#AFRICA #NIGERIA – NIGERIA: RADICALIZZAZIONE RELIGIOSA E FATTORI AMBIENTALI SPINGONO VERSO UN GENOCIDIO? – di Gianni Sartori

nigeria-fulani

In un reportage pubblicato l’anno scorso il filosofo militante Bernard-Henry Lévy definiva la situazione dei cristiani in Nigeria come “pre-genocidio”. Senza mezzi termini.

A suo avviso i responsabili – oltre che ovviamente nei fondamentalisti di Boko Haram – andrebbero individuati nei Fulani (popolazione nomade musulmana in passato più conosciuta come Peuls) di cui denunciava l’ulteriore radicalizzazione religiosa. Senza escludere una tacita complicità da parte dell’esercito nigeriano.

In molte occasioni l’ex “nuovo filosofo” si è fatto notare per il protagonismo dei suoi interventi. Alcuni sicuramente apprezzabili (per esempio sulla questione curda), altri meno (vedi sull’intervento francese in Libia).

L’allarme di Lévy comunque va preso in considerazione.

Più recentemente (dopo l’assassinio di Lawan Andimi, presidente dell’Associazione cristiana della Nigeria per mano di Boko Haram) il pericolo di un imminente genocidio era stato evocato, con un accorato appello al governo e presidente della Nigeria, anche da alcuni esponenti della Federazione luterana mondiale e del Consiglio ecumenico delle Chiese

Da segnalare poi la dura presa di posizione di Gideon Para-Malla, pastore della Evangelical Churc Winning All, una delle più numerose del tormentato paese africano. Aveva denunciato non solo gli attacchi sistematici e la distruzione dei villaggi cristiani, ma soprattutto rapimenti e stupri a cui venivano sottoposte le donne, spesso ridotte alla condizione di schiave sessuali.

Anche Para-Malla individuava come cause principali (e comunque collegate) da un lato l’espansione del fondamentalismo islamico di  Boko Haram, dall’altro la radicalizzazione dei Fulani. Pur precisando che in in qualche caso i Fulani avevano colpito anche villaggi musulmani, riteneva che comunque la strategia principale fosse quella di “sradicare i cristiani”.

Altri osservatori invece non considerano il fattore religioso come prevalente. La questione andrebbe analizzata come un’esasperazione dei tradizionali conflitti tra i pastori nomadi (i Fulani) e le popolazioni cristiane prevalentemente dedite all’agricoltura. Sottolineando come l’area maggiormente interessata sia quella denominata Middle Belt, area centrale del paese particolarmente fertile e quindi contesa. Oltre che dei  cambiamenti climatici (con periodi sempre più lunghi di siccità), l’esasperazione del conflitto sarebbe una conseguenza della vera e propria esplosione demografica che ha caratterizzato la Nigeria negli ultimi anni. Superando ormai i 200 milioni di abitanti, fattore da non trascurare pensando a quanto avvenne in Ruanda nel secolo scorso (1994).

In realtà, al di là della sterile contrapposizione, una cosa non esclude l’altra. Presumibilmente tra radicalizzazione islamica e conflitti per le risorse si va creando un pericoloso sinergismo destinato ad alimentarsi ulteriormente a causa del surriscaldamento planetario e della sovrappopolazione.

Gianni Sartori

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