ANCHE LE FORESTE SANGUINANO… INDIA 2009- 2019: DIECI ANNI DALL’AVVIO DI GREENHUNT – di Gianni Sartori – (parte seconda)

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Tre giorni prima sette guerriglieri erano stati uccisi nel Chhattisgarh.  Le forze speciali della polizia avevano aperto il fuoco contro l’accampamento di una quarantina di maoisti nella foresta di Sailpar (distretto di Rajnandgaon a circa 70 chilometri dalla capitale, Raipur). Oltre ai sette cadaveri, sono stati recuperati un AK-47, due fucili e alcune armi rudimentali.

Il Chhattisgarh, ricco di minerali ma poverissimo, è uno degli stati indiani (Maharashtra, Odisha, Jharkhand,  Bihar…) in cui la guerriglia naxalita è maggiormente radicata. Per questo il governo vi ha dislocato decina di migliaia di poliziotti e corpi speciali per eliminare  gli insorti. Invano, almeno finora.

Alla fine di luglio, invece, era stato un membro del corpo paramilitare denominato CRPF a perdere la vita colpito dall’esplosione di un ordigno artigianale (IED) nel distretto di Bastar (Chhattisgarh).

Qualche giorno prima, altri quattro militanti (di cui tre donne) integrati nella guerriglia erano state uccisi. Lo scontro a fuoco con le forze di sicurezza si era svolto nella foresta di Sendhbehra nella regione di Mechka (distretto di Dhamtari). Secondo la polizia ai quattro combattenti era stata data la possibilità di arrendersi. Notizia questa alquanto improbabile, conoscendo i metodi delle forze speciali.

Sempre alla fine di luglio, veniva messo in libertà Konnath Muralidharan più conosciuto come “compagno Ajith”.

Sospettato di essere un fiancheggiatore dei maoisti, era stato arrestato nel 2015 e rinchiuso a Yerawada. In precedenza la sua liberazione venne ripetutamente bloccata – con vari cavilli burocratici – dalla Corte suprema.

Come già visto, è alquanto significativa la presenza delle donne nei ranghi guerriglieri. Kuram Bhime – comandante maoista di un battaglione della PLGA –  è stata uccisa (presumibilmente intorno al 10 luglio) in combattimento nelle foreste del distretto di Sukma (Chhattisgarh).  Su questa compagna  – la sesta donna maoista uccisa nel 2019 –  da anni gravava il peso di una consistente taglia. La sua arma, ora recuperata dai corpi speciali (una brigata dei commando CoBRA***, soldati della Special Task Force e della District Reserve Guard) risaliva all’attacco guerrigliero di Tadmetal nel 201

Paradossale la notizia del 3 luglio. Già detenuto a Pune (Maharashtra) e accusato di “sedizione”, il poeta e militante Varavara Rao è stato nuovamente posto in detenzione – provvisoria – dalle autorità di Karnakata. Insieme a lui veniva arrestato Gaddar, altro poeta e militante comunista.

I due sono accusati di aver preso parte ad un attacco della guerriglia – risalente al febbraio 2015 – in cui avevano perso al vita sette soldati. Per P. Hemalatha, moglie del poeta e militante, si tratterebbe soltanto di pretesti per prolungare la detenzione del marito.

A fine giugno la guerriglia maoista era tornata a colpire. Tre membri della CRPF venivano uccisi nel distretto di Bijapur (Chhattisgarh). Stando alle dichiarazioni ufficiali, una brigata congiunta del battaglione 199 e della polizia locale era caduta in un’imboscata durante una operazione di controllo del territorio. Prima di ritirarsi i guerriglieri si sono impadroniti delle armi dei soldati caduti.

Sempre a fine giugno tre presunti militanti maoisti, in carcere dal 2005 e condannati all’ergastolo, venivano assolti dalle accuse e due di loro rimessi in libertà.

Sushil Roy, Patitpaban Haldar e Santosh Debnath erano stati arrestati 14 anni fa nella regione di Jangalmahal (Bengala occidentale) con l’accusa di aver sobillato la popolazione invitandola a prendere le armi contro il governo.

In loro possesso venivano trovati, oltre a vari libri ispirati al maoismo, poche munizioni e un candelotto di gelatina.

Processati per “sedizione”, erano stati condannati alla pena perpetua in base all’Arms Act. Nel 2006 i loro avvocati avevano interposto appello, ma solo nel giugno 2019 (dopo 14 anni di galera) la Calcutta High Court li ha riconosciuti innocenti rispetto a tutte le accuse. Patitpaban Haldar e Santosh Debnayh hanno così potuto lasciare il carcere. Sfortunatamente l’altro imputato, Sushil Roy, nel frattempo era deceduto (nel 2014).

Il 19 giugno un’altra guerrigliera cadeva in combattimento nel Bastar. Seema Mandavi, comandante del Sitanandi Area Committee, era accusata di molti reati, anche omicidi nei confronti delle forze dell’ordine. Informate della presenza di una ventina di guerriglieri alla frontiera tra i distretti di Dhamtari e di Kander, le autorità vi avevano una brigata della Special Task Force per intercettarli. Verso le sei-sette del mattino, dopo circa trenta minuti di scambi di colpi, i maoisti avrebbero scelto di ritirarsi.

Di seguito, mentre rastrellavano la zona, i militari hanno scoperto il corpo senza vita di Seema Mandavi. Accanto a lei un fucile Insas e due caricatori.

Nella notte tra il 14 e il 15  giugno, le forze di sicurezza della Border Security Force erano riuscite catturare (dopo lunghi appostamenti e uno scontro a fuoco con la guerriglia)  Chandra Sisa (Chandan), militante maoista attivo nel distretto di Malkangiri (Odisha)

Membro dell’Andhra-Odisha Border Special Zonal Commitee del PCI (maoista), Chandan era ricercato da lungo tempo.

Verso la metà di giugno ancora spargimento di sangue. Cinque poliziotti – tra cui due ispettori – del commissariato di Tiruldih sono stati uccisi da guerriglieri maoisti (anche se permane ancora qualche dubbio sulla reale identità del commando) in un’imboscata vicino alla frontiera tra Jharkhand e Bengala occidentale. 

Allo stesso periodo (11 giugno) risale la cattura di due sessantenni, la cosiddetta “coppia maoista”: Kiran Kumar  e sua moglie Narmada (Krishna Kumari). Entrambi in clandestinità da più di venti anni, ritenuti membri del Comitato regionale del PCI (maoista) e su cui da tempo pendeva una taglia. L’operazione, condotta dalla polizia di Maharashtra, si è svolta nello stato del Telengana. I due erano ricercati in quanto ritenuti responsabili di aver organizzato l’attacco del mese precedente contro Bhima Mandavi, parlamentare del BJP (nel distretto di Dantewada, Chhattisgarh).

Erano inoltre sospettati di aver preso parte – il 1 maggio – a un’azione contro le forze di polizia nel distretto di Gadchiroli.

Krishna Kumari era conosciuta come responsabile del KAMS (Krantikari Adivasis Mahila Sanghatan), la “brigata culturale” dei maoisti.

Il 4 giugno 26 persone, tra soldati della CRPF e poliziotti (la maggior parte membri del battaglione CoBRA e della  Special Task Force di Jarkhand) sono rimasti feriti per l’esplosione di alcuni ordigni rudimentali (IED) tra i rilievi collinari di Rai Sindri del distretto di Sarikela-Kharsawan. Nessuna traccia dei guerriglieri nonostante gli immediati rastrellamenti nell’area.

Il 28 maggio, in un episodio dalla medesima dinamica, altri 15 soldati erano rimasti feriti per un IED nel distretto di Kharsawan (Jharkhand). In questo caso i maoisti avevano poi aperto il fuoco contro i militari. La zona era stata immediatamente rastrellata per opera, oltre che della polizia locale, dei corpi speciali delle unità CoBRA e Jharkhand Jaguar.

Contemporaneamente due guerriglieri armati di archi e frecce (Kawasi Masa di 26 anni e Kudami Hadma di 25, su entrambi pendeva una taglia) venivano arrestati nella regione di Katekalyan (distretto di Dantewada, Chhattisgarh).  Le accuse nei loro confronti: aver organizzato riunioni tra la popolazione e i maoisti e il sabotaggio di binari ferroviari.

La polizia locale, rinforzata da esponenti del battaglione 195 della CRPF, aveva individuato un raduno di numerose persone che poi sono riuscite a fuggire. Tranne i due catturati.
Il 20 maggio due membri della Special Auxiliary Police del Jharkhand sono rimasti feriti in uno scontro a fuoco con i maoisti nel distretto di Seraikela-Kharswan. Stando alle dichiarazioni delle forze dell’ordine, anche diversi guerriglieri sarebbero rimasti feriti. A conferma, durante l’immediato rastrellamento, sono state rinvenute cospicue tracce di sangue lungo i sentieri utilizzati dai maoisti per sganciarsi.

La lista sarebbe lunghissima, ma mi fermo qui.

Concludo con una considerazione.

Per definire questo tragico, pluridecennale  contenzioso che vede le popolazioni indigene (adivasi), i diseredati senza casta (dalit) e i guerriglieri maoisti (naxaliti) contrapporsi, resistere al governo indiano, alle multinazionali e ai loro programmi di sfruttamento, devastazione ambientale e sterminio un termine appropriato sarebbe “stillicidio”.

Uno stillicidio sanguinante, doloroso che – di giorno in giorno – allunga il rosario delle vittime. Soprattutto tra la popolazione civile e i combattenti maoisti (ma anche tra le forze dell’antiguerriglia, esercito e polizia).

A trarne vantaggio e profitto, come da manuale, classi dominanti (alti gradi militari in particolare) e multinazionali.

Usque tandem?

Gianni Sartori

*nota 1: 

La strategia politica di Charu Mazumbar, sviluppata sulla base del pensiero di Mao Zedong, prevedeva di innescare – attraverso la guerriglia contadina – una percorso insurrezionale. Al fine di creare “zone liberate” in un territorio coperto da foreste e montagne. Come appunto la regione prescelta di Naxalbari, dove si mantiene vitale un tradizionale spirito di ribellione contro i grandi proprietari terrieri da parte delle comunità agricole tribali, gli adivasi (meno sottoposti alla gerarchia delle caste rispetto agli agricoltori poveri o forse solo meno “addomesticati”).

**nota 2:

https://centrostudidialogo.com/2018/09/25/india-lingue-e-popoli-minacciati-dal-progresso-di-gianni-sartori/

***nota 3:

Il Commando Battalion for Resolute Action (CoBRA) è una brigata della CRPF specializzata in contro-insurrezione.

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