ROJAVA: PER LA GIOIA DI FASCISTI E ROSSO BRUNI, IL MASSACRO CONTINUA – di Gianni Sartori

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Immagino quanta soddisfazione stia circolando tra quei disgraziati che  – pur continuando a definirsi di “sinistra” – gioiscono per la sconfitta dei Curdi. Quei Curdi che nel loro delirio hanno talvolta definito “invasori e pulitori etnici”. Rispettivamente, nei confronti della Siria e delle popolazioni arabe presenti nel nord-est. Un delirio, appunto.

Personaggi – ripeto – che si considerano di “sinistra”, ma che contendono a Forza Nuova e Casa Pound il primato nell’esaltare il presunto (molto presunto) “antimperialismo” di Assad e talvolta anche della Repubblica islamica iraniana. 

Come definirli? Rosso-bruni? Fascisti rossi? Stalinisti di ritorno…? Chissà.

Se c’è un briciolo di giustizia al mondo prima o poi tutto il fango che hanno riversato su questo popolo fiero e perseguitato gli si ritorcerà contro, seppellendoli di vergogna.

Correttamente, diversi osservatori hanno individuato una possibile analogia tra l’occupazione del Libano da parte di Israele nel 1982 e quella attuale del Rojava da parte di Ankara.

Come l’esercito israeliano si era portato appresso le milizie maronite collaborazioniste (in particolare l’Esercito libanese del sud a cui si aggiunsero miliziani della Falange), così quello turco ha rimesso in campo i suoi ascari islamici.

Nel settembre 1982, dopo aver costretto i combattenti palestinesi a lasciare Beirut e mentre all’OLP venivano date garanzie internazionali (da parte degli USA, coincidenza), Tsahal – nel frattempo entrato a Beirut ovest nonostante gli accordi – illuminava a giorno il quartiere di Sabra e il campo profughi di Shatila lasciando mano libera ai fascisti maroniti. Le vittime palestinesi (civili disarmati, donne, bambini…) furono centinaia. Ricordo bene: ammazzarono anche i cavalli.

Qualcosa del genere, sotto forma di stillicidio quotidiano, sta accadendo in diverse località dei territori curdi occupati da Ankara. Ieri è giunta una notizia – anche sotto forma di immagini agghiaccianti – dell’agenzia ANHA. Altre tre vittime indifese, altri tre scalpi per Erdogan che vanno ad allungare la lista dei civili assassinati da soldati turchi o dai loro alleati.

Come si vede chiaramente nelle foto, le tre persone – non ancora identificate – assassinate nel villaggio di al-Dabash (distretto di Zarzan/Abu Rasin nella regione di Al-Jazeera) erano ammanettate. Dopo averle uccise gli aguzzini le hanno anche sgozzate. Un crimine di guerra di cui si è reso responsabile uno stato membro della NATO. E, aggiungo, con il tacito consenso – di fatto almeno – del Consiglio di sicurezza dell’ONU.

Da quando – il 9 ottobre – questa seconda invasione (dopo quella di Afrin nel 2018) è cominciata con la benedizione di USA e Russia, non si contano i crimini di guerra commessi dall’esercito turco e dai suoi alleati islamisti: torture, centinaia di esecuzioni extragiudiziali, stupri.

Inoltre Ankara – oltre che di violazioni del cessate-il-fuoco – è stata accusata di fare uso di armi  proibite dalle convenzioni internazionali come il fosforo bianco (quello sparso abbondantemente dagli statunitensi a Falluja in Iraq, ricordate?).

Il 13 ottobre molti civili, tra cui bambini, sono stati colpiti da questa micidiale sostanza a Sere Kaniye. 

Altri villaggi (come Firehan d’Ayn Issa) sono stati bombardati ancora il 28 ottobre, sia dall’esercito turco che dalle milizie islamiche di al-Nusra.

Un’ultima analogia tra la tragedia del popolo palestinese e quella del popolo curdo. Permane nella memoria di chi ha iniziato la sua militanza in anni lontani del secolo scorso, l’amaro ricordo di un altro massacro. Analogo sia a quello di Sabra e Shatila, sia a quello odierno in Rojava. Nel 1976 il campo di rifugiati palestinesi di Tel al-Zaatar (sempre a Beirut) veniva assediato dalle milizie cristiano-maronite (oltre che dalle truppe comandate dal generale Aoun). Anche in questa circostanza i falangisti uccisero migliaia di palestinesi, dopo che si erano arresi (11 giugno 1976). Con una piccola differenza. In quel caso a coprire le spalle dei fascisti maroniti era l’esercito di Damasco (all’epoca di Assad padre), provvisoriamente “alleato” dei falangisti. Rimanendo ugualmente a far da palo durante il massacro.

Tanto per la cronaca, sicuramente a Tel al-Zaatar – e molto presumibilmente anche a Sabra e Shatila – insieme ai falangisti agirono anche fascisti italiani.

 

Gianni Sartori

 

 

 

 

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