SOLIDARIETA’ CON LA #CATALUNYA

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L’Assemblea Nacional Catalana – Italia ha indetto un presidio a Bologna per il prossimo sabato 19 ottobre alle ore 15, nella centralissima Piazza del Nettuno, per denunciare la gravità della sentenza che ha colpito i leaders del movimento indipendentista catalano.

Centro Studi Dialogo ha ovviamente dato la sua adesione e fa appello a tutti i democratici perchè con la loro presenza difendano i diritti civili e politici messi in discussione da questa incredibile decisione del Tribunal Supremo spagnolo.

 

ONORE AL POPOLO CURDO E FANCULO IL MONDO – di Gianni Sartori

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Fanculo Erdogan. Fanculo gli USA. Fanculo Putin…Ma sì, a sto punto fanculo anche Assad che ha preferito lasciarsi invadere da Ankara piuttosto che riconoscere l’autonomia (il Confederalismo democratico) ai curdi.

E fanculo anche il regime iraniano che – non dimentichiamo – mantiene il record di impiccagioni di uomini e donne curde.

Fanculo il Mondo intero che sceglie l’indifferenza e l’inerzia di fronte all’ennesimo genocidio. Così come ha sempre fatto. Con gli indiani, gli armeni, gli ebrei, gli herero, i tamil, gli aborigeni australiani, gli adivasi… 

L’attacco turco contro il Nord-Est della Siria ha già causato almeno 200 vittime curde, tra civili e combattenti.

In parte dovute ai bombardamenti dell’aviazione turca (NATO), in parte agli attacchi sul terreno delle milizie islamiste, mercenarie di Ankara.

Il 12 ottobre sulla strada di Gire Sipiè è stata assassinata, insieme ad altri otto civili, l’esponente curda Hevrin Khalaf. Le esecuzioni sarebbero state filmate e messe in rete dai terroristi.

Domenica 13 ottobre (stando a quanto dichiarato da Ronahi TV)  l’esercito turco avrebbe tentato di mettere in salvo i tagliagole dello stato islamico (Daesh) detenuti nel campo di Ayn Isa bombardando le aree circostanti. E molti di loro infatti sarebbero riusciti a fuggire, come riportava il giornalista curdo Zana Amedi.

In Rojava una decina di villaggi yazidi (particolarmente esposti alle rappresaglie degli islamisti in quanto ritenuti “eretici”) sono già stati evacuati.

Complessivamente si calcola che circa 200mila civili siano in fuga di fronte all’attacco. Ma un dramma umanitario di ben più ampie proporzioni – un bagno di sangue analogo a quello in atto dall’anno scorso in Afrin –  sta per travolgere sei milioni di abitanti (curdi, arabi, assiri…) della regione nel Nord-Est della Siria.

Per impedirlo non saranno certo sufficienti le tardive prese di posizione di Norvegia, Germania, Francia…che intendono sospendere la vendita di armi alla Turchia. Soprattutto dopo che nella recente riunione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu (11 ottobre) non si è potuto – o voluto – condannare l’attacco in Siria.

E come al solito, intorno alle belve scatenate, si agita la danza di sciacalli e avvoltoi. Qualcuno di destra, parecchi rosso-bruni, qualcuno anche di “sinistra”, a suo dire.

Quelli – per esempio – che scrivono: “i curdi in fondo se la sono cercata”; oppure – parafrasando: “Washington  non paga i traditori” (in riferimento all’alleanza anti-Isis, puramente militare, tra YPG e militari statunitensi )…

Solo sciacalli, appunto. E chiedo scusa ai canidi citati.

I curdi sono stati ingenui? Ma certo! Ingenui a fidarsi degli USA, ingenui ad accettare di smobilitare quel poco di artiglieria pesante che avevano confidando sul fatto che Washington, in cambio, avrebbe fermato l’attacco turco. Così come furono ingenui venti anni fa a fidarsi di qualche politicante italico che, in un primo momento, sembrava garantire l’asilo politico per Ocalan. E ingenui – forse – anche a illudersi che sia possibile – qui e ora – concepire e costruire una società decente, fondata sulla Giustizia e sulla Libertà.

Il giornalista curdo Ossama Muhammed ha scritto:
E’ nostro questo cimitero, il cimitero dei nostri amati martiri che si sono sacrificati per il mondo intero. Guardateli, guardate quanto sono belli! Avevano famiglia, moglie e figli.

Sono morti combattendo per proteggere l’UE, gli USA, il mondo intero. Hanno distrutto Daesh, il terrore del 21° secolo. Ma ora sembra che dobbiamo allargarlo ancora questo nostro cimitero. Per fare spazio ai caduti. Undicimila martiri evidente non bastavano al mondo per sostenerci.

Traditi anche da morti!

Tanti altri coraggiosi combattenti per la libertà verranno ad aggiungersi.

Fanculo il mondo.

Tutte falsità: diritti, principi, regole.

Ma noi combatteremo fino alla fine anche se voi ci lasciate soli.

La Resistenza è la Vita”.

Gianni Sartori

Un aggiornamento sui presidi in solidarietà con il popolo kurdo – tramite Gianni Sartori

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SABATO 12
ALESSANDRIA - h 17 Piazzetta della Lega - RiseUp For Rojava! Presidio
ANCONA - h 11 Piazza della Repubblica - Mobilitiamoci per il Rojava per fermare l’attacco turco
                h 18 Piazza Roma - In piazza contro la guerra di Erdogan!
ASCOLI PICENO - h 17.30 Piazza Fausto Simonetti - Difendiamo il popolo curdo. Sit in ad Ascoli Piceno
ASTI - h 15 Piazza San Secondo - Presidio in sostegno dei compagni Kurdi
BARI - h 10 Via Abate Giacinto Gimma 148 (consolato onorario turco) - Difendiamo Il Rojava - Manifestazione
BENEVENTO - h 18 Corso Garibaldi
BOLOGNA - h 15 Piazza del Nettuno - Mobilitazione da Bologna per il Rojava
BOLZANO - h 15.30 Piazza del Grano - Manifestazione - Fermiamo L'invasione Della Siria Del Nord
BRESCIA - h 14.30 Largo Formentone - Spezzone solidale alla Marcia per l'Accoglienza
BRINDISI - h 17 Consolato Onorario Generale di Turchia - Rojava Libero! Manifestazione 12 ottobre a Brindisi
CARPI - h 16.30 Corso Alberto Pio - Mobilitazione a Carpi per il Rojava!
EMPOLI - h 17 Piazza della Vittoria - Difendiamo La Rojava
FIRENZE - h 17 Piazza del Carmine - Il giorno X è arrivato - Rise Up For Rojava
IMPERIA - h 10 Via San Giovanni - Defend Rojava - Presidio a Imperia
LIVORNO - h 18.30 Piazza Garibaldi - Fermiamo l'invasione turca del Rojava!
LUCCA - h 17 Piazza San Frediano - Il Rojava chiama, Lucca risponde!
MACERATA - h 18 Piazza Vittorio Veneto - Macerata per il Rojava - Mobilitiamoci contro l'attacco turco
MASSA - h 15.30 Piazza Cesare Bertagnini - Presidio contro l'invasione turca in Rojava
MILANO - h 14.30 Piazzale Piola - Spezzone solidale alla ● Manifestazione contro CPR e Decreti Salvini ● #oltreiconfini
MODENA - h 18 Piazza della Torre - Tutte/i in piazza per i curdi del Rojava 
NAPOLI - h 16 Largo Berlinguer (metro Toledo) - Napoli Manifesta contro l'Invasione del Rojava!
PADOVA - h 11 Piazza Antenore - Padova per il Rojava - Mobilitiamoci Contro L'attacco Turco
PALERMO - h 17.30 Teatro Massimo - Con il Popolo Curdo che Resiste! Corteo a Palermo
PAVIA - h 18.30 Piazza della Vittoria - Fermiamo l'invasione turca del Rojava
PERUGIA - h 15 Centro Storico - Erdogan Terrorista
PINEROLO - h 9 Piazza Facta - Contro l'invasione turca - In piazza per il Rojava
PISA - h 16 Piazza Garibaldi - Presidio contro l'invasione turca della Siria del Nord
PONTEDERA - h 17 Piazza Curtatone - Non lasciamo solo il Popolo Curdo fermiamo il terrorista Erdogan
PRATO - h 17.30 Piazza del Comune - STOP Invasione in Rojava! Solidarietà internazionale per la PACE
REGGIO CALABRIA - h 18.30 Csoa Angelina Cartella, Via Quarnaro, Gallico - Assemblea pubblica contro l'invasione turca del Rojava
REGGIO EMILIA - h 19.30 Piazza Prampolini - Reggio Emilia #riseup4rojava
RIMINI - h 11.30 Via IV Novembre 40 - Presidio Rimini per il Rojava
ROVIGO - h 10 Piazza Giuseppe Garibaldi - Diciamo NO all'aggressione Turca contro i Curdi
SALERNO - h 17 Piazza Vittorio Veneto - Presidio in difesa del Rojava 
SARDEGNA - h 15 Capo Frasca - Spezzone solidale alla Manifestada contra a s'ocupatzione militare de sa Sardigna
SAVONA - h 17.30 Piazza Mameli - Con i curdi, contro Erdogan
SIENA - h 15 Logge del Papa - Presidio contro l'invasione turca del Rojava
TERNI - h 10.30 Via del Lanificio 19/A - Presidio contro l'aggressione turca al Rojava
TORINO - h 17.30 Piazza Castello - Tutti in piazza contro l'invasione turca del Rojava
UDINE - h 16 Stazione Ferroviaria - Presidio in solidarietà col Rojava contro l'aggressione turca
VIAREGGIO - h 17.30 Piazza Inigo Campioni - Viareggio con il Rojava

DOMENICA 13
COSENZA - h 17 Piazza XI Settembre - Cosenza - Difendiamo il Rojava - NO all'invasione turca! 
GIULIANOVA - h 18.30 Campetto Occupato, Via dello Splendore - Difendiamo il Rojava, dall'invasione turca! Assemblea
ROMA - h 17 Viale Castro Pretorio 88 - Presidio in difesa dei Curdi fronte Biblioteca Nazionale
            h 18 Parco Nomentano Lorenzo Orsetti - Mille candele per il Rojava: contro le bombe accendiamo la pace

LUNEDI' 14
FERRARA - h 18.30 Prefettura (Corso Ercole d'Este 16) - RISE UP for Rojava
LA SPEZIA - h 18 Piazza Mentana - RiseUpForRojava - Presidio in solidarietà al popolo curdo
MILANO - h 18 Consolato di Turchia, Via Antonio Canova 36 - Fermatevi! Milano al fianco del popolo curdo

MERCOLEDI' 16
TRENTO - h 17 Piazza Mario Pasi - Trento Bozen per il Rojava-Mobilitiamoci contro l'attacco turco

IN PIAZZA PER SOSTENERE IL POPOLO KURDO – segnalazioni di Gianni Sartori

Syria Trukey US

riceviamo e pubblichiamo:

SABATO 12 OTTOBRE H 15:00 PIAZZA DEL NETTUNO (Bologna)
***IN CASO DI IMMEDIATO ATTACCO DA PARTE DELLA TURCHIA TUTTI PRONTI PER SCENDERE IN PIAZZA IL PRIMA POSSIBILE***
12 ottobre giornata mondiale di mobilitazione e azione contro l’occupazione turca e la pulizia etnica dei curdi nella Siria settentrionale e orientale.
Dal Comitato di solidarietà del Rojava in Europa
“Sin dall’istituzione dell’autonomia autonoma democratica curda nella Siria settentrionale e orientale (DASA), il confine tra Turchia e Siria settentrionale e orientale è stato molto sicuro e nessuna azione armata contro la Turchia ha avuto origine da questo territorio. In recenti colloqui mediati dall’amministrazione statunitense tra la DASA e lo stato turco, le forze democratiche siriane (SDF) hanno dimostrato la loro volontà di lavorare per una pace duratura.
La nuova dichiarazione rilasciata dalla Casa Bianca, dal presidente degli Stati Uniti D. Trump, ha violato l’accordo negoziato tra la DASA e lo stato turco. Questa affermazione dimostra che gli Stati Uniti hanno apparentemente abbandonato i curdi, risultando in un’area che è stata, fino ad ora, un’oasi di stabilità e coesistenza in Siria, dovendo affrontare un altro periodo di sanguinosi conflitti.
Erdogan e il suo regime autoritario rappresentano la dittatura totalitaria, il militarismo e la violenta persecuzione delle minoranze, dei curdi e dei loro alleati nella Siria settentrionale e orientale. Più di 11.000 uomini e donne delle forze di sicurezza della Siria settentrionale e orientale hanno dato la vita per liberare questa regione dall’ISIS, per proteggere i popoli della Siria settentrionale e orientale e per fornire loro un futuro migliore, e oltre 22.000 altri sono rimasti feriti in questa campagna combattuta duramente. In questo modo, il mondo è stato protetto dalla brutalità dell’ISIS.
Un’invasione della regione da parte delle forze turche creerà le circostanze in cui l’ISIS può essere rianimato e commettere crimini contro l’umanità, diventando ancora una volta una minaccia per tutto il Medio Oriente, l’Europa e il mondo causando morte e distruzione indicibili e costringendo milioni di persone a fuggire dalle loro case e diventare rifugiati.
Pertanto, chiediamo alle comunità internazionali e alle organizzazioni della società civile in tutto il mondo di agire contro l’occupazione turca e la pulizia etnica contro i curdi nella Siria settentrionale e orientale il 12 ottobre 2019. ”
ENGLISH VERSION
URGENT CALL
FOR A GLOBAL ACTION DAY ON THE 12th OCTOBER
Against the Turkish Occupation and Ethnic cleansing of KURDS in North & East Syria
Since the establishment of the Kurdish democratic autonomous self-administration in North and East Syria (DASA), the border between Turkey and North and East Syria has been highly secure, and no armed actions against Turkey have originated from this territory. In recent talks mediated by the US administration between the DASA and the Turkish state, the Syrian Democratic Forces (SDF) have demonstrated their willingness to work for lasting peace.
The new statement released by the White House, US President D. Trump has violated the agreement negotiated between the DASA and the Turkish state. This statement demonstrates that the US has seemingly abandoned the Kurds, resulting in an area which has been, until now, an oasis of stability and coexistence in Syria, having to face another period of bloody conflict.
Erdogan and his authoritarian regime represent totalitarian dictatorship, militarism and violent persecution of minorities, and the Kurds and their allies in North and East Syria. More than 11,000 men and women from the security forces of North and East Syria gave their lives to liberate this region from ISIS, to protect the peoples of North and East Syria and to provide them with a better future, and over 22,000 more were wounded in this hard-fought campaign. By doing this, the world was protected from ISIS brutality.
An invasion of the region by Turkish forces will create circumstances in which ISIS can be revived and commit crimes against humanity, once again becoming a threat to the entire Middle East, Europe and the world causing untold death and destruction and compelling millions to flee their homes and become refugees.
Therefore, we call upon the international communities and civil society organizations worldwide to take action against the Turkish Occupation and Ethnic cleansing against KURDS in North & East Syria on the 12th October 2019.
-Stop the Turkish occupation
-Stop Turkish Ethnic cleansing
Rojava Solidarity Committee
Riportiamo un elenco delle iniziative di cui abbiamo avuto notizia finora.Gli aggiornamenti verranno pubblicati anche sulla pagina Facebook e sull’account Twitter.
Mercoledì 9 ottobre
Svizzera, Canton Ticino, Bellinzona: Oggi:
Giovedì 10 ottobre
Venerdì 11 ottobre
Sabato 12 ottobre
Milano: manifestazione “No CPR” con spezzone in solidarietà confederazione Siria Occidentale e orientale
Sardegna: manif contro occupazione militare della sardegna, con spezzone in solidarietà:  https://www.facebook.com/180107789008316/posts/1002107416808345/
Palermo: Concentramento piazza Verdi (Massimo) ore 17,00
Bologna: Mobilitazione alle 15:  https://www.facebook.com/events/518177518755832/
Domenica 13 ottobre
La Redazione di Rete Kurdistan Italia 

LA TURCHIA STA PER INVADERE IL ROJAVA? – di Gianni Sartori

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Ormai da settimane Erdogan andava esternando in merito alla sua intenzione di attaccare il Rojava per sradicarvi l’esperienza del “Confederalismo democratico”, la rivoluzione curda. Ossia fare il bis di Afrin con il suo seguito di repressione, uccisioni e pulizia etnica. Ovviamente – se l’invasione effettivamente avvenisse – qui non potrà andare altro che peggio. Sei milioni di civili (arabi, armeni, curdi e turcomanni) rischiano, come minimo, di dover lasciare le loro case, diventare profughi e sfollati.
Non sembra consentire dubbi ottimistici o tardive speranze l’annuncio dell’amministrazione statunitense del 6 ottobre: “ le truppe americane posizionate in Siria stanno per ritirarsi dai confini turchi in quanto la Turchia sta per avviare un’operazione prevista da lunga data nel nord del paese”  (vedi Huffingtonpost).
E infatti – stando a quanto comunicava l’ANF – già dal mattino del 7 ottobre le forze della coalizione internazionale avrebbero “ cominciato a ritirarsi dai posti di osservazione di frontiera di Serekaniye e Gire Spi nella regione dell’Eufrate”.
Questa la – opinabile – giustificazione ufficiale di Washington. Dato che la Casa Bianca ha richiesto invano a Francia, Germania e altri stati europei di riprendersi i combattenti dello stato islamico, quelli con cittadinanza europea, fatti prigionieri, Ankara vorrebbe ora farsene carico, diventarne direttamente responsabile. L’ennesimo colpo basso per i curdi e i popoli della Siria del Nord e dell’Est. Una ulteriore conferma della solitudine, dell’abbandono a cui la comunità internazionale condanna da sempre il popolo curdo i cui carnefici sono, di volta in volta, sostenuti e appoggiati sia dalla Russia di Putin, sia dagli USA di Trump. Così come in passato dalla Germania o da altre nazioni europee (Italia compresa, vedi la vendita di elicotteri).
I curdi sono intenzionati a resistere, a combattere. Ma appare evidente la sproporzione tra la potenza di fuoco della Turchia – uno Stato membro della Nato – e quella di un popolo braccato e perseguitato. Un popolo che ancora una volta deve amaramente constatare di “non avere altri amici oltre le montagne”.
Gianni Sartori

ANCHE LE FORESTE SANGUINANO… INDIA 2009- 2019: DIECI ANNI DALL’AVVIO DI GREENHUNT – di Gianni Sartori – (parte prima)

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In India per coloro che si oppongono con vigore alla politica del partito di maggioranza scatta automaticamente la definizione di “naxaliti urbani”.

E chi mai sarebbero ‘sti naxaliti?

Sono guerriglieri comunisti – maoisti – in genere acquartierati nelle foreste (e quindi soprattutto rurali). Al momento rappresentano probabilmente la maggior fonte di preoccupazione  per il grande capitale e per i suoi devastanti progetti di sfruttamento.

Arundhati Roy ne aveva parlato nel libro-testimonianza “Camminando con i compagni” (edizioni Rapporti sociali). La scrittrice indiana vi narrava l’esperienza vissuta tra i guerriglieri contribuendo a farne conoscere sia le motivazioni che il notevole livello di radicamento tra gli adivasi (gli “abitanti originari”, i tribali).

I Naxaliti nascono alla fine degli anni sessanta in quel di Naxalbari, un villaggio del Bengala occidentale (distretto di Darjeeling). Tra i fondatori Charu Mazumbar, già esponente del Partito comunista indiano (arrestato nel 1972, morì dieci giorno dopo a causa delle torture cui venne sottoposto)*.

Crescendo e ampliandosi il movimento, nel corso degli anni si è materializzata quella che viene definita la Compact Revolutionary Zone. La CRZ si estende dai confini con il Nepal fino all’Andhra Pradesh, nel sud dell’India. In collegamento con altri movimenti di ispirazione maoista come i partiti comunisti del Bhutan e del Nepal. Tra le cause che possono aver contribuito (involontariamente) all’ulteriore espansione del movimento va presa in considerazione la creazione delle ZES (Zone economiche speciali). Zone franche  in cui le imprese, sia indiane che straniere, godono di condizioni di favore (esentate da tasse, dazi e altro) e possono usufruire di moderne infrastrutture realizzate dal governo. Effetto collaterale, l’evacuazione forzata di migliaia di tribali che si erano rifiutati di cedere la Terra ai gruppi industriali e alimentari.

Non è un caso che gli stati in cui è maggiore la concentrazione di ZES (Jharkand, Orissa, Andhra Pradesh…) siano gli stessi in cui si è maggiormente diffusa l’azione dei naxaliti. Così come avviene nel Chhattisgarth dove le compiacenti autorità locali hanno concluso accordi per mettere a disposizione dei gruppi industriali (Essar, Tata…) vasti terreni per installarvi acciaierie e miniere. Alle legittime proteste e azioni dirette della popolazione nel 2009 il ministro dell’Interno rispondeva con una vasta operazione militare. Denominata Greenhunt, avrebbe dovuto sradicare la resistenza nelle regioni del centro e dell’est del paese. Oltre alle forze locali di polizia, venivano mobilitati circa 100mila tra soldati e paramilitari con l’obiettivo di occupare militarmente i territori e consentire la realizzazione delle attività economiche. Strategia dichiarata: “ripulire, controllare, costruire”.

Finora non ci sono riusciti.

Vishwa Adivasi Divas

Una scadenza a cui regolarmente aderisce il Partito comunista dell’India (maoista) è la Vishwa Adivasi Divas ( “Giornata Mondiale dei Popoli Indigeni”). Anche quest’anno (2019) i naxaliti hanno rivolto un appello ai tribali (adivasi) che celebrano tale ricorrenza chiedendo di farne una “giornata di lotta per proteggere i diritti e la identità delle tribù”. Niente di nuovo.

In un comunicato di qualche anno fa, Sainath (all’epoca segretario della divisione di Darbha, distretto di Bastar nello stato di Chhattisgarh) denunciava che gli adivasi (circa ottanta milioni, l’8% della popolazione indiana) “non sono indù e tuttavia le forze fasciste braminiche minacciano l’identità, l’esistenza e i diritti delle tribù e per questo Vishwa Adivasi Divas va considerata come un giorno di lotta contro tali minacce”.

Parole che suonavano come un avvertimento al governo indiano per le sue politiche di “sfruttamento della popolazione tribale, violazioni dei loro diritti nel tentativo di distruggerle, annichilirne la stessa esistenza oltre che l’identità”.

E non soltanto parole. Il comitato della divisione di Darbha era uno dei più temuti dalle forze militari. Nel 2013 si rese responsabile dell’attacco a Jhirum Ghati di un convoglio del Congresso, attacco che causò la morte di 32 persone (tra cui alcuni leader politici di tale partito indiano).

Nel comunicato si ricordavano e condannavano  anche gli episodi di  “linciaggi mafiosi – causati dal fondamentalismo indù – e altre atrocità commesse contro dalit (paria nda) e adivasi”.

Così come la “cessione di terre e foreste tribali a imprenditori privati e alle multinazionali da parte del governo”.

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Chiamandole alla lotta, i naxaliti ricordavano alle popolazioni tribali che “non siete soli, noi siamo al vostro fianco.

A quale genere di lotta si riferiscono i naxaliti nei loro appelli?

Stando alle preoccupate dichiarazioni dei funzionari delle unità Anti-Naxal,  questi messaggi avrebbero “tutta l’aria di un appello all’insurrezione”.

Vorrei anche qui riportare alcune critiche (peraltro amichevoli e costruttive) di Sunil Deepak  a un mio intervento (“LINGUE E POPOLAZIONI MINACCIATE DAL PROGRESSO)** sulla scomparsa delle lingue indiane tradizionali in cui esprimevo simpatia per l’operato dei naxaliti.

I maoisti e le tribù: questa è la parte dell’articolo di Sartori con la quale mi sento in leggero disaccordo. Dalle parole di Sartori emerge una visione romantica della lotta dei maoisti accanto ai poveri delle tribù sfruttati e calpestati dalle multinazionali con il benestare del governo (…). Ho avuto 3 occasioni di entrare nei territori controllati dai maoisti, 2 volte in India e una volta nel Nepal. Penso che siano persone accecate dalla ideologia, brutali e violente, sicuramente non migliori e forse peggiori dal sistema che dichiarano di voler cambiare. Il loro controllo sulle tribù nelle aree occupate era ferreo e spietato (…). L’India delle caste, degli esclusi e sfruttati deve cambiare, ma non con una rivoluzione violenta che vuole sostituire il sistema democratico con un sistema totalitario basato sulle idee di Stalin o di Mao”.

Prendo nota. Ovviamente nutro qualche riserva –  soprattutto di metodo – nei confronti sia del maoismo che del leninismo (non dimentico Kronstadt nel 1921, tantomeno il maggio ’37 di Barcellona).

Ma ritengo vada comunque riconosciuto che senza i naxaliti per gli adivasi il destino sarebbe stato quello degli indiani d’America o degli aborigeni australiani. Ossia deportazione, etnocidio…nella migliore delle ipotesi venir rinchiusi in qualche riserva. 

Ripercorrere a ritroso alcuni degli eventi più recenti (gli ultimi mesi di quest’anno) può darne un’idea.

29 settembre: Una militante maoista conosciuta come Jugni, esponete del PCI (maoista) del MMC (Maharashtra-Madhya Pradesh- Chhattisgarh) è stata uccisa dalla polizia. Verso le ore13, le forze di sicurezza hanno attaccato un accampamento dei guerriglieri nel distretto di Kabirdham (Chhattisgarh) vicino al villaggio di Suratiya.

Altri militanti presenti nell’accampamento sarebbero riusciti a sganciarsi per rifugiarsi nella foresta. Sul luogo la polizia ha recuperato materiale propagandistico e vari documenti.

22-23 Settembre 2019: sono cinque i maoisti uccisi in due giorni dalle unità di èlite “Greyhounds” dello stato di Andhra Pradesh nella zona di frontiera tra l’Andhra e l’Orissa (Odisha in lingua hindi, noto anche come meta turistica per “visitare” le tribù dravidiche). Tre il giorno 22 (tra cui due donne) durante uno scontro nel distretto di Visakhapatnam) e altri due il giorno successivo durante un rastrellamento. Recuperati dalla polizia alcuni fucili automatici, pistole, un AK47 (fucile d’assalto Kalashnikov)

13-14 settembre: Sarebbero almeno sei i naxaliti uccisi – nel corso di tre distinti scontri a fuoco – nella regione del Bastar (Chhattisgarh) tra il 13 e il 14 settembre. 

Nella notte del 13 (verso le 23,30), due maoisti (Lachu Mandavi e Podiya, membri del comitato locale di Malangi) già ricercati e sulla cui testa era posta una consistente taglia, venivano intercettati e – dopo essere in un primo momento riusciti a sganciarsi – abbattuti in una foresta presso il villaggio di Kutrem (distretto di Dantewada). 

Un altro guerrigliero veniva ucciso il mattino successivo in una foresta nei pressi del villaggio di Punnur (distretto di Bijapur). Obiettivo dell’operazione anti-guerriglia era la cattura di un importante comandante maoista segnalato nella regione. Verso sera, durante un altro scontro a fuoco in una foresta di Tadmetla-Mukram nullah, altri tre naxaliti venivano colpiti a morte. Qui la polizia era intervenuta per eliminare un posto di blocco dei maoisti sulla strada per Tadmetla.

28 Agosto: ricercato da più di dieci anni,  il militante maoista Rakesh Sodhi (sulla cui testa era posta una taglia di 800mila rupie) è stato ucciso durante uno scontro a fuoco in un accampamento naxalita nella foresta di Pakanguda (Malkangiri). Nella stessa circostanza sarebbe rimasta gravemente ferita un’altra persona (un “paramilitare” sulla  cui identità mancano dettagli precisi). La sparatoria è avvenuta nel corso di un rastrellamento operato dal gruppo delle operazioni speciali (SOG) e dalla Forza volontaria di distretto (DVF, a cui apparteneva quello ferito gravemente). Tra i principali dirigenti del Comitato speciale delle zone di frontiera di Andhra-Orissa, Rakesh Sodhi era ritenuto responsabile di almeno una dozzina di attacchi opera della guerriglia. In particolare di quello che nel luglio 2008 aveva causato la morte di 17 membri delle Forze speciali a Kalimela  (Malkangiri).

Il 24 agosto cinque maoisti sono stati uccisi durante uno scontro a fuoco nella giungla di Dhurbeda (Abujhmad, a 350 chilometri da Raipur) con forze antiguerriglia composte dalla Guardia di riserva del distretto di Narayanpur (DRG) e dalle Forze di intervento speciale (FST). 

Narayanpur (nella regione del Bastar, Stato del Chhattisgarh) è uno dei distretti in cui la guerriglie maoista è più forte e organizzata.

In precedenza, il 21 agosto, un altro naxalita veniva ucciso nel corso di una  operazione anti-guerriglia nella giungla di Burgula (Manuguru, circoscrizione di Pinapaka)

Altra vittima maoista il 9 agosto, sempre in uno scontro a fuoco, nella foresta di Tholkobera  (distretto di West Singbhum, stato di Jharkhand). Qui veniva anche scoperto un deposito di armi (alquanto modesto: tre fucili, di cui due da caccia e munizioni). L’operazione era stata pianificata e condotta congiuntamente dal 94° battaglione della CRPF e dalla polizia di Jharkhand.

(continua)

#HoTornaremAFer #Catalunya #Milano #28settembre

Un incontro culturale di alto livello per conoscere e capire la “questione” catalana, sotto vari aspetti, dall’ambito culturale a quello giuridico, passando attraverso l’impegno sociale e partecipativo.
Un sentito ringraziamento ai tre relatori: il prof. Aureli Argemì (pres. em. del CIEMEN ), il prof. Pietro Cataldi (rettore dell’Univ. per Stranieri di Siena) e Marco Santopadre (giornalista e scrittore).
Ringraziamo anche il moderatore dell’incontro, il giornalista e scrittore genovese Andrea Acquarone.
Grazie anche a tutti coloro che hanno portato un saluto al convegno: da Elisenda Paluzie (pres. Assemblea Nacional Catalana) a Marcel Mauri (portavoce Òmnium Cultural), da Roberto Gremmo a Maurizio Castagna (a nome di ass. cult. di Napoli e Sicilia)
Un particolare ringraziamento inoltre a Toni Orpinell (rappr. Assemblea Nacional Catalana Itàlia) che ci ha raggiunto da Roma e a Paola Bonesu , che ci ha aiutato e supportato nella fase dell’organizzazione.
Un ultimo e, ovviamente sentito, GRAZIE all’attento pubblico che ha assistito all’evento.

A seguito del convegno, ci è pervenuto un messaggio da parte del President catalano in esilio, Carles Puigdemont, messaggio che ci riempie di soddisfazione e ci onora.


Non abbiamo dubbi: #HoTorneremAFer

messaggio Puigdemont