Al processo di Madrid, la deposizione di Jordi Sanchez, ex presidente dell’Assemblea Nacional Catalana, nella quale relaziona in merito ai fatti che hanno causato la sua carcerazione e l’accusa davanti al Tribunal Supremo
CATALUNYA – PROCESSO 1-O – Dolors Bassa
Le dichiarazioni di Dolors Bassa davanti ai giudici del Tribunal Supremo: “…..abbiamo sempre cercato un accordo con il Governo…..”
CATALUNYA – PROCESSO 1-O – Josep Rull
La deposizione di Josep Rull, ministro catalano: “…..non abbiamo speso neanche un Euro pubblico per il Referendum….”
MERAN – Südtirol – la commemorazione dell’eroe sudtirolese Andreas Hofer
Domenica 17 febbraio 2019 il Centro Studi Dialogo era presente al fianco del Popolo SudTirolese nel ricordo di Andreas Hofer
Il Centro Studi Dialogo al fianco del Popolo Kurdo – Roma 16 febbraio 2019 – di Alfredo Gatta
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CATALUNYA – PROCESSO 1-O – le risposte di Raul Romeva
Raul Romeva, Ministro degli Esteri della Catalunya, risponde ai magistrati spagnoli
CATALUNYA – PROCESSO 1-O – alla sbarra un altro imputato
Oggi la deposizione di Jordi Turull i Negre: …..”Il popolo di Catalunya non è militarizzato, non è un gregge di pecore……i Catalani usano sempre la testa e il giudizio”….
VENEZUELA – CATALUNYA – un parallelo in un articolo di Massimo Fini

Da un articolo apparso sul sito http://www.massimofini.it uno spunto che riguarda la Catalunya: “……Non più di un anno e mezzo fa il governo spagnolo, appellandosi alla Costituzione, come in Venezuela fa Maduro, ha messo in galera tutti i più rappresentativi esponenti indipendentisti, da Junqueras a Turull a Rull, e costretto all’esilio il loro leader, Puigdemont, nonostante l’indipendentismo catalano fosse uscito vincitore da un regolare referendum….Adesso la Spagna sostiene la legittimità di Guaidò”
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SÜDTIROL – Südtiroler mitt Catalunya

MERAN (BZ) – Durante la manifestazione in ricordo di Andreas Hofer svoltasi domenica 17 febbraio a Meran, alcuni dei presenti hanno esposto bandiere catalane in solidarietà con i prigionieri politici della Catalunya, in questi giorni sotto processo a Madrid.
Anche nei discorsi ufficiali è stata ricordata questa vera e propria vergogna che si sta consumando in Europa.
A 20 anni dal rapimento di Ocalan, oltre settanta curdi sono stati arrestati in Turchia. Germania e Gran Bretagna sembrano volersi accodare – di Gianni Sartori

Alquanto discutibile. Intendo il modo adottato dalla Turchia per celebrare l’anniversario della cattura (meglio: sequestro) di Ocalan.
Rinnovando i fasti della peggior repressione anti-curda!
Il 14 febbraio la polizia turca ha perquisito diverse abitazioni nella provincia di Agri. In particolare, oltre al capoluogo, sono state passate al setaccio le case di Dogubayazit, Patnos, Tutak, Diyadin, Taslicay, Hamur e Eleskirt. Tale operazione ha portato all’arresto di 55 persone. Sia per quanto avevano pubblicato in rete, sia per aver partecipato ai funerali di alcuni militanti o a conferenze stampa. Episodi risalenti, tra l’altro, a qualche anno fa (2014-2015).
Il giorno dopo la medesima sorte toccava a Yeliz Karaasian, candidata sindaco di Agri per il Partito democratico popolare (HDP). E ancora nella giornata del 15 febbraio altre sette persone sono state arrestate nel corso di perquisizioni nel quartiere di Ercis a Van.
Particolarmente brutali le perquisizioni (con violente irruzioni da parte della polizia che ha sfondato le porte) nella città di Amed. Altri sei persone si sono così aggiunte a quelle già catturate, ma si teme che il numero possa aumentare ulteriormente.
ANCHE LA GERMANIA CONTRO I CURDI…
Pochi giorni fa in Germania la polizia aveva ugualmente perquisito – e costretto alla chiusura – due case editrici accusate di legami con il Pkk.
In attività da molti anni, la Mezopotamien Verlag und vertrieb GmbH e la MIR multimedia GmbH hanno pubblicato le opere di Abdullah Ocalan, oltre ai testi e alla musica di numerosi artisti curdi tra cui Ahmet Kaya e Sivan Perwer.
Il ministro dell’Interno tedesco ha accusato Mezopotamia Verlag e Mir Multimedia, con sede rispettivamente in Renania del Nord e in Bassa Sassonia, di aver “utilizzato le case editrici come copertura per attività economica a favore del Pkk”.
…E LA GRAN BRETAGNA VUOLE INCARCERARE GLI INTERNAZIONALISTI
Una legge concepita per combattere il terrorismo islamico potrebbe venir utilizzata anche contro coloro che alla violenza insensata dell’Isis si erano opposti rischiando la vita.
Questo potrebbe accadere in Gran Bretagna dove in futuro si rischieranno dieci anni di carcere per aver “soggiornato in Siria senza un valido motivo”. Resta naturalmente tutto da stabilire se combattere contro l’Isis sia o non sia un motivo sufficientemente valido.
La legge era nata – legittimamente – per contrastare il rientro di jiadisti stranieri nel paese di origine, ma ora potrebbe colpire anche chi ha combattuto con i curdi e nelle FDS. Già il londinese Ozkan Ozdil, volontario con le YPG, era stato posto in manette appena sbarcato all’aeroporto di Luton. Con le nuove disposizioni, appena approvate, non si richiede più per l’arresto di dimostrare che le persone rientrate dalla Siria vi hanno effettivamente svolto attività terroristiche. Basta avervi soggiornato per aver compiuto il reato. Fatta eccezione per alcune categorie come i giornalisti o il personale di organizzazioni umanitarie. Anche l’aver partecipato alle esequie di un congiunto è ritenuto motivo sufficientemente valido e plausibile.
Quindi gli internazionalisti inglesi sono avvisati. Da questo momento hanno un mese a disposizione per lasciare i territori del Nord della Siria, prima che il decreto entri definitivamente in vigore.
Gianni Sartori
