#YesCymru – Centinaia di tifosi di calcio gallesi sfilano attraverso Cardiff e chiedono un Galles indipendente

yes cymru

In attesa della manifestazione di Cardiff, organizzata da diverse associazioni per l’11 di maggio prossimo, centinaia di tifosi di calcio gallesi si sono mobilitati in favore della causa dell’Indipendenza del Galles.

Ne riferisce http://www.walesonline.co.uk :

A Capodanno, 1993, nacque la nazione della Slovacchia.
Ventisei anni dopo, un paese che ha ottenuto l’indipendenza dopo la dissoluzione della Cecoslovacchia ha un’economia forte, un alto tenore di vita e una squadra di calcio che si è qualificata per due tornei internazionali nell’ultimo decennio.
Quella squadra e i suoi sostenitori sono scesi a Cardiff domenica pomeriggio per affrontare il Galles nell’ambito della campagna di qualificazione per Euro 2020.

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Un gruppo di uomini e donne gallesi  hanno marciato attraverso la capitale gallese prima della partita.
Centinaia di loro, infatti, si sono imbarcati in una passeggiata di due miglia dal centro città al Cardiff City Stadium, sperando che fosse solo l’inizio di un viaggio molto più lungo.”

L’articolo completo, corredato da foto e video >QUI<

IL RACCONTO DI UN ALTRO RISORGIMENTO – Albiate Br. – 10.05.2019

Guitar Heroes Flyer

Si svolgerà il prossimo 10 maggio ad Albiate Brianza, presso il Centro Culturale di via Giotto 4, alle ore 21,15,  un incontro pubblico dal titolo “IL RACCONTO DI UN ALTRO RISORGIMENTO”.

Durante l’incontro i due relatori, LORENZO DEL BOCA e ROBERTO GREMMO, analizzeranno alcuni degli aspetti meno conosciuti, o meglio nascosti, del periodo risorgimentale, focalizzandosi rispettivamente su quanto avvenne al Sud e sulla figura di Carlo Cattaneo, federalista lombardo e strenuo oppositore del centralismo.

L’evento nasce dalla collaborazione tra l’Ass. Cult. LA FARA e il CENTRO STUDI DIALOGO e gode del patrocinio del Comune di Albiate Br. –  Collaborano all’evento Brianza Channel TV e Insubria SAT.

LONTANO DA ROMA – Nerviano – 7 aprile 2019

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Domenica 7 aprile, nella gremita Sala del Bergognone a Nerviano (Mi), in occasione del lancio del numero 1 – anno 3 della nostra  rivista trimestrale, con rinnovata veste grafica ed ampliamento dei contenuti trattati, si è svolto l’atteso convegno organizzato dal Centro Studi Dialogo dal titolo “LONTANO DA ROMA”, una completa digressione storica sui movimenti separatisti del secondo dopoguerra, fondamentale per comprendere (“Conoscere per capire”, come recitava appunto il sottotitolo dell’evento), il complesso dibattito politico che stiamo vivendo oggi e riguardante gli statuti regionali ordinari e speciali. La scaletta della giornata, preceduta da un’introduzione che ha delineato il perimetro storico entro il quale si sono alternate le vicende successivamente narrate, si è focalizzata su tre distinte realtà, ovvero in ordine d’esposizione la Sicilia, la Valle d’Aosta ed il Sud Tirolo ed ha visto gli interventi di quelli che ad unanimità sono considerati tra i massimi esponenti nella saggistica e nella storiografia della loro area di riferimento. L’impressione generale raccolta alla fine tra i tanti partecipanti ed i numerosi attivisti delle realtà associazionistiche interessate agli argomenti dibattuti, è che comunque, pur nelle riconosciute diversità e nelle differenti istanze a volte divergenti rivendicate tra le varie identità, sia il Dialogo che l’interscambio culturale differenziato e svincolato da qualsiasi legame partitico, veri collanti e ragioni d’essere della nostro Centro Studi, rappresentino la giusta direzione da perseguire per la creazione di un comune humus ed idem sentire identitario.
Alfredo Gatta

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CORSICA – grande manifestazione contro la repressione organizzata per il 13 aprile a Bastia

Bastia 13 aprile

RIPRESSIONE AVA’ BASTA!

Il prossimo 13 aprile l’Associu PATRIOTTI, il collettivo che raccoglie moltissimi ex-prigionieri politici Corsi, ha organizzato una grande manifestazione a Bastia per protestare contro l’incessante repressione attuata dallo Stato francese.  Le adesioni di associazioni, personalità della società civile e di privati cittadini sono state numerosissime e vengono un po’ riassunte nel manifesto.

Ultimamente la strategia repressiva viene attuata con metodi più subdoli, ma di pari efficacia rispetto al passato.  Ai fermi e agli arresti, si sono aggiunti provvedimenti restrittivi e pecuniari anche solo per atti di protesta oppure per il rifiuto di sottoporsi all’esame del DNA. Un’altra arma viene poi utilizzata recentemente dalle Autorità: l’iscrizione degli ex prigionieri nel cosiddetto “Casellario FIJAIT” , un provvedimento nato per raccogliere i dati dei terroristi di ispirazione fondamentalista e allargato ai militanti Corsi.

Ovviamente poi esiste ancora il problema dei “prigionieri politici”, che lo Stato si rifiuta di affrontare dopo che sono passati anni dalla dichiarazione di scioglimento delle formazioni di resistenza armata in Corsica.

AVEMU PAGATU ABBASTANZA !

STRASBURGO: CONDANNE DI MILITANTI CURDI PER I FATTI DEL 25 FEBBRAIO – di Gianni Sartori

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Sono 17 (due donne e quindici uomini di età compresa tra i 19 e i 32 anni) i giovani curdi condannati il 4 aprile, dopo un’udienza di nove ore, dal tribunale di Strasburgo per i danneggiamenti al Consiglio d’Europa risalenti al 25 febbraio. Sette di loro comparivano in aula da detenuti.
Le condanne variano da un mese a un anno di detenzione. Le pene più pesanti riguardano il militante curdo ritenuto l’organizzatore della manifestazione (poi degenerata in disordini) e altri due per danneggiamenti e atti di violenza nei confronti della polizia. Uno soltanto degli imputati vive in Francia, tutti gli altri in Germania e quindi – dopo essere già stati rimessi in libertà – dovranno eventualmente scontare qui la loro pena. Inoltre dovranno indennizzare il Consiglio d’Europa (si parla di una cifra di 296.000 euro) e per due anni non potranno recarsi in Francia.
Sostanzialmente “un giudizio equilibrato”- hanno spiegato i loro avvocati Florence Dole e Sendegul Aras – in quanto la pena è inferiore a quanto richiesto dal pubblico ministero che aveva prospettato una condanna a 18 mesi.

Il 25 febbraio di quest’anno una quarantina di militanti curdi avevano danneggiato l’Agorà, un immobile del Consiglio d’Europa che ospita il CPT (Comitato europeo per la prevenzione della tortura). Organismo a cui i curdi rimproverano una eccessiva prudenza (eufemismo) in merito alla situazione di Abdullah Ocalan, il leader settantenne curdo segregato a Imrali dal 1999.
I danneggiamenti consistevano in alcuni vetri (blindati) infranti dalle sassate (sanpietrini) dei manifestanti.
Tutti loro hanno dichiarato di non aver preso parte all’iniziativa con l’intenzione di compiere danneggiamenti, ma per visitare i curdi che da dicembre sono in sciopero della fame davanti al Consiglio d’Europa e di aver voluto entrare all’Agorà per parlare con un rappresentante del CPT in quanto turbati dalle condizioni di salute degli scioperanti.

Gianni Sartori

EUSKAL HERRIA – LINGUA LOCALE – una lunga intervista con Jose Luis Alvarez Enparantza – ‘Txillardegi’

Jose Luis Alvarez Enparantza nacque a Donostia nel 1929. Studiò ingegneria a Bilbo e Linguistica a Parigi e, a partire dal 1982, insegnò all’Universidad del País Vasco; in seguito fu nominato professore emerito dello stesso Ateneo.

La Academia de la Lengua Vasca fece proprie la maggior parte delle sue proposte di carattere ortografico e morfologico per l'”euskara batua” e nel 1957 fu nominato membro dell’istituzione.  Era miembro della “Comisión de Pronunciación de Euskaltzaindia”.

Iniziò il suo impegno politico nel Partido Nacionalista Vasco, ma presto lo abbandonò. Così nel 1959 si unì ad un gruppo di giovani nazionalisti e fu tra i fondatori del gruppo dissidente di Ekin che in seguito prese, grazie a lui, il nome di  ETA (Euskadi Ta Askatasuna). Nel 1961 scappò dalla Spagna e si esiliò a Parigi e Brussels.

Nel 1967 rientrò in Patria, fondò il ESB con Iñaki Aldekoa e collaboró nella fondazione del movimento  Euskal Herrian Euskaraz. Fu poi senatore per  Herri Batasuna. Dopo aver preso le distanze dalla lotta armata,  militó in Aralar e nelle elezioni del 2008 fu candidato al Senato per ANV.

‘Txillardegi’ fu autore di una vastissima opera letteraria, nella quale spiccano le novelle ‘Leturiaren egunkari ezkutua’ (1957) (considerata come la prima novella moderna scritta en euskera), ‘Haizeaz bestaldetik’ (1979), ‘Putzu’ (1999), i saggi, ‘Huntaz eta hartaz’ (1965), ‘Hizkuntza eta pentsakera’ (1972), ‘Euskal Herria helburu’ (1994) e le opere accademiche, ‘Euskal fonologia’ (1980), ‘Euskal azentuaz’ (1984), ‘Elebidun gizartearen azterketa matematikoa’ (1984).

E’ mancato il 14 gennaio 2012.

Txillardegi era il padre del noto dirigente di Batasuna Joseba Alvarez.

 

 

5 aprile 1976 – LA GRANDE FUGA

SEGOVIA – il 5 aprile del 1976 un gruppo composto da 24 prigionieri politici Baschi e da 5 Catalani tenta la fuga dal carcere segoviano dove era detenuto.

Gli intenti dei fuggitivi erano quelli di raggiungere la frontiera francese, ma tutto precipitò nel giro di poco tempo, e solo alcuni di loro riuscirono a farlo, per poi essere deportati dal Governo francese.  Si tratta comunque della più grande fuga di massa di prigionieri politici sul territorio spagnolo.

Un documentario sulla vicenda

SETTE MILITANTI CURDI HANNO GIA’ PERSO VOLONTARIAMENTE LA VITA PER PROTESTARE CONTRO L’ISOLAMENTO – di Gianni Sartori

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Zülküf Gezen

Uğur Şakar

Ayten Beçet

Zehra Sağlam

Medya Cinar

Yonca Akici

Sirac Yuksek

Ormai sono sette. Sette in neanche quindici giorni

Il 2 aprile un altro prigioniero politico si è tolto la vita. Ancora un’azione di protesta contro l’isolamento a cui viene sottoposto il leader curdo Ocalan.

Militante del PKK, Sirac Yuksek era rinchiuso nel carcere di Osmaniye.

Al momento il suo cadavere è stato portato all’Istituto di medicina Forense e si teme che non venga riconsegnato ai familiari per il funerale. Entro domani i suoi avvocati si recheranno alla prigione per conoscere i particolari del decesso.

Sette curdi (sei prigionieri nelle carceri turche e un militante in Germania) hanno già perso la vita con queste radicali azioni dimostrative contro il regime carcerario turco.

Il 17 marzo era stato Zulkuf Gezen nel carcere di Tekirdag a compiere l’atto di estrema protesta.

Pochi giorni dopo, 22 marzo, in un ospedale tedesco moriva Ugur Sakar che un mese prima si era autosacrificato con le fiamme a Krefeld.

Rinchiusa a Gebze, Ayten Becet si era suicidata il 23 marzo. Il giorno successivo la medesima scelta veniva compiuta da Zehra Saglam in una prigione speciale della provincia di Erzurum,

E ancora Medya Cinar, sempre in un carcere speciale, il 25 marzo.

Yonka Akici era in sciopero della fame dal 1 marzo nella prigione di Sakram. Aveva deciso di porre fine alla sua vita il 29 marzo, ma era poi sopravvissuta alle ferite fino al 1 aprile. Il giorno dopo, 2 aprile, è stata la volta di Sirac Yuksek.

Finora i corpi dei prigionieri che hanno scelto di immolarsi contro l’isolamento – e di conseguenza contro il regime carcerario– non sono stati restituiti ai familiari. Prima trattenuti dalle autorità, vengono poi sepolti di notte, clandestinamente. Impedendo a parenti, amici e militanti di onorarli. Solo a pochissimi membri della famiglia talvolta si consente di assistere.

Da un lato, verrebbe da associarsi alle richieste di politici, associazioni e movimenti curdi (compreso il PKK) che hanno richiesto, quasi ordinato, di “finirla con queste azioni individuali”. Proseguendo invece nello sciopero della fame, una lotta collettiva che al momento coinvolge circa settemila prigionieri.

Dall’altro si intuisce quale sia ormai la rabbia, se non la disperazione, dei prigionieri curdi che evidentemente percepiscono la vergognosa indifferenza delle istituzioni internazionali nei confronti delle loro sofferenze.

Onore al loro coraggio, alla loro determinazione.

Gianni Sartori