ANCHE LE FORESTE SANGUINANO… INDIA 2009- 2019: DIECI ANNI DALL’AVVIO DI GREENHUNT – di Gianni Sartori – (parte prima)

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In India per coloro che si oppongono con vigore alla politica del partito di maggioranza scatta automaticamente la definizione di “naxaliti urbani”.

E chi mai sarebbero ‘sti naxaliti?

Sono guerriglieri comunisti – maoisti – in genere acquartierati nelle foreste (e quindi soprattutto rurali). Al momento rappresentano probabilmente la maggior fonte di preoccupazione  per il grande capitale e per i suoi devastanti progetti di sfruttamento.

Arundhati Roy ne aveva parlato nel libro-testimonianza “Camminando con i compagni” (edizioni Rapporti sociali). La scrittrice indiana vi narrava l’esperienza vissuta tra i guerriglieri contribuendo a farne conoscere sia le motivazioni che il notevole livello di radicamento tra gli adivasi (gli “abitanti originari”, i tribali).

I Naxaliti nascono alla fine degli anni sessanta in quel di Naxalbari, un villaggio del Bengala occidentale (distretto di Darjeeling). Tra i fondatori Charu Mazumbar, già esponente del Partito comunista indiano (arrestato nel 1972, morì dieci giorno dopo a causa delle torture cui venne sottoposto)*.

Crescendo e ampliandosi il movimento, nel corso degli anni si è materializzata quella che viene definita la Compact Revolutionary Zone. La CRZ si estende dai confini con il Nepal fino all’Andhra Pradesh, nel sud dell’India. In collegamento con altri movimenti di ispirazione maoista come i partiti comunisti del Bhutan e del Nepal. Tra le cause che possono aver contribuito (involontariamente) all’ulteriore espansione del movimento va presa in considerazione la creazione delle ZES (Zone economiche speciali). Zone franche  in cui le imprese, sia indiane che straniere, godono di condizioni di favore (esentate da tasse, dazi e altro) e possono usufruire di moderne infrastrutture realizzate dal governo. Effetto collaterale, l’evacuazione forzata di migliaia di tribali che si erano rifiutati di cedere la Terra ai gruppi industriali e alimentari.

Non è un caso che gli stati in cui è maggiore la concentrazione di ZES (Jharkand, Orissa, Andhra Pradesh…) siano gli stessi in cui si è maggiormente diffusa l’azione dei naxaliti. Così come avviene nel Chhattisgarth dove le compiacenti autorità locali hanno concluso accordi per mettere a disposizione dei gruppi industriali (Essar, Tata…) vasti terreni per installarvi acciaierie e miniere. Alle legittime proteste e azioni dirette della popolazione nel 2009 il ministro dell’Interno rispondeva con una vasta operazione militare. Denominata Greenhunt, avrebbe dovuto sradicare la resistenza nelle regioni del centro e dell’est del paese. Oltre alle forze locali di polizia, venivano mobilitati circa 100mila tra soldati e paramilitari con l’obiettivo di occupare militarmente i territori e consentire la realizzazione delle attività economiche. Strategia dichiarata: “ripulire, controllare, costruire”.

Finora non ci sono riusciti.

Vishwa Adivasi Divas

Una scadenza a cui regolarmente aderisce il Partito comunista dell’India (maoista) è la Vishwa Adivasi Divas ( “Giornata Mondiale dei Popoli Indigeni”). Anche quest’anno (2019) i naxaliti hanno rivolto un appello ai tribali (adivasi) che celebrano tale ricorrenza chiedendo di farne una “giornata di lotta per proteggere i diritti e la identità delle tribù”. Niente di nuovo.

In un comunicato di qualche anno fa, Sainath (all’epoca segretario della divisione di Darbha, distretto di Bastar nello stato di Chhattisgarh) denunciava che gli adivasi (circa ottanta milioni, l’8% della popolazione indiana) “non sono indù e tuttavia le forze fasciste braminiche minacciano l’identità, l’esistenza e i diritti delle tribù e per questo Vishwa Adivasi Divas va considerata come un giorno di lotta contro tali minacce”.

Parole che suonavano come un avvertimento al governo indiano per le sue politiche di “sfruttamento della popolazione tribale, violazioni dei loro diritti nel tentativo di distruggerle, annichilirne la stessa esistenza oltre che l’identità”.

E non soltanto parole. Il comitato della divisione di Darbha era uno dei più temuti dalle forze militari. Nel 2013 si rese responsabile dell’attacco a Jhirum Ghati di un convoglio del Congresso, attacco che causò la morte di 32 persone (tra cui alcuni leader politici di tale partito indiano).

Nel comunicato si ricordavano e condannavano  anche gli episodi di  “linciaggi mafiosi – causati dal fondamentalismo indù – e altre atrocità commesse contro dalit (paria nda) e adivasi”.

Così come la “cessione di terre e foreste tribali a imprenditori privati e alle multinazionali da parte del governo”.

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Chiamandole alla lotta, i naxaliti ricordavano alle popolazioni tribali che “non siete soli, noi siamo al vostro fianco.

A quale genere di lotta si riferiscono i naxaliti nei loro appelli?

Stando alle preoccupate dichiarazioni dei funzionari delle unità Anti-Naxal,  questi messaggi avrebbero “tutta l’aria di un appello all’insurrezione”.

Vorrei anche qui riportare alcune critiche (peraltro amichevoli e costruttive) di Sunil Deepak  a un mio intervento (“LINGUE E POPOLAZIONI MINACCIATE DAL PROGRESSO)** sulla scomparsa delle lingue indiane tradizionali in cui esprimevo simpatia per l’operato dei naxaliti.

I maoisti e le tribù: questa è la parte dell’articolo di Sartori con la quale mi sento in leggero disaccordo. Dalle parole di Sartori emerge una visione romantica della lotta dei maoisti accanto ai poveri delle tribù sfruttati e calpestati dalle multinazionali con il benestare del governo (…). Ho avuto 3 occasioni di entrare nei territori controllati dai maoisti, 2 volte in India e una volta nel Nepal. Penso che siano persone accecate dalla ideologia, brutali e violente, sicuramente non migliori e forse peggiori dal sistema che dichiarano di voler cambiare. Il loro controllo sulle tribù nelle aree occupate era ferreo e spietato (…). L’India delle caste, degli esclusi e sfruttati deve cambiare, ma non con una rivoluzione violenta che vuole sostituire il sistema democratico con un sistema totalitario basato sulle idee di Stalin o di Mao”.

Prendo nota. Ovviamente nutro qualche riserva –  soprattutto di metodo – nei confronti sia del maoismo che del leninismo (non dimentico Kronstadt nel 1921, tantomeno il maggio ’37 di Barcellona).

Ma ritengo vada comunque riconosciuto che senza i naxaliti per gli adivasi il destino sarebbe stato quello degli indiani d’America o degli aborigeni australiani. Ossia deportazione, etnocidio…nella migliore delle ipotesi venir rinchiusi in qualche riserva. 

Ripercorrere a ritroso alcuni degli eventi più recenti (gli ultimi mesi di quest’anno) può darne un’idea.

29 settembre: Una militante maoista conosciuta come Jugni, esponete del PCI (maoista) del MMC (Maharashtra-Madhya Pradesh- Chhattisgarh) è stata uccisa dalla polizia. Verso le ore13, le forze di sicurezza hanno attaccato un accampamento dei guerriglieri nel distretto di Kabirdham (Chhattisgarh) vicino al villaggio di Suratiya.

Altri militanti presenti nell’accampamento sarebbero riusciti a sganciarsi per rifugiarsi nella foresta. Sul luogo la polizia ha recuperato materiale propagandistico e vari documenti.

22-23 Settembre 2019: sono cinque i maoisti uccisi in due giorni dalle unità di èlite “Greyhounds” dello stato di Andhra Pradesh nella zona di frontiera tra l’Andhra e l’Orissa (Odisha in lingua hindi, noto anche come meta turistica per “visitare” le tribù dravidiche). Tre il giorno 22 (tra cui due donne) durante uno scontro nel distretto di Visakhapatnam) e altri due il giorno successivo durante un rastrellamento. Recuperati dalla polizia alcuni fucili automatici, pistole, un AK47 (fucile d’assalto Kalashnikov)

13-14 settembre: Sarebbero almeno sei i naxaliti uccisi – nel corso di tre distinti scontri a fuoco – nella regione del Bastar (Chhattisgarh) tra il 13 e il 14 settembre. 

Nella notte del 13 (verso le 23,30), due maoisti (Lachu Mandavi e Podiya, membri del comitato locale di Malangi) già ricercati e sulla cui testa era posta una consistente taglia, venivano intercettati e – dopo essere in un primo momento riusciti a sganciarsi – abbattuti in una foresta presso il villaggio di Kutrem (distretto di Dantewada). 

Un altro guerrigliero veniva ucciso il mattino successivo in una foresta nei pressi del villaggio di Punnur (distretto di Bijapur). Obiettivo dell’operazione anti-guerriglia era la cattura di un importante comandante maoista segnalato nella regione. Verso sera, durante un altro scontro a fuoco in una foresta di Tadmetla-Mukram nullah, altri tre naxaliti venivano colpiti a morte. Qui la polizia era intervenuta per eliminare un posto di blocco dei maoisti sulla strada per Tadmetla.

28 Agosto: ricercato da più di dieci anni,  il militante maoista Rakesh Sodhi (sulla cui testa era posta una taglia di 800mila rupie) è stato ucciso durante uno scontro a fuoco in un accampamento naxalita nella foresta di Pakanguda (Malkangiri). Nella stessa circostanza sarebbe rimasta gravemente ferita un’altra persona (un “paramilitare” sulla  cui identità mancano dettagli precisi). La sparatoria è avvenuta nel corso di un rastrellamento operato dal gruppo delle operazioni speciali (SOG) e dalla Forza volontaria di distretto (DVF, a cui apparteneva quello ferito gravemente). Tra i principali dirigenti del Comitato speciale delle zone di frontiera di Andhra-Orissa, Rakesh Sodhi era ritenuto responsabile di almeno una dozzina di attacchi opera della guerriglia. In particolare di quello che nel luglio 2008 aveva causato la morte di 17 membri delle Forze speciali a Kalimela  (Malkangiri).

Il 24 agosto cinque maoisti sono stati uccisi durante uno scontro a fuoco nella giungla di Dhurbeda (Abujhmad, a 350 chilometri da Raipur) con forze antiguerriglia composte dalla Guardia di riserva del distretto di Narayanpur (DRG) e dalle Forze di intervento speciale (FST). 

Narayanpur (nella regione del Bastar, Stato del Chhattisgarh) è uno dei distretti in cui la guerriglie maoista è più forte e organizzata.

In precedenza, il 21 agosto, un altro naxalita veniva ucciso nel corso di una  operazione anti-guerriglia nella giungla di Burgula (Manuguru, circoscrizione di Pinapaka)

Altra vittima maoista il 9 agosto, sempre in uno scontro a fuoco, nella foresta di Tholkobera  (distretto di West Singbhum, stato di Jharkhand). Qui veniva anche scoperto un deposito di armi (alquanto modesto: tre fucili, di cui due da caccia e munizioni). L’operazione era stata pianificata e condotta congiuntamente dal 94° battaglione della CRPF e dalla polizia di Jharkhand.

(continua)

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