Lombardi in piazza pro Catalunya e pro Scotland! – da https://bresciaprolombardia.wordpress.com

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In questo scorcio di 2014 la “vecchia” Europa appare sempre più in fibrillazione: gli “Stati moderni”, nati dal progressivo accentramento del potere, sono messi in crisi in maniera sostanziale dalle rivendicazioni indipendentiste dei cosiddetti “Popoli senza Stato”, quelle comunità nazionali che, dopo aver subito conquiste militari e dittature centraliste e assolutiste, reclamano il diritto di decidere sul proprio futuro in piena indipendenza.
Accade nei Paesi Baschi, nelle Fiandre, in Corsica, in SüdTirol, in Veneto e Lombardia, ma soprattutto in Catalogna e Scozia, pur con delle differenze, dal momento che il governo britannico ha concordato con il governo regionale scozzese la celebrazione di un referendum per il 18 settembre (e i contrari all’indipendenza sembrano in vantaggio di misura sui favorevoli) mentre il governo spagnolo rifiuta di acconsentire alla celebrazione di un referendum analogo nella regione catalana (dove i favorevoli all’indipendenza sembrano invece la maggioranza).
Pro Lombardia Indipendenza, con l’intento di solidarizzare con le istanze indipendentiste di Catalani e Scozzesi, ha voluto presenziare alla Diada catalana dell’11 settembre con una sua delegazione insieme ad altri indipendentisti lombardi e ha organizzato un presidio filo-scozzese davanti al consolato britannico a Milano il 13 settembre.
A Milano, mentre le bandiere scozzesi sventolavano accompagnate dalle incantevoli melodie della cornamusa e del baghèt del piper Guerino Previtali, le finestre del consolato britannico si chiudevano, quasi a rappresentare il nervosismo di Londra, dove tutta la nomenklatura inglese, timorosa di perdere l’ennesima colonia, è scesa in campo contro l’indipendenza scozzese: dalla regina ai big della City, dal Financial Times all’industria del petrolio.
Strenuo difensore dell’indipendenza è il premier del governo scozzese e presidente dello Scottish National Party, Alex Salmond: già primo ministro nel 2007 con un governo di minoranza, nel 2011 è stato riconfermato premier con la storica maggioranza assoluta ottenuta dall’SNP: dopo decenni di battaglie politiche, l’SNP sembra essere ad un passo dal realizzare il sogno dell’indipendenza.
A Barcellona la nostra delegazione si è mescolata a un milione e ottocentomila Catalani che hanno celebrato la festa nazionale, la Diada, costruendo lungo la Gran Via del les Corts Catalanes e la Avinguda Diagonal un’immensa V (la V di vittoria, volontà e votare), lunga undici chilometri e colorata di rosso e giallo, i colori della bandiera catalana (la Senyera): da notare che la quasi totalità delle bandiere sventolate dai manifestanti erano le tipiche bandiere indipendentiste con il triangolo blu (e non la bandiera istituzionale della Generalitat catalana), a dimostrazione della volontà e della necessità di enfatizzare il messaggio indipendentista anche nei simboli.
Nella Plaça de les Glòries Catalanes, sulle note dell’inno nazionale, una sedicenne infilava una scheda in un’urna elettorale esattamente alle 17:14, per richiamare quell’11 settembre del 1714 quando le truppe dell’esercito di Castiglia conquistarono Barcellona e la Catalogna perse la propria indipendenza.
La manifestazione ha rappresentato un successo enorme dell’ANC (l’associazione transpartitica Assemblea Nazionale Catalana guidata da Carme Forcadell) e un’immensa prova di forza della società catalana che, dopo aver assegnato ai partiti indipendentisti la maggioranza assoluta nel parlamento regionale, ha voluto lanciare un messaggio forte e chiaro alla politica: il referendum dovrà essere celebrato, anche se dovesse arrivare, com’è probabile, la dichiarazione di incostituzionalità da parte della corte costituzionale spagnola e nonostante le resistenze del governo conservatore di Mariano Rajoy, trincerato dietro al principio della indivisibilità dello Stato sancito dalla costituzione spagnola (questo non ci ricorda nulla cari Lombardi?).
Di fronte al coraggio e alla determinazione di associazioni, movimenti e partiti che in Europa si battono per l’indipendenza dei propri Popoli, ci risulta avvilente la pur prevedibile dichiarazione del presidente della Regione Lombardia Maroni che ha escluso di voler convocare un referendum per l’indipendenza della Lombardia, ma che ha aperto a una consultazione per l’autonomia della regione: non ringraziamo il Presidente per la “gentile concessione” di un inutile referendum sull’autonomia (che tipo di autonomia? approvata da chi? dal parlamento di Roma? come il 75% delle tasse che dovevano restare in Lombardia? come la macroregione? come la zona franca?): noi indipendentisti lombardi preferiamo reclamare il diritto di decidere democraticamente e pacificamente attraverso l’istituto del referendum per costiturci comunità indipendente, esattamente come richiedono i cittadini Catalani e come hanno ottenuto quelli Scozzesi; quando i Lombardi, al pari di ogni Nazione d’Europa, saranno consapevoli di avere una storia, un’identità e una lingua comune che sono negate dallo Stato italiano, allora l’indipendenza sarà vista come l’unica soluzione per far cessare l’oppressione fiscale, sociale e culturale che lo stato italiano esercita da troppo tempo sul nostro popolo.
Anche in Lombardia, vogliamo votare!

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