della Terra stessa, in via di progressiva devastazione. Nel giro di un anno diversi dei nostri militanti e simpatizzanti (così come tanti altri amici e conoscenti), dopo aver trascorso “uno dei peggiori inverni della loro vita”, avevano dovuto rassegnarsi all’idea di essere stati irrorati con il micidiale aerosol che la polizia aveva usato in modo massiccio contro centinaia di migliaia di persone. Imparando a proprie spese che la mancanza improvvisa del respiro, le bronchiti ricorrenti, il perenne mal di gola… non erano una conseguenza dello smog (non solo almeno), ma, con tutta probabilità, del fatto di aver respirato il CS, il gas presente nei lacrimogeni usati a Genova in quantità industriale (ufficialmente – ripeto – si parlava di oltre 6.000 candelotti sparati, ma presumibilmente furono molti di più). Sui bossoli in alluminio raccolti (che ricoprivano a migliaia le strade) era ben evidente la scritta: “cartuccia 40mm a caricamento lacrimogeno al CS.STA – 1 – 98”.

Il CS non è una sostanza qualsiasi. E’ stata messa al bando dalla Convenzione mondiale sulle armi chimiche, ma solo per il suo uso in tempo di guerra.

E’ considerato estremamente dannoso, perché può provocare danni permanenti e può avere effetti sui cromosomi delle persone.

Il CS era già noto per essere stato usato in Vietnam e per essere una delle sostanze di cui si accusava l’Iraq. Inoltre era già stato oggetto di una richiesta di messa al bando da parte dell’associazione dei medici sudcoreani e veniva studiato con preoccupazione negli USA. Come aveva scritto il senatore verde Francesco Martone (vittima dei CS e autore di un’inchiesta sui fatti di Genova): “chi era a Genova lo ricorda. Ricorda il fiato mozzato, il cuore in gola, l’impossibilità di respirare, la pelle bruciata e gli occhi pieni di lacrime. Ricorda la sensazione di vomito e nausea immediata, ed il bruciore allo stomaco, i dolori al fegato”.

Nella sua inchiesta Martone aveva anche ricostruito la storia dell’uso repressivo di questo gas. Il CS era già stato usato a Seattle, a Québec, a Genova, in Irlanda del Nord, a Waco, a Seul, in Palestina, in Malesia, in Perù.

In un libro di Gore Vidal, “La Fine della libertà. Verso un nuovo totalitarismo?”, si racconta appunto la strage di Waco, quando il 19 aprile del 1993 gli agenti dell’FBI posero fine al lungo assedio alla sede della setta dei Davidiani, usando gas CS e carri armati. Secondo alcuni analisti, fu proprio il CS a innescare l’incendio nel quale morirono 82 persone.

Scoperto ancora negli anni venti del secolo scorso, il CS (sigla per chlorobenzylidene malonitrile, in italiano “ortoclorobenzalmalonitrile”) era poi stato sviluppato negli anni ’50 dal Chemical Defence Experimental Establishment [Porton, Inghilterra]. In Italia i candelotti al CS li produceva la ditta Simad S.p.A. di Carsoli, in provincia dell’Aquila.

Il CS è una sostanza cristallina solitamente mescolata con un composto pirotecnico in una granata o candelotto. Si diffonde sotto forma di nebbia o fumo di particelle sospese. La sua efficacia deriva dalla proprietà irritante, molto forte, per la pelle e le mucose, e di agente lacrimante anche in dosi minime. Gli effetti caratteristici sono una congiuntivite istantanea con blefarospasmo, irritazione e dolore. Il CS micronizzato e mescolato con un anti-agglomerante o trattato con idrorepellenti a base di silicone (formule note come CS1 e CS2) può rimanere attivo per giorni e settimane, in particolare se polverizzato al suolo.

A Québec, dove si fece uso di CS per reprimere le manifestazioni contro il Trattato dell’Area di libero commercio delle Americhe (aprile 2001), l’Ufficio di Igiene pubblica avvisò i residenti di indossare guanti di gomma e lenti protettive nel trattare i residui, di gettar via cibo e bevande contaminati (anche quelli contenuti in lattine o scatolette), di rimpiazzare i filtri dell’aria condizionata e lavare l’esterno delle abitazioni.

Non risulta che gli abitanti di Genova abbiano mai ricevuto suggerimenti del genere.

Secondo uno studio pubblicato nel 1989 dal Journal of the American Medical Association, il CS assorbito verrebbe metabolizzato nei tessuti periferici sotto forma di cianuro, nota sostanza cancerogena.

Uno degli autori di questo studio, Bailus Walker, professore di tossicologia ambientale dell’Università di Howard, ha studiato le complicazioni polmonari nel corso di una visita degli ospedali della Corea del Sud, nel 1987, dopo che la polizia locale aveva usato il CS contro i dimostranti.

Il dottor Walker riscontrò danni al sistema respiratorio di bambini, e casi di danno cromosomico, al punto di affermare che il CS può essere “molto, molto tossico”, se usato nelle dosi sbagliate.

In Corea il governo aveva ammesso l’uso di 351 mila candelotti lacrimogeni contro civili nel solo mese di giugno del 1987, molti di più di tutto il gas lacrimogeno usato nell’intero 1986. In Corea, i medici hanno constatato che varie centinaia di migliaia, se non milioni di civili erano stati esposti agli effetti del CS, senza essere stati poi debitamente assistiti.

Gli esperti consigliano di trattare l’esposizione ad alte concentrazioni di gas lacrimogeno, per inalazione o ingestione, come quelle che possono occorrere in uno spazio chiuso o in prossimità dell’esplosione di un candelotto, “con molta cautela, anzi consigliano un periodo di osservazione di qualche giorno poiché un edema polmonare potrebbe sopraggiungere solo in un secondo tempo”.

In prossimità dell’esposizione i rischi di edema polmonare o di altre gravi complicazioni sono molto alti.

Secondo la commissione medica sudcoreana “l’uso di gas lacrimogeni contro civili in Corea del Sud è una pratica disumana e non accettabile dal punto di vista medico”.

Ed ancora: “Consideriamo l’uso di gas CS e di altri gas lacrimogeni con i loro effetti clinici equivalente ad una operazione di guerra chimica contro popolazioni civile, e pertanto chiediamo la totale messa la bando di queste sostanze”.

I medici raccomandavano poi al governo sudcoreano di rendere immediatamente disponibili al pubblico ed ai professionisti del settore medico e della salute pubblica i dati relativi alla composizione chimica di tutti i gas lacrimogeni usati, informazioni sulle concentrazioni e varie formule di questi agenti, precedenti studi tossicologici svolti o disponibili, ed ogni altra informazione tecnica rilevante per comprenderne le conseguenze mediche e sanitarie.

“Il governo, inoltre, dovrà incoraggiare immediatamente scienziati e ricercatori a svolgere tutti gli studi epidemiologici e clinici necessari per chiarire gli effetti degli agenti di gas lacrimogeni usati. Una tale ricerca dovrà essere svolta in maniera indipendente e comprendere gli effetti acuti e subacuti, cronici e di lungo periodo di tali agenti, in particolare su soggetti a rischio come bambini, neonati, anziani, soggetti con malattie croniche preesistenti e pazienti in degenza”.

Lo stesso Parlamento europeo (European Parliament Directorate General for Research Directorate A The Stoa – Scientific an Technological Options Assessment – Programme) commissionò uno studio specifico sull’uso di gas lacrimogeni (“Crowd Control Technologies. An appraisal of technologies for political control”) nel giugno 2000. Se ne ricava che già allora esisteva una pubblicistica sterminata sul CS, almeno 115.107 articoli! Secondo i dati raccolti dallo STOA, ad alti livelli di esposizione, il CS può causare polmonite ed edema polmonare fatale, disfunzioni respiratorie, oppure gravi gastroenteriti ed ulcere perforanti.

A livelli più alti il CS è stato associato con disfunzioni cardiache, danni al fegato e morte.

Sperimentazioni in vitro hanno dimostrato che il CS è clastogenico, causa cioè la separazione dei cromosomi, e mutageno, cioè può causare mutamenti genetici ereditabili, mentre in altri casi il CS aveva dimostrato di poter causare un aumento nel numero di cromosomi abnormi.

Dal punto di vista tossicologico, molte associazioni mediche raccomandavano lo svolgimento di maggiori analisi di laboratorio ed epidemiologiche, per avere un quadro completo delle conseguenze mediche derivanti dall’esposizione di componenti quali il CS.

Il Journal of the American Medical Association sosteneva che la “possibilità di conseguenze mediche di lungo termine, quali formazione di tumori, effetti sull’apparato riproduttivo e malattie polmonari è particolarmente preoccupante, considerando l’esposizione alla quale vengono soggetti dimostranti e non dimostranti in caso di operazioni di ordine pubblico”.

L’agenzia che fornì il CS al cloruro di metilene, la Defense Technology Corporation (Wyoming) si è poi unita alla Federal Laboratories. Questa ditta, nel 1992, insieme alla TransTechnology Corp, fu oggetto di una causa civile da parte delle famiglie di nove palestinesi uccisi dall’esposizione a CS, usato massicciamente dagli israeliani contro l’Intifada.

Va anche ricordato che l’Italia ha ratificato nel 1925 il protocollo di Ginevra contro l’uso di sostanze soffocanti o gas e che nel 1969 almeno ottanta paesi hanno votato per la messa al bando dei gas lacrimogeni in operazioni di guerra.

Come si spiega che il CS sia proibito in guerra, ma permesso in tempo di pace?

Secondo alcuni esperti, esisterebbe una vera e propria scappatoia legale nella Convenzione sulle armi chimiche dato che la Convezione non proibisce l’uso di gas tossici in operazioni “pacifiche” come ad esempio quelle di “law enforcement”, il ripristino della legge…

Ma a questo punto è lecito chiedersi quali siano le garanzie sanitarie sia per coloro che protestano, che per le popolazioni delle città teatro di questi micidiali esperimenti di guerra tossica. Infatti chi lancia i gas ha la maschera, a chi li riceve, manifestante o no, resta avvelenato.

Un’ultima curiosità. In molti ci eravamo chiesti cosa significasse la misteriosa sigla CS (visto che non si riferisce ai componenti chimici). In realtà è formata dalle iniziali dei cognomi degli scopritori (due statunitensi, negli anni venti del secolo scorso): Ben Corson e Roger Staughton. Gran bella soddisfazione venir ricordati per una roba del genere!

Gianni Sartori

#Medioriente #Opinioni – ISRAELE “AVREBBE” SALVATO LA VITA DELL’INGRATO ERDOGAN… – di Gianni Sartori

Stando alle dichiarazioni di Avi Shushan, con il loro intervento Mossad e Netanyahu avrebbero consentito a Erdogan di sopravvivere a un cancro letale…

Così cantavano negli anni sessanta i Gufi (v. I Gufi cantano due secoli di Resistenza) * sul testo di Trilussa scritto allo scoppio della prima guerra mondiale (1914):

“sò cugini e fra parenti

 nun se fanno i complimenti

 torneranno proprio tutti uguali

 li rapporti personali

 e senza l’ombra d’un rimorso

 sai che ber discorso

 ce faranno tutti insieme

 su la pace e sul lavoro

 pè quer popolo cojone

 risparmiato dar cannone”

Sulle note di “Feramiù” (aria popolare piemontese), già all’epoca la canzone antimilitarista aveva avuto vasta diffusione. Tanto da essere pubblicata – a guerra in corso – da vari giornali socialisti e poi nel gennaio 1921 sul giornale di Gramsci “L’Ordine Nuovo”.

Ecco, magari oggi le parentele tra regnanti (pardon, governanti) non sono più così “di sangue” (il loro), ma la sostanza non cambia di molto. Soprattutto quando si tratta di versarlo il sangue (in questo caso degli altri, delle popolazioni, curdi o palestinesi poco cambia).

Questo almeno si deduce dalla notizia secondo cui un medico israeliano, inviato in Turchia con la benedizione di Benjamin Netanyahu, avrebbe (condizionale d’obbligo) curato Recep Tayyip Erdoğan ammalato seriamente di cancro.

Lo ha dichiarato Avi Shushan, ex portavoce dell’Ospedale Sourasky (conosciuto come Ichilov) sul canale israeliano C14news commentando le immagini del presidente turco apparso non proprio in splendida forma in occasione del recente vertice Nato.

Erdogan si sarebbe gravemente ammalato circa sei o sette anni fa e un medico (rimasto anonimo) di Ichilov sarebbe stato inviato in Turchia “in qualità di rappresentante dello Stato di Israele su richiesta del Mossad e con l’approvazione del primo ministro”.

Era già noto che Erdogan ha subito almeno due operazioni (2011 e 2012), ma – stando alle dichiarazioni ufficiali – i medici avrebbero rinvenuto e tolto solo “polpi non cancerosi”.

In realtà la notizia dell’intervento di assistenza sanitaria da parte di Tel Aviv circolava da tempo.

Già nel 2022 i media israeliani avevano rivelato che Erdogan veniva seguito dal professor Itzhak Shapira, ex direttore dell’Ospedale Ichilov.

Ma finora, nonostante venisse sollecitato dai media, Shushan non ne aveva mai voluto parlare.

Interviene ora, indignato, in quanto ”quest’uomo che ora minaccia gli Ebrei è ancora vivo e respira grazie a un medico ebreo, grazie a un Israeliano, grazie a Benjamin Netanyahu e grazie a David Barnea” (ex responsabile del Mossad nda).

Una conferma della complessità dei rapporti altalenanti tra Israele e Turchia (si parlava di un ruolo israeliano anche nella cattura-sequestro di Ocalan in Kenia) sia in campo sia militare che di intelligence. Oltre naturalmente che in campo economico e commerciale.

Le relazioni diplomatiche tra i due Paesi venivano ristabilite nel 2022, ma gli ambasciatori erano stati nuovamente ritirati nell’ottobre 2023 sulla questione di Gaza.

Nel 2024, accusando Israele di genocidio nei confronti del popolo palestinese (allineandosi in questo con il Sudafrica), Erdogan aveva sospeso i contatti diretti. Ma- come segnalavano i gruppi filo-palestinesi – non erano invece cessati le forniture petrolifere e il commercio tramite paesi terzi (triangolazione).

Come aveva segnalato in un suo rapporto del 2025 Francesca Albanese (https://www.ohchr.org/en/documents/country-reports/a80492-gaza-genocide-collective-crime-report-special-rapporteur-situation).

Identificando i porti turchi come punto di transito per il petrolio e altre merci, Albanese sostiene che la Turchia si colloca all’interno di un’ampia rete di paesi terzi. Consentendo – di fatto – a Israele di operare come sappiamo a Gaza.

Gianni Sartori

* nota 1: oltre a Ninna nanna della guerra: Partire, partirò, partir bisogna; Addio Lugano Bella; O Gorizia tu sia maledetta; Il bersagliere ha cento penne; Bella ciao; Pietà l’è morta…

#Kurds #PrigionieriPolitici – Il prigioniero politico curdo Gürkan Türkoğlu muore dopo 267 giorni di sciopero della fame – di Gianni Sartori

Lunedì 6 luglio, mentre si svolgeva il vertice NATO di Ankara e altri quattro giovani internazionalisti (Bjarne, Una, Ella, Alex) venivano arrestati come tanti in questi giorni (giornalisti, sindacalisti, pacifisti…), un altro prigioniero politico è morto in Turchia a causa di un lungo sciopero della fame. O – forse – a causa di qualche intervento imposto per costringerlo a sospendere la sua protesta.

Secondo alcuni attivisti per i diritti umani sarebbe entrato in coma dopo aver subito l’alimentazione forzata. Gürkan Türkoğlu, prigioniero politico curdo-alevita, era rinchiuso nella prigione- pozzo (pit-type prison) di Döşemealtı (Antalya).

Una protesta, la sua, contro le condizioni nelle carceri di massima sicurezza e per ottenere il trasferimento in un carcere non speciale.

Dopo l’autopsia il suo corpo doveva essere restituito alla famiglia e trasportato nella sua città natale, Erzincan (provincia curda di Erzincan). Qui nel pomeriggio di martedì 7 luglio era prevista una cerimonia funebre nel quartiere di Çağlayan.

Dopo i primi 250 giorni di sciopero della fame le sue condizioni erano andate peggiorando seriamente. Ricoverato in ospedale il 10 aprile, veniva sottoposto a cure intensive e intubato il 30 aprile. Già domenica 5 luglio il suo stato veniva definito “vegetativo” (nonostante in precedenza ci fosse stato qualche lieve miglioramento)

Le prigioni di tipo “pozzo” (si calcola oltre una cinquantina e altre decine sarebbero in costruzione) vengono denunciate da tempo come una violazione istituzionalizzata dei diritti umani da parte di varie Ong che ne chiedono la chiusura.

Definendole “autentici luoghi di tortura fisica e psichica, caratterizzati da un isolamento esasperato e da estrema riduzione di ogni contatto umano”.

Attualmente sono alcune migliaia i prigionieri politici (turchi e curdi) segregati nelle prigioni di tipo S, di tipo Y e di alta sicurezza.

Gianni Sartori

#IncontriSulWeb – LA PRESENTAZIONE DEL NUMERO 2 DEL 2026 DI DIALOGO EUROREGIONALISTA

Giovanni Roversi e Alberto Schiatti presentano il nuovo numero del trimestrale Dialogo Euroregionalista, edito da Centro Studi Dialogo e diretto da Gianluca Marchi.

Hanno collaborato al numero: Lancelot (per la copertina), Gianluca Marchi, Jørgen Nyberget, Bernard Wittmann, Frédéric Bertocchini, Gerry Hassan, Alberto Schiatti, Andria Fazi, Gianni Sartori.

Il numero si conclude con le abituali segnalazioni editoriali e la rubrica della Poesia in Lingua, dedicata in questo numero alla Val d’Aosta, con i versi di Jean-Baptiste Cerlogne.

Sarà disponibile in #FreeDownload sul Blog della nostra associazione a partire dalle ore 8 del 30 giugno prossimo. https://centrostudidialogo.com/

Buona lettura.