Il Centro Studi Dialogo al fianco del Popolo Kurdo – Roma 16 febbraio 2019 – di Alfredo Gatta

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Il Centro Studi Dialogo che fin dalla propria nascita si è configurato come punto d’incontro tra le persone che si interessano di Terre e di Culture differenti, non poteva in questi giorni esimersi dal focalizzarsi su una delle ricorrenze più drammatiche per coloro che hanno a cuore ed auspicano un cambiamento delle istituzioni presenti attualmente nel Continente europeo ed in Medio Oriente, in favore di un modello futuro che riconosca le autentiche Regioni dei Popoli. Va precisato che la nostra Associazione già da tempo si dedica alla questione inerente all’autodeterminazione e al riconoscimento dell’identità della comunità nazionale curda, avendo curato tra le altre cose la pubblicazione di un’edizione di “Capire il Kurdistan” di Gianni Sartori, uno dei massimi conoscitori ed esperti in materia. Così una nostra delegazione ha voluto partecipare al corteo organizzato dalla UIKI Onlus, associazione curda operativa sul territorio italiano, che si è svolto Sabato 16 febbraio a Roma e che ha visto la partecipazione di 5000 persone. La manifestazione era facente parte dell’alveo di una serie di iniziative andate in scena in tutta Europa finalizzate a commemorare il ventesimo anniversario dell’arresto di Abdullah Ocalan, leader del PKK e Presidente unanimemente riconosciuto dal Popolo curdo, avvenuto in Kenya il 15 febbraio 1999. Infatti, dopo un’operazione congiunta che vide la partecipazione oltreché di Stati Uniti, di Israele ed in maniera passiva purtroppo anche dell’Italia alla quale Ocalan provò a chiedere inutilmente asilo politico, il leader curdo fu imprigionato nel “carcere per un uomo solo” situato nell’isola di Imrali in Turchia, sorvegliato da ben 1500 soldati. Da quel giorno la politica da lui successivamente sviluppata in carcere ha aperto la strada, grazie alla teorizzazione della piattaforma sociale del “Confederalismo democratico”, ad una soluzione nel conflitto tra lo Stato turco ed il PKK. Tra gli anni 2008 e 2015 infatti ci sono state trattative dirette tra Ocalan e le autorità turche culminate con i “colloqui di Oslo” tra il PKK e la Repubblica di Turchia supervisionati anche dall’UE. In questa fase gli scontri bellici e le perdite di vite umane sono state minime. Il Governo Erdogan ha purtroppo unilateralmente interrotto questo processo inasprendo il regime carcerario nei confronti di Ocalan a cui furono vietate sia le visite dei familiari sia gli incontri con gli avvocati. Dall’11 settembre 2016 non vi è più alcuna notizia certa e precisa riguardo la vita, la sicurezza e la salute del leader curdo. Nonostante le richieste continue, l’UE ed il Consiglio d’Europa non hanno compiuto alcun intervento per rompere questo muro d’isolamento. A fronte di tutto ciò, oltre trecento prigionieri politici curdi nelle carceri turche, tra i quali merita una menzione particolare Leyla Guven, hanno iniziato uno sciopero della fame a tempo indeterminato nella speranza di sensibilizzare l’opinione pubblica su questa grave violazione dei diritti umani.
Alfredo Gatta

VENEZUELA – CATALUNYA – un parallelo in un articolo di Massimo Fini

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Da un articolo apparso sul sito http://www.massimofini.it uno spunto che riguarda la Catalunya: “……Non più di un anno e mezzo fa il governo spagnolo, appellandosi alla Costituzione, come in Venezuela fa Maduro, ha messo in galera tutti i più rappresentativi esponenti indipendentisti, da Junqueras a Turull a Rull, e costretto all’esilio il loro leader, Puigdemont, nonostante l’indipendentismo catalano fosse uscito vincitore da un regolare referendum….Adesso la Spagna sostiene la legittimità di Guaidò”

per leggere l’intero articolo clikkare >QUI<

 

A 20 anni dal rapimento di Ocalan, oltre settanta curdi sono stati arrestati in Turchia. Germania e Gran Bretagna sembrano volersi accodare – di Gianni Sartori

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Alquanto discutibile. Intendo il modo adottato dalla Turchia per celebrare l’anniversario della cattura (meglio: sequestro) di Ocalan.

Rinnovando i fasti della peggior repressione anti-curda!

Il 14 febbraio la polizia turca ha perquisito diverse abitazioni nella provincia di Agri. In particolare, oltre al capoluogo, sono state passate al setaccio le case di Dogubayazit, Patnos, Tutak, Diyadin, Taslicay, Hamur e Eleskirt. Tale operazione ha portato all’arresto di 55 persone. Sia per quanto avevano pubblicato in rete, sia per aver partecipato ai funerali di alcuni militanti o a conferenze stampa. Episodi risalenti, tra l’altro, a qualche anno fa (2014-2015).

Il giorno dopo la medesima sorte toccava a Yeliz Karaasian, candidata sindaco di Agri per il Partito democratico popolare (HDP). E ancora nella giornata del 15 febbraio altre sette persone sono state arrestate nel corso di perquisizioni nel quartiere di Ercis a Van.

Particolarmente brutali le perquisizioni (con violente irruzioni da parte della polizia che ha sfondato le porte) nella città di Amed. Altri sei persone si sono così aggiunte a quelle già catturate, ma si teme che il numero possa aumentare ulteriormente.

ANCHE LA GERMANIA CONTRO I CURDI…

Pochi giorni fa in Germania la polizia aveva ugualmente perquisito – e costretto alla chiusura – due case editrici accusate di legami con il Pkk.

In attività da molti anni, la Mezopotamien Verlag und vertrieb GmbH e la MIR multimedia GmbH hanno pubblicato le opere di Abdullah Ocalan, oltre ai testi e alla musica di numerosi artisti curdi tra cui Ahmet Kaya e Sivan Perwer.  

Il ministro dell’Interno tedesco ha accusato Mezopotamia Verlag e Mir Multimedia, con sede rispettivamente in Renania del Nord e in Bassa Sassonia, di aver “utilizzato le case editrici come copertura per attività economica a favore del Pkk”.

…E LA GRAN BRETAGNA VUOLE INCARCERARE GLI INTERNAZIONALISTI

Una legge concepita per combattere il terrorismo islamico potrebbe venir utilizzata anche contro coloro che alla violenza insensata  dell’Isis si erano opposti rischiando la vita.

Questo potrebbe accadere in Gran Bretagna dove in futuro si rischieranno dieci anni di carcere per aver “soggiornato in Siria senza un valido motivo”. Resta naturalmente tutto da stabilire se  combattere contro l’Isis sia o non sia un motivo sufficientemente valido.

La legge era nata – legittimamente  – per contrastare il rientro di jiadisti stranieri nel paese di origine, ma ora potrebbe colpire anche chi ha combattuto con i curdi e nelle FDS. Già il londinese Ozkan Ozdil, volontario con le YPG,  era stato posto in manette appena sbarcato all’aeroporto di Luton. Con le nuove disposizioni, appena approvate, non si richiede più per l’arresto di dimostrare che le persone rientrate dalla Siria vi hanno effettivamente svolto attività terroristiche. Basta avervi soggiornato per aver compiuto il reato. Fatta eccezione per alcune categorie come i giornalisti o il personale di organizzazioni umanitarie. Anche l’aver partecipato alle esequie di un congiunto è ritenuto motivo sufficientemente valido e plausibile.

Quindi gli internazionalisti inglesi sono avvisati. Da questo momento hanno un mese a disposizione per lasciare i territori del Nord della Siria, prima che il decreto entri definitivamente in vigore.

Gianni Sartori