#CORSICA #OPINIONI – Parole…Parole…Parole… – di Petru Poggioli

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Avremmo potuto trovare qualcosa di positivo in merito a quello che sta succedendo oggi, se ciò fosse accaduto almeno dal 2014 o dal 2015, e soprattutto dal 2017, con il 70% degli elettori che votavano per i nazionalisti all’interno delle attuali istituzioni della Corsica.

I media, nonostante la guerra e nonostante le elezioni presidenziali, si sono degnati per alcuni giorni, dopo i recenti avvenimenti, di dare un’occhiata all’Isola, non solo per una promozione turistica, per incoraggiare gli esagonali a venire a stabilirsi con noi in questo bellissimo paese, (“isola di bellezza” diventata “isola di blocchi di cemento”), per vantare dei paesaggi  (oscurando  gli uomini e le donne che vivono qui e le loro preoccupazioni ed i loro problemi quotidiani) o per altre cose.

I politici francesi sono costretti ad esprimersi sull’Isola, viste le parole (autonomia) che appaiono nelle loro dichiarazioni (pro o contro), tolte dai concetti tabù dalla forza degli eventi.  Contatti, discussioni, (ma siamo comunque lontani dalle vere trattative per il momento).

Ma, ma, ma… c’è voluto un dramma le cui responsabilità ricadono sullo Stato e per il momento, tutto questo avviene senza che nulla accada nell’immediato, nella realtà, senza che nulla di concreto si verifichi davvero  per uscire dall’impasse costituzionale o di altro tipo (avranno il  coraggio  politico per capire che la Quinta Repubblica è superata, che non corrisponde più, al di là della  Corsica, alle aspettative di quelle e quelli che, sempre più numerosi, la stanno perdendo di vista e non voteranno nemmeno più?) e che è necessario  ripensare, immaginare,  riflettere su altre soluzioni per salvare la Repubblica francese, abbandonando l’unicità e l’inviolabilità della  Costituzione di questa attuale Repubblica (è già stato fatto molte volte in passato).

E per il momento, le promesse, non seguite da effetto e concretezza, coinvolgeranno sempre e solo coloro che vogliono crederci (per molti motivi).

Adesso, la loro concretezza riguarda soprattutto il prerequisito della cessazione della violenza, o addirittura della sua condanna, mentre noi aspettiamo ancora che i prigionieri dell’Affaire Erignac siano avvicinati o addirittura rilasciati, come consentito dalla legge francese (così come per gli altri detenuti  politici); e per questo non c’è  bisogno di aspettare la rielezione di Macron (il Governo ha già mostrato la sua rapidità nel rifiuto del loro rimpatrio), mentre nessun accordo è stato raggiunto in merito ai procedimenti giudiziari o di altro tipo contro coloro che avrebbero partecipato alle manifestazioni degli ultimi giorni.

Quindi è doveroso constatare che i giovani non si accontenteranno delle dichiarazioni di intenti.

Petru Poggioli

#Italia #MemoriaStorica – il 17 marzo 1861 nasce il Regno d’Italia. Il primo re è Vittorio Emanuele II … ma è il primo o il secondo ? – di Ettore Beggiato

Il 17 marzo 1861 nasce il Regno d’Italia e dal 2013 ​si celebra la “Giornata dell’Unità nazionale, della Costituzione, dell’Inno e della Bandiera”, istituita il 23 novembre del 2012 con la legge n. 222.  

C’è un aspetto che raramente viene evidenziato dagli studiosi e riguarda la furibonda discussione che avvenne proprio il 17 marzo 1861 per definire una questione che sembra marginale, ma non è così.   

Come si doveva chiamare il primo Re d’Italia ? La risposta sembrerebbe banale, lapalissiana:  il primo Re d’Italia, ed è quanto, giustamente a mio modesto parere, sostenevano un discreto numero di parlamentari doveva chiamarsi, in questo caso, Vittorio Emanuele primo, proprio per rimarcare la nascita del nuovo regno … il primo Re d’Italia dev’essere un …qualche nome seguito da primo.  

Invece no, a Torino Casa Savoia si impuntò e così il primo Re d’Italia è un tale (Vittorio Emanuele in questo caso) che è … secondo … lo capisce anche un bambino di prima elementare il primo non può essere uno che è …secondo, o no ?  

Sembra essere una questione di lana caprina, ma non è così …   

La maggioranza dei parlamentari su forte pressione di Casa Savoia decise (meglio … accettò) che ci fosse la continuità dinastica e che quindi Vittorio Emanuele secondo Re di Sardegna continuasse ad essere tale anche come Re d’Italia; c’è chi, in tale atto, vede tutta l’arroganza dei Savoia che  vedevano la cosiddetta unità d’Italia solo come mera espansione dei loro possedimenti e del loro potere con una logica imperialista e annessionistica, altro che liberazione dei popoli oppressi e di tutte le amenità che la retorica risorgimentale ci racconta … 

La stessa cosa riguarda la numerazione delle legislature; nel sito della camera dei deputati della repubblica italiana sta scritto che la VII (settima) legislatura del Regno di Sardegna va dal 2 aprile 1860 al 17 dicembre 1860, che la VIII (ottava)  legislatura del Regno d’Italia va dal 18 febbraio 1861 al 7 settembre 1865: qui ancora peggio, quella che doveva essere la prima legislatura del Regno d’Italia diventa, come per incanto, la VIII (ottava): con queste premesse ci si poteva attendere qualcosa di meglio dall’espressione geografica chiamata Italia ? 

Ettore Beggiato

#Corsica #Opinioni – DARMANIN IN CORSICA, PERCHÉ? – di Petru Poggioli

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Il suo arrivo oggi pone molte domande. Se arriva a mani vuote, sarà una brutta cosa e oggi solo il riavvicinamento dei prigionieri politici corsi od ancora meglio la loro liberazione probabilmente potrebbe far vedere la cosa in modo più positivo.

Ma anche immaginando questo scenario, tutto questo dovrà essere accompagnato dall’annuncio dell’apertura di un processo politico di contatti, incontri, discussioni, che dovrà trasformarsi nelle prossime settimane in veri e propri negoziati pubblici, al pari di quanto era successo con la Trattativa di Matignon e con Lionel Jospin.

Questo sarebbe l’ideale, ma le cose sono cambiate da allora ed è ora necessario dimenticare le discussioni all’interno dei gruppi clandestini e della famosa leadership politica clandestina, per lavorare in questa direzione con le nuove realtà politiche dell’isola.

Tra queste, il riconoscimento finalmente della rappresentatività della Collettività della Corsica, delle istituzioni che dal 2015 i vari governi hanno totalmente ignorato, anzi disprezzato, perché per lo più rappresentate dai nazionalisti (mentre con la presidenza Giacobbi erano avvenute delle buone discussioni).

Tutti i movimenti politici, oltre ai nazionalisti, sono rappresentati: la maggioranza nazionalista e ciò che rimane dell’opposizione, meno la vera sinistra che è stata spazzata via; un’opposizione di destra-sinistra che quando era in maggioranza si è sempre opposta a tutti i processi di discussione e alle soluzioni/progressi avanzati per la Corsica dopo lo Statuto Deferre del ‘81.

Ma la novità è soprattutto l’irruzione della Gioventù, nella vita pubblica e politica.

I giovani hanno molti argomenti da sostenere e per questo è necessario consentir loro un ambito, al di là dell’Università e dell’”Assemblea (istituzionale) della Ghjuventù”, per esprimersi ed avanzare le loro aspettative, ascoltando anche i giovani del mondo del lavoro e dell’apprendistato. Spetta alle istituzioni della Corsica (CdC) pensare a trovare loro un luogo per esprimersi su questi argomenti.

Ma questa è pura congettura, e per il momento, non credo, a 40 giorni dalle elezioni presidenziali, che ciò accadrà. E probabilmente sarà necessario attendere l’inevitabile rielezione di coloro che sono già al potere (e che sono responsabili dello stato di servitù attuale) per cercare di vederci più chiaramente.

Speriamo, tuttavia, che questo viaggio frettoloso del Ministro dell’Interno non si limiti a una visita alle forze di polizia per potenziarle.

Infatti, la situazione impone di agire rapidamente, includendo soluzioni per i prigionieri politici, ed il rifiuto di qualsiasi tipo di repressione contro i giovani che si sono trovati nelle strade contro i CRS e i reparti mobili.

Per quanto riguarda l’annuncio sull’Autonomia, si dovrà trattare di una vera e propria autonomia (interna) “politica” (come quella presente in altre isole del mondo) con mezzi, competenze (il diritto di legiferare senza passare attraverso l’autorizzazione della Prefettura) in aree in cui i rappresentanti eletti possano agire direttamente sui salari, sui posti di lavoro, sugli alloggi, sul costo della vita, sul potere di acquisto. Perchè questa rivolta giovanile è una reazione ai problemi sociali e societari che i giovani affrontano oggi e che li escludono da una vita normale nel loro Paese, mentre altri che vengono da fuori stanno prendendo il loro posto e il loro lavoro, riducendoli sempre più emarginati e precari a casa loro di fronte al futuro.

Ma per ora, le mobilitazioni devono continuare e pesare affinché tali scenari si verifichino e si materializzino nelle settimane e nei mesi a venire.

NB. La recente iscrizione allo status di DPS, di due giovani del Sartenese, (Manu e Joé), incarcerati dopo un’attivazione sproporzionata della procedura antiterrorismo per un lancio di bottiglie molotov contro la subprefettura di Sartène, avvenuta dopo una detenzione durata diversi mesi per questo motivo, è un fatto semplicemente scandaloso. Devono essere liberati.

Petru Poggioli

#EuskalHerria #PrigionieriPolitici – POLEMICHE E DIVISIONI (ANCHE TRA GLI INDIPENDENTISTI) PER L’ULTIMO ONGI ETORRI – di Gianni Sartori

fonte @El.Correo

Occuparsi della questione basca senza entrare nel merito di quella dei prigionieri (gli etarras ancora in carcere) non consente di comprendere alcune delle innegabili contraddizioni dell’attuale situazione in Euskal Herria. Diversamente da altre realtà in cui si era adottata una “soluzione politica” del conflitto (Sudafrica, Irlanda…), la deposizione delle armi da parte di ETA non ha comportato la liberazione dei militanti incarcerati. Tutt’altro.

Eppure, se pur timidamente, qualche apertura sembrerebbe all’opera. Al punto che per facilitare il superamento della contrapposizione muro contro muro (ormai forse sterile, inutile…) tra movimento basco e istituzioni, sia regionali che statali, il collettivo dei prigionieri (EPPK), allineandosi alle richieste di Sortu, nel novembre 2021 ha chiesto ai propri familiari e amici di non celebrare altri omaggi pubblici (ongi etorri) ai prigionieri quando rientrano nei loro paesi e quartieri.

Presentandolo appunto come un passo conciliante per rendere più facili (“fluidi”) i rapporti tra EH Bildu, Sare (il raggruppamento di cittadini a sostegno ai prigionieri) e il Ministero dell’Interno spagnolo. Il quale ministero avrebbe “ricambiato” con qualche piccolo beneficio. Come il passaggio – per chi dichiarava di rinunciare all’ongi etorri- dal secondo al terzo grado e talvolta la libertà condizionale.

Non tutti però si erano adeguati. Solo un mese più tardi l’ex militante di ETA Iñaki Etxeberría (“Mortadelo”, presente anche ai festeggiamenti a Berango per Ibai Aginaga) veniva accolto a Pamplona nel Casco Viejo con fiori, bengala e un “aurresku de honor” organizzato dai familiari, In aperta critica nei confronti della politica più accomodante adottata da Sortu. Un evento da cui si erano dissociate anche buona parte delle organizzazioni della sinistra abertzale.

Ovviamente le critiche maggiori provenivano dalle associazioni filo-spagnole e da quelle dei familiari delle vittime di ETA. Dato che per la Fundación Villacisneros (di cui fanno parte molti esponenti del PP dei Paesi baschi come Maria San Gil e Carlos Urquijo) “defender la causa de las víctimas del terrorismo de Eta está en el ADN de la Fundación Villacisneros”, tale organizzazione aveva chiesto ripetutamente, sia al governo basco che a quello madrileno, di proibire e impedire queste manifestazioni di giubilo per il rientro dei prigionieri.

Dichiarando che “un recibimiento a un terrorista es un acto de enaltecimiento (esaltazione, apologia nda) tipificado como delito en el Codigo Penal y ademas las leyes de victimas nacional y autonomicas instan a los poderes del Estado a evitarlos”.

La questione era tornata di attualità nella notte di Capodanno quando alcuni militanti indipendentisti avevano lanciato bengala e petardi nei pressi della prigione di Basauri (Vizcaya) in sostegno di Ibai Aginaga (condannato nel 2002 a 21 anni di carcere in quanto membro del comando Nafarroa).

Aginaga è appunto uno dei detenuti baschi che – in aperto dissenso con le scelte di EPPK – non ha chiesto ai suoi sostenitori di rinunciare all’ongi etorri (e rinunciando quindi ai possibili benefici penitenziari). Domenica 12 marzo centinaia di persone hanno riempito all’inverosimile lo stadio di pelota basca di Berango.

Una festa organizzata per questo ex militante di ETA (che attualmente si definisce “comunista e indipendentista”), tornato a casa dopo 21 anni di lontananza. Di cui due trascorsi in clandestinità, gli altri 19 in galera. Anche nel suo caso la sinistra abertzale si era dissociata dai festeggiamenti pubblici chiedendo che il rientro avvenisse in maniera discreta e privatamente.

Invece ad accoglierlo erano in centinaia. Vietato entrare con telefoni cellulari e proibizione assoluta per la stampa spagnola di essere presente. Scanditi i soliti slogan, in particolare “Presoak kalera, amnistía osoa” e – dopo un breve evento musicale – almeno dieci minuti di applausi per l’ex detenuto. Altri applausi per la madre, presente al suo fianco e che lo ha sempre sostenuto. Nel suo discorso di ringraziamento, Ibai Aginaga ha voluto ricordare gli altri prigionieri, sia gli indipendentisti baschi (Kepa Preciado, Dani Pastor, “Txikito”…) e quelli che ha genericamente definito “antifascisti” in riferimento a quelli del PCE(r) e dei GRAPO.

Oltre alla Fundación Villacisneros, anche l’associazione Dignità y Justicia aveva chiesto alle autorità di proibire tale omaggio all’ex etarra. Ricordando che era stato arrestato insieme a Joseba Segurola e che l’Audiencia Nacional aveva condannato entrambi a 21 anni di carcere in quanto membri del Comando Nafarroa.

Dignidad y Justicia denunciava inoltre la comparsa a Berango di uno striscione con la scritta “M13 Denok Berangora. Ongi Etorri Ibai Aginaga” e in evidenza il vecchio simbolo di Gestoras pro Amnistia, organizzazione già dichiarata illegale dal Tribunal Supremo (simbolo attualmente utilizzato da “Amnistia eta Askatasuna”).

E concludeva il suo appello rivolgendosi all’Audiencia Nacional, all’Ertzaintza (la polizia autonoma basca), alla Policía Nacional e alla Guardia Civil affinché indagassero per identificare gli organizzatori dell’evento.

Va anche ricordato che il Parlamento Europeo nel 2018 aveva approvato un documento della Commissione Speciale sul terrorismo con cui si chiedeva di proibire questo genere di manifestazioni in quanto costituiscono una forma di“umiliazione e vilipendio per le vittime e un’esaltazione del terrorismo”.

Gianni Sartori

#Corsica #Analisi – FORZA GHJUVENTÙ – di Petru Poggioli

fonte immagine France24 © Pascal Pochard-Casabianca, AFP

Ero presente a Bastia, per militanza, per dovere, per convinzione, per orgoglio.

Osservavo con apprensione, con paura, con preoccupazione lo svolgersi degli eventi. Ho pensato molto a tutti quei genitori che sicuramente erano pieni di preoccupazione per i loro figli. E mi sono detto: anche noi abbiamo fatto morire i nostri genitori di paura e preoccupazione.

Ho incrociato le dita, ho anche pregato che queste ragazze e ragazzi, che a centinaia esprimevano la loro rabbia, non subissero danni fisici o problemi giudiziari. Ho percepito la loro durezza, il loro odio per queste forze della repressione, molte delle quali vengono da noi da troppo tempo per “spezzare i giovani e i Corsi”, spinte dai veri responsabili, che sono i mandanti.

E poi mi sono detto, questa è solo la continuazione di tanti anni di scontri, sacrifici e sofferenze, drammi e repressione. Avevamo conosciuto la vittoria del 2015, poi è arrivata la disillusione e a poco a poco, con la pandemia, la società corsa si è chiusa un po’ di più su sé stessa, con le sue speranze deluse e i suoi profittatori del sistema che si accomodavano, mentre gli anziani vedevano andarsene la nostra terra di Corsica, tutto veniva venduto, e vedevano i loro figli girare in tondo e subire le misure coercitive imposte con la pandemia.

E guardare con durezza coloro che dimenticano gli anni di lotte, che si lasciano, a poco a poco, consapevolmente o meno, bloccare e neutralizzare negli ori della Repubblica, impotenti, ma dando troppo l’impressione che ci siano degli sviluppi favorevoli per la Corsica, mentre di questi sviluppi ne beneficiano solo pochi; e molti anziani che avevano lottato non trovano sbocchi per i loro figli,  con i posti di lavoro ancora riservati come ieri ai privilegiati, ai figli delle famiglie benestanti e alle nuove famiglie vicine ai nuovi eletti e alle nuove istituzioni.

Mentre per la Corsica e per la maggior parte della sua popolazione, i salari non si muovevano, i pensionati vedevano il loro potere d’acquisto sempre ridotto, i giovani non trovavano più lavoro, ed erano mal pagati, le abitazioni erano riservate ad altre persone benestanti provenienti da altrove, con il costo della vita che aumentava, le costruzioni e gli edifici che ovunque aumentavano, ma erano riservati ad altri e non ai corsi, ai turisti o a chi è attratto dai nostri paesaggi e dal nostro “ambiente di vita così piacevole”, la nostra isola così sicura, così bella!

Ma i Corsi, il popolo e, comunque, la maggior parte di loro, non ce la facevano più. Ed i loro figli, nonostante i naturali conflitti generazionali, percepivano la loro disillusione e l’impressione assolutamente insopportabile che le loro lotte, i loro sacrifici, il loro impegno fossero dimenticati o anche strumentalizzati da “quelli della 25° ora”; molti dei quali, loro e i loro genitori, erano anche a volte in prima fila a demonizzarli, a combatterli, ad esigere la repressione contro di loro.

Ecco, con la fine della pandemia e con la necessità di aria pulita e di vita, mancava loro solo il detonatore. E lo Stato, con la sua irresponsabilità, con il suo vergognoso rifiuto di rilasciare i detenuti dell’affare Erignac, andando contro le sue stesse leggi, sotto la copertura di una presunta Ragion di Stato, ma in realtà obbedendo a un’inaccettabile vendetta di Stato compiuta dall’”apparato” e dai parenti del prefetto Erignac, ha creato le condizioni per l’esplosione e ha permesso tutto questo.

Così i giovani, ragazze e ragazzi, prendendo la fiaccola in mano, sono scesi in piazza e per 12 giorni l’hanno occupata, esprimendosi al di là di ciò che le organizzazioni nazionaliste dicevano o potevano dire (gli altri non dicono nulla, il che riflette ancora di più la loro assenza da tutto), e hanno imposto la loro cadenza ed il loro ritmo, non volendo rinunciare a nulla, non accettando più il destino che conoscono e che era riservato a loro in quest’isola paradisiaca.

Mentre le organizzazioni politiche di ogni colore ne prendono coscienza, siano esse nazionaliste (ma cosa significa veramente questo termine nella nostra società di oggi?) o no, i giovani vogliono affermare la loro sete di qualcos’altro, i loro sogni, le loro speranze, le loro convinzioni, avere un diritto di parola.

E dico ai media: muovetevi un poco, scendete dal vostro tran-tran e dalle vostre analisi così ripetitive, così poco originali rispetto a quanto sta accadendo nel nostro paese, smettete di far parlare le stesse persone, deputati, eletti, istituzioni … andate incontro a loro, organizzare dibattiti anche tra loro e i politici/politicanti, ascoltateli e lasciate che si esprimano.

Delle elezioni, dei litigi politici anche tra nazionalisti, non importa nulla ai giovani. La lotta istituzionale non è la loro priorità. Vogliono che le cose cambino, che si evolvano in Corsica, che la nostra società si evolva, si rigeneri e che miri a portare più gioia di vivere e un futuro per loro; e vogliono che le condizioni e i mezzi per arrivare a tutto questo siano dati a tutti.

Quanto a coloro che approfittano della situazione e dei cosiddetti sviluppi economici positivi, a maggior ragione dal 2015, interrogatevi per bene, in modo che non ci vengano imposte altre fratture mortali a causa del vostro comportamento e della vostra costante ricerca del profitto a tutti i costi, senza timore dei danni che provocate alla nostra società e ai nostri giovani.

Rimettete in discussione la vostra sete di profitti, di denaro, mischiatevi con questi giovani e le loro famiglie; rifiutate questa quantità di denaro che sta facendo morire la nostra Corsica oggi, rifiutate gli imbroglioni, rifiutate la deriva mafiosa e dimostrate che volete il meglio per questa gioventù e, in questo modo, avrete il sostegno dei loro genitori, che saranno poi in grado di comunicare meglio con i loro figli.

Per quanto riguarda lo Stato, ed i suoi rappresentanti, fate presto, ascoltate e prendete decisioni politiche, rapidamente, a cominciare dal rilascio degli attivisti imprigionati, dal rimpatrio delle vostre forze repressive e dall’inizio di discussioni a tutto campo per cercare di trovare una soluzione politica dall’alto alle catene che continueranno ad esistere se non fornirete soluzioni alle aspettative.

E infine, a quelli che condannano o criticano questi giovani, dico loro che siete accanto al baratro: ciò che sta accadendo oggi in Corsica supera tutto e l’esplosione della gioventù corsa impone e imporrà le sue conseguenze per gli anni a venire.

Forza Ghjuventù, u nostru avvenna sei tù, pà un populu arrittu… fate attenzione a voi, state attenti…  

Petru Poggioli

14 marzo 2021

#Corsica – ANCORA PROTESTE IN CORSICA PER IL TENTATO OMICIDIO DI YVAN COLONNA – di Gianni Sartori

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Anche nell’ultimo fine settimana non sembrava dar segni di esaurimento l’ondata di proteste che sta incendiando (non solo metaforicamente) le principali località dell’Isola di Granito. Un’ampia risposta popolare al tentato omicidio del prigioniero corso Yvan Colonna, al momento ancora in coma, da parte di un altro detenuto, un jihadista. Costui avrebbe agito, stando almeno alle sue farneticazioni, per “punire un blasfemo” in quanto Yvan avrebbe commentato negativamente la figura del profeta Maometto.

Tornando alle proteste, nella mattinata di venerdì 11 marzo una sessantina di indipendentisti tentava di forzare l’entrata della “gendarmerie”di Porto Vecchio. Sempre venerdì una manifestazione di studenti aveva occupato le strade di Bastia. Dopo aver protestato vigorosamente davanti alla “préfecture”, dal corteo si staccava un gruppo che si scontrava con la polizia. Tra i due schieramenti avveniva un fitto scambio di lacrimogeni, pietre e molotov.

I tre manifestanti arrestati in questa circostanza sarebbero già stati rimessi in libertà, presumibilmente per non surriscaldare ulteriormente gli animi.

Del resto, manifestazioni e scontri si erano già registrati quotidianamente nel corso di tutta la settimana.

Il giorno 9 marzo erano scesi in strada quasi in contemporanea i cittadini di Bastia, Ajaccio, Calvi…

A Bastia si erano radunati nel pomeriggio davanti alla prefettura (come era già avvenuto il giorno prima, l’8 marzo) per poi scontrarsi con la polizia, incendiando auto e cassonetti. Così a Calvi, in serata, dove venivano infranti numerose vetrine e lanciate bottiglie molotov contro la facciata della prefettura. Davanti ai cancelli veniva anche acceso un falò. Contemporaneamente in quel di Ajaccio una manifestazione si concludeva con un tentativo di assalto al carcere. Più tardi, nella notte tra il 9 e il 10 marzo, veniva assaltato anche il tribunale e davanti all’entrata veniva acceso un grande falò. Addirittura veniva quasi demolita la facciata di una banca con uno scavatore (la scena è stata documentata e ampiamente diffusa in rete).

Alla fine degli scontri si contavano decine di feriti.

Già nel pomeriggio del 7 marzo la manifestazione di Corte, organizzata dagli studenti dell’Università della Corsica e a cui avevano preso parte oltre diecimila persone, si era conclusa con lanci di molotov, bengala e bombe rudimentali, oltre che con diversi feriti da entrambe le parti (ufficialmente: 24 manifestanti e quattro poliziotti).

Da parte delle autorità francesi si starebbe cercando di disinnescare la tensione. Dopo Yvan Colonna (anche se tardivamente) altri due prigionieri corsi (Alain Ferrandi e Pierre Alessandri) sono stati tolti dalla lista dei DPS (“detenuti particolarmente segnalati”). Una clausola che di fatto impediva sia il trasferimento di Yvan in un carcere dell’Isola, sia una eventuale libertà condizionale, come sarebbe stato suo diritto almeno dal 2017. Nel 2020 era intervenuto direttamente il ministero per mantenerlo ulteriormente in tale condizione (nonostante un precedente parere favorevole delle autorità competenti per la sua scarcerazione o almeno per il suo trasferimento in un carcere della Corsica).

Gianni Sartori