#Ireland – PROTESTE CONTRO L’ESTRADIZIONE DI LIAM CAMPBELL DAVANTI A CONSOLATI E AMBASCIATE – di Gianni Sartori

Risaliva al 4 luglio scorso una manifestazione contro l’estradizione di Liam Campbell davanti all’ambasciata lituana di Dublino.

Più recentemente, il 23 agosto, una iniziativa analoga ha visto i militanti di Jeunesses Révolutionnaires di Saint-Étienne radunarsi ed esporre cartelli e striscioni davanti al consolato irlandese di Lione.

Già coinvolto nell’inchiesta per l’orrendo attentato di Omagh dell’agosto 1998 (opera della Real IRA in cui vennero assassinate 29 persone tra cui molti bambini e una donna incinta)*, Campbell era stato arrestato nel 2009 su mandato di arresto europeo emesso dalle autorità lituane per un presunto traffico di armi.

Anche se, a quanto pare, il militante repubblicano irlandese non avrebbe mai messo piede in Lituania.

Dopo quattro anni di prigionia, Campbell (che complessivamente ne ha già scontati otto in quanto membro della Real IRA, la formazione contraria agli accordi di pace fuoriuscita dall’IRA nel 1997) era tornato in libertà nel 2013 dopo la decisione del Belfast Recorders Court di rifiutarne l’estradizione. Un ulteriore mandato di arresto veniva allora emesso dalla Lituania (agosto 2013), ma era destinato a rimanere “congelato” per ben tre anni prima di venir spedito a Dublino. Arrestato per la terza volta, avrebbe dovuto subire l’estradizione – su ordinanza dell’Alta Corte di Dublino – ancora nel luglio di quest’anno. Opponendosi, i suoi legali hanno voluto esprimere la preoccupazione – fondata – che in Lituania il loro assistito venga sottoposto a “trattamenti disumani o degradanti”. Infatti il carcere di Lukiskes in cui dovrebbe essere rinchiuso era già stato condannato per violazioni della Convenzione dei Diritti Umani.

Nota: per quanto riguarda le numerose ombre e contraddizioni emerse sulle dinamiche che hanno determinato la tragedia – annunciata – di Omagh e il ruolo – presunto – di alcuni infiltrati, rimando agli articoli del giornalista Barry McCaffrey apparsi sul quotidiano di Belfast “The Irish News”. Vedi le accuse rivolte alla RUC – la polizia nord-irlandese poi denominata PSNI – e l’ipotesi di un coinvolgimento di Mi-5, il servizio segreto inglese (stando almeno alle dichiarazioni di “Fulton”, nome in codice di uno degli agenti sotto copertura).

Gianni Sartori

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