QUALE PROGETTO DIETRO ALLA CARTA DI CHIVASSO ? – di Roberto Gremmo

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La “Dichiarazione dei rappresentanti delle Popolazioni Alpine” redatta nella clandestinità a Chivasso il 19 dicembre 1943 da antifascisti valdostani e delle valli valdesi del Piemonte é un pionieristico e lungimirante benché disatteso proclama che rivendicava ampie autonomie amministrative, culturali, scolastiche ed economiche per tutte le valli alpine.

Bisognava porre termine al centralismo fanfarone fascista imposto per vent’anni all’insegna del motto sopraffattore di “Roma doma” che aveva ‘colonizzato’ la gente di montagna e le richieste dei resistenti delle Valli erano ben chiare.

Già nel 1990 il dottor Paolo Momigliano Levi documentò sulla rivista “Questioni di storia contemporanea” l’esistenza di un testo del documento dissimile da quello universalmente conosciuto e lo ritenne semplicemente una bozza in qualche modo accantonata della dichiarazione, poi superata con l’approvazione di quel testo definitivo; quello diventato famoso.

Per parte nostra, consultando all’“Archivio di Stato” di Torino le carte inedite sul processo per la tragica morte di Emile Chanoux per il libro “Alle spalle di Chanoux” (Storia Ribelle casella postale 292 Bella, pag. 160) in un verbale di sequestro di documenti effettuato il 18 maggio 1944 in casa del martire valdostano ritrovammo un testo della “Dichiarazione” identico a quello segnalato dal dottor Momigliano e che conteneva due passaggi che in seguito sono scomparsi.

Di che si trattava ?

Il primo riguardava le autonomie economiche e perorava con forza “il potenziamento dell’industria che conduca alla formazione di un ceto operaio evoluto e capace” e la “dipendenza delle opere pubbliche locali dall’amministrazione cantonale ed il controllo di quest’ultima su tutti i servizi”; richieste che apparivano ed erano socialmente molto avanzate.

Il secondo, di una chiarezza tale da sgomberare il campo da ogni eventuale ambiguità, era posto al termine della dichiarazione e sosteneva che le richieste autonomiste venivano fatte “con la sicura coscienza di servire così non soltanto gli interessi e le aspirazioni delle nostre Valli, delle nostre piccole patrie, bensì anche gli interessi e le aspirazioni della gran patria comune, dell’Italia, per la cui ricostruzione e risurrezione in Europa libera e unita, noi intendiamo lavorare con tutti coloro che come noi credono negli ideali di libertà e di giustizia”.

Tutto scomparso. Perché ?

V’é da dire che una figura cristallina di federalista come quella di Chanoux, specie nel Dopoguerra, é stata spesso arbitrariamente strumentalizzata.

Proprio al processo del 1946 alla “Corte d’Assise Straordinaria” di Vercelli contro i fascisti accusati d’averlo ucciso, fu la sua vedova, signora Celese Perruchon, a protestare veementemente contro coloro che cercavano disonestamente di presentarlo come un separatista.    

Le frasi della “Dichiarazione” di Chivasso sono, senza ombra di dubbio, coerente espressione del suo pensiero federalista ma anche sintesi della visione ideale d’un italiano autenticamente europeista, e non permettono ambiguità di sorta.

Può essere che effettivamente nel corso del convegno di Chivasso il testo sia stato modificato e ridotto per decisione dei partecipanti ma é un fatto che le impegnative affermazioni contenute nella copia trovata molti mesi dopo il convegno in casa di Chanoux non sono state ricordate nemmeno quando uno dei partecipanti, il professor Giorgio Peyronnel pubblicò nel 1949 i testi delle varie stesure preparatorie sul periodico “Il movimento di liberazione in Italia”.

Gli interrogativi sulla effettiva linea politica espressa a Chivasso nello studio del geometra Pons restano tutti.

Se il testo ufficiale sembra in qualche modo porsi in posizione critica nei confronti del nuovo Stato italiano post-fascista; le frasi ‘dimenticate’ indicano con estrema chiarezza la volontà di sostenerlo e rafforzarlo.

E non é proprio la stessa cosa.

A complicare le cose si aggiungono i ricordi dei protagonisti.

Intervistato nel 2003 da Mariella Pintus e Giorgio Milanta, uno nei firmatari della carta di Chivasso, il valdese Gustavo Malan, ha evocato la figura di uno Chanoux “favorevole ad una “Republique des Alpes””.

Forse più che un sogno, un vero progetto strategico.

Che il fallimento del centralismo euro-tecnocratico potrebbe rendere attuale e necessario.

Una Repubblica cantonale alpina fra Piemonte, val d’Aosta e Savoia: perché no ?

                                                                           Roberto Gremmo

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