#Kurds #Breizh – BRETAGNA SOLIDALE CON IL POPOLO CURDO – di Gianni Sartori

Tra le manifestazione che recentemente si sono svolte in Bretagna a sostegno del popolo curdo, la più partecipata è stata sicuramente quella di Rennes (Roazhonel) del 3 dicembre.

Varie e numerose le organizzazioni che l’avevano indetta:

“Douar ha Frankiz, Amitiés Kurdes de Bretagne, Brest Insoumise, UDB Bro-Brest, UDB Jeunes – UDB Yaouank, Collectif des Iranien-nes de Brest, Communauté Kurde de Brest, Solidaires 29, CNT Interpro-Brest, NPA BREST, PCF Pays de Brest, Union Communiste Libertaire Finistère, Union Locale CGT BREST, Collectif des brestoises pour les droits des femmes, Union Pirate…

Scopo dell’iniziativa, protestare contro gli attacchi, ormai congiunti, sincronici, di Ankara e Teheran contro la popolazione curda. Inoltre si voleva esprimere solidarietà a tutto il popolo iraniano sceso in strada contro il regime.

Chiedendo con forza la scarcerazione del Mandela curdo Abdullah Ocalan e di tutti i prigionieri politici in Turchia.

Oltre ovviamente alla sospensione degli attacchi contro il Rojava e la denuncia dell’uso di armi chimiche in Bashur (Kurdistan entro i confini iracheni) da parte della Turchia.

Incamminandosi nel primo pomeriggio da place de la Liberté, il corteoha attraversato le strade principali di Rennes scandendo slogan in curdo, bretone e francese.

Tra cui “Il Kurdistan sarà la tomba del fascismo”, “Erdogan dittatore”, “Viva il presidente Amo” e – ovviamente – quello divenuto ormai internazionale “Donna, Vita, Libertà”.

Negli striscioni ugualmente si poteva leggere: “Libertà per Ocalan”, “Spezziamo il silenzio sul Kurdistan”, “Proteggiamo la rivoluzione del Rojava”…

Altre invece mostravano i militanti curdi sui cui cadaveri, inequivocabili, sono stati rilevati i segni dei gas chimici utilizzati dall’esercito di Ankara. Altri ancora con i volti di Ocalan e delle tre femministe curde (Sakine Cansiz, Fidan Dogan e Leyla Soylemez) assassinate a Parigi nel gennaio 2013.

Tra i manifestanti anche gli amici del bretone caduto nel 2018 nella città di Afrin, Olivier le Claînche (Kendal Breîzh).

Negli interventi finali, oltre ai dati in merito all’utilizzo di armi chimiche contro i curdi, sono state denunciate le violazioni dei diritti umani operate dal regime iraniano, soprattutto nel corso degli ultimi tre mesi, dopo l’uccisione di Jina Mahsa Amini.

La manifestazione si è poi conclusa con canti e danze curdi e iraniani.

Altra manifestazione a sostegno del popolo curdo, sempre in Bretagna e sempre il 3 dicembre, a Saint-Brieuc (Sant-Brieg in bretone) in Côtes-d’Armor (Aodoù-an-Arvor in bretone).

Indetta dal collettivo bretone “Soutien au Rojava” e dalla comunità curda del luogo, ugualmente per chiedere la sospensione dei bombardamenti turchi in Rojava e Bashur e di porre fine alla repressione contro le donne e le minoranze (ma spesso si tratta di popolazioni minorizzate, come curdi e beluci) in Iran.

Tra le organizzazioni che vi hanno aderito: Solidaires 22, CGT 22, FSU 22, La France insoumise du pays de Saint-Brieuc, Ensemble ! 22, PCF 22, Collectif de vigilance antifasciste, Lutte Ouvrière…

Nel suo intervento in place Du Guesclin una consigliera comunale di Sant-Brieg ha detto che “mentre si parla molto dell’Ucraina, quando sono i curdi del Rojava a essere massacrati, non si vede nessuno intervenire”.

In precedenza, il 25 novembre, erano state le vie di Guingamp, (in bretone Gwengamp, famosa per la sua squadra di calcio) a raccogliere le proteste per i pesanti bombardamenti turchi nel nord della Siria (anche su Kobane) in corso già da una settimana.

Un centinaio di persone si erano riunite in serata in place de Centro su invito dei gruppi della sinistra indipendentista bretone riuniti nella sigla “War-Sav” (in piedi!). All’iniziativa avevano aderito: Guingamp Lannion, NPA (Nuovo Partito Anticapitalista), Union locale syndicale Solidaires de Guingamp, il Partito comunista, jeunes communistes Côtes-d’Armor…

Ugualmente, oltre alla fine dei bombardamenti, si richiedeva la scarcerazione dei prigionieri politici in Turchia e la fine della repressione in Iran.

Gianni Sartori

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