pro Lombardia Indipendenza incontra Marcallo con Casone – domenica 24 febbraio 2013

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Nuovo incontro con la cittadinanza di Marcallo con Casone, domenica 23 febbraio 2014, dalle ore 9 alle ore 13, in Piazza Italia.

Sarà presente anche il Consigliere Comunale Indipendente Giuseppe Cantoni.

Nell’occasione, verra’ pubblicizzato un prossimo evento che si svolgera’ nei primi giorni di Marzo sempre a Marcallo con Casone.

Vi aspettiamo al nostro gazebo

Quelle lezioni referendarie che la politica lombarda dovrebbe imparare.

gagauzia

 

Da Lugano a Bozen, dalla sconosciuta Gagauzia fino al Quebec, questo mese ha dato delle lezioni tra loro molto diverse per quel che riguarda lo strumento referendario; la politica lombarda rimane chiaramente sorda ed insensibile, accontentandosi di produrre “sparate” buone solo per le prossime elezioni europee (zona franca, uscita dall’€).

Confederazione Elvetica L’ormai famoso referendum sulla limitazione agli ingressi per la manodopera extra – svizzera è ormai di dominio pubblico e poco serve aggiungere altro, come per gli altri quesiti proposti. Nonostante interessi decine di migliaia di lombardi che lavorano nella Confederazione, non possiamo che prendere atto della volontà, seppur risicata, della maggior parte dei votanti all’iniziativa referendaria. E’ forse venuto il momento per i lombardi che lavorano nella terra della democrazia diretta di recepire proprio quel “vento elvetico” e cercare di rendere la Lombardia una Confederazione simile a quella rossocrociata? O continueranno ad avallare questa innaturale differenza tra Lugano e Varese, tra Lecco e Locarno, riconoscendo come proprio lo Stato italiano e tutto ciò che ne consegue?

SüdTirol Il referendum confermativo sulla legge per la partecipazione popolare promossa solo dal partito SVP è stata rigettata dalla maggioranza dei votanti. Infatti ben il 65,1% dei votanti si è espresso con un “no” alla proposta del partito autonomista di rendere più complicate le modalità di esecuzione della democrazia diretta in SüdTirol.

Gagauzia (attualmente Moldavia): Il caso gagauzo è quello meno conosciuto, ma è molto interessante e potenzialmente esplosivo. Si tratta di una regione amministrativa moldava a statuto speciale nella quale si è esercitata nei giorni scorsi da una doppia consultazione referendaria: il primo quesito chiedeva alla popolazione se fosse più incline ad accettare l’adesione della propria regione all’Unione Europea o alla Comunità Euroasiatica a guida russa (soluzione risultata vincente a maggioranza praticamente plebiscitaria); il secondo chiedeva schiettamente alla popolazione gagauza se fosse favorevole alla secessione dalla Moldavia o meno. L’opzione risultata vincente, anche in questo caso, è stato il “sì” con il 98,9% dei voti e il lato più interessante è che la Moldavia riconosce, nella propria carta costituzionale, la possibilità di esercitare la propria autodeterminazione alla Gagauzia, nel caso in cui la Moldavia stessa si ritrovasse a perdere la propria sovranità statale. In questi giorni si sta discutendo di una “fusione” tra la Romania e la Moldavia (percorso finale di iniziative politiche cominciate anni fa con la possibilità per i cittadini moldavi di ottenere il passaporto rumeno mediante una semplice autocertificazione), caso che potrebbe venir interpretato proprio come “perdita di sovranità” dello Stato moldavo. Il partito attualmente al potere in Gagauzia, comunista e apertamente filorusso, ha quindi giocato la carta del referendum per mostrare al mondo la volontà precisa della propria cittadinanza: rifiuto dell’adesione all’Unione Europea e volontà di autodeterminazione. Lungi da noi commentare tale scelta, l’importante è che il popolo gagauzo si sia potuto esprimere in libertà e abbia fatto una precisa scelta; come reagirà ora l’Unione Europea? Avallerà le scontate ritrosie moldave (che, ricordiamo, sono incostituzionali) o certificherà il volere del popolo gagauzo, anche se ciò sarà contro i propri stessi interessi? Dopo il caso scozzese e catalano, ecco quindi una nuova prova per Bruxelles.

Nel lontano Quèbec, paese francofono attualmente nello Stato canadese, già interessato da due precedenti votazioni per la propria autodeterminazione (persi dai promotori per pochi voti), si è parlato nuovamente di votazione, ma il premier Pauline Marois esponente del partito Parti Quebecois, ha specificato che è purtroppo “troppo presto” per tornare alle urne. Per essere stavolta sicura di una vittoria convincente, Marois propone una “road map” per arrivare al referendum, pubblicando un “libro bianco sul Quebec” (ispirato a quello lanciato mesi fa da Alex Salmond, premier scozzese) in modo tale da convincere i cittadini ancora dubbiosi a lasciare il Canada per diventare uno Stato indipendente. Cosa possiamo imparare noi lombardi da ciò? Sicuramente che per arrivare ad un momento cruciale com’è il referendum per la propria autodeterminazione è necessario avere come leadership nella nostra attuale istituzione (la Regione) persone dichiaratamente indipendentiste, che non abbiano paura a definirsi tali e che nel mentre sappiano muoversi con calma e fermezza verso un unico obiettivo. Che non si barcamenino quindi tra macroregioni e zone franche varie.

Giovanni Roversi
presidente proLombardia indipendenza

I lombardi sovrani possono salvare la Lombardia

La scorsa settimana  Altomilanese ha denunciato come in numerosi comuni della zona  le amministrazioni stiano permettendo la distruzione del territorio, approvando PGT che prevedono l’urbanizzazione delle ultime aree verdi della zona, nonostante il mercato immobiliare non necessiti affatto di nuovi stabili abitativi, e non combattendo, ma anzi fomentando, l’inquinamento selvaggio della Lombardia. I motivi per cui le varie amministrazioni comunali permettono ciò sono molteplici. Sicuramente uno dei motivi principali è la difficoltà dei comuni lombardi di chiudere i bilanci comunali, visti i continui e imperterriti tagli da parte dello stato italiano che considera la Lombardia solo come una colonia fiscale. Infatti, nonostante i 56 miliardi di euro di residuo fiscale che la regione Lombardia ha annoverato nei confronti dello stato italiano nel solo 2012, i comuni lombardi, per quanto in molti casi enti virtuosi, si ritrovano nell’impossibilità di chiudere i bilanci, in particolare per colpa dell’esistenza del patto di stabilità. In questo modo spesso i comuni ricorrono ai PGT e all’urbanizzazione selvaggia del territorio per ricevere gli oneri di urbanizzazione. Per salvare il territorio lombardo diviene pertanto fondamentale raggiungere la totale indipendenza politica(e di conseguenza anche fiscale)dallo stato italiano, per permettere alle nostre istituzioni locali di lavorare nell’interesse delle nostre comunità e dei nostri cittadini. Ovviamente Pro Lombardia Indipendenza denuncia con forza le colpe della nostra classe dirigente, spesso collusa con lobby e con organizzazioni criminali di stampo mafioso. La scelta di ricorrere alla devastazione del territorio infatti non può essere giustificata solo dall’atteggiamento iugulatorio dello stato italiano; spesso i comuni usano questa motivazione per mascherare episodi di corruzione e di svendita del territorio. Tuttavia, saremmo curiosi di sapere quanti comuni, prima di svendere il territorio dei lombardi, abbiano eliminato incarichi inutili, soprattutto nelle società a partecipazione comunale. Spesso questi organismi servono a creare stipendi e a instaurare rapporti clientelari e di dipendenza personale, usati dai nostri amministratori per fare carriera politica. Non solo, spesso i nostri amministratori svendono il territorio a imprese amiche o in cambio di tangenti. Quindi qual è la soluzione? Arrendersi ad una classe dirigente indegna che si trova anche ad avere una giustificazione per colpa dello sfruttamento fiscale della Lombardia da parte dello stato italiano? NO! Possiamo reagire usando la nostra sovranità come individui e come popolo lombardo. Da una parte diventa fondamentale la totale indipendenza politica della Lombardia dallo stato italiano, che ci permetta di autogovernarci e di poter usufruire dei frutti del nostro lavoro, senza dover più mantenere gli elefantiaci sistemi clientelari dello stato italiano. Solo così potremo dare alle nostre istituzioni i mezzi per rappresentare davvero gli interessi dei lombardi e difendere i nostri diritti ed il nostro territorio. Ma, come abbiamo detto, la nostra classe dirigente si è dimostrata inetta e troppo spesso interessata unicamente al proprio tornaconto. Come possiamo risolvere questo problema? Abbiamo due possibilità. La prima è aspettare, come abbiamo fatto negli ultimi decenni, una classe dirigente migliore; possiamo continuare a credere, nonostante l’evidenza dica il contrario, che la nostra classe dirigente sia la parte migliore della nostra comunità e quindi che sia giusto che essa decida il nostro futuro interpellandoci solo ogni 5 anni. Oppure possiamo riappropriarci della nostra sovranità con l’introduzione della democrazia diretta a livello comunale, provinciale e regionale. Già ora i comuni, secondo la Carta Europea delle autonomie locali del 1985, dovrebbero avere all’interno dei loro statuti degli istituti di democrazia diretta. La democrazia diretta consiste nella possibilità di indire referendum abrogativi, propositivi e confermativi da parte della popolazione su qualunque decisione presa dalle istituzioni. In questo modo i lombardi tornerebbero veri destinatari del potere politico delle istituzioni, potendone controllare e all’occorrenza correggere l’operato. Dobbiamo prendere ad esempio la confederazione elvetica, in cui questo regime funziona da secoli. In Svizzera, ironia della sorte distante solo pochi kilometri, basterebbe un semplice referendum comunale per fermare un PGT sbagliato e lesivo dei diritti della comunità. Pro Lombardia Indipendenza, oltre a lottare per l’indipendenza politica della nazione lombarda, cerca di sensibilizzare i lombardi su queste tematiche e su come solo la democrazia diretta possa permetterci di salvare noi, i nostri territori, le nostre comunità. La vera rivoluzione per la Lombardia sarà riappropriarci della nostra sovranità, come individui, come cittadini, come lombardi.

pro Lombardia Indipendenza sez. Magentino

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Lettera aperta a Donato Dolini, sindaco di Pandino, dimessosi per protesta contro il Patto di Stabilita’

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Caro Sindaco, come cittadino lombardo e come esponente di pro Lombardia Indipendenza, non posso essere che al suo fianco in questo momento, dopo la sua sofferta decisione.
Sono tempi difficili per chi crede ancora che un Amministratore locale abbia come unico scopo quello di far di tutto per cercare di difendere i propri concittadini e garantire loro i servizi pubblici dei quali necessitano.
Come nel recente caso di Paola Tedoldi, ex Sindaco di Gudo Visconti, noi di proLombardia prendiamo posizione di appoggio politico e morale nei confronti di chi ha il coraggio di dimettersi, al contrario di molti altri che mugugnano e poi si sottomettono sempre al volere del potere centrale. Domenica prossima, per tutta la giornata, noi saremo presenti a poca distanza da Pandino, e esattamente a Lodi, in Piazza della Vittoria. Mi piacerebbe molto che lei avesse un attimo per poter far un salto a Lodi e avere cosi’ il piacere di stringerle la mano personalmente e dimostrarle tutto il nostro affetto.
Non ci interessa a quale schieramento appartengano coloro che dimostrano con i fatti il loro pensiero, l’importante e’ che si schierino a favore dei cittadini lombardi.
Se mi permette, un abbraccio da tutto il nostro Movimento e buona giornata.

Alberto A.Schiatti
pro Lombardia Indipendenza
http://www.prolombardia.eu

Come arrivare all’indipendenza

La storia ci ha mostrato che non esiste un unico metodo per arrivare all’indipendenza, e che ogni caso ha avuto origini e intrapreso percorsi differenti.

Come già scritto nelle altre pagine, il movimento si prefigge l’uso di metodi pacifici e democratici come successo nel corso del passato e come sta succedendo anche oggi nel 2014.

Pro Lombardia Indipendenza vuole che si eserciti il diritto all’autodeterminazione, cioè il diritto di un popolo di decidere del proprio destino; un diritto che è tutelato dalla comunità internazionale e riconosciuto dallo stato italiano.

Articolo 10, comma 1 della costituzione italiana: “L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.”

Lo stato italiano sottoscrive il diritto all’indipendenza di un Popolo (Patto di New York, L. 881/1977).

Dal febbraio 2006 diffondere l’ideale indipendentista con metodi non violenti non è più considerato un reato d’opinione (L. 85/2006)

Il diritto all’autodeterminazione si applicherà attraverso un referendum che verrà svolto nella sola Regione Lombardia e al quale potranno votare tutti i cittadini residenti nella medesima Regione.

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Se osserviamo quei casi dove la democrazia è servita al raggiungimento dell’indipendenza, vediamo che ovunque l’obiettivo è stato centrato tramite il ruolo determinante della politica, che è stata in grado di introdurre e attuare all’interno delle istituzioni il percorso indipendentista.

Per questo in primo luogo il movimento si impegnerà per propagandare la concreta possibilità che la Lombardia diventi uno Stato indipendente, evidenziando le cause e le conseguenze di questa unica soluzione, sensibilizzando tutti quei cittadini lombardi ancora convinti che lo stato italiano sia riformabile.

L’aumento dell’adesione popolare al nostro progetto si trasformerà di conseguenza in appoggio elettorale siccome è fondamentale che i cittadini lombardi votino uno o più soggetti politici chiaramente indipendentisti che entrino nel Consiglio Regionale e portino avanti il percorso di autogoverno.

Questi soggetti dovranno immediatamente far valere il proprio peso politico portando immediatamente nel Consiglio Regionale la richiesta di referendum, e in parallello continuare con tutti i propri mezzi a diffondere trasversalmente l’idea indipendentista tra tutta la società lombarda.

Se i Consiglieri Regionali indipendentisti eletti avranno la maggioranza assoluta (come nel caso dello Scottish National Party in Scozia) dovranno immeditamente fissare la data nella quale svolgere il referendum, mentre se fossero in minoranza cercare di far esprimere la maggioranza eletta sul tema in questione (caso di Esquerra Republicana de Catalunya in Catalogna).

Individuata la data per la consultazione, ogni sforzo degli eletti dovrà concentrarsi sulla propaganda indipendentista in Lombardia, mentre all’estero dovranno essere trovati partner istituzionali sovranazionali e non (accordi con UE e Stati membri pronti a riconoscere il nuovo Stato lombardo).
Dopo il voto favorevole al referendum, sarà dichiarata unilateralmente l’indipendenza della Lombardia dallo Stato italiano.

Cosa succederà dopo il referendum?

Successivamente ci sarà un periodo transitorio da uno a due anni, nel quale i lombardi continueranno a vivere come prima del referendum.
Rimarranno attivi tutti i contratti in essere, sia quelli tra privati, sia quelli tra privati ed aziende pubbliche (forniture di gas, energia elettrica etc).
Resterà invariata la validità di tutti i documenti (patenti, carte d’identità ecc.), tutte le pratiche e gli adempimenti burocratici seguiranno provvisoriamente le norme del diritto italiano, fino all’approvazione di una nuova e più efficiente normativa lombarda.
Contemporaneamente seguiranno i negoziati tra lo stato italiano e quello lombardo con la quale verranno divisi il demanio, il patrimonio edilizio pubblico, le riserve auree e di valuta estera, nonché le proprietà per la fornitura di servizi italiani ecc. La Convenzione di Vienna sulla successione tra Stati rispetto ai trattati è un trattato internazionale che regola i principi per la divisione delle suddette tematiche.
In questo lasso di tempo verrà inoltre eletta l’Assemblea Costituente che redigerà la nuova Costituzione della Repubblica Lombarda.
Una volta che la Costituzione sarà approvata tramite referendum dai cittadini, si procederà all’elezione delle nuove istituzioni politiche ed alla stesura dei vari codici (civile, penale ecc.).
Quindi si adotterà il nuovo Diritto Lombardo, abbandonando definitivamente il vecchio diritto italiano.
La Lombardia assumerà il proprio ruolo nel mondo e presenterà domanda di ammissione per diventare membro delle Nazioni Unite. Una delegazione lombarda sarà inoltre inviata presso il Consiglio dei Ministri dell’Unione Europea.

La Lombardia indipendente ce la farebbe?

Contrariamente a quello che pensa la maggior parte dei lombardi la Lombardia ha una popolazione superiore a oltre la metà degli stati membri dell’Unione Europea e un PIL pari o maggiore ad altri stati esistenti come Austria, Svizzera o Svezia.

La sua credibilità finanziaria verso l’estero sarebbe maggiore di adesso perchè la Repubblica Lombarda avrebbe un avanzo di bilancio, anziché un deficit come l’Italia, che permetterebbe di abbassare da subito le tasse ed aumentare la qualità dei servizi pubblici. Anche prendendo in carico una quota del debito pubblico italiano, le obbligazioni lombarde sarebbero sostenibili grazie all’enorme surplus delle nostre entrate fiscali rispetto alle attuali uscite destinate ai servizi pubblici.
La Repubblica Lombarda attirerebbe investitori e capitali stranieri grazie alla sua grande tradizione manifatturiera e ad una pressione fiscale molto più bassa, oltre al fatto di essere un stato solido economicamente: questo significherebbe ampia possibilità di crescita e ripresa dall’attuale crisi.
La Lombardia con l’indipendenza potrebbe esprimere al massimo il suo potenziale sempre più soffocato e ostacolato dalla alta tassazione e dall’invasiva burocrazia italiana.

Di seguito proponiamo un paragone fra la Lombardia, alcuni stati esistenti e altre realtà europee sempre più vicine al raggiungimento della loro indipendenza.

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– See more at: http://www.prolombardia.eu

Rinnovati i vertici di pro Lombardia Indipendenza

L’assemblea Nazionale di pro Lombardia Indipendenza ha rinnovato, nella giornata di domenica 2 febbraio, le cariche elettive del proprio Esecutivo Nazionale.

Per i prossimi due anni, la carica di Presidente sara’ occupata da Giovanni Roversi, mentre quella di Portavoce da Giacomo Consalez.

Un buon lavoro a tutto l’Esecutivo e a tutti gli attivisti all’insegna dell’Indipendentismo !!!

                                                         (0 Giacomo Giovanni