Domani partirò per la Catalunya insieme a tutta la delegazione di pro Lombardia Indipendenza. Avremo l’onore di far parte della delegazione ufficiale dell’European Free Alliance(EFA), l’organizzazione europea che riunisce i più importanti movimenti politici indipendentisti. Tra di essi è possibile annoverare lo Scottish National Party, nonché il primo partito catalano, Esquerra Republicana de Catalunya, che ci farà da ospite in quest’avventura. Mentre i catalani voteranno per la propria indipendenza dando inizio ad una nuova fase della storia europea, gireremo per numerosi seggi incontrando importanti figure politiche catalane ed europee.
Faccio fatica a ricordare momenti di maggiore entusiasmo. Da una parte l’onore di far parte di una delegazione ufficiale, e soprattutto il riconoscimento dato al nostro movimento, d’ora innanzi il vero riferimento politico internazionale per l’indipendentismo in Lombardia. Dall’altra, la consapevolezza di essere presente, e chissà, dare il proprio contributo, a quello che sarà considerato come un momento rivoluzionario della storia d’Europa. Sono convinto che negli anni a venire ricorderò con estrema gioia i prossimi giorni, ed è una sensazione davvero piacevole.
Ma aldilà dell’entusiasmo personale che questo viaggio può darmi, cosa comporterà questo referendum per l’Europa? Partiamo da un presupposto, la storia ha davvero una mirabile teatralità. Il 9 novembre non sarà solo la data del referendum catalano, ma sarà anche il venticinquesimo anniversario della caduta del muro di Berlino, l’evento che ha segnato un passaggio dirimente nella storia d’Europa, rivoluzionando completamente la cartina dell’Europa orientale. Quella che fu una rivoluzione per l’Europa orientale ebbe invece relative conseguenze per l’Europa occidentale. Il sistema degli stati europei è sopravvissuto. Fino ad ora.
Il referendum in Catalunya potrebbe infatti cambiare sia la nostra concezione dei rapporti tra i diversi stati europei sia l’idea di autodeterminazione dei popoli. L’opinione pubblica europea dovrà affrontare la decisione inamovibile ed unilaterale di un popolo di autodeterminarsi, e tutto ciò nonostante la costituzione spagnola che vieta tale diritto. Per la prima volta vedremo il voto democratico di un popolo soverchiare l’autoritarismo di uno stato europeo, dando inizio ad una nuova evoluzione del diritto degli stati. Un nuovo muro sta per essere abbattuto, il muro dell’autoritarismo stantio dello stato novecentesco.
Se la caduta del muro di Berlino ha permesso una nuova fase di convivenza del popolo tedesco e di tutti i popoli europei, l’indipendenza della Catalunya permetterà una nuova fase di libertà in Europa, un risveglio delle comunità nazionali come la Lombardia, ed una nuova affermazione della democrazia.
Spetta ai catalani l’onore di portare a compimento questa rivoluzione, ma mai come in quest’occasione tutti noi dobbiamo manifestare con forza la nostra solidarietà al popolo catalano,
Abbattiamo tutti insieme un nuovo muro, ed entriamo in una nuova Europa.
Juri Orsi
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L’indipendenza e il finto rischio dell’escalation secessionista – di Juri Orsi – da http://parolelombarde.wordpress.com/
Una delle più comuni critiche che vengono rivolte all’indipendentismo, e più in generale allo stesso diritto di autodeterminazione, è il rischio che una volta ottenuta l’indipendenza, anche le nuove entità statali inizino ad essere dilaniate da ulteriori spinte indipendentiste; questo processo, se portato agli estremi, finirebbe con lo sfociare in un’assenza dello stato. Quante volte abbiamo sentito o letto la frase: “entro pochi mesi finiremmo a fare secessioni di un condominio dall’altro”. Ora, aldilà dell’effettiva natura negativa dell’assenza dello stato, cosa del tutto opinabile, è utile analizzare se questo timore sia fondato o meno. Se una o più comunità nazionali soggiogate dallo stato italiano ottenessero l’indipendenza, si creerebbe davvero un precedente politico e giuridico che porterebbe in pochi mesi alla dissoluzione di qualunque istituzione e ad una sorta di guerra di tutti contro tutti come molti paventano?
Possiamo analizzare la questione dapprima da un punto di vista empirico, per poi passare ad un’analisi teorica. Noi lombardi abbiamo una grande fortuna; per cercare modelli di istituzioni che riconoscono la sovranità dei cittadini ci basta guardare pochi kilometri a Nord. In questo caso possiamo guardare al principato del Liechtenstein. Come è noto, il principato è un esempio di microstato. Infatti la sua popolazione conta circa 36°000 abitanti, divisi in 11 comuni. Ovviamente tali comuni hanno poche migliaia di abitanti, la capitale Vaduz ne ha infatti solo 5 mila. È interessante notare che la costituzione del principato riconosce il diritto di secessione dei singoli comuni. Nell’articolo 4 della costituzione leggiamo infatti “Ai singoli Comuni spetta il diritto di recedere dall’Unione statale. Sull’avvio del procedimento di recesso decide la maggioranza dei cittadini ivi residenti aventi diritto di voto”. Questo potrebbe risultare scioccante per tutti gli strenui difensori della sacra unità dello stato, in quanto il vaso di Pandora che secondo loro noi stiamo cercando di aprire risulta aperto a pochi kilometri da noi. Possiamo osservare allora qual è il risultato del riconoscimento del diritto di autodeterminazione, controllando se effettivamente si presenta come quello scenario post-apocalittico descritto in precedenza. Sorpresa sorpresa, i comuni non secedono dal principato. Il motivo è evidente: non hanno interessa a farlo. Che interesse avrebbe un comune di poche migliaia di abitanti a creare uno stato indipendente, con tutti gli oneri interni ed internazionali che ne derivano? Che interesse ha a secedere da uno stato che dal punto di vista amministrativo e politico funziona? È quindi evidente che questo rischio di dissoluzione di qualunque unità politica che porta alla fine del nostro vivere comunitario non sussiste, come evidenzia la prassi in esame.
Ma se esiste la possibilità per i singoli comuni del Liechtenstein di dividersi dal principato, perché ciò non avviene? Questo può essere spiegato dall’analisi teorica precedentemente citata. Posto che il controllo di un determinato territorio costituisce un tratto caratterizzante e fondamentale dello stato moderno, e che lo stato può essere oggi considerato come entità politica fondamentale del mondo contemporaneo, è evidente che l’autodeterminazione di una comunità nazionale che decide di secedere dallo stato di appartenenza costituisce una rottura del contratto sociale alla base della formazione dello stato suddetto. Il recesso da un contratto di questo tipo non è affatto una decisione dettata da motivazioni contingenti; costituisce infatti una forma di ribellione politica(e, spero non ci sia necessità di evidenziarlo, PACIFICA). La scelta democratica di rompere il contratto dipende dal venir meno di condizioni fondamentali e imprescindibili per la convivenza di un popolo con una data organizzazione statale. Nel caso lombardo, ad esempio, possiamo annoverare una rapina fiscale senza precedenti nella storia moderna dell’Occidente e un sistema costituzionale che impedisce di fatto qualunque riforma in senso democratico. Se non sussistessero condizioni paragonabili a queste, non si arriverebbe al recesso dallo stato e alla formazione di una nuova entità statale. In Liechtenstein non si verificano secessioni proprio perché non sussistono le condizioni per una rottura politica simile. Questo confuta quindi il rischio di una sistematica serie di secessioni politiche; la nuova entità statale sorta dalla prima secessione si dividerebbe a sua volta solo se si costituissero delle condizioni di malfunzionamento o iniquità così gravi da spingere una parte a voler rompere i legami politici con essa. Altrimenti nessuno avrebbe interesse a secedere da uno stato formandone uno nuovo. Insomma, il nostro essere indipendentisti non deriva da un capriccio passeggero, ma dalla convinzione(che chiaramente noi consideriamo consapevolezza) che non sussistano più le condizioni per continuare a vivere sotto uno stato che stritola la nostra economia, impedisce il nostro autogoverno, nega e tenta di cancellare la nostra cultura e la nostra storia. Una condizione del genere, dal mio punto di vista, potrebbe di certo venire a crearsi nei nuovi stati, provocando la volontà della popolazione di una data area di autodeterminarsi. È quantomeno pronosticabile però che questo sarebbe un caso limite e sicuramente che non si verificherebbe con facilità, provocando una serie incontrollata di secessioni come da molti paventato.
In ogni caso, immaginando la Lombardia del futuro, sarà doveroso prendere spunto dal principato del Liechtenstein per la natura costituzionale del nostro nuovo stato, riconoscendo il diritto di secessione alle future unità territoriali lombarde. Questo per due ordini di motivi:da una parte riconoscere il diritto di secessione rappresenta un aspetto fondamentale, insieme ad un sistema di democrazia diretta, per garantire il vero autogoverno individuale e collettivo; dall’altra perché riconoscere un diritto di secessione alle nostre future unità territoriali rappresenta il primo incentivo per il governo federale a funzionare nel modo migliore e nel totale rispetto dei diritti democratici dei cittadini. Concludendo, l’indipendenza della Lombardia non aprirà un vaso di Pandora scatenando una serie infinita di secessioni, ma sarà il primo passo per la formazione di un sistema istituzionale che, riconoscendo il diritto di autodeterminazione, funzionerà nel modo migliore per far sì che le sue parti componenti siano soddisfatte dalla sua unità.
Juri Orsi
APPOGGIO AL REFERENDUM CATALANO DEL 9 NOVEMBRE – Presenza di fronte al Consolato Generale di Spagna a Milano
Nella giornata di ieri, alcuni esponenti della Sez. Insubria di pro Lombardia Indipendenza si sono recati a Milano, di fronte al Consolato Generale spagnolo, per esprimere la loro solidarieta’ con il Popolo Catalano in occasione del Referendum del 9 Novembre prossimo.
Ricordiamo che alcuni militanti insubri saranno direttamente presenti a Barcelona nella giornata referendaria, per evidenziare, qualora ce ne fosse ancora bisogno, la vicinanza con gli Indipendentisti Catalani e la condivisione della loro richiesta di autodeterminazione.
VISCA CATALUNYA LLIURE – LOMBARDIA INDIPENDENTE
Lombardi in piazza pro Catalunya e pro Scotland! – da https://bresciaprolombardia.wordpress.com
DELEGAZIONE LOMBARDA ALLA CONSULTA DEL 9/11 IN CATALUNYA
Pro Lombardia Indipendenza torna a Barcellona per la terza volta in due anni: dopo aver partecipato alla Via Catalana dell’11 settembre 2013 (una catena umana lunga 400 km) e alla Diada dell’11 settembre 2014 (l’immensa V costruita per le strade della città da 1 milione e ottocentomila persone), una delegazione di pro Lombardia sarà a Barcellona il 9 novembre per vivere la storica consulta referendaria che porterà all’indipendenza della Catalunya dallo stato spagnolo! Se anche tu vuoi solidarizzare con il Popolo Catalano e vuoi che anche in Lombardia i cittadini possano esercitare il loro diritto a votare per ottenere l’indipendenza dallo stato italiano, PARTECIPA al nostro evento! Ricordiamo in questo modo ai nostri amici che VOTARE È DEMOCRAZIA!
Pro Lombardia Indipendenza (www.prolombardia.eu) és un moviment polític que busca la independència de Llombardia de l’Estat italià i porta la seva solidaritat a tots els pobles en la seva lluita pacífica per exercir el seu dret natural a la lliure autodeterminació.
Per això, Pro Lombardia Indipendenza va tornar a Barcelona per tercera vegada en dos anys: després de participar en la Via Catalana (11 setembre 2013) , una cadena umana de 400 km de longitud, i en la diada (11 set 2014) , la gran V construït de 1,8 milions de persones per als carrers de la ciutat, una delegació de pro Lombardia Indipendenza serà a Barcelona el 9 de novembre, a viure d’una manera directa la consulta del referèndum històric que portarà a la independència de Catalunya de l’Estat espanyol!
Amb la nostra presència pretenem mostrar la solidaritat amb el poble de Catalunya i reiterar que, també en Llombardia, els ciutadans puguin exercir el seu dret al vot per la independència de l’Estat italià,
Si per a vostè, VOTAR ES DEMOCRACIA, PARTICIPA al nostre esdeveniment.
Pro Lombardia Indipendenza is a political organization pursuing the independence of Lombardy from the Italian state, while supporting all peoples of the world in their peaceful attempts to fulfil their natural right to self determination.
For this reason, Pro Lombardia Indipendenza will be back in Barcelona for the third time in two years, after participating in the Via Catalana of Sept. 11, 2013 – a 400 km-long human chain – and in the Diada of Sept. 11, 2014, a huge V-shaped rally of 1.8 million people. A Pro Lombardia delegation will travel to the Catalan capital city on Nov. 9, 2014, to experience the historical referendum day that will hopefully pave the way to Catalunya’s independence from the Spanish state.
Through our participation, we want to express our support to the Catalan people, while reiterating that the people of Lombardy must also be granted the right to vote and achieve full independence from the Italian state.
PRO LOMBARDIA INDIPENDENZA A SOSTEGNO DI EVA KLOTZ
Nei giorni scorsi Eva Klotz, leader del movimento indipendentista sudtirolese Südtiroler Freiheit, è stata condannata dal tribunale di Bolzano per vilipendio al tricolore, avendo usato un manifesto in cui il simbolo italiano veniva spazzata via per far posto alla bandiera sudtirolese.
È quantomeno ridicolo che una questione del genere sia oggetto di una condanna in Italia, uno stato attanagliato da una corruzione che permea ogni livello amministrativo e controllato da una classe politica che ha perso ogni forma di legittimazione democratica. Evidentemente chi ha usato ed usa il tricolore come un velo per nascondere il malaffare del governo di Roma teme più di ogni altra cosa proprio il manifesto della Klotz:che un movimento popolare spazzi via la retorica nazionalista e centralista, usata da 150 anni per depredare i cittadini, lombardi in primis, per sostentare elefantiaci sistemi clientelari. In Italia la corruzione e la mafia non fanno paura, una manifestazione della propria libertà di pensiero sì; e non c’è da stupirsene, le prime sono la base granitica del potere statale, la seconda una pericolosa minaccia da stroncare sul nascere.
Per questo pro Lombardia Indipendenza manifesta tutto il proprio sostegno ad Eva Klotz e a tutti gli indipendentisti sudtirolesi; crediamo infatti che un sistema malato come quello italiano possa continuare a basare il proprio potere sui reati d’opinione, e che sia invece sintomo di civiltà quello di riconoscere nel modo più determinato la libertà di espressione e di critica, specie verso il potere statale. Questo è quello che sogniamo per la Lombardia, questo è quello che auguriamo al Südtirol.
La condanna odierna non è che un’ultima scalcinata affermazione di potere di un’Italia prossima a fallire, e non sarà uno stato fallito ad impedire ad un popolo di esprimere il proprio volere ed autodeterminarsi.
pro Lombardia Indipendenza
Volantino che sara’ diffuso nelle zone interessate al progetto della superstrada Vigevano-Malpensa
Devastazione del territorio…………NO, grazie…..abbiamo gia’ dato………
Nell’ambito dell’impegno preso in merito all’ attenzione che dedicheremo ai problemi di devastazione ambientale e speculativa del territorio Insubre, ci sembra giusto partire con un caso che in questo periodo sta esplodendo nella zona che va da Magenta a Vigevano: la costruzione di una superstrada che taglierà una delle poche zone ancora preservate sotto l’aspetto naturale nelle vicinanze di Milano, con destinazione Malpensa.
Dopo un decennio abbondante di polemiche e discussioni, pare che ormai siamo arrivati alla conclusione dell’iter burocratico e che, come comunicato recentemente dall’ ass. regionale Garavaglia durante una pubblica assemblea, l’opera partira’, anche perchè piano piano i Sindaci della zona si stanno smarcando dalle posizioni critiche e stanno dando il beneplacito al progetto, nonostante l’opposizione di una parte dei cittadini. Sindaci di ogni parte politica, sia chiaro, legati spesso a logiche che superano l’interesse locale: sicuramente a favore si era schierato il Sindaco di Vigevano, che fa parte dell’alleanza di centrodestra che amministra anche a livello regionale, ma altrettanto a favore (e’ notizia di questi giorni…) anche il Sindaco di Abbiategrasso, di opposta parte politica e che rappresentava un po’ uno degli ultimi baluardi istituzionali schierati contro la superstrada.
Ora, a parte che riteniamo un errore la realizzazione di tale opera in quanto inutile, eccessivamente costosa e assolutamente invasiva del territorio, noi pensiamo che una soluzione ci possa essere per dirimere tutta la questione e si chiama DEMOCRAZIA DIRETTA.
Basterebbe prendere ad esempio quello che avviene a poche decine di chilometri da noi, nella Confederazione Elvetica, e sottoporre a Referendum Popolare questo problema. E’ evidente che una buona parte della popolazione non si riconosce piu’ nei propri amministratori, sia a livello comunale che a livello regionale, e quindi l’unica strada per evitare che il confronto diventi sempre più duro e si corra il rischio di replicare quanto avviene in zone non lontane da noi per altre cosiddette “grandi opere”, e’ chiedere DIRETTAMENTE E IN MODO DEMOCRATICO ai cittadini di esprimersi, ovviamente dopo che gli stessi siano stati correttamente informati sui pro e sui contro.
Ed e’ proprio per questo che oggi proponiamo una recente intervista rilasciata da Agnese Guerreschi, da anni impegnata nei Comitati contrari alla superstrada, che ci pare illustri con dovizia di particolari la questione.
Da parte nostra possiamo garantire fin d’ora che inizieremo una campagna attiva sul territorio per indicare la nostra forma di soluzione: riportare il potere decisionale nella mani del popolo lombardo, un popolo che ha saputo sempre dimostrare buon senso e pragmatismo a tutto campo.
Presidio a Brescia , domenica 6 ottobre 2014
Militanti della sez. Insubre hanno partecipato al Presidio di pro Lombardia Indipendenza, svoltosi nel centro di Brescia domenica 6 ottobre, contro il decreto del governo Renzi che invia i rifiuti laziali e campani a Brescia e in Lombardia.
Bresciani e Lombardi non vogliono diventare la pattumiera dello Stato italiano e dicono basta a questo sistema in cui sono trattati alla stregua di una colonia, rapinati delle proprie risorse e obbligati a bruciare i rifiuti prodotti da altri.
Basta alla discriminazione territoriale della Lombardia.
INDIPENDENTISMO E DIFESA DELL’AMBIENTE, DUE STRADE PARALLELE
A DIFESA DELLA NOSTRA TERRA E DEL NOSTRO POPOLO
Facendo una breve analisi del panorama dei Movimenti Indipendentisti d’Europa, o anche del mondo intero, salta immediatamente all’occhio come il loro impegno politico segua due filoni: la difesa dei Diritti fondamentali di un Popolo, e fra essi principalmente quello dell’Autodeterminazione, e la difesa del territorio abitato dallo stesso Popolo.
Questo non deve stupire: spesso il vivere in un territorio devastato in ogni modo, dal punto di vista ambientale a quello della speculazione edilizia, significa sottomissione a poteri economici che pretendono di snaturarlo, in molti casi legati a poteri di carattere politico se non addirittura criminale. In poche parole, mancanza di Libertà nelle scelte fondamentali per ogni essere umano.
Ecco perché i Movimenti che ambiscono a ripristinare logiche di Autogoverno popolare non possono esimersi dall’opporsi a tali fenomeni, nella certezza che la vita in ambienti più sani e più vicini all’esigenza comune migliora non solo le condizioni di salute, ma addirittura il grado di consapevolezza di una popolazione.
In tutti i territori ove sono presenti forti movimenti indipendentisti abbiamo quindi impegno popolare in questo senso: da Euskal Herria, alla Catalunya, alla Scozia, alla Corsica, alla Bretagna…… ed e’ ora che questo avvenga anche qui da noi, in Lombardia.
Per troppi anni, o meglio decenni, tutto è stato lasciato nelle mani di ogni tipo di speculatore e la nostra Terra si è riempita di costruzioni, strade, cave, discariche in maniera incontrollata; anzi, con il beneplacito di una classe politica inquinata e incapace, la Lombardia si è trasformata in un territorio fra i più intensamente abitati del mondo, senza infrastrutture e trasporti pubblici adeguati, con una mobilità sempre più difficile.
E nonostante salgano sempre di più le proteste dei cittadini per tale situazione, si sfruttano cosiddetti grandi eventi per devastare sempre più ogni zona, per costruire cattedrali nel deserto, per distruggere ogni oasi di carattere naturale, nella logica perversa e falsa della creazione di lavoro e sviluppo economico.
Senza considerare che lavoro e sviluppo, per quanto questo termine possa avere ancora un valore, si possono creare anche e soprattutto per il ripristino di quanto è stato distrutto o per investimenti che evitino quei tragici eventi che spesso colpiscono la Lombardia.
Opere inutili, e inutilmente costose per i cittadini, vengono spacciate contro ogni logica per indispensabili, con esborsi di denaro pubblico, ovviamente proveniente dalla tassazione, con una sola reale motivazione: il guadagno per pochi e la legittimazione da parte degli stessi nei confronti di una classe politica deteriore.
Quale può essere l’inversione di tendenza????
Per prima cosa, occorre che la popolazione si faccia parte attiva e consapevole di quanto avviene sul proprio territorio, informandosi e partecipando alla vita sociale e politica.
E innanzi tutto, con l’impegno di tutti i Movimenti, le Associazioni e i Comitati di cittadini nella direzione di quella rivoluzione democratica e assolutamente pacifica che si chiama Democrazia Diretta, che da tempo indichiamo come la soluzione di moltissimi mali e problemi.
Con un sistema basato sulla decisionalità popolare ( che significa anche responsabilità, sia chiaro) nelle scelte di programmazione e di gestione del territorio, diventa quasi impossibile ripetere gli errori del passato e possibile invece gettare le basi per una maggiore vivibilità, su basi democratiche e partecipative.
Basta guardare a ciò che avviene a poche decine di chilometri da noi, nella Confederazione Elvetica, spesso guardata con invidia dai Lombardi….. Il sistema svizzero, tra l’altro basato sull’esperienza precedente dei Liberi Comuni lombardi, permette una gestione quasi perfettamente equilibrata della Cosa Pubblica, amministrata dai Delegati del Popolo ma sottoposta al controllo popolare tramite Referendum senza quorum.
Questa è la nostra proposta: Indipendenza della Lombardia, Impegno ambientale e Introduzione della Democrazia Diretta tramite le modifiche agli Statuti Comunale e Regionali.
E’ la sola strada da percorrere e la percorreremo fino in fondo, accelerando nei prossimi mesi la nostra azione a difesa del Territorio Lombardo, senza alcun riguardo nei confronti di coloro, speculatori e politici, che hanno quasi totalmente abbattuto i livelli di qualità della vita in Lombardia.
Vi consigliamo di seguire con attenzione le nostre iniziative: dopo l’impegno già notevole dei nostri Militanti bresciani in questo ambito, nel futuro interverremo anche in territorio Insubre.




















