Ricordiamo e festeggiamo il primo marzo, capodanno veneto – di Ettore Beggiato

BATI MARZO

Vicenza 27 febbraio 2018 more veneto

   

Ricordiamo e festeggiamo il primo marzo, capodanno veneto

Dante Olivieri è stato un linguista veneto nato a San Bonifacio (Vr) nel 1877; si è laureato all’Università di Padova con una tesi sui toponimi veneti, ancor oggi rimane fondamentale il suo volume “Toponomastica veneta”; circa un secolo fa stampò un prezioso volumetto, un sussidiario come si chiamava allora, “per le scuole medie e le persone colte”, intitolato “Vita ed anima del popolo veneto”.

Ripeto siano attorno al 1920, prima della famigerata riforma Gentile, la riforma scolastica che Mussolini definì “La più fascista delle riforme”, ispirata al concetto “Un popolo, una storia, una lingua” che assestò un colpo durissimo allo straordinario patrimonio di lingue, di culture, di storie, di identità che caratterizzavano l’espressione geografica chiamata Italia.

Vale la pena di soffermarsi sul titolo “Vita ed anima del popolo veneto”, evidentemente un concetto che era già presente nella testa, nella mente e nel cuore della nostra gente, altro che “invenzione recente” come cercano disperatamente di far passare  pseudo intellettuale italiota e veneti  …

E nell’introduzione vengono sottolineati  alcuni concetti di straordinaria importanza e attualità … vediamoli.

“Il popolo  veneto, oltre che per il dialetto, anche per i suoi caratteri fisici e morali, e quindi per l’insieme delle sue tradizioni ed usanze, e per tutte le vestigia del passato che in sé conserva, è senza dubbio ancor oggi fra i meglio definiti, o, vorremmo dire, individuati d’Italia. Non che manchino neanche in esso differenze di qualche importanza, specialmente fra le popolazioni montanare e quelle della pianura, e fra tutti’e due e gli abitanti dell’estuario adriatico; nonché fra gli abitatori delle città più progredite, e quelli delle più solitarie campagne; ma tali differenze non impediscono certo che, nelle manifestazioni del loro spirito, tutte le popolazioni delle Venezie non sappiano dimostrare i tratti caratteristici propri: come una inesausta bonarietà, un vivo attaccamento alla terra natia, un senso pratico acuto, un sano amore alla famiglia, un’arguzia gustosa, e spesso frizzante e mordace. Questi caratteri saranno facilmente rilevati, noi pensiamo, dall’attento lettore del nostro libretto, specialmente in quella parte, che è la più rilevante, in cui è raccolta ed ordinata la scelta di canti, di leggende, e di tutto l’altro corredo della letteratura popolare, che ci siamo studiati di metter insieme.”

Particolarmente interessante il capitolo a quella che l’Olivieri chiama “L’entrata di Marzo”:

“L’entrata di Marzo è salutata con gioia, nelle campagne e sui monti, come quella che segna l’approssimarsi della primavera. Ma una volta era più comune di ora il -mover incontro a Marzo-, o bater Marzo. Per tutti i tre ultimi giorni di febbraio, i ragazzi andavano per i paesi gridando “fora Febraro, che Marzo xè qua”, e facendo una musica indiavolata; oppure accendevano in gran falò o si fermavano davanti a una casa, intrecciando, con la lode del Marzo, allusioni a giovani che volevano indicare come fidanzati: come, per esempio. Ad Arcole, nel Veronese:

Intra Marzo su questa tera.

Marzo, marzo sia!

Le pegore e ‘l monton va a l’ombria,

El pastore va in montagna

A tor la calzina,

Per fabricar ‘na bela palazzina,

Per meterghe drento la sposa novela,

Ci ela, ci no ela ?

e qui facevano un nome

Ci gh’enti da dar ?

Bati Marzo, Brusa Marzo riti arcaici che si perdono nella notte dei tempi…

Riti che nel Veneto assumono un significato particolare visto che il primo marzo è sempre stato considerato nella storia della Repubblica Veneta il capodanno veneto;  nei documenti e nei libri di storia si trovano le date relative ai mesi di gennaio e febbraio seguite da “more veneto” per sottolineare questa peculiarità veneta: incominciando l’anno veneto il primo di marzo, gennaio e febbraio erano gli ultimi mesi dell’anno passato (si veda, come esempio, la data del comunicato).

Il capodanno veneto originariamente era stato fissato al 25 marzo, giorno della fondazione di Venezia (421),  per i credenti giorno dell’annunciazione del Signore,  e, secondo una leggenda greca, giorno della creazione del mondo; in un secondo tempo fu anticipato al primo marzo per comodità di calcolo.

Emblematico quanto successe il 9 marzo 1510 nel luogo ove adesso sorge il Santuario della Madonna dei Miracoli a Motta di Livenza (Tv), la Madonna apparve a un contadino del posto e gli disse “Bon dì e bon ano!”

Un altro tassello della nostra storia e della nostra identità che va valorizzato, anche per onorare il Serenissimo Bepin Segato che più di ogni altro si era impegnato per riproporre questa festa.

Recentemente  è stato festeggiato in diverse città venete  il capodanno cinese (è l’anno del Maiale) ; così come il 5 febbraio gli amici tibetani hanno festeggiato il loro capodanno (Losar) e per tutti noi è stato un momento per ribadire la nostra solidarietà alla  nazione del Tibet  vergognosamente calpestata dalla Cina; non parliamo poi delle ricorrenze e delle celebrazioni  di altri popoli, di altre religioni  (si pensi solo al Ramadan): ma nel Veneto del futuro ci sarà spazio anche per i Veneti ?

E allora …  “Viva San Marco!”  per ricordare e festeggiare l’arrivo del nuovo anno veneto.   

Ettore Beggiato


 

KURDISTAN – UN VERO ATTO DI EROISMO: SI INFILTRA IN DAESH PER LIBERARE LA SORELLA – di Gianni Sartori

yazidi

Sembra un romanzo, un film. Ma è una storia vera. Conclusasi decentemente, diciamo così (“felicemente” sarebbe un abuso, visto quello che ha dovuto subire Leyla dopo essere stata rapita dai fascisti islamici). Un gesto eroico comunque quello compiuto, a proprio rischio e pericolo, dal fratello della ragazza. La conclusione risale a qualche mese fa, ma solo ora si è venuti a conoscenza della drammatica vicenda e dei particolari della liberazione della giovane yazida.

Leyla era stata sequestrata a Shengal – insieme a migliaia di donne e bambini yazidi – dalle milizie del soidisant “Stato Islamico” nell’agosto del 2014. Qui Daesh aveva compiuto un autentico genocidio assassinando uomini, anziani e ragazzi.

Ricordo che per gli islamisti fanatici, i curdi yazidi sono eretici e quindi si possono schiavizzare impunemente (le donne almeno, per gli uomini si preferisce giustiziarli sul posto) senza incorrere nelle ire del profeta. Un po’ come – ai vecchi tempi – i nostri cristiani con i “pagani”.

Dopo quasi due anni trascorsi in quella sorta di inferno – dopo essere stata venduta e rivenduta varie volte come schiava sessuale – la giovane yazida era riuscita a procurarsi un telefono e a mettersi – segretamente – in contatto con i familiari. Aveva quindi potuto informarli di trovarsi a Raqqa nelle mani di Abu Hamza, un mercante di schiavi.

Spacciandosi per un militante di Daesh alla ricerca di una schiava yazida (e rischiando ovviamente di venir ucciso se scoperto), il fratello ha raggiunto la città in mano agli integralisti dove è riuscito a “comprare” la sorella per 500 dollari (tra l’altro – pare – in parte falsi in quanto non possedeva l’intera somma).

A questo punto, camminando senza sosta per tre giorni, i due giovani sono riusciti a lasciare di nascosto i territori occupati da Daesh e ricongiungersi con la famiglia.

Gianni Sartori

SPAGNA – un documentario per non dimenticare

Prodotto da Pedro Almodóvar, il documentario “Il Silenzio degli Altri” porta in primo piano le vittime della dittatura di Franco che, ancora oggi, stanno combattendo per avere giustizia. Un film che è uscito in Francia il 13 febbraio.

La sua voce è solo un respiro, un rantolo quasi. Strappato dal silenzio e dal peso degli anni, le sue parole hanno più forza. Concentrano l’ossessione di una vita, un’ostinazione estrema. María Martín aveva sei anni quando, il 21 settembre 1936, i sostenitori di Franco portarono via e liquidarono sua madre. Faustina López González fu sepolta in una fossa comune, su cui oggi passa una strada di Buenaventura, nella provincia di Toledo. Mai sua figlia è stata in grado di far processare i suoi assassini, non è mai stata in grado di dare a sua madre una dignitosa sepoltura. Mentre, per lei, i giorni pesano come anni,  si rifiuta di rassegnarsi. Sotto il sole alla fine della giornata, lascia cadere un mazzo di fiori sul ciglio della strada. “Come è ingiusta la vita! Non la vita…. Noi umani … siamo ingiusti “.

EUROPEE 2019 – Ahora Repùblicas – la coalizione indipendentista e repubblicana

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Presentato il logo della coalizione indipendentista e repubblicana che si presenterà sul territorio spagnolo in rappresentanza di ERC, BNG e EHBildu.

I colori richiamano quelli della Bandiera Repubblicana e hanno un forte significato di rappresentanza delle problematiche civili, sociali e politiche.

Il disegno  ricorda i fiori distribuiti dal prigioniero politico catalano Raul Romeva dalla finestra della sua cella.

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