#Armenia #Artsakh #Azerbaijan – E ADESSO SPIEGATECI VOI ‘STO CASINO (PARDON: GROVIGLIO…) – di Gianni Sartori

La prima impressione è stata quella di trovarsi di fronte a un romanzo di fantapolitica.

O di  “geopolitica surreale”.

Poi mi son chiesto: chissà ora come intendono sbrogliarsela. Riusciranno a trovare comunque un bandolo qualsiasi o scivoleranno definitivamente sui loro specchietti deformanti? Mi riferisco (e cito alla rinfusa, sorvolando sugli altrimenti doverosi – ma non qui e non ora – distinguo): rosso-bruni e antidiplomatici (al momento, pare, incerti e quindi equidistanti), stalinisti di ritorno e terceristi …

Vedi qualche aspirante ayatollah (in senso politico ovviamente) de’ noantri; vedi certi filo-Assad con quei paragoni osceni tra YPG e Isis…

Perché – almeno per la gente normale – diventa un dilemma non da poco decifrare gli schieramenti che si vanno configurando nel campionato Armenia-Azerbaijan. Così come stabilire con precisione chi è che gioca in casa nel Nagorno- Karabakh (andando a spanne, direi l’Armenia comunque….).

Vediamo di focalizzare quali sarebbero le formazioni in campo. O almeno quelle provvisorie.

Da un lato, con gli azeri, Turchia, USA* e Israele (e già qui si sforano i parametri delle ordinarie  “alleanze a geometria variabile”); dall’altro – con gli armeni – a parte la Francia, addirittura l’Iran (!?!) e le milizie filo-Assad (mentre con Ankara e Baku si posizionerebbero miliziani jihadisti o comunque  anti-Assad).

Non diamo invece per scontato che anche la Russia alla fine prenda  posizione per Erevan (se non altro per mantenere la sua base militare a Gyumri). Ora come ora potrebbe risultare un azzardo, visti gli apprezzamenti del presidente azerbaigiano Ilham Aliyev (in un’intervista a una emittente turca) per le “posizioni moderate e responsabili” di Mosca.

Al solito, considerando che Baku è membro del Consiglio d’Europa con una missione permanente nell’Ue, appare improbabile una definitiva presa di posizione da parte dell’Unione europea  (per ignavia, opportunismo, vendita di armamenti…).

E non finisce qui – il casino intendo – se pensiamo che in Azerbaijan la maggioranza della popolazione sarebbe di fede sciita. Come in Iran, con cui peraltro confina (ma anche con la Turchia grazie all’exclave del Naxcivan).

Ma forse qui fa testo più la questione etnica e linguistica (l’azero è considerato una “lingua turca”) a scapito della religiosa.

Com’era scontato, al Parlamento turco la stragrande maggioranza delle forze politiche (comprese le “opposizioni” kemalista e soidisant socialdemocratica, quelle che non dispiacciono a certi “antimperialisti”) ha votato favorevolmente per una dichiarazione a sostegno di Baku.

Con la nobile eccezione del Partito democratico dei popoli (HDP).

Insomma, se la vedano i sostenitori delle “politiche di potenza” degli Stati a scapito di popoli e Nazioni (quelle “senza Stato” in particolare, vedi i Curdi).

Gianni Sartori

* nota 1: E anche l’OTAN – o almeno la parte che conta e decide. Il 5 ottobre Stoltenberg è intervenuto pubblicamente ad Ankara, a fianco del ministro degli Esteri Mevlut Cavusoglu avallando, in sostanza, la richiesta turca del ritiro delle forze armene dal Nagorno-Karabakh.

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