#SICILIA – LA CASSAZIONE IN SICILIA – nota del prof. Massimo Costa – fondatore di Siciliani Liberi

Costa

Nei giorni scorsi il Governo della Regione Siciliana ha palesato l’intenzione di dare attuazione all’art. 23 dello #Statuto. La “notizia” merita un commento equilibrato.

I fatti prima:

l’art. 23 dello Statuto prevede la “restaurazione” della Corte di III grado in #Sicilia, soppressa dal fascismo nel 1922 ed istituita da Ruggero II circa 8 secoli prima. Lo Stato l’ha sempre boicottato con la storiella dell’unicità della giurisprudenza, con la stessa scusa con cui ha boicottato (anzi soppresso manu militari) l’Alta Corte (cioè la nostra Corte Costituzionale).

Ora il Governo #Musumeci approva un atto unilaterale, una bozza di attuazione per la sezione civile, con riserva di prendersi anche quella penale (soppressa già negli anni ’80 dell’800). Critichiamo pure questo? No. Applicare lo Statuto è giusto, e se Nello Musumeci fa una cosa in tal senso gliela riconosciamo.

Il decreto lo conosciamo bene. È la seconda volta che la Giunta lo approva. La prima fu con Lombardo, l’estensore anche allora era Gaetano Armao, che a questo punto dello Statuto tiene particolarmente. Non se ne fece niente allora. Lo Stato fece orecchie da mercante. La Commissione Paritetica non prese neanche in esame il deliberato.

Allora è meglio aspettare prima di “festeggiare”. Se Musumeci ne fa oggetto di una serrata battaglia con lo Stato e la ottiene, gli appuntiamo una medaglia. Altrimenti è solo una dichiarazione di principio, ben posta, ma null’altro.

Altri due piccoli appunti:

1: La determinazione del Vicepresidente, a cui si deve sostanzialmente la mossa, è certamente degna di nota. Vorremmo altrettanta determinazione con altre parti dello Statuto, quelle “finanziarie” innanzitutto, sulle quali non sentiamo dire una parola da anni.

2: Lo strumento del “Decreto Attuativo”, già sbandierato per l’art. 31 (Polizia siciliana, già messo nel cassetto dopo tanto clamore), è fuorviante. Vero è che l’art. 43 lo dispone per le “norme dell’attuazione dello Statuto”, ma ciò è dovuto al fatto che la Regione, per potere legiferare nelle materie ad essa riservata, ha bisogno di un “primo giro di manovella” dello Stato che renda il proprio ordinamento passibile di modifiche da parte della legislazione regionale in modo coordinato. Ma si tratta di un obbligo transitorio solo sulle materie riservate a legislazione regionale. La polizia e la giustizia sono materie riservate alla legislazione statale. Per attuare le relative norme non c’è bisogno di alcun decreto attuativo né di alcun benestare dello Stato.

Il Governo regionale approvi DIRETTAMENTE un disegno di legge-voto STATALE, lo faccia approvare dall’Assemblea Regionale Siciliana e lo trasmetta al Parlamento della Repubblica, il quale non potrebbe far altro che approvarlo (al limite con qualche emendamento), dato che si tratta né più né meno che di un pezzo della Costituzione italiana.

Far passare tutto lo Statuto dai Decreti Attuativi è uno strumento storicamente usato per farlo restare paralizzato.

No, a conti fatti, non possiamo ancora festeggiare; possiamo solo dire che si è fatto un timido passo nella giusta direzione e che ora vogliamo vedere i fatti. E possiamo dire anche che, sempre parlando di giustizia, non è la #Cassazione, pure importante, la “madre di tutte le battaglie”, bensì l’ALTA CORTE. Su quella il Presidente della Regione apra subito il confronto con lo Stato.

Massimo Costa, fondatore del Movimento Siciliani Liberi

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