Istruzione, università e ricerca per la Lombardia indipendente – da www.prolombardia.eu

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Istruzione, università e ricerca per la Lombardia indipendente

 

 

L’università e la ricerca dovranno giocare un ruolo fondamentale per lo sviluppo del Lombardo indipendente. La chiave per il successo della nuova società Lombarda sarà la capacità di allontanarsi dal modello gerarchico e dinastico dell’università italiana per costruire un modello in cui l’università sia creatrice di nuove conoscenze e competenze, nate dall’applicazione del metodo sperimentale, anziché stadio finale di un apparato di formazione enciclopedica o compilativa, in altre parole un supplemento del liceo.

Percorso di studi Al sistema universitario Lombardo si potrà accedere all’età di 18 anni, dopo sei anni di scuola elementare (a partire dai cinque anni di età), tre di scuola media e 4 di liceo umanistico o scientifico/ sperimentale. I corsi universitari saranno equiparati per durata e contenuti a quelli in vigore presso altri paesi europei. Agli studenti verrà garantito un biennio di formazione più generale, di orientamento, caratterizzato da una forte componente di esperienza pratica ed apertura al mondo del lavoro. Gli ultimi due anni saranno invece focalizzati sugli insegnamenti propri di ciascun indirizzo specialistico, mantenendo una forte connotazione di insegnamento frontale integrato a sessioni basate sull’acquisizione di esperienza pratica. Alla fine dei quattro anni, gli studi potranno proseguire in direzione di un corso magistrale (Master’s program) o di un dottorato di ricerca (Ph.D. program), in cui lo studente si trasformi, da percettore di nozioni e sperimentatore di tecniche già consolidate, in produttore di sapere originale e innovazione.

Impostazione dell’insegnamento Il sistema della pubblica istruzione italiano fu concepito ai tempi del ministro Baccelli e poi strutturato dall’ideologo del fascismo Giovanni Gentile come un sistema elitario, in grado di insegnare alla massa dei cittadini sudditi a leggere, scrivere e far di conto, ma non necessariamente a pensare e a sviluppare spirito critico. Queste facoltà venivano riservate a una minoranza spesso di casta destinata a governare il paese. Il sistema di pubblica istruzione Lombardo dovrà invece tendere a formare una cittadinanza in maggioranza attiva, in grado di autogovernarsi, affiancando il proprio potere deliberativo e legislativo a quello dei propri rappresentanti politici, mantenendo le redini della sovranità, e potendo correggere, tramite gli strumenti di deliberazione popolare, gli errori e gli abusi commessi dai propri rappresentanti. Per conseguire questo obiettivo, il sistema di istruzione e formazione professionale dovrà abbandonare la vocazione astratta, verbosa e grandiloquente propria del sistema italiano, tutto umanistico ed estraneo al metodo sperimentale, e insegnare a comunicare in modo tanto semplice quanto rigoroso, promuovendo la coscienza civica e la curiosità scientifica dei cittadini. Solo questo approccio potrà recuperare la maggioranza della popolazione all’educazione civica, sociale, storica, filosofica, politica, tecnica e scientifica, formando individui competenti, responsabili verso di sé e verso gli altri.

Il sistema di istruzione della Nazione Lombarda potrà essere pubblico o privato. Il sistema pubblico potrà essere concepito e costruito autonomamente da ciascuna comunità federata, garantendo livelli minimi concordati all’unanimità a livello federale (anche in base agli standard europei), e integrando l’insegnamento con elementi propri di ciascuna realtà locale, scelti in completa autonomia. Il finanziamento della scuola pubblica dipenderà dalla tassazione locale, alla quale potranno sottrarsi coloro che, per l’educazione dei propri figli, opteranno per il sistema privato. Quest’ultimo non dovrà godere di alcun sussidio pubblico. Il sistema privato dovrà altresì attenersi a criteri minimi, al di fuori dei quali godrà di completa autonomia.

Rifondazione del sistema universitario Il sistema universitario della penisola è basato sulla figura del docente generalista, che copre tutti i capitoli della materia che insegna. Gli insegnamenti sono suddivisi in c.d. settori disciplinari che non hanno subito che minime modifiche nel corso degli ultimi decenni, nonostante l’evoluzione e la convergenza delle discipline scientifiche, che hanno attraversato spesso le barriere che le separavano. Di fatto questa struttura rigida ignora l’evoluzione della ricerca scientifica e tecnologica. Questo modello gerarchico, costituito da compartimenti stagni e scarsamente comunicanti tra loro è più funzionale a una gestione “di scuderia” del potere accademico, che non alla formazione di nuove competenze professionali o alla promozione accademica dei talenti migliori. Questo modello “di potere” dovrà essere sostituito da un modello di suddivisione in aree disciplinari più ampie e comunicanti tra loro tramite il sistema delle doppie affiliazioni. In base alla propria attività di ricerca e di insegnamento, ciascun professore potrà affiliarsi a diversi dipartimenti universitari (affiliazione primaria e secondaria). Per fare un esempio, in Italia un professore ordinario di pediatria è un medico esperto, figura apicale di un reparto clinico, e spesso insegna tutti i capitoli della sua materia, compresi quelli di cui non si occupa in prima persona. Negli Stati Uniti, il ruolo di professore ordinario di pediatria è svolto da un clinico apicale, il quale però può essere affiancato anche da altri professori con curricula diversi, tra cui Ph.D. che svolgono ricerca di frontiera sulle patologie pediatriche. In generale, negli Stati Uniti il ruolo di professore universitario richiede un ruolo attivo e nel campo della ricerca. Chi svolgesse, anche a livelli apicali, un’attività puramente clinica, non sarebbe di per sé legittimato a ricoprire una posizione universitaria. Inoltre, le gerarchie proprie del settore clinico/ assistenziale non devono condizionare i rapporti gerarchici tra ricercatori. Un ricercatore indipendente sul piano della produzione scientifica e su quello della raccolta di finanziamenti pubblici e privati deve poter godere della massima indipendenza scientifica e amministrativa, indipendente dal ruolo svolto nel contesto di una struttura clinica. Il sistema dovrà favorire la mobilità dei docenti/ricercatori tra le varie sedi nazionali e verso l’estero, così come facilitare il reclutamento di ricercatori internazionali in grado di portare nuove tecnologie e nuove competenze alle università Lombarde. Nel modello che proponiamo, il reclutamento delle figure apicali del sistema universitario sarà basato sulla produttività scientifica, oltre che sulla provata esperienza professionale, misurata in base a criteri oggettivi, quali l’impact factor globale, o l’H index, ma anche e soprattutto sul numero e l’importanza (in base al numero delle citazioni) dei lavori scientifici pubblicati come primo o ultimo autore (rispettivamente junior e senior author) e sulla capacità di ottenere finanziamenti pubblici e privati, nazionali e internazionali. I nuovi reclutamenti potranno avvenire a tre livelli: professore assistente, professore associato e professore ordinario. Altri criteri saranno la pubblicazione di monografie scientifiche, la partecipazione a collegi editoriali di riviste scientifiche internazionali, e l’attività di formazione scientifica presso scuole di dottorato (Ph.D. programs) e scuole di specializzazione. Il reclutamento di professori universitari dovrà essere prerogativa di ciascun ateneo, il quale chiamerà a proprio insindacabile giudizio ricercatori che abbiano superato un esame di abilizazione nazionale per titoli ai tre livelli accademici (professore assistente, associato, ordinario). La validità dell’abilitazione sarà a vita e non soggetta a scadenza come nel sistema italiano. Mentre la chiamata sarà liberamente gestita da ciascuna sede universitaria, l’abilitazione sarà conferita da una commissione di scienziati internazionali, allo scopo di minimizzare i conflitti di interesse. Questo sistema è inteso a responsabilizzare ciascuna sede universitaria in merito ai criteri meritocratici che dovranno guidare il reclutamento. Infatti, per una quota rilevante (fino al 60%), il finanziamento pubblico in conto capitale e per spese correnti all’ente universitario sarà commisurato in modo lineare alla produzione scientifica globale dell’università, al suo rating nel contesto internazionale, al successo professionale dei laureati e diplomati di quella sede universitaria. Gli incarichi universitari saranno a tempo determinato al livello di professore assistente e associato, mentre il reclutamento permanente verrà offerto ai professori ordinari oltre i 45 anni di età. Anche per questi ultimi, tuttavia, il trattamento economico potrà tenere conto della produttività scientifica come dell’insegnamento, dello svolgimento di ruoli amministrativi e di coordinamento (facoltà, scuole di dottorato), della capacità di autofinanziamento, della creazione di proprietà intellettuale, e delle interazioni con il mondo produttivo. Il curriculum degli studenti sarà basato sul sistema di crediti in vigore presso le migliori università internazionali, allo sopo di favorire la trasferibilità degli studenti da e verso centri di ricerca esteri, anche a stadi intermedi della loro formazione. L’insegnamento avrà una forte componente di esperienza pratica, con frequenti interazioni con le aziende che potranno certificare gli internati effettuati dagli studenti, permettendo loro di acquisire crediti accademici. Nelle università della Nazione Lombarda sarà abolito il valore legale del titolo di studio. Università pubbliche e private potranno erogare titoli accademici necessari allo svolgimento di ciascuna professione, ma l’acquisizione di una qualifica professionale richiederà il superamento di un esame di certificazione post-lauream unico a livello nazionale. I risultati di questo esame serviranno a (1) permettere una valutazione comparativa tra laureati provenienti da diverse sedi universitarie, e (2) a consentire di stilare una classifica delle sedi universitarie basata su criteri unificati a livello nazionale (risultati conseguiti dai laureati agli esami di certificazione). Gli esami di certificazione ricalcheranno l’impianto di quelli affrontati da studenti dei maggiori e più avanzati paesi europei, quali la Svizzera, l’Austria, la Gemania, l’Olanda e il Regno Unito. Le scuole di dottorato dovranno preparare gli studenti al ruolo di ricercatori universitari, ma anche allo svolgimento di altre professioni connesse alle attività industriali. Poiché il sistema universitario nazionale e internazionale non può assorbire che una minoranza di dottori di ricerca, a ciascuna università verrà richiesto di fare del dottorato un corso di formazione polivalente, in grado di fornire ai diplomati competenze linguistiche, amministrative, statistiche, gestionali, di scrittura tecnico scientifica, di programmazione di progetti industriali, di gestione di personale e risorse economiche, ed altro.

Ricerca Per quanto attiene più strettamente alla ricerca, questa dovrà superare la dicotomia tra ricerca di base e applicativa/traslazionale. Il tipo di ricerca da effettuare andrà scelto in base alle conoscenze esistenti e alla possibilità di tradurle in risultati di utilità sociale, di rilievo tecnologico o di giovamento effettivo ai malati. Questa scelta andrà effettuata evitando qualsiasi fuga in avanti, in modo che le applicazioni di natura tecnologica e soprattutto quelle in tema di salute dei cittadini siano corredate da informazioni solide sui meccanismi fondamentali sottostanti. In campo biomedico, nessuna scoperta potrà essere applicata alla cura dei malati a meno che i suoi presupposti teorici siano stati vagliati dalla comunità scientifica internazionale tramite pubblicazioni soggette a peer review che ne attestino la fondatezza.

Finanziamento della ricerca Il sistema di finanziamento pubblico della ricerca dovrà essere centralizzato, in maniera che tutti i ricercatori di un’area (biomedica, fisico-matematica, politico-storico-filosofica) vengano finanziati da un’unica fonte pubblica indipendentemente dalla propria affiliazione professionale. All’interno di grandi aree tematiche (e.g. neuroscienze, cancro, immunologia, medicina rigenerativa, etc.) i ricercatori saranno liberi di proporre progetti di ricerca rivolti all’ampliamento delle conoscenze di base o alla messa a punto di protocolli e tecnologie (approccio bottom-up). Il governo Lombardo avrà la prerogativa di promuovere programmi di finanziamento a lungo termine su tematiche di pressante interesse sociale, economico, sanitario (e.g. un programma pluriennale sulle malattie neurodegenerative della terza età). Il budget complessivo di ciascun programma di ricerca verrà stabilito dal governo Lombardo in base alle proprie disponibilità. Il governo Lombardo stabilirà il budget minimo e massimo assegnabile ai progetti di ricerca che concorrono a ciascun bando. La valutazione dei progetti di ricerca sottoposti verrà invece demandata a collegi di valutatori appartenenti alla comunità scientifica internazionale, allo scopo di minimizzare la possibilità di apparentamenti politici o conflitti di interesse. I revisori esterni decideranno in base al merito scientifico e alle credenziali del proponente, senza alcuna valutazione o mediazione successiva di natura politica. Il finanziamento verrà erogato ai progetti meglio classificati, che verranno finanziati per intero o ridimensionati solo in piccola parte, fino ad esaurimento del budget governativo disponibile. Liberi finanziamenti alla ricerca, non disciplinati in alcun modo dal governo, potranno venire da aziende, venture capitalists, charities, fondazioni bancarie e private, associazioni e donatori privati, Lombardi e internazionali.

Il movimento per la Lombardia indipendente – da http://www.gadlerner.it/2014/03/26/il-movimento-per-la-lombardia-indipendente

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di Andrea Mollica

 

 

Il movimento Pro Lombardia indipendenza è un’organizzazione che ha come obiettivo la trasformazione della più grande regione italiana in uno stato autonomo e separato dall’Italia. Questo movimento, che già conta un discreto seguito su Facebook, vorrebbe replicare a breve una consultazione come il referendum sull’indipendenza del Veneto promossa da Plebiscito.eu.. I toni del presidente del movimento indipendentista lombardo, Giovanni Roversi, intervistato su La Stampa.it, sono però più moderati rispetto ai suoi “colleghi” veneti, e parecchio distanti anche dalla retorica leghista. Lo stesso Roversi ribadisce come la Lega Nord abbia strumentalizzato il sentimento indipendentista dei lombardi, ma di non aver mai fatto nulla per promuovere una reale autonomia della regione. ” La Lega ha sempre usato la secessione come uno slogan per tenere uniti i militanti, ma non l’ha mai voluta davvero. E infatti non ha appoggiato il referendum veneto, fatto in modo privato e autorganizzato. Non vogliamo l’indipendenza per alzare muri né in contrapposizione con altri popoli: per noi un siciliano è un fratello europeo come un cittadino della Baviera o della Galizia. Noi facciamo un discorso inclusivo”. Una distinzione evidenziata anche dalle diverse appartenenze europee. Mentre la Lega Nord si sta alleando con i nazionalisti no euro di Le Pen, Wilders e Strache, Pro Lombardia indipendenza ha scelto di stare con l’Alleanza Libera Europea, il partito europeo a cui aderiscono la maggior parte delle formazioni indipendentisti o autonomiste di diversa ispirazione politica, come i progressisti Scottish National Party o Plaid Cymru, oppure i conservatori fiamminghi della N-Va o i moderati del Partito sardo d’azione. Il movimento Pro Lombardia vuole raggiungere l’indipendenza attraverso un referendum, che trova la sua legittimazione nel diritto all’autodeterminazione dei popoli. La forza economica lombarda, una regione con un Pil superiore a quello di Svizzera o Austria, garantirebbe la credibilità del progetto, mentre l’esempio elvetico appare ispirare il progetto, con una Lombardia libera basata su uno stato meno prevaricatore, tasse più basse e un maggior coinvolgimento del popolo attraverso l’indizione di referendum.

INTERVISTA di GIOVANNI ROVERSI, Presidente di pro Lombardia Indipendenza, concessa e pubblicata su LA STAMPA del 26.03.2014

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La Lombardia che sogna la secessione
“Presto un referendum come in Veneto”

Regione divisa in cantoni e democrazia diretta, il movimento Pro Indipendenza vuole una “Svizzera al di qua delle Alpi”: «Ma con la Lega non c’entriamo nulla»
di Stefano Rizzato

Sognano una secessione come quella della Crimea, ma morbida, senza eserciti e annessioni. Vogliono un Europa unita e coesa, ma spezzettata in un’ottantina di Stati diversi. E puntano a trasformare la Lombardia in una seconda Svizzera, con i cantoni, la democrazia diretta e i referendum. E pure un pezzo di Piemonte, le attuali province di Novara e Verbano-Cusio-Ossola. Leggere, per credere, il sito del movimento Pro Lombardia Indipendenza: “L’attuale Regione Lombardia è figlia di un disegno centralista che non ha volutamente rispettato i reali confini”, spiegano. Con tanto di cartina modificata (vedi foto).

 

Gli indipendentisti del Nord, insomma, non sono solo veneti. Mentre i “colleghi” della laguna raccoglievano due milioni di firme secessioniste virtuali, vere o fasulle, quelli lombardi si attrezzavano con gazebo in punti strategici di Milano. Per loro il referendum è solo rimandato. “Non c’è una data: la Lombardia ha il doppio degli abitanti e comprende una metropoli come Milano, dove un’iniziativa simile è molto difficile”, spiega Giovanni Roversi, 28 anni, presidente del movimento. “Quella in Veneto è stata un’iniziativa positiva, che ha tolto la cappa d’ignoranza su un tema di cui fino a poco tempo fa non si parlava”.

 

In attesa di consultare il popolo, i Pro Lombardia fanno fronte comune con catalani e scozzesi, che andranno alle urne in autunno, e con gli altri secessionisti del continente. “L’appuntamento è per il 30 marzo a Jubelpark, Bruxelles, con una manifestazione congiunta per l’autodeterminazione”, continua Roversi. “L’obiettivo è costruire un’Europa dei popoli, che faccia fronte comune contro lo strapotere di Stati Uniti, Russia e Cina e che non sia più portata avanti dagli Stati nazionali, che hanno fatto fallire il progetto”.

Quello catalano è l’esempio più luminoso indicato dagli indipendentisti lombardi. Roversi, originario di Cussago in provincia di Brescia, spiega perché: “Lì è la Generalitat, un’istituzione, a portare avanti il progetto e anche qui sarebbe il caso che si muovesse la Giunta regionale. Invece la Lega ha sempre usato la secessione come uno slogan per tenere uniti i militanti, ma non l’ha mai voluta davvero. E infatti non ha appoggiato il referendum veneto, fatto in modo privato e autorganizzato”.

 

La divergenza con Maroni e il suo partito è assoluta. “Non vogliamo l’indipendenza per alzare muri – dice Roversi – né in contrapposizione con altri popoli: per noi un siciliano è un fratello europeo come un cittadino della Baviera o della Galizia. Noi facciamo un discorso inclusivo”. L’unico punto di contatto con la Lega, anche a livello di retorica, è sull’economia: “Qui abbiamo il residuo fiscale più alto, cioè il massimo di differenza tra tasse pagate e ciò che lo Stato restituisce. Essere indipendenti significherebbe non dover più aspettare il fieno da qualche ministero di Roma per costruire qualcosa, evitare di veder volare via miliardi di euro senza ritorno sul territorio, dispersi in burocrazia e corruzione”.

 

Ma l’obiettivo, assicurano i paladini dello Stato lombardo, va molto oltre le tasse e le questioni di soldi. È creare una Svizzera al di qua delle Alpi. “Non vogliamo fare della nuova Lombardia una nuova Italia, ma dare vita a un tipo diverso di Stato. Ci ispiriamo alla federazione elvetica, che ha istituzioni molto simili a quelle dell’antica Lombardia e strumenti di democrazia diretta come appunto i referendum”.

 

Nel programma c’è anche l’immancabile richiamo all’identità linguistica. Per il movimento pro indipendenza, il dialetto – pardon, il “sistema linguistico autoctono” – lombardo va promosso a fianco dell’italiano, come modo per stimolare l’intelligenza e l’apertura mentale. “Non è un dialetto, ma una lingua e lo dice anche il professor Marco Tamburelli della Bangor University, in Galles”, chiosa Roversi. A Milano, dove un residente milanese su cinque è di origine straniera, chissà che ne pensano davvero.

 

 

http://www.lastampa.it/2014/03/26/italia/cronache/la-lombardia-che-sogna-la-secessione-presto-un-referendum-come-in-veneto-HS3d6bojkiOHP8pwvFZ4OK/pagina.html

 

 

Domenica a Bruxelles riuniti per l’autodeterminazione dei popoli – di Juri Orsi

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Domenica 30 Marzo si terrà a Bruxelles un’importante manifestazione a favore del diritto di autodeterminazione dei popoli. Il diritto di autodeterminazione è un principio in base al quale i popoli hanno diritto di scegliere liberamente il proprio sistema di governo e di essere liberi da ogni dominazione esterna. La manifestazione è organizzata da ICEC, che ha organizzato una raccolta firme a favore della difesa del diritto di autodeterminazione a livello europeo che ha raggiunto 550 000 firme.

Per questo motivo tutti i principali movimenti indipendentisti europei si ritroveranno a Bruxelles per chiedere il rispetto da parte delle istituzioni di questo diritto sancito dal diritto internazionale. Una manifestazione che assume un’importanza politica enorme, se pensiamo al momento storico che sta vivendo l’Europa. In questo stesso anno si terranno infatti due referendum per l’indipendenza in Catalunya e Scozia, e le stesse elezioni politiche in Belgio promettono dei passi in avanti per il processo di indipendenza delle Fiandre. Senza dimenticare le spinte indipendentiste venete, giunte nei giorni scorsi su tutti i principali media europei. È quindi evidente che sempre più popoli europei si rendono conto di quanto gli stati nazionali non rispondano più alle esigenze dei cittadini, e di come l’autogoverno sia l’unica possibilità per una rinascita economica e democratica dei popoli europei.

La manifestazione di Bruxelles suggellerà questa diffusa presa di coscienza. È quindi con grande orgoglio che annunciamo che una delegazione di pro Lombardia Indipendenza sarà presente alla manifestazione, e sfilerà accompagnata dai nostri vessilli nazionali, la croce di san Giorgio e il Biscione Visconteo. Questa partecipazione è particolarmente importante. Non solo offrirà ai lombardi che ci accompagneranno la possibilità di dare il proprio contributo all’affermazione del diritto di autodeterminazione a livello europeo, ma evidenzierà all’Europa il fatto che anche la Lombardia si trova ad essere una nazione senza stato occupata dallo stato italiano.  Un riconoscimento accolto con grande felicità da pro Lombardia Indipendenza, che dalla sua nascita collabora con i più importanti movimenti indipendentisti europei, tra cui lo Scottish National Party e la Nuova Alleanza Fiamminga, sperando che questo riconoscimento a livello europeo possa facilitare il processo di indipendenza della Lombardia.

JURI ORSI

pro LOMBARDIA INDIPENDENZA

RAPPORTO CONFCOMMERCIO

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I partiti italiani si scagliano contro le regioni, definendole unicamente centri di malagestione. Parzialmente è vero, chiaramente se non si considera la Lombardia. Secondo il rapporto “La spesa pubblica regionale” di Confcommercio, infatti: “Per dare conto delle distanze nella spesa regionale si può immaginare di moltiplicare per tutta la popolazione italiana la spesa pro capite della Lombardia e confrontare il risultato con la spesa attuale. Ebbene, se tutti spendessimo, a testa, quanto i lombardi, si risparmierebbero
più di 80 miliardi di spesa pubblica per consumi finali.”

Manifestazione ICEC a Bruxelles – domenica 30 marzo 2014

Il prossimo appuntamento con pro Lombardia Indipendenza sara’ a BRUXELLES

La prossima domenica, militanti del Movimento parteciperanno alla Manifestazione indetta da ICEC nella sede delle piu’ alte istituzioni europee, in difesa del DIRITTO DI AUTODETERMINAZIONE DEI POPOLI. Insieme ai Fratelli di tutta Europa, chiederemo che venga rispettato il Diritto dei Popoli di scegliere come guardare al futuro. Nel nostro caso, due sole parole: LOMBARDIA INDIPENDENTE.

Sara’ ovviamente presente anche una delegazione della sez. Insubria.

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Lettera aperta a Carlo Vichi, patron della Mivar………chiusa

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Caro signor Vichi, ho letto, come moltissime altre persone, il suo sfogo odierno sui media e la sua offerta di una fabbrica a costo zero per cercare di realizzare la ripresa dell’attività produttiva.

Come cittadino non posso che condividere ed ammirare la sua proposta, ma devo confessarle onestamente che mi stupisce fortemente “l’italianità” che trasuda dalle sue parole.

Cerco di spiegarmi: se la sua fabbrica ha chiuso, o neppure aperto, e se le sue maestranze si trovano ora su una strada, non e’ colpa della concorrenza estremo-orientale, ma proprio di quell’Italia che lei continua a citare. Uno Stato senza una seria politica industriale, colpevole di tartassare le imprese con un fisco ossessivo e oppressivo, e di rapinare le buste paga dei lavoratori con un prelievo alla fonte che non permette loro un decente grado di vivibilità. Uno Stato che non ha mai pensato a una seria rete di trasporti che permettessero alle imprese di trasferire a basso costo le proprie merci. Uno Stato che, spesso con la complicita’ delle sue diramazioni locali, ha stretto la morsa sulle imprese con lacci e lacciuoli sconosciuti in altre parti d’Europa.

Per non parlare del sistema bancario “italiano”, sempre pronto a soccorrere amici della politica o a finanziare cattedrali nel deserto totalmente improduttive, e che non conosce, come da altri parti, tipi di finanziamento a progetti innovativi e tecnologicamente avanzati.

Mi creda, signor Vichi, lei interpreta perfettamente il ruolo dell’imprenditore lombardo, che si e’ fatto da solo, che ha investito nella propria azienda gli utili negli anni in cui questi c’erano e ha coperto con le proprie proprietà le perdite negli anni di crisi.

Come tipicamente lombardi, da quasiasi parte essi provengano, sono i suoi dipendenti, pronti a scendere in campo al suo fianco pur di salvare l’azienda.

Il Movimento che rappresento e’ nato da poco, inizia solo ora il radicamento sul territorio insubre, ma non tema, ci schieriamo al vostro fianco, verremo a parlare con i lavoratori della sua azienda e, se sara’ possibile, anche con lei, con immenso piacere……..Cercheremo di farvi capire di chi e’ la responsabilita’ di tutto,  e  di come uscirne. In un solo modo, con la creazione di uno Stato Indipendente lombardo, che sicuramente non vedra’ al suo interno lo svolgersi di questi drammi.

Non ci spinge nessuna molla di carattere elettorale, non ci interessa farci pubblicita’ sulle vostre spalle. Quello che ci preme e’ la serenita’ della popolazione lombarda, nella consapevolezza che non esiste possibilita’ di Indipendenza politica senza un’economia forte e sana.

La ringrazio dell’attenzione e la saluto, con una stretta di mano, da lombardi

 

Alberto Schiatti

pro Lombardia Indipendenza – Insubria