#Kurds #EuskalHerria – DOPO QUELLO DELLA CATALUNYA, ANCHE IL PARLAMENTO BASCO POTREBBE PRESTO RICONOSCERE UFFICIALMENTE L’AMMINISTRAZIONE AUTONOMA – di Gianni Sartori

I BASCHI DI EH BILDU (SINISTRA INDIPENDENTISTA, ABERTZALE) MOSTRANO INTERESSE PER IL MUNICIPALISMO LIBERTARIO E IL CONFEDERALISMO DEMOCRATICO

ANCHE SE LO DAVO PER SCONTATO, PRIMA O POI, MI HA UGUALMENTE COMMOSSO.
BASCHI E CURDI SONO DUE POPOLI ALTRETTANTO AMATI, AMMIRATI E – COMPATIBILMENTE CON LA SCARSITA’ DEI MEZZI A MIA DISPOSIZIONE – SOSTENUTI DA ANNI.
SCRIVENDO, INFORMANDO, PARTECIPANDO QUANDO ERA POSSIBILE ALLE INIZIATIVE DI SOLIDARIETA’.
LA NOTIZIA E’ QUESTA:
IL PARLAMENTO DEL PAESE BASCO STAREBBE PER RICONOSCERE UFFICIALMENTE L’AMMINISTRAZIONE AUTONOMA DELLA SIRIA DEL NORD E DELL’EST (AANES).

L’annuncio proviene dalla deputata Oihana Etxebarria, esponente di EH Bildu. La quale ha anche aggiunto che i mercenari dello stato islamico dovrebbero venir giudicati da un tribunale internazionale (come, da tempo e finora invano, viene richiesto dall’Amministrazione autonoma).
La deputata basca ha colto l’occasione per “augurare agli abitanti dell’Amministrazione autonoma un anno ricco di risultati sia per i diritti che per la pace”. Aggiungendo che “in quanto forza municipalista, noi sappiamo quanto sia importante che la gestione e le decisioni politiche si svolgano con la piena partecipazione di tutti i cittadini”. Per questo “sosterremo la lotta quotidiana del governo dell’Amministrazione autonoma del nord e dell’est della Siria continuando a marciare al loro fianco”.

Parlando poi del recente attacco dell’Isis (con l’appoggio di Ankara e forse anche di Damasco) alla prigione di Sina, Oihana Etxebarria ha criticato la sostanziale indifferenza manifestata dalla comunità internazionale che ha lasciato i curdi da soli di fronte all’emergenza di dover gestire migliaia di prigionieri integralisti e le loro famiglie.
“Sono stati i curdi – proseguiva la deputata basca- che hanno combattuto per l’intera umanità contro Daesh, ma nessuno ha voluto aiutarli”. Invece, secondo Oihana, la comunità internazionale dovrebbe prendersi le proprie responsabilità e “istituire una corte internazionale per giudicarli”.

In merito rilancio il sospetto che forse – ma neanche tanto – diversi Paesi si aspettavano che i curdi eliminassero, semplicemente, gran parte di tali prigionieri jihadisti. Invece, come è noto, le YPG e l’AANES hanno di fatto abolito la pena di morte. Non è da poco in quel contesto medio-orientale e sapendo cosa hanno subito i curdi.
E’ ovvio quanto sia necessario per l’AANES ricevere pieno riconoscimento a livello internazionale. In particolare finora tale riconoscimento è venuto soprattutto da istituzioni, come dire, “minori”: parlamenti autonomi e regionali, piccole nazioni indipendenti…

Tra i più significativi quello giunto da Barcellona (la storicamente libertaria e indipendentista Barcellona) dove era stata approvata una proposta sull’impegno della Catalunya per la ricostruzione del Kurdistan. Proposta venuta da ERC, Junts, CUP e da vari comuni catalani. Con il riconoscimento “dell’esistenza dell’Amministrazione Autonoma del Nord-est della Siria, fondata sul Confederalismo democratico, come soggetto politico “.
Chiedendo inoltre “alle istituzioni catalane di stabilire relazioni con tale amministrazione”.
Per la cronaca tra i partiti di destra, più o meno eredi del franchismo, il PP si era astenuto mentre Vox e Cs avevano votato contro.
Tornando ai baschi, Oihana Etxebarria ritiene che invece non sarebbe opportuno un simile riconoscimento da parte del Parlamento spagnolo in quanto “da anni lo Stato spagnolo reprime e criminalizza la lotta dei popoli per l’indipendenza e l’autonomia”.

La richiesta del riconoscimento proviene da molteplici organizzazioni e movimenti baschi. Anche se il dibattito parlamentare vero e proprio non si sta ancora svolgendo, le possibilità sono concrete in quanto “esiste già una forte legittimità sociale per tale riconoscimento”.
Finora il governo basco aveva sempre tentennato (si è anche parlato di conti bancari depositati nelle banche turche), ma nel contempo i vari gruppi parlamentari hanno sempre lavorato per trovare un punto comune di accordo sulla questione.



Gianni Sartori



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