#KURDISTAN – LA SPORCA PROPAGANDA ANTI-CURDA (PROPEDEUTICA ALLE RAPPRESAGLIE) COLPISCE ANCORA…CUI PRODEST ? – di Gianni Sartori

Fuori dai denti. Di questi nuovi accordi tra Curdi e USA non si sentiva la mancanza. Così come della presenza militare statunitense.

Della politica imperialista di Washington – infatti – possiamo e dobbiamo dire tutto il male possibile.

Ma lo stesso vale per chi – “antimperialista” per auto-definizione –  si presta a far circolare, spacciandola per farina del suo sacco, la propaganda del regime teocratico (e forcaiolo) iraniano e di quello laico (ma subalterno ai suoi mentori russi e iraniani) siriano (vedi Agenzia SANA).

Nemmeno i fascisti nostrani filo-Assad si erano spinti a tanto. Non apertamente almeno.

Già in passato alcuni di questi personaggi invocavano punizioni e rappresaglie contro i curdi “traditori” della Siria. Tanto che al momento dell’invasione turca non mancarono commenti del tipo “in fondo i Curdi se la sono cercata”.

Più realisti del Re, tali portavoce di Teheran citavano un documento del FPLP dove i compagni palestinesi muovevano critiche – forse anche in parte legittime – ai compagni curdi delle YPG per la loro alleanza (tattica, militare in funzione anti Isis) con gli Usa.

Fermo restando che comunque il FPLP non è l’Oracolo (e di errori nella sua lunga storia ne ha collezionato parecchi, sia detto con rispetto), questi megafoni ignoravano – o fingevano di ignorare – che da parte loro invece i Palestinesi si erano mostrati solidali con lo sciopero della fame dei prigionieri curdi nel 2019. Per esempio con la visita di Leila Khaled a Leyla Guven.*

Oggi ci riprovano (vedi le proteste – spontanee non si sa quanto – nelle zone dell’amministrazione autonoma, vedi la questione della Società elettrica nella città di Hasaka…) creando i presupposti per giustificare eventuali rappresaglie di Damasco (sostanzialmente  rassegnata di fronte all’invasione di Ankara) contro i Curdi. Vien da chiedersi come sia possibile una tale indecenza: buttar fango, criminalizzare un popolo che ha già subito vari tentativi di genocidio e che sta lottando – magari anche commettendo errori –  per la propria sopravvivenza. Ben sapendo – questi “antimperialisti” fai da te – che stanno gettando i semi di ulteriori rappresaglie anti-curde.

Come classificarli? Non ne ho idea e in fondo nemmeno mi interessa.

Qualunque cosa siano (rosso-bruni, stalinisti di ritorno, nostalgici di Pol Pot…vai a sapere) mi ricordano, fatalmente, i tanti capi, capetti o aspiranti tali che 50 anni or sono – davanti alle mie istanze libertarie e consiliari – pontificavano: “Faremo come in Spagna…” (con un esplicito riferimento ai fatti di Barcellona del maggio 1937, vedi La Telefonica…). Leninisti di nome, stalinisti di fatto.

Sia detto molto pacatamente: mi auguro che prima o poi questi portavoce di Teheran e Damasco (prezzolati o meno) siano chiamati a renderne conto davanti al Tribunale dei popoli (quello del compianto Lelio Basso).

E quindi, tornando ai Curdi del Rojava?

Forse quella adottata dalle Forze democratiche siriane rimane una “strategia del male minore”. Forse – e ripeto forse – l’unica ancora praticabile tutto sommato.

Riassumiamo.

Dopo che l’ineffabile Mike Pompeo aveva confermato la notizia dell’accordo sottoscritto dai Curdi e dai loro alleati arabi con una compagnia petrolifera statunitense (ripristino dei pozzi petroliferi nella Siria del Nord e dell’Est strappati al controllo dell’Isis) si alzavano le grida di Damasco – in coro con Mosca e Teheran: “Al ladro, al ladro…”.

In riferimento sia al petrolio che alla presunta violazione della sovranità nazionale siriana.

In realtà le cose sarebbero andate diversamente. Dopo che l’alleanza curdo-araba (compresi armeni e turcomanni) denominata FDS e guidata dalle YPG curde aveva liberato dall’Isis i territori del nord e dell’est della Siria (notevoli sia per l’abbondante presenza di petrolio, sia per le fertili terre agricole) pagando un prezzo molto alto in termini di vite umane (oltre 30mila combattenti caduti in nove anni di combattimenti), i Curdi avevano proposto al regime siriano una soluzione onorevole per entrambi. Ossia, non la pura e semplice restaurazione della situazione precedente (quando i Curdi – di fatto – non erano presi in considerazione in quanto tali – privati anche dei documenti di identità – e la loro lingua proibita) ma il riconoscimento all’autodeterminazione nel quadro di una Siria federale. Per gettare le fondamenta di una società democratica, pluralista, ecologista e femminista (e scusate se è poco). Per lo meno come obiettivo, aspirazione – se non ancora come realizzazione – molto più avanzata dei vari regimi repressivi presenti nell’area medio-orientale. E mi riferisco non solo a Iran e Siria, ma anche a Israele e al Kurdistan iracheno. Per non parlare di Arabia Saudita e simili.

Ovviamente – dopo un breve dialogo iniziale che aveva fatto ben sperare – queste rivendicazioni non vennero nemmeno prese in considerazione da Assad.

Quanto al petrolio, stando a quanto hanno dichiarato fonti curde, il deterioramento dei pozzi, in parte dovuto alle più o meno improvvisate (“selvagge” vengono classificate) operazioni di estrazione e raffinazione dell’Isis, avrebbero causato un forte inquinamento delle acque e del terreno soprattutto nella regione di Deir Ez-Zor. Un degrado a cui l’amministrazione autonoma non è da sola in grado di far fronte. Da questo deriva la richiesta agli Stati Uniti, ex alleati nella guerra contro l’Isis. Ex alleati da cui – va detto – in seguito i Curdi si sentirono abbandonati, scaricati al momento dell’invasione di Afrin (il cui spazio aereo era controllato dalla Russia che ugualmente preferì assistere passivamente) da parte della Turchia e dei suoi ascari islamisti.

Invasione – va ugualmente detto – a cui Damasco non seppe far fronte adeguatamente, anche in ossequio alle richieste di Mosca. Alla faccia della “sovranità nazionale” violata (da uno Stato e da truppe stranieri, non da una minoranza nativa che rivendica l’autodeterminazione. C’è una bella differenza, mi pare).

Ripeto. Chi sta violando la sovranità nazionale siriana (con la sostanziale approvazione di Mosca e Teheran)? Lo Stato e l’esercito invasori turchi o i curdi che chiedono il rispetto dei loro elementari diritti all’interno comunque della Nazione siriana?

Certo – è inutile girarci attorno – quello che stride è il fatto di doversi alleare con gli Usa. Di cui comunque i Curdi si fidano con riserva, sapendo che Washington bada sostanzialmente ai propri interessi.

Come ho detto, presumibilmente hanno scelto per il male minore avendo ripetutamente constatato a proprie spese che su una cosa soltanto Ankara, Teheran e – almeno in parte – Damasco concordano: annichilire le conquiste realizzate dal popolo curdo.  Soprattutto, disinnescare un pericoloso precedente: il Confederalismo democratico, in grado di affossare con l’esempio ogni regime autoritario.

Gianni Sartori

* nota 1: https://retejin.org/leila-khaled-incontra-leyla-guven-al-suo-159-giorno-di-sciopero/

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