#KURDISTAN #NATURA – Un ennesimo ecocidio in vista che si traduce anche in un affronto alla fede alevita – di Gianni Sartori

A un cacciatore seriale statunitense, il già tristemente noto collezionista di trofei Bradley Garret Van Hoose, è stato concesso di abbattere una delle rare capre selvatiche di montagna (simili allo stambecco e in via di estinzione) che vivono nella regione curda di Dersim.

Permesso – ça va sans dire – graziosamente concesso dalle autorità turche che pur di guadagnarci sopra mettono a rischio la sopravvivenza stessa della specie.

Considerati sacri dai curdi aleviti (per l’importanza del loro ruolo nelle mitologie locali), gli splendidi animali sono protetti, difesi dagli abitanti di Dersim. Purtroppo durante la stagione invernale talvolta cadono vittime di cacciatori provenienti da altre regioni e da altri Paesi. Col benestare delle amministrazioni turche (in questo caso dell’Agenzia turca di protezione dell’ambiente) che ne consentono, dietro pagamento, l’abbattimento. Tra l’altro quella tra dicembre e febbraio è la stagione degli amori per questi animali, quando si riduce la loro vigilanza. E i cacciatori (sia quelli col permesso, sia i bracconieri) ne approfittano per abbatterne il maggior numero possibile.

A darne la notizia un’associazione locale, la Dersim Arastirmalari Merzeki. Secondo quanto comunicava DAM, il lugubre personaggio dovrebbe compiere l’annunciato misfatto (definito un “passatempo crudele e maniacale”)  tra il 7 e il 13 dicembre, quando si troverà appostato in armi nella zona del villaggio di Salordek a Pulumur.

Nel luglio scorso il Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste, dove aver offerto la possibilità di abbattere (sempre a pagamento) ben 17 esemplari della capre sacre selvatiche, aveva dovuto far marcia indietro per le proteste degli abitanti dell’intera provincia. Quello di questi giorni è l’ennesimo tentativo per aggirare sia la sensibilità dei cittadini, sia le norme – ratificate anche dalla Turchia – a protezione di questa specie a rischio.

Nel gennaio 2019 una campagna di proteste e manifestazioni, coronata dalla raccolta di migliaia di firme, aveva ottenuto la sospensione della caccia a molti animali selvatici presenti in quest’area montagnosa. La proibizione – con un’ordinanza di Tuncay Sonel, all’epoca governatore della provincia e, si dice, persona dotata di sensibilità ambientale – riguardava varie specie, non solamente le capre sacre di montagna. Si proibiva l’abbattimento anche di linci, orsi bruni, lontre, lupi e altri animali selvatici. Ma poi il vecchio governatore è stato trasferito ad un’altra provincia (forse non casualmente) e le norme sono nuovamente cambiate.

Nella regione di Dersim la presenza dei curdi aleviti è molto consistente. La loro religione sgorga  sul convincimento che le relazioni tra esseri viventi si basano sull’aiuto reciproco (sul “mutuo soccorso”) e promuovono un sistema sociale fondato sulla solidarietà, la condivisione e l’uguaglianza tra tutti i popoli, a qualsiasi religione o etnia appartengano. Ogni essere vivente, non solo gli umani, ma anche animali e piante, viene considerato sacro. Le capre di montagna godono di una particolare venerazione in quanto costutiscono – nella mitologia locale –  il gregge del profeta Xizir.

I due fratelli profeti della fede alevita – Xizir e Ilyas – dopo aver bevuto “l’acqua dell’immortalità” correvano in soccorso di chiunque si trovasse in difficoltà o in pericolo. Rispettivamente, il primo sulla terra, l’altro nel mare.

Ultima ora: la notizia va presa con riserva, ma comunque fa ben sperare. Il deputato di Tunceli (Dersim) del CHP, Polat Şaroğlu, dopo un incontro con il nuovo governatore Ozkan, ha dichiarato che il permesso di abbattimento potrebbe venir revocato.

In attesa di ulteriori conferme, incrociamo le dita

 

Gianni Sartori

 

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