SECONDO AMNESTY INTERNATIONAL LA TURCHIA HA COMMESSO CRIMINI DI GUERRA NEL NORD DELLA SIRIA – di Gianni Sartori

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La denuncia – 18 ottobre – proviene da Amnesty International. Nel suo rapporto A.I. accusa l’esercito turco e i suoi alleati (o meglio: i suoi ”ascari”) di aver commesso molteplici crimini di guerra nel corso dell’offensiva in atto (una vera  e propria invasione della Siria). In particolare, esecuzioni sommarie e attacchi indiscriminati contro i civili. A cui bisognerebbe aggiungere l’utilizzo di armi proibite dalla Convenzione di Ginevra.

La ONG riporta le testimonianze di 17 persone (operatori sanitari, giornalisti, sfollati, esponenti di organizzazioni umanitarie…) che hanno appunto visto – e documentato – di persona quanto stava avvenendo.

Un esponente della Croce Rossa curda racconta di aver recuperato i cadaveri lasciati sul terreno – in prossimità di una scuola –  dall’attacco turco del 12 ottobre sulla cittadina di Salhyé. Qui avevano trovato rifugio alcuni sfollati. Spiega di “non poter nemmeno dire se i bambini uccisi erano maschi o femmine perché i loro corpi erano completamente anneriti, carbonizzati”.  

Emergono intanto altri particolari sulla sequenza di menzogne, una trappola vera e propria in cui i curdi si sono cacciati – forse ingenuamente – per essersi fidati di un “alleato” senza scrupoli, gli Stati Uniti.

Innanzitutto gli USA avevano convinto le YPG (genericamente definite “curde”, in realtà una coalizione multietnica composta da combattenti di varie etnie e religioni presenti nei territori del nord-ovest siriano, oltre che dai volontari internazionalisti) a distruggere i tunnel difensivi alla frontiera con la Turchia. Garantendo che Washington avrebbe comunque impedito ad Ankara di invadere il Rojava. Nell’accordo, un ulteriore malcelato inganno: consentire a USA e Turchia di sorvolare l’area per controllare l’effettiva distruzione di tunnel e postazioni difensive. In realtà questo ha permesso ai turchi di conoscere in anticipo quali fossero i principali ostacoli e possibili punti di resistenza al momento dell’attacco.

Con l’invasione del Rojava – mentre si percepiva quanto sarebbe stata brutale e indiscriminata – forse Trump ha temuto di rimetterci sul piano elettorale. Ha quindi inviato al suo omologo turco una risibile lettera in cui gli spiegava che comunque avrebbero dovuto trovare un accordo e soprattutto  di “non fare l’idiota” (testuale). Concludendo che comunque si sarebbero risentiti. Ovviamente Erdogan non l’ha neanche presa in considerazione proseguendo imperterrito. Nel suo programma, una radicale pulizia etnica  della “zona di sicurezza”, profonda 30 chilometri e sostanzialmente svuotata di ogni presenza curda. Da sostituire con 2-3 milioni di rifugiati siriani fedeli a Erdogan e al momento ospitati in Turchia.

Già con i primi bombardamenti sulle città e sui villaggi curdi si creavano lunghe colonne di profughi (circa 300mila) in fuga. In avanscoperta, le milizie – sospettate di simpatie jihadiste – dell’Esercito nazionale siriano (in precedenza denominato Esercito siriano libero) che da subito cominciavano a saccheggiare e giustiziare indiscriminatamente. Suscita scalpore l’efferata uccisione il 12 ottobre di Hevrin Khalaf (35 anni, segretaria generale del Partito del futuro siriano), presumibilmente stuprata e lapidata. Tale assassinio di una nota pacifista viene festeggiato dai media turchi come una “vittoria contro il terrorismo”.

Intanto la Turchia si preoccupava di rimettere in circolazione le milizie di Daesh (più affidabili del raffazzonato ENS) ancora detenute nelle prigioni controllate dai curdi (a volte semplici palestre, oltretutto controllate da civili). Cominciando quindi a bombardare i muri e i cancelli dei campi di detenzione per consentire la fuga di centinaia di miliziani e loro familiari (solo una parte dei circa 80mila catturati dalle YPG).

Una parentesi. Esponenti della destra dichiarata, diversi rosso-bruni e qualche“antimperialista” di sinistra (in genere filo-Assad e filo iraniani) hanno accusato i curdi, oltre che di collaborazionismo con l’imperialismo statunitense, di aver praticato forme di “pulizia etnica” in Rojava. Demenziale. Anche trascurando i 40mila yazidi salvati dai combattenti curdi nel Sinjar (e i cristiani, anche un villaggio turcomanno…), basti pensare che nemmeno i peggiori miliziani islamisti (e tantomeno le loro famiglie) sono stati eliminati fisicamente dopo la cattura. Come invece, sotto-sotto, auspicavano Stati Uniti e paesi europei poco propensi a riprendersi i loro cittadini – i foreigni figthters – divenuti miliziani dello Stato islamico.

Col senno di poi (e pensando ai civili assassinati da questi tagliagole una volta tornati in libertà) verrebbe da pensare che ‘sti curdi sono stati fin troppo buoni.

Già che c’era, forse ritenendo che gli statunitensi se la stavano prendendo troppo comoda nel ritirarsi da Kobane, l’esercito turco sparava anche su un avamposto a stelle e strisce. La cosa funziona e il giorno successivo Trump annuncia un ritiro completo e definitivo. Prima di andarsene gli statunitensi si autobombardano. Rendendo inagibili i loro avamposti e basi mentre quelli rimasti in piedi verranno occupati dalla Russia. L’impressione è comunque di un piano concordato (o sottinteso) tra USA, Turchia, Russia (forse anche Teheran e Damasco) ai danni dei curdi. Sempre scomodi, se non superflui, ai piani strategici di stati e affini.

Scontato il rifiuto – sia di Washington che di Mosca – della richiesta di “interdizione aerea” avanzata dai curdi. I quali, ovviamente, non dispongono di contraerea.

Nonostante i tentativi statunitensi per impedirlo (temendo che con i siriani arrivino anche i detestati pasdaran iraniani o gli hezbollah libanesi: l’ossessione ricorrente del “ponte sciita”), le truppe di Assad entrano in Manbij.

Tergiversando ed entrando in contraddizione con quanto finora dichiarato, gli Stati Uniti annunciano che in realtà potrebbero anche restare, almeno per proteggere Kobane (e soprattutto i campi petroliferi di Deir ez-Zor). Un bel casino!

Mentre Trump comincia – o continua –  letteralmente a delirare (vedi le affermazioni sui curdi che non avrebbero “aiutato gli stati Uniti al momento dello sbarco in Normandia”), il Congresso americano impone blande sanzioni alla Turchia per convincerla a sospendere l’invasione.

I curdi comunque resistono e contrattaccano riconquistando, almeno provvisoriamente, la città di Sere Kaniye che era caduta nelle mani dell’Esercito nazionale siriano e dei turchi. La situazione è tale che a un certo punto Ankara si vede costretta a chiudere i varchi del muro di frontiera – ora alle sue spalle – per impedire ai miliziani jihadisti di fuggire in Turchia. Inoltre, temendo di venir respinto, l’esercito turco comincia a fare uso sui campi di battaglia di sostanze chimiche proibite.

Trump invia allora da Erdogan il vicepresidente Pence per concordare un generico “cessate-il-fuoco”. Ma senza concordarlo, almeno in un primo tempo, direttamente anche con i curdi, la Russia e Damasco. Di nuovo, un gran casino!

Ai curdi viene “offerta” una via d’uscita: sostanzialmente battere in ritirata per una profondità di trenta chilometri dalla frontiera (la solita “zona di sicurezza”) nel giro di cinque giorni. In pratica, una “pulizia etnica” ottenuta dalla Turchia volontariamente e senza incontrare resistenza. Solo successivamente, toccherebbe alla Turchia di lasciare il suolo siriano, Afrin (nord-est della Siria, già invasa all’inizio del 2018) compresa. Per il giornalista Ferda Cetin, esperto di Medio Oriente, tale accordo USA-Turchia non sarebbe altro che “una legalizzazione dell’occupazione del Rojava da parte dell’Isis e di Ankara”. Alquanto probabile, direi.

Del resto già il 17 ottobre, alla faccia del cessate-il-fuoco, altre decine e decine di  pullman carichi di miliziani dell’Esercito nazionale siriano  partivano da Kilis in direzione di Gaziantep per dare ulteriore man forte alle truppe turche. Staremo a vedere.

E i curdi? Per loro si profila un probabile destino di “profughi interni” in Siria. Così come per altri componenti della coalizione multietnica (arabi, circassi, assiri, armeni, siriaci…) che vivevano – e spesso combattevano – insieme ai curdi nel nord della Siria. E alquanto incerto appare il destino dei volontari internazionali (pensiamo in particolare ai comunisti turchi) che si erano integrati nella resistenza curda. Manca solo che Erdogan ne richieda l’estradizione!

Gianni Sartori

“Musiche, strumenti e canti del mondo popolare bergamasco” con Valter Biella – a Giussano il 27 ottobre 2019

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Nell’ambito dell’evento “Il Folklore Insubre” organizzato dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Giussano (MB), il Centro Studi Dialogo è lieto di presentare la conferenza “Musiche, strumenti e canti del mondo popolare bergamasco” con Valter Biella, liutaio, ricercatore e musicista bergamasco.
Introdurrà Marcel Picamei, musicista e componente dei gruppi “Rosc A Des Cord” e “Kikesuna”.
L’evento si terrà a Villa Sartirana, Via Carroccio 2, Giussano, il 27 ottobre 2019 alle ore 17.00

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ECUADOR: UNA VITTORIA INDIGENA. FORSE IL PRELUDIO DI UN CAMBIO DI ROTTA – di Gianni Sartori

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Il 14 ottobre le trattative tra governo e movimenti indigeni hanno prodotto un primo accordo, festeggiato animatamente dalla popolazione nelle vie della capitale.

Fino a qualche giorno prima la rivolta popolare pareva ormai apertamente avviata verso l’insurrezione. Il movimento indigeno in generale e la CONAIE (Confederazione delle nazionalità indigene dell’Ecuador) in particolare avevano detto chiaramente che “nessun accordo è possibile senza il ritiro delle misure anti-sociali disposte dal governo. Non negozieremo con il sangue dei nostri fratelli”. Alla fine il presidente Lenin Moreno ha accettato di ritirare il decreto che sopprimeva le sovvenzioni per i carburanti. Decreto che aveva maggiorato il prezzo della benzina  del 123%.

Iniziata il 3 ottobre, la ribellione è costata la vita ad almeno sette persone. I feriti sarebbero circa 1300 (oltre a centinaia di poliziotti), gli arrestati 1.152 (stando ai dati forniti dall’ufficio del Difensore del popolo, un organismo pubblico).

Un breve ripasso degli ultimi eventi.

Risaliva al giorno 8 settembre l’ordine di copri-fuoco notturno per sessanta giorni intorno ai luoghi istituzionali (“le zone adiacenti ai palazzi e  alle installazioni strategiche”). Era la risposta  del presidente ai primi moti e disordini di protesta. Veniva quindi proclamato lo stato di emergenza (sempre per sessanta giorni: in questo arco di tempo le forze armate erano autorizzate a reprimere direttamente i movimenti di protesta) e  veniva addirittura trasferita la sede del governo. Da Quito a Guayaquil.

Per ampiezza e radicalità (scioperi, manifestazioni, scontri con la polizia, incendi di veicoli militari, blocchi stradali e dei pozzi petroliferi) il movimento iniziato in ottobre è stato paragonato a quello, sempre a direzione indigena, contro la dollarizzazione.

Ultimamente i manifestanti erano arrivati a occupare il Parlamento – se pur brevemente – e per allontanarli erano dovuti intervenire, molto duramente, esercito e polizia. 

I rivoltosi avevano anche catturato una decina di poliziotti che – prima di essere definitivamente liberati – sono stati esposti pubblicamente durante un raduno di protesta nella zona nord della capitale.

La principale organizzazione indigena del movimento, la CONAIE, aveva interrotto una prima fase delle trattative con esponenti del governo (trattative avviate anche grazie all’intervento dell’ONU e della Chiesa cattolica) e aveva chiesto una ulteriore “radicalizzazione delle azioni di protesta”. Quasi un appello all’insurrezione. Poi le trattative erano riprese e al momento si registra un primo risultato soddisfacente. Ma in ogni caso, per come la vedo io, non finisce qui.

Qualcosa bisogna poi dire su Lenin (solo di nome) Moreno. Eletto in quanto presunto continuatore  della Revolucion Ciudadana, in un primo momento godeva anche del sostegno della CONAIE che si era schierata, sbagliando in buona fede, contro Correa. Ma ben presto – con un voltafaccia incredibile – Moreno era diventato lo strumento di ben altri interessi, quelli dell’oligarchia che da sempre detiene il potere in Ecuador.

La nuova stagione di feroce austerity (decisa in accordo con il FMI in cambio di un prestito – marzo 2019 – di 4 miliardi di dollari) costituiva il completamento di questa sua deriva neoliberista. Come già detto, il decreto 883 comportava la fine di sussidi per la benzina. In precedenza era già triplicato il costo del biglietto dell’autobus (il mezzo qui abitualmente utilizzato – si calcola al 90% – dalla popolazione) e quadruplicato quello degli alimenti base (riso, mais, patate..). Se a questo aggiungiamo che con i prossimi contratti era previsto un taglio degli stipendi dei lavoratori del 20%, il dimezzamento delle ferie (da 30 a 15 giorni all’anno) e l’obbligo per i dipendenti pubblici di “donare” una giornata di lavoro al mese, si comprende che le ragioni per ribellarsi certo non mancavano.

Gianni Sartori

SOLIDARIETA’ CON LA #CATALUNYA

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L’Assemblea Nacional Catalana – Italia ha indetto un presidio a Bologna per il prossimo sabato 19 ottobre alle ore 15, nella centralissima Piazza del Nettuno, per denunciare la gravità della sentenza che ha colpito i leaders del movimento indipendentista catalano.

Centro Studi Dialogo ha ovviamente dato la sua adesione e fa appello a tutti i democratici perchè con la loro presenza difendano i diritti civili e politici messi in discussione da questa incredibile decisione del Tribunal Supremo spagnolo.

 

ONORE AL POPOLO CURDO E FANCULO IL MONDO – di Gianni Sartori

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Fanculo Erdogan. Fanculo gli USA. Fanculo Putin…Ma sì, a sto punto fanculo anche Assad che ha preferito lasciarsi invadere da Ankara piuttosto che riconoscere l’autonomia (il Confederalismo democratico) ai curdi.

E fanculo anche il regime iraniano che – non dimentichiamo – mantiene il record di impiccagioni di uomini e donne curde.

Fanculo il Mondo intero che sceglie l’indifferenza e l’inerzia di fronte all’ennesimo genocidio. Così come ha sempre fatto. Con gli indiani, gli armeni, gli ebrei, gli herero, i tamil, gli aborigeni australiani, gli adivasi… 

L’attacco turco contro il Nord-Est della Siria ha già causato almeno 200 vittime curde, tra civili e combattenti.

In parte dovute ai bombardamenti dell’aviazione turca (NATO), in parte agli attacchi sul terreno delle milizie islamiste, mercenarie di Ankara.

Il 12 ottobre sulla strada di Gire Sipiè è stata assassinata, insieme ad altri otto civili, l’esponente curda Hevrin Khalaf. Le esecuzioni sarebbero state filmate e messe in rete dai terroristi.

Domenica 13 ottobre (stando a quanto dichiarato da Ronahi TV)  l’esercito turco avrebbe tentato di mettere in salvo i tagliagole dello stato islamico (Daesh) detenuti nel campo di Ayn Isa bombardando le aree circostanti. E molti di loro infatti sarebbero riusciti a fuggire, come riportava il giornalista curdo Zana Amedi.

In Rojava una decina di villaggi yazidi (particolarmente esposti alle rappresaglie degli islamisti in quanto ritenuti “eretici”) sono già stati evacuati.

Complessivamente si calcola che circa 200mila civili siano in fuga di fronte all’attacco. Ma un dramma umanitario di ben più ampie proporzioni – un bagno di sangue analogo a quello in atto dall’anno scorso in Afrin –  sta per travolgere sei milioni di abitanti (curdi, arabi, assiri…) della regione nel Nord-Est della Siria.

Per impedirlo non saranno certo sufficienti le tardive prese di posizione di Norvegia, Germania, Francia…che intendono sospendere la vendita di armi alla Turchia. Soprattutto dopo che nella recente riunione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu (11 ottobre) non si è potuto – o voluto – condannare l’attacco in Siria.

E come al solito, intorno alle belve scatenate, si agita la danza di sciacalli e avvoltoi. Qualcuno di destra, parecchi rosso-bruni, qualcuno anche di “sinistra”, a suo dire.

Quelli – per esempio – che scrivono: “i curdi in fondo se la sono cercata”; oppure – parafrasando: “Washington  non paga i traditori” (in riferimento all’alleanza anti-Isis, puramente militare, tra YPG e militari statunitensi )…

Solo sciacalli, appunto. E chiedo scusa ai canidi citati.

I curdi sono stati ingenui? Ma certo! Ingenui a fidarsi degli USA, ingenui ad accettare di smobilitare quel poco di artiglieria pesante che avevano confidando sul fatto che Washington, in cambio, avrebbe fermato l’attacco turco. Così come furono ingenui venti anni fa a fidarsi di qualche politicante italico che, in un primo momento, sembrava garantire l’asilo politico per Ocalan. E ingenui – forse – anche a illudersi che sia possibile – qui e ora – concepire e costruire una società decente, fondata sulla Giustizia e sulla Libertà.

Il giornalista curdo Ossama Muhammed ha scritto:
E’ nostro questo cimitero, il cimitero dei nostri amati martiri che si sono sacrificati per il mondo intero. Guardateli, guardate quanto sono belli! Avevano famiglia, moglie e figli.

Sono morti combattendo per proteggere l’UE, gli USA, il mondo intero. Hanno distrutto Daesh, il terrore del 21° secolo. Ma ora sembra che dobbiamo allargarlo ancora questo nostro cimitero. Per fare spazio ai caduti. Undicimila martiri evidente non bastavano al mondo per sostenerci.

Traditi anche da morti!

Tanti altri coraggiosi combattenti per la libertà verranno ad aggiungersi.

Fanculo il mondo.

Tutte falsità: diritti, principi, regole.

Ma noi combatteremo fino alla fine anche se voi ci lasciate soli.

La Resistenza è la Vita”.

Gianni Sartori

Un aggiornamento sui presidi in solidarietà con il popolo kurdo – tramite Gianni Sartori

kuds

SABATO 12
ALESSANDRIA - h 17 Piazzetta della Lega - RiseUp For Rojava! Presidio
ANCONA - h 11 Piazza della Repubblica - Mobilitiamoci per il Rojava per fermare l’attacco turco
                h 18 Piazza Roma - In piazza contro la guerra di Erdogan!
ASCOLI PICENO - h 17.30 Piazza Fausto Simonetti - Difendiamo il popolo curdo. Sit in ad Ascoli Piceno
ASTI - h 15 Piazza San Secondo - Presidio in sostegno dei compagni Kurdi
BARI - h 10 Via Abate Giacinto Gimma 148 (consolato onorario turco) - Difendiamo Il Rojava - Manifestazione
BENEVENTO - h 18 Corso Garibaldi
BOLOGNA - h 15 Piazza del Nettuno - Mobilitazione da Bologna per il Rojava
BOLZANO - h 15.30 Piazza del Grano - Manifestazione - Fermiamo L'invasione Della Siria Del Nord
BRESCIA - h 14.30 Largo Formentone - Spezzone solidale alla Marcia per l'Accoglienza
BRINDISI - h 17 Consolato Onorario Generale di Turchia - Rojava Libero! Manifestazione 12 ottobre a Brindisi
CARPI - h 16.30 Corso Alberto Pio - Mobilitazione a Carpi per il Rojava!
EMPOLI - h 17 Piazza della Vittoria - Difendiamo La Rojava
FIRENZE - h 17 Piazza del Carmine - Il giorno X è arrivato - Rise Up For Rojava
IMPERIA - h 10 Via San Giovanni - Defend Rojava - Presidio a Imperia
LIVORNO - h 18.30 Piazza Garibaldi - Fermiamo l'invasione turca del Rojava!
LUCCA - h 17 Piazza San Frediano - Il Rojava chiama, Lucca risponde!
MACERATA - h 18 Piazza Vittorio Veneto - Macerata per il Rojava - Mobilitiamoci contro l'attacco turco
MASSA - h 15.30 Piazza Cesare Bertagnini - Presidio contro l'invasione turca in Rojava
MILANO - h 14.30 Piazzale Piola - Spezzone solidale alla ● Manifestazione contro CPR e Decreti Salvini ● #oltreiconfini
MODENA - h 18 Piazza della Torre - Tutte/i in piazza per i curdi del Rojava 
NAPOLI - h 16 Largo Berlinguer (metro Toledo) - Napoli Manifesta contro l'Invasione del Rojava!
PADOVA - h 11 Piazza Antenore - Padova per il Rojava - Mobilitiamoci Contro L'attacco Turco
PALERMO - h 17.30 Teatro Massimo - Con il Popolo Curdo che Resiste! Corteo a Palermo
PAVIA - h 18.30 Piazza della Vittoria - Fermiamo l'invasione turca del Rojava
PERUGIA - h 15 Centro Storico - Erdogan Terrorista
PINEROLO - h 9 Piazza Facta - Contro l'invasione turca - In piazza per il Rojava
PISA - h 16 Piazza Garibaldi - Presidio contro l'invasione turca della Siria del Nord
PONTEDERA - h 17 Piazza Curtatone - Non lasciamo solo il Popolo Curdo fermiamo il terrorista Erdogan
PRATO - h 17.30 Piazza del Comune - STOP Invasione in Rojava! Solidarietà internazionale per la PACE
REGGIO CALABRIA - h 18.30 Csoa Angelina Cartella, Via Quarnaro, Gallico - Assemblea pubblica contro l'invasione turca del Rojava
REGGIO EMILIA - h 19.30 Piazza Prampolini - Reggio Emilia #riseup4rojava
RIMINI - h 11.30 Via IV Novembre 40 - Presidio Rimini per il Rojava
ROVIGO - h 10 Piazza Giuseppe Garibaldi - Diciamo NO all'aggressione Turca contro i Curdi
SALERNO - h 17 Piazza Vittorio Veneto - Presidio in difesa del Rojava 
SARDEGNA - h 15 Capo Frasca - Spezzone solidale alla Manifestada contra a s'ocupatzione militare de sa Sardigna
SAVONA - h 17.30 Piazza Mameli - Con i curdi, contro Erdogan
SIENA - h 15 Logge del Papa - Presidio contro l'invasione turca del Rojava
TERNI - h 10.30 Via del Lanificio 19/A - Presidio contro l'aggressione turca al Rojava
TORINO - h 17.30 Piazza Castello - Tutti in piazza contro l'invasione turca del Rojava
UDINE - h 16 Stazione Ferroviaria - Presidio in solidarietà col Rojava contro l'aggressione turca
VIAREGGIO - h 17.30 Piazza Inigo Campioni - Viareggio con il Rojava

DOMENICA 13
COSENZA - h 17 Piazza XI Settembre - Cosenza - Difendiamo il Rojava - NO all'invasione turca! 
GIULIANOVA - h 18.30 Campetto Occupato, Via dello Splendore - Difendiamo il Rojava, dall'invasione turca! Assemblea
ROMA - h 17 Viale Castro Pretorio 88 - Presidio in difesa dei Curdi fronte Biblioteca Nazionale
            h 18 Parco Nomentano Lorenzo Orsetti - Mille candele per il Rojava: contro le bombe accendiamo la pace

LUNEDI' 14
FERRARA - h 18.30 Prefettura (Corso Ercole d'Este 16) - RISE UP for Rojava
LA SPEZIA - h 18 Piazza Mentana - RiseUpForRojava - Presidio in solidarietà al popolo curdo
MILANO - h 18 Consolato di Turchia, Via Antonio Canova 36 - Fermatevi! Milano al fianco del popolo curdo

MERCOLEDI' 16
TRENTO - h 17 Piazza Mario Pasi - Trento Bozen per il Rojava-Mobilitiamoci contro l'attacco turco

IN PIAZZA PER SOSTENERE IL POPOLO KURDO – segnalazioni di Gianni Sartori

Syria Trukey US

riceviamo e pubblichiamo:

SABATO 12 OTTOBRE H 15:00 PIAZZA DEL NETTUNO (Bologna)
***IN CASO DI IMMEDIATO ATTACCO DA PARTE DELLA TURCHIA TUTTI PRONTI PER SCENDERE IN PIAZZA IL PRIMA POSSIBILE***
12 ottobre giornata mondiale di mobilitazione e azione contro l’occupazione turca e la pulizia etnica dei curdi nella Siria settentrionale e orientale.
Dal Comitato di solidarietà del Rojava in Europa
“Sin dall’istituzione dell’autonomia autonoma democratica curda nella Siria settentrionale e orientale (DASA), il confine tra Turchia e Siria settentrionale e orientale è stato molto sicuro e nessuna azione armata contro la Turchia ha avuto origine da questo territorio. In recenti colloqui mediati dall’amministrazione statunitense tra la DASA e lo stato turco, le forze democratiche siriane (SDF) hanno dimostrato la loro volontà di lavorare per una pace duratura.
La nuova dichiarazione rilasciata dalla Casa Bianca, dal presidente degli Stati Uniti D. Trump, ha violato l’accordo negoziato tra la DASA e lo stato turco. Questa affermazione dimostra che gli Stati Uniti hanno apparentemente abbandonato i curdi, risultando in un’area che è stata, fino ad ora, un’oasi di stabilità e coesistenza in Siria, dovendo affrontare un altro periodo di sanguinosi conflitti.
Erdogan e il suo regime autoritario rappresentano la dittatura totalitaria, il militarismo e la violenta persecuzione delle minoranze, dei curdi e dei loro alleati nella Siria settentrionale e orientale. Più di 11.000 uomini e donne delle forze di sicurezza della Siria settentrionale e orientale hanno dato la vita per liberare questa regione dall’ISIS, per proteggere i popoli della Siria settentrionale e orientale e per fornire loro un futuro migliore, e oltre 22.000 altri sono rimasti feriti in questa campagna combattuta duramente. In questo modo, il mondo è stato protetto dalla brutalità dell’ISIS.
Un’invasione della regione da parte delle forze turche creerà le circostanze in cui l’ISIS può essere rianimato e commettere crimini contro l’umanità, diventando ancora una volta una minaccia per tutto il Medio Oriente, l’Europa e il mondo causando morte e distruzione indicibili e costringendo milioni di persone a fuggire dalle loro case e diventare rifugiati.
Pertanto, chiediamo alle comunità internazionali e alle organizzazioni della società civile in tutto il mondo di agire contro l’occupazione turca e la pulizia etnica contro i curdi nella Siria settentrionale e orientale il 12 ottobre 2019. ”
ENGLISH VERSION
URGENT CALL
FOR A GLOBAL ACTION DAY ON THE 12th OCTOBER
Against the Turkish Occupation and Ethnic cleansing of KURDS in North & East Syria
Since the establishment of the Kurdish democratic autonomous self-administration in North and East Syria (DASA), the border between Turkey and North and East Syria has been highly secure, and no armed actions against Turkey have originated from this territory. In recent talks mediated by the US administration between the DASA and the Turkish state, the Syrian Democratic Forces (SDF) have demonstrated their willingness to work for lasting peace.
The new statement released by the White House, US President D. Trump has violated the agreement negotiated between the DASA and the Turkish state. This statement demonstrates that the US has seemingly abandoned the Kurds, resulting in an area which has been, until now, an oasis of stability and coexistence in Syria, having to face another period of bloody conflict.
Erdogan and his authoritarian regime represent totalitarian dictatorship, militarism and violent persecution of minorities, and the Kurds and their allies in North and East Syria. More than 11,000 men and women from the security forces of North and East Syria gave their lives to liberate this region from ISIS, to protect the peoples of North and East Syria and to provide them with a better future, and over 22,000 more were wounded in this hard-fought campaign. By doing this, the world was protected from ISIS brutality.
An invasion of the region by Turkish forces will create circumstances in which ISIS can be revived and commit crimes against humanity, once again becoming a threat to the entire Middle East, Europe and the world causing untold death and destruction and compelling millions to flee their homes and become refugees.
Therefore, we call upon the international communities and civil society organizations worldwide to take action against the Turkish Occupation and Ethnic cleansing against KURDS in North & East Syria on the 12th October 2019.
-Stop the Turkish occupation
-Stop Turkish Ethnic cleansing
Rojava Solidarity Committee
Riportiamo un elenco delle iniziative di cui abbiamo avuto notizia finora.Gli aggiornamenti verranno pubblicati anche sulla pagina Facebook e sull’account Twitter.
Mercoledì 9 ottobre
Svizzera, Canton Ticino, Bellinzona: Oggi:
Giovedì 10 ottobre
Venerdì 11 ottobre
Sabato 12 ottobre
Milano: manifestazione “No CPR” con spezzone in solidarietà confederazione Siria Occidentale e orientale
Sardegna: manif contro occupazione militare della sardegna, con spezzone in solidarietà:  https://www.facebook.com/180107789008316/posts/1002107416808345/
Palermo: Concentramento piazza Verdi (Massimo) ore 17,00
Bologna: Mobilitazione alle 15:  https://www.facebook.com/events/518177518755832/
Domenica 13 ottobre
La Redazione di Rete Kurdistan Italia