#OrainPresoak – Catena Umana Biarritz – 8 giugno 2019

Centro Studi Dialogo a Biarritz per la Catena Umana Basca

Una delegazione di Centro Studi Dialogo si è recata lo scorso sabato a Biarritz (Paesi Baschi) per partecipare a una catena umana organizzata dalle maggioni associazioni che si battono per la Pace in Euskal Herria e per la soluzione definitiva del problema dei prigionieri politici baschi. Il tema era infatti #OrainPresoak #MaintenantLesPrisonniers #AhoraLxsPresxs

La manifestazione ha avuto grande successo con la partecipazione di 3000 persone e centinaia di volontari.

commento musicale:

Txoria txori (Mikel Laboa)

Zapalduen olerkia (Ken Zazpi)

PAESI BASCHI: CONDANNATO SINDACALISTA DI LAB – di Gianni Sartori

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Il giudice Emilio Labella del tribunale di Irunea (Pamplona) in Navarra (la provincia esclusa dalle Vascongadas pur essendo la culla storica della nazione basca) ha condannato un membro di Langile Abertzaleen Batzordeak (organizzazione abertzale “nazionalista e di classe” sorta nel 1975) a una pena di 21 mesi di prigione per attività sindacali risalenti all’estate dell’anno scorso. In sostanza, per aver organizzato alcune manifestazioni a sostegno dei lavoratori di un ristorante (il Sangiovesa, a quanto pare “italiano”). Lavoratori costretti a molte ore di straordinario, ore in parte non pagate. Talvolta veniva addirittura proposta una remunerazione sostitutiva del salario: qualche pizza.
Inoltre alcuni dipendenti lavoravano senza contratto e i diritti sindacali venivano – stando alle proteste dei lavoratori stessi – sistematicamente calpestati. Per esempio, a seguito dello svolgersi di elezioni sindacali, vi erano stati dei licenziamenti di pura rappresaglia padronale.
Dopo numerose azioni protesta contro questi discutibili comportamenti, il LAB aveva ottenuto il reintegro dei lavoratori licenziati e garanzie sul rispetto dei diritti sindacali. Sempre a seguito di accordi tra azienda e sindacato, erano state ritirate tutte le denunce effettuate durante il contenzioso. Invece, si scopre ora, l’ufficio del procuratore aveva mantenuto quelle contro il sindacalista e contro un lavoratore (in questo caso assolto al momento del processo). I due erano entrati pacificamente nel ristorante per applicare alcuni adesivi e lanciare slogan col megafono. Niente di più.
Il LAB, ovviamente, ha fatto ricorso e denunciato la vicenda con una conferenza stampa in Plaza del Castillo a Irunea.
Gianni Sartori

CATENA UMANA A BIARRITZ (Paesi Baschi) – 8 giugno 2019 – il manifesto

Come abbiamo già anticipato nelle scorse settimane, una delegazione del Centro Studi Dialogo parteciperà il prossimo sabato 8 giugno alla Catena Umana organizzata a Biarritz (Iparralde) da alcune delle più importanti associazioni basche che operano nel settore della ricerca della Pace e del sostegno ai prigionieri politici.

Pubblichiamo oggi il manifesto relativo a questa iniziativa, che ovviamente sottoscriviamo. Di fronte al disarmo e allo scioglimento di ETA, non è seguito alcun passo in avanti da parte degli Stati coinvolti nel conflitto basco, sino allo stallo attuale delle trattative. Anzi continua la politica repressiva nei confronti di militanti e prigionieri, un atteggiamento che non porta a nulla.

Comunicato

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KURDISTAN – QUALCHE CONSIDERAZIONE SULLA CONCLUSIONE DELLO SCIOPERO DELLA FAME… – di Gianni Sartori

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Forse è ancora presto per un bilancio complessivo del lungo sciopero della fame avviato da Leyla Guven e condotto eroicamente per mesi da centinaia e centinaia di prigionieri e militanti curdi. Disposti a giungere fino alle estreme conseguenze per porre fine all’isolamento totale a cui è stato sottoposto – per otto lunghissimi anni – Ocalan.

I militanti, molti di loro almeno, versano in condizioni critiche, devono – o almeno dovrebbero – essere ospedalizzati. Invece arrivano, inquietanti, notizie di maltrattamenti nei loro confronti da parte dei carcerieri.

Viene anche da chiedersi cosa ancora rappresenti, dopo ormai venti anni di detenzione, quest’uomo per il suo popolo. Sicuramente un elemento fondamentale di coesione, un simbolo (come fu Mandela per i Neri del Sudafrica), anche se talvolta questa dedizione potrebbe sembrare quasi eccessiva, una forma, per quanto comprensibile, di “culto della personalità”.

Sicuramente la condizione di prigioniero non ha impedito a Ocalan (paragonabile in questo a Gramsci) di continuare a pensare, scrivere, elaborare. Fornendo al suo popolo (e a quanti si riconoscono nelle lotte di liberazione) un metodo, una strategia (il Confederalismo democratico) in grado di avviare il superamento delle contraddizioni – insanabili – del capitalismo. E anche  delle realizzazioni del socialismo (nelle sue svariate interpretazioni), talvolta deludenti.

Ma altrettanto sicuramente (e sapendo, dicendo questo, di rischiare di formulare un giudizio troppo drastico, magari ingiusto) ha rappresentato talvolta un “tallone di Achille” per il movimento di liberazione curdo che ha subito ricatti, forse manipolazioni, da parte di Ankara (e non solo).

Vedi le ricorrenti trattative – a senso unico però – per una soluzione politica del conflitto che hanno portato a “disarmare” – e non solo in senso metaforico – la guerriglia o almeno alcune sue componenti.

Almeno sette sono i prigionieri (a cui si deve aggiungere un ottavo militante che si era immolato col fuoco in Germania) che hanno perso volontariamente la vita durante questa protesta.

Come sempre (sia per i dieci repubblicani irlandesi del 1981, sia per quelli – turchi e curdi – del 1996 e degli anni successivi, quasi 150…), vien da chiedersi: ne valeva veramente la pena?

Troppo presto, appunto, per formulare un giudizio definitivo. In attesa di vedere quali saranno gli sviluppi, rimane l’amarezza per la perdita – irreparabile –  di questi compagni.

Gianni Sartori

CATALUNYA – PROTESTE A BARCELLONA CONTRO LO SFRUTTAMENTO DEI LAVORATORI DELLE CONSEGNE A DOMICILIO – di Gianni Sartori

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Domenica 26 maggio, a Barcellona, oltre un centinaio di lavoratori delle consegne a domicilio, sia ciclisti che motociclisti, si sono radunati davanti alla sede della Giovo, società che si occupa appunto di consegne a domicilio. Protestavano per la morte di un loro collega travolto nella notte tra sabato e domenica da un camion e deceduto per le ferite riportate. Dopo aver bloccato la strada con una barricata, i manifestanti hanno incendiato decine di sacche gialle da portare in spalla, quelle che utilizzano per le consegne.
In particolare hanno denunciato l’alto grado di precarizzazione imposto dall’azienda. Molti dei lavoratori ingaggiati sono stranieri, non conoscono la città e nemmeno la lingua. Tuttavia per loro questo lavoro rappresenta comunque una possibilità in quanto è sufficiente possedere una bicicletta e iscriversi con 50 euro.
Mi ricorda molto – se posso inserire un ricordo personale – le “cooperative” di facchinaggio in cui ho lavorato a lungo negli anni settanta. In realtà anche allora si trattava sostanzialmente di lavoro nero (senza tutele e senza contributi) per quanto mascherato. Niente di nuovo sotto il sole. 
Gianni Sartori

IRLANDA: MORTE DI UN PRIGIONIERO REPUBBLICANO – di Gianni Sartori

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Nel grande “disordine sotto il cielo” che sovrasta i rigurgiti di un improponibile militarismo nell’Isola di Smeraldo, la comunità repubblicana più irriducibile registra una propria vittima. E’ morto, pare d’infarto, il prigioniero Seamus McGrane di 64 anni. Ritenuto un dirigente della Real IRA – quella “dissidente” – stava scontando una pena di undici anni per aver organizzato nel maggio 2015 un attacco armato al momento della visita del principe Carlo. Mc Grane era stato arrestato il 13 maggio 2015 (sei giorni prima dell’attentato previsto) quando la GARDA (la polizia dell’EIRE) durante una serie di perquisizioni a Dublino aveva rinvenuto un paio di bombe.
Nel corso della sua visita, per la prima volta Carlo doveva recarsi a Mullaghmore (Irlanda del Nord) nei luoghi dove nel 1979 suo zio Lord Mountbatten era stato assassinato dall’IRA.
Insieme a McGrane venivano arrestati anche Donal O Coisdealbha (parente di Jim Managhan, uno dei tre membri dell’IRA arrestati nel 2001 a Bogotà per aver collaborato con le FARC) e Dylan Cahill.
Mc Grane era ben noto come militante e combattente repubblicano. Arrestato una prima volta ancora nel 1976, veniva nuovamente imprigionato nel 2001.
E poi, definitivamente, nel 2015.
In qualche modo anche la sua morte costituisce l’ennesimo effetto collaterale della difficile, controversa (e forse all’epoca non adeguatamente valutata dai leader del Sinn Fein) ma comunque ormai irreversibile, soluzione politica che venti anni fa poneva termine – anche se non totalmente – al conflitto.
Gianni Sartori

PAESI BASCHI: HERRIRA SOTTO PROCESSO – di Gianni Sartori

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Risaliva a sei anni fa l’avvio dell’operazione di polizia contro l’associazione di sostegno ai prigionieri baschi Herrira. Per il prossimo 16 settembre è previsto il processo contro 47 persone accusate di aver costituito un fantomatico “fronte prigioni di ETA”. Oltre ai membri di Herrira, tra gli accusati che verrano giudicati dall’Udienza nazionale di Madrid troviamo sia esponenti di Jaiki Hadi che di Etxerat. Ma anche alcuni osservatori internazionali e avvocati dei prigionieri della sinistra indipendentista basca.

In lista pure un cittadino francese, Emilie Martin, già esponente di Herrira per Ipar Euskal Herria (Paese basco del Nord, sotto amministrazione francese). Al momento sembra che Parigi abbia rigettato il mandato di arresto europeo emesso nei suoi confronti da Madrid.

 EUSKAL PRESOAK EUSKAL HERRIRA!

Cos’era Herrira?* Sorta nel 2012 per tutelare i diritti dei prigionieri politici baschi, tra il 2012 e il 2013 in varie occasioni aveva mobilitato fino a 100mila persone per il rimpatrio degli etarras (attualmente dispersi in varie prigioni a centinaia e centinaia di chilometri da casa) nelle carceri di Hego Euskal Herria (Paese basco del Sud, sotto amministrazione spagnola). Negli ultimi giorni del settembre 2013 Herrira era stata oggetto di una vasta operazione di polizia nelle quattro province basche, sia nelle tre Vascongadas che in Navarra. Chiuse manu militari le sedi a Hernani  Bilbo (Bilbao), Irunea (Pamplona) e Gasteiz (Vitoria); bloccati i conti bancari dell’associazione, una trentina di profili su Twitter, 125 su Facebook e una quarantina di pagine Web. Diciotto persone venivano arrestate. Le accuse, oltre a quella – scontata – di  “apologia di terrorismo”: aver fatto parte di una “banda armata” e averla anche finanziata. In sostanza, i militanti di Herrira sono accusati di aver preso il posto delle  Gestoras pro-amnistia e di Askatasuna (da tempo entrambe illegalizzate) .

In questi anni gli imputati, oltre a non aver potuto lasciare il territorio, spagnolo, hanno dovuto presentarsi ogni 15 giorni al commissariato per firmare. Rischiano tra gli otto e i 21 anni di prigione (per un totale di oltre 600 anni di detenzione).

Gianni Sartori

*nota 1 https://www.rivistaetnie.com/intervista-benat-zarrabeitia-575

KURDISTAN – Ai curdi tocca il 10% delle condanne a morte eseguite nel mondo – di Gianni Sartori

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Record poco invidiabile quello che Amnesty International attribuisce ai curdi per il 2018. Il 10% delle condanne a morte eseguite nel mondo (senza però calcolare quelle della Repubblica popolare di Cina sul cui numero reale – si presume un migliaio – vige il segreto di Stato) sarebbero avvenute nei confronti di questo popolo. Nominalmente “senza stato”, ma in realtà sottoposto ad almeno quattro.
Nel 2018 il numero delle esecuzioni a livello planetario è sensibilmente diminuito, ma in Iran almeno 70 cittadini curdi sono stati impiccati (su un totale di 253 esecuzioni accertate) .
Stando al rapporto annuale di Amnesty International, le condanne a morte eseguite nel pianeta nel corso del 2018 sarebbero 690 (almeno quelle accertate), ossia un 30% in meno rispetto al 2017 (993 esecuzioni).
Di queste, ben 70 contro curdi di cittadinanza iraniana. Ossia il 10% del totale.
Sempre dal rapporto di A.I. si ricava che il 78% delle esecuzioni del 2018 è avvenuto complessivamente: in Cina (un migliaio si presume), in Iran (almeno 253), in Arabia Saudita (149), in Viet Nam (almeno 85) e in Irak (almeno 52).

Tornando ai curdi, ricordo che il loro numero si aggira intorno ai trenta, massimo quaranta, milioni.

Fatti un po’ di conti…non sentite anche voi un vago odor di genocidio?

Gianni Sartori

 

CATALUNYA – GIURAMENTO DI RAUL ROMEVA AL SENATO DI MADRID

Come altri prigionieri politici catalani eletti nelle recenti Elezioni Politiche spagnole, Raul Romeva è entrato in questi giorni nel Senato di Madrid.

Questo il suo giuramento come senatore:

“Fins a la proclamació de la sempre compromès amb la llibertat, la igualtat i la fraternitat, com a pres polític i per imperatiu legal, prometo”

fonte https://www.vilaweb.cat