Mese: aprile 2020
#Veneto #SanMarco – 25 aprile, facciamo sventolare le bandiere di San Marco ! – di Ettore Beggiato

Da sempre nei territori della Serenissima Repubblica Veneta il 25 aprile si onora e si festeggia San Marco, emblema religioso e politico della Repubblica Veneta fino al 1797, e in seguito, bandiera e simbolo del popolo veneto. E non a caso uno dei primi provvedimenti degli invasori francesi fu proprio quello di sospendere la festa di San Marco e di condannare a morte chi osasse gridare “Viva San Marco!”.
Ma nonostante l’accanimento e la brutalità di Napoleone e dei suoi collaborazionisti italiani, ancor oggi nell’intero Commonwealth della Serenissima, dall’Adda all’Istria, dalla Dalmazia alla Grecia, decine e decine sono le iniziative per ricordare e festeggiare San Marco, le cui spoglie riposano a Venezia dal lontano 828.
E’ fondamentale riappropriarci della nostra identità, delle nostre feste, riscoprire l’orgoglio di sentirsi veneti e di sventolare gioiosamente la nostra bandiera, di esporla dalle nostre case: basta con l’imposizione del “pensiero unico” che sta mortificando culture, civiltà, lingue, costumi, identità diverse ma proprio per questo degne di essere rispettate, tutelate e valorizzate.
Facciamo sventolare allora le nostre bandiere venete nella nostra Terra Veneta, nelle nostre case, nei nostri balconi, nelle nostre piazze, quella bandiera di San Marco che nonostante una legge regionale in merito, la numero 10 del 1998, troppe amministrazioni e troppe scuole continuano a non esporre.
Esponiamola con orgoglio, memori di cosa ha significato e cosa significhi la storia veneta nella storia dell’umanità, orgogliosi che nella nostra bandiera nazionale ci sia la parola, il concetto di “pace” (Pax Tibi Marce Evangelista Meus).
Esponiamola per ricordare tutti coloro che sono morti per difendere la nostra Terra gridando “Viva San Marco!”, per tutti quelli che sono finiti in prigione per difendere il loro diritto di continuare ad essere veneti.
Ancora nel primo dopoguerra la polizia titina jugoslava mise in carcere venete e veneti della Slavonia (Croazia) solo perché pretendevano di svolgere la processione in occasione della festa di San Marco; più recentemente ricordiamo i Serenissimi e altri patrioti veneti sbattuti in galera dalla “giustizia” italiana.
Esponiamo la bandiera di San Marco perché siamo europei ed europeisti affinché l’Europa dei banchieri diventi l’Europa dei popoli e delle regioni; un’Europa in grado si svolgere quel ruolo che la storia le assegna, ma che sventuratamente non riesce a interpretare.
Un’ Europa che veda protagonisti bavaresi e catalani, scozzesi e tirolesi, bretoni e sardi, ma anche noi veneti.
Viva San Marco!
Ettore Beggiato
#AFRICA #NIGERIA – NIGERIA: RADICALIZZAZIONE RELIGIOSA E FATTORI AMBIENTALI SPINGONO VERSO UN GENOCIDIO? – di Gianni Sartori

In un reportage pubblicato l’anno scorso il filosofo militante Bernard-Henry Lévy definiva la situazione dei cristiani in Nigeria come “pre-genocidio”. Senza mezzi termini.
A suo avviso i responsabili – oltre che ovviamente nei fondamentalisti di Boko Haram – andrebbero individuati nei Fulani (popolazione nomade musulmana in passato più conosciuta come Peuls) di cui denunciava l’ulteriore radicalizzazione religiosa. Senza escludere una tacita complicità da parte dell’esercito nigeriano.
In molte occasioni l’ex “nuovo filosofo” si è fatto notare per il protagonismo dei suoi interventi. Alcuni sicuramente apprezzabili (per esempio sulla questione curda), altri meno (vedi sull’intervento francese in Libia).
L’allarme di Lévy comunque va preso in considerazione.
Più recentemente (dopo l’assassinio di Lawan Andimi, presidente dell’Associazione cristiana della Nigeria per mano di Boko Haram) il pericolo di un imminente genocidio era stato evocato, con un accorato appello al governo e presidente della Nigeria, anche da alcuni esponenti della Federazione luterana mondiale e del Consiglio ecumenico delle Chiese
Da segnalare poi la dura presa di posizione di Gideon Para-Malla, pastore della Evangelical Churc Winning All, una delle più numerose del tormentato paese africano. Aveva denunciato non solo gli attacchi sistematici e la distruzione dei villaggi cristiani, ma soprattutto rapimenti e stupri a cui venivano sottoposte le donne, spesso ridotte alla condizione di schiave sessuali.
Anche Para-Malla individuava come cause principali (e comunque collegate) da un lato l’espansione del fondamentalismo islamico di Boko Haram, dall’altro la radicalizzazione dei Fulani. Pur precisando che in in qualche caso i Fulani avevano colpito anche villaggi musulmani, riteneva che comunque la strategia principale fosse quella di “sradicare i cristiani”.
Altri osservatori invece non considerano il fattore religioso come prevalente. La questione andrebbe analizzata come un’esasperazione dei tradizionali conflitti tra i pastori nomadi (i Fulani) e le popolazioni cristiane prevalentemente dedite all’agricoltura. Sottolineando come l’area maggiormente interessata sia quella denominata Middle Belt, area centrale del paese particolarmente fertile e quindi contesa. Oltre che dei cambiamenti climatici (con periodi sempre più lunghi di siccità), l’esasperazione del conflitto sarebbe una conseguenza della vera e propria esplosione demografica che ha caratterizzato la Nigeria negli ultimi anni. Superando ormai i 200 milioni di abitanti, fattore da non trascurare pensando a quanto avvenne in Ruanda nel secolo scorso (1994).
In realtà, al di là della sterile contrapposizione, una cosa non esclude l’altra. Presumibilmente tra radicalizzazione islamica e conflitti per le risorse si va creando un pericoloso sinergismo destinato ad alimentarsi ulteriormente a causa del surriscaldamento planetario e della sovrappopolazione.
Gianni Sartori
#7NotePerUnaNuovaEuropa #Ireland
#7NotePerUnaNuovaEuropa #Catalunya
#7NotePerUnaNuovaEuropa #Breizh
#LOMBARDIA #TERRITORIO – Il Lago di Como visto da Yann Arthus-Bertrand
Un filmato del grande documentarista Yann Arthus-Bertrand© sul Lago di Como, una delle perle del territorio lombardo
#CONFLITTI #OPINIONI – MINE ANTIPERSONA: MENTRE IN ITALIA VA A RILENTO LA LEGGE PER BLOCCARE I FINANZIAMENTI AI PRODUTTORI, L’ESERCITO STATUNITENSE POTRA’ RIUTILIZZARLE – di Gianni Sartori

Nel secolo scorso le chiamavano “anti-uomo”. Ora, più correttamente, “antipersona”, ma la sostanza non cambia.
Me ne ero occupato con qualche articolo di denuncia tra la fine degli anni ottanta i novanta. Prima che approdassero, per esempio, anche al Costanzo-show. Tra l’altro, era una mia impressione, questi famigerati strumenti di morte (destinati, alla verifica dei fatti, a mietere vittime sopratutto tra i civili) acquistarono una certa notorietà e suscitarono scandalo nell’opinione pubblica dopo che per anni alcuni paesi occidentali ne avevano detenuto il quasi monopolio, sia della produzione che della distribuzione.
Solo dopo – era sempre la mia impressione – che i brevetti erano stati ceduti ad altri paesi (Egitto, Pakistan…) l’opinione pubblica era stata informata adeguatamente dai media suscitandone la legittima indignazione. Meglio tardi che mai, ovviamente. Anche se rimaneva qualche perplessità sul singolare tempismo.
Torniamo ai nostri giorni. Risale al 31 gennaio 2020 l’annuncio di Washington di voler sostanzialmente cancellare la precedente politica statunitense, introdotta da Obama, in materia di mine antipersona, sia per la produzione che per l’utilizzo. Stephanie Grisham, portavoce della Casa Bianca, ha presentato il nuovo corso, deciso dall’amministrazione Trump, con cui viene autorizzato “in circostanza eccezionali” l’utilizzo delle mine in questione “specificatamente progettate per ridurre i danni ai civili e agli alleati” in modo tale “da dare ai militari la flessibilità e la capacità necessarie per vincere”. Sarò anche prevenuto, ma avrei qualche obiezione sul fatto che questi ordigni siano effettivamente progettati e costruiti “per ridurre i danni ai civili”.
Con tale iniziativa si amplia lo spettro delle prese di distanza degli USA dagli accordi internazionali (vedi Accordo di Parigi sul clima, vedi intese sulle armi nucleari e sui missili a medio raggio…).
In questo caso, non dimentichiamolo, si parla di armi in grado sia di uccidere sia di menomare soprattutto i civili. E in maniera assolutamente indiscriminata, incontrollabile.
Come dimenticare che in passato abbiamo assistito anche alla produzione di mine “travestite” da giocattoli o da oggetti di uso quotidiano? Per non parlare della realizzazione di mine con componenti in plastica in modo che le schegge penetrate nelle vittime sfuggissero alle radiografie.
Poi a perdere la vita o un arto erano soprattutto l’anziana donna intenta a raccogliere legna nella boscaglia o il pastorello che portava al pascolo le capre.
Ma anche senza rievocare questa esasperazione della crudeltà e del cinismo, l’annuncio di Washington costituisce un pessimo segnale per la comunità internazionale. Come ha correttamente sottolineato uno dei maggiori esponenti della Campagna italiana contro le mine, Giuseppe Schiavello. Anche perché, visto e considerato che “per quasi trent’anni gli Stati Uniti non hanno utilizzato mine antipersona, si suppone che questa esigenza di protezione non ci fosse”.
In realtà, precisava Schiavello il bando sulle mine, sottoscritto da ben 164 stati “non era mai stato firmato e ratificato dagli Stati Uniti, ma Washington si era adeguata sotto una spinta etica internazionale.
Aggiungendo che “gli Stati Uniti risultavano, insieme all’Unione europea, uno dei due principali soggetti donatori per la mine action, per la bonifica e l’assistenza alle vittime”. Presumibilmente, un buon risultato conseguito sempre grazie alle politiche adottate in passato dall’amministrazione Obama.
E l’Italia? Pur ritrovandosi tra i principali attori internazionali attualmente in campo contro le mine (almeno dal 1994, con una moratoria unilaterale su produzione e uso) al momento ritarda e langue il disegno di legge sul contrasto al finanziamento delle imprese produttrici.
Stando alle ultime notizie, rimarrebbe ancora in attesa alla commissione Finanze della Camera (presidente Carla Ruocco). Inviato per la firma del Presidente della Repubblica già due anni fa, veniva rimandato indietro per la correzione di un comma di un articolo rimanendo poi bloccato in Parlamento. “A marcire” commentava amaramente Schiavello.
Gianni Sartori
#7NotePerUnaNuovaEuropa SPECIAL #Greece #Corsica #EuskalHerria
#Askatasunera, un brano del gruppo corso “L’Arcusgi”, dedicato alla lotta per la Libertà dei Paesi Baschi ed eseguito dal gruppo greco “Τραγουδιστάδες τση Ζάκυθος”, oggi nell’anniversario del golpe dei colonnelli in Grecia.
