KURDI – 18 maggio 1973, la morte di Ibrahim Kaypakkaya – di Gianni Sartori

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Nel 46° anniversario della morte i curdi rendono onore alla memoria di IBRAHIM KAYPAKKAYA (il primo comunista turco a mettere in discussione il kemalismo e a sostenere l’indipendenza del Kurdistan)
Il 18 maggio 1973 Ibrahim Kaypakkaya, 24 anni, veniva “giustiziato” con un colpo alla nuca nella prigione di Diyarbakir. Dopo quattro mesi di torture per estorcergli informazioni. Invano.
Per quanto giovane (al momento della morte aveva solo 24 anni) era già uno dei principali esponenti del movimento comunista in Turchia e tra i fondatori del Partito comunista turco marxista-leninista (TPK/ML).

Con il sollevamento militare del 1971 la repressione contro la sinistra si era inasprita e Kaypakkaya, come tanti altri militanti di sinistra , veniva arrestato, torturato e infine assassinato.

Già considerato uno dei maggiori teorici marxisti della Turchia, nei suoi scritti aveva criticato sia il kemalismo che le fondamenta teoriche dello stato turco. Aveva scritto infatti che “il kemalismo ha instaurato un regime borghese al servizio dell’imperialismo”.

In particolare si era poi confrontato con la questione curda e fu sicuramente il primo tra i marxisti rivoluzionari turchi ad dichiararsi apertamente a favore dell’indipendenza curda.

Per questo oggi i curdi lo ricordano e onorano.

Gianni Sartori

FINE DELL’ISOLAMENTO PER OCALAN ? – di Gianni Sartori

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Ma sarà poi veramente così? In molti lo speriamo, sinceramente.

Il 16 maggio, giovedì – al 190° giorno di sciopero della fame di Leyla Giuven – è piombato un fragoroso annuncio del ministero della Giustizia turco. Le misure che finora hanno impedito agli avvocati di Ocalan di incontrare il loro assistito stavano per essere tolte.

Il gruppo di avvocati e giuristi (gabinetto giuridico Asrin) che garantiscono la difesa dell’universalmente noto prigioniero politico curdo ha immediatamente emesso un comunicato-stampa in cui le autorità turche vengono sollecitate a “passare dalle parole ai fatti”.

Dal testo del comunicato prodotto dagli avvocati:

“Il Ministero dell’Interno ha dichiarato pubblicamente che le restrizioni giudiziarie in merito al diritto del nostro cliente, il signor Abdullah Ocalan, di incontrare i suoi avvocati erano state tolte e che la possibilità di visitarlo era stata assicurata.

Come avevamo segnalato nel corso della conferenza stampa, avevamo incontrato il nostro cliente il 2 maggio (il primo incontro dopo otto anni di proibizione NDA). Avevamo inoltre precisato che il tribunale criminale di Bursa aveva, a seguito di un nostro ricorso, annullato la decisione giudiziaria che proibiva le visite degli avvocati.

Nessun altro incontro è avvenuto dopo quello del 2 maggio, nonostante avessimo ogni giorno deposto richieste di visita (…) Vogliamo precisare che la fine di tali misure restrittive contrarie alla legge deve consentire le visite periodiche degli avvocati. Questo implica inoltre che tutti i diritti fondamentali del signor Ocalan vengano ristabiliti, in particolare il suo diritto di comunicare per lettera e per telefono”.

Va anche ricordato che contemporaneamente il ministero della giustizia turco forniva la notizia di una visita nell’isola-carcere di Imrali del CPT (Comitato europeo per la prevenzione della tortura). La prima dal 2016.

Su questo evento gli avvocati hanno dichiarato di aspettarsi che “il CPT si occupi direttamente della situazione e pubblichi al più presto le sue osservazioni e raccomandazioni in proposito”.

Nel frattempo rimangono in vigile attesa.

Come ricordavano gli avvocati, la decisione del ministero deriverebbe quindi sia da quella del tribunale di Bursa (in risposta al ricorso, l’ennesimo, degli avvocati della difesa) di annullare la precedente con cui le visite venivano proibite. Sia – e forse soprattutto – dalla visita del CPT. Sempre rinviata, ormai inaspettata.

Da segnalare anche che continuavano ugualmente a rimanere inevase – sistematicamente rigettate in base a pretestuose misure disciplinari – le richieste di visita da parte dei familiari.

Gianni Sartori

Euskal Herria – Josu Urrutikoetxea, dirigente della disciolta ETA, arrestato in Francia – fonte www.naiz.eus

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Josu Urrutikoetxea, storico militante dell’ETA e membro delle ultime delegazioni per il dialogo, è stato arrestato dalla polizia transalpina nelle Alpi francesi. Dopo essere stato arrestato, è stato ricoverato in ospedale, dopo la richiesta di essere esaminato da un medico, e nel primo pomeriggio è stato restituito alla Gendarmeria, secondo i media locali. Urrutikoetxea è stato uno dei responsabili della lettura del comunicato finale dell’ETA del 3 maggio dello scorso anno.

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Non è la prima volta che la polizia francese tenta di fermare Urrutikoetxea nelle Alpi. Nell’estate del 2011, è riuscito a fuggire da un assedio organizzato dalla polizia  dopo essere stato localizzato. Urrutikoetxea fuggì attraverso le montagne.

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Josu Urrutikoetxea, nato a Ugao-Miraballes il 24 dicembre 1950, entrò giovanissimo nell’ETA e già nel 1971 dovette fuggire in Ipar Euskal Herria. Nei primi anni di quel decennio, fu accusato di aver partecipato a diverse azioni armate, come il furto di materiale esplosivo che fu usato nell’attacco contro Carrero Blanco, una delle azioni più emblematiche dell’ETA. Urrutikoetxea era un amico di José Miguel Beñaran Ordeñana, “Argala”, con il quale ha condiviso i primi passi nell’ETA.

per legggere l’articolo completo >QUI<  

Südtirol – La scomparsa di Sepp Innerhofer (Befreiungsausschusses Südtirol – BAS)

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È morto all’età di 91 anni Sepp Innerhofer (nella foto durante il processo), ex attivista sudtirolese degli anni Sessanta. Innerhofer, condannato all’epoca per traffico di esplosivi, fu per molti anni tra gli attivisti del Befreiungsausschusses Südtirol (BAS), fondato nel 1956 da Sepp Kerschbaumer.

Nel 1961 partecipò alla serie di attentati dinamitardi della “notte dei fuochi”. Fu arrestato e condannato a Milano per contrabbando di esplosivi. Scontò tre anni di carcere.

Esprimiamo il nostro cordoglio alla famiglia e a tutta la comunità sudtirolese.

CENTRO STUDI DIALOGO A BIARRITZ – (Paesi Baschi) – 8 giugno 2019

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Nel pomeriggio di sabato 8 giugno pv, una delegazione del Centro Studi Dialogo sarà presente a Biarritz (in Iparralde, la parte amministrata dalla Francia dei Paesi Baschi) per partecipare ad una catena umana che attraverserà per 3 km il centro della cittadina, con lo scopo di chiedere la Pace nei Paesi Baschi e la soluzione del problema dei prigionieri politici.

Tra gli organizzatori dell’evento ci sono le maggiori associazioni che operano per il sostegno ai prigionieri politici baschi, come Etxerat Elkartea, e per la soluzione pacifica finale del conflitto basco, come Bake Bidea e Artisans de la Paix (quest’ultima  molto coinvolta negli anni passati nella consegna degli arsenali di ETA alle autorità transalpine).

Abbiamo deciso di partecipare in quanto crediamo che solo il “Dialogo” tra le parti possa sbloccare questa situazione, che comunque vediamo ripetersi ogni giorno in Catalunya, Corsica ed in altre Nazioni ancora occupate dagli Stati centralisti, in Europa e non solo.

Come, d’altra parte, ci vede coinvolti ogni meritoria attività nei confronti di coloro che si sono (e continuano a farlo ancora oggi….) messi in campo alla ricerca della Libertà per il proprio Popolo e delle loro famglie che pagano quotidianamente il prezzo di questo impegno.