NAZIONI OPPRESSE – IMMAGINI

NAZIONI OPPRESSE – IMMAGINI – quando un’immagine vale più di cento parole (anno 1975 – autore Birney Lettick, 1919 – 1986) – pubblicata da Time Magazine e esposta alla National Portrait Gallery, Smithsonian Institution
BREIZH – Una pubblicazione per ragazzi in Lingua Bretone
La Serenissima, miglior governo del mondo – di Ettore Beggiato

Samuel Edward Finer è stato uno storico inglese del secolo scorso (1915-1993); il suo lavoro può autorevole e famoso è la ponderosa ricerca contenuta nei tre tomi “La storia del governo dai tempi più antichi” un’analisi comparativa dei sistemi governativi più significativi. In 1.700 pagine troviamo analizzati imperi, regni, repubbliche che hanno inciso nella storia del mondo: dai sumeri agli egizi, dall’impero persiano alle città greche, dai vari imperi cinesi ai califfati arabi, dalle repubbliche rinascimentali all’impero ottomano, agli stati moderni europei.
Finer si basava nei suoi studi nel confronto di quattro elementi: palazzo (governo), forum (democrazia), religione organizzata e nobiltà.
Bene, il prof. Finer alla fine del suo straordinario lavoro arriva a una conclusione ben precisa: il miglior governo del mondo fu quello della Serenissima Repubblica Veneta.
E quanto sostiene Finer è in linea con quanto scriveva Giannantonio Paladini, autorevole storico e politico veneto, in un articolo apparso sul Gazzettino nell’ormai lontano 2 gennaio 1996 ricordando come una giuria del prestigioso “Washington Post” avesse appena scelto Venezia del Cinquecento come “migliore luogo spazio-temporale del millennio” con la seguente motivazione “Per la sua apertura al mondo, la stabilità del governo, l’eccezionale vita culturale”.
E così G. Paladini giustificava tale riconoscimento:
“Una New York dell’epoca: così gli storici della Serenissima amano definire lo stupefacente centro di quel caratteristico Commonwealth di terra e di mare, Adriatico e Mediterraneo, che fu la Venezia del ‘500. A Philippe de Commynes, ambasciatore di Carlo VIII, re di Francia, essa era parsa bellissima, alla fine del ‘400.
“I gentilissimi veneziani mi condussero – ricorda nelle Memorie il diplomatico- lunga la strada principale che essi chiamano Canal Grande, la strada più bella che ci sia in tutto il mondo, quella meglio costruita, con le case molto grandi e alte…e quelle antiche tutte dipinte, quelle fatte da cento anni in qua con le facciate di marmo bianche: la città più splendida che io abbia mai visto”.
Ma insieme, cosa forse più rilevante, Venezia era capitale dello Stato che -con maggior senno politico si governava.- “
Peccato che tanti storici e pseudo intellettuali italiani e veneti facciano a gara nel cercare di nascondere, falsificare e mistificare la storia della nostra Repubblica: ci vuole ben altro, comunque… quanti ne abbiamo visti da Napoleone in poi accanirsi contro la Repubblica Veneta … ma nonostante questo la Serenissima continua e continuerà ad affascinare e a rappresentare un faro di cultura e di civiltà.
Ettore Beggiato
TRA “GUERRA SPORCA” E REPRESSIONE GLI STATI CERCANO DI ANNIENTARE LA RESISTENZA CURDA – di Gianni Sartori

Difficile, se non addirittura impossibile, seguire e documentare in maniera adeguata le decine, centinaia di efferati crimini di Stato che Ankara (su scala industriale) e Teheran (a livello più artigianale) vanno commettendo nei confronti del popolo curdo.
Riporto solo un paio di recenti episodi – di cui è giunta notizia in questi giorni (tra il 9 e il 10 dicembre) – per darne un modesto aggiornamento. Ma la lista – ovviamente – sarebbe molto più lunga.
REPRESSIONE DELLE PROTESTE PACIFICHE IN TURCHIA
A Diyarbakir (Bakur – Nord Kurdistan sotto amministrazione turca) 25 donne in sciopero della fame per la fine dell’isolamento carcerario di Ocalan, sono state arrestate. Con violenza, brutalmente (trascinate sul pavimento senza nemmeno il tempo di rimettersi le scarpe ai piedi…) nel corso di un’irruzione di unità speciali della polizia turca nella sede dell’HDP (Partito Democratico dei Popoli).
Preventivamente circondata da idranti e veicoli blindati, la sede dell’HDP è stata poi perquisita a fondo.
Le militanti curde avevano aderito all’appello del movimento delle donne TJA che chiedevano di solidarizzare con Leyla Guven, (co-presidente del Congresso Democratico della Società – DTK – e deputata HDP di Hakkari) rinchiusa nel carcere di Amed (Diyarbakir) e giunta ormai al 33° giorno di sciopero della fame.
Venticinque arresti, sempre di donne in sciopero della fame, si registrano anche nella sede dell’HDP di Batman (Êlih), città del Bakur spesso nella cronaca per la repressione governativa nei confronti della popolazione. Altre tre militanti sono state poi fermate nel corso di una retata.
Stando alle ultime notizie, le donne arrestate a Diyarbakir( tra loro anche Makbule, Madre per la Pace) continuerebbero lo sciopero all’interno del commissariato.
Pochi giorni prima veniva assaltata dalla polizia turca la sede dell’HDP di Urfa (una quarantina le persone arrestate, tra cui la deputata Ayse Surucu, Servet Kilic, Rojda Binici e Faruk Badilli) dove si era appena concluso un analogo sciopero della fame di tre giorni.
Anche in questa circostanza diverse persone sono state portate all’esterno dell’edificio trascinandole sul pavimento.
ALTRE ESECUZIONI EXTRAGIUDIZIALI IN IRAN

L’organizzazione per i diritti umani Hengaw ha denunciato che il 7 dicembre nella città di Bane (Rojhilat – Kurdistan orientale, sotto amministrazione iraniana) due cadaveri carbonizzati sono stati rinvenuti, mani e piedi legati, nel sedile posteriore di un’auto a cui era stato appiccato il fuoco. Si trattava del regista curdo Rahim Zabihi e del fratello Kaywan
Le modalità della loro uccisione ricordano quelle analoghe dell’assassinio della studentessa e dissidente curda Meryem Fereci il cui cadavere carbonizzato veniva ritrovato in luglio.
Come nel caso di Meryem è forte il sospetto che si sia trattato di esecuzioni extragiudiziali, in stile “squadroni della morte” latino-americani o spagnoli (Triple A, Gal…).
O magari (filo)britannici. Ma in questo caso il lavoro sporco veniva subappaltato ai “lealisti” (UVF, UFF…).
I maggiori sospetti calano sulle formazioni paramilitari iraniane come i Pasdaran (Guardiani della Rivoluzione). Alcuni testimoni avrebbero notato esponenti di tale organizzazione aggirarsi in prossimità dell’abitazione dei due curdi assassinati.
Attualmente Rahim Zabihi stava raccogliendo materiale per un documentario sui Kolber (facchini frontalieri delle zone di confine con l’Iraq) per denunciare le numerose esecuzioni extragiudiziali operate nei confronti di tali lavoratori curdi. Per questo suo impegno era stato convocato e minacciato dai Guardiani della Rivoluzione. Anche due giorni prima del ritrovamento dei due cadaveri.
In precedenza Rahim aveva realizzato alcuni film (“Hawar” e Welate Efsane”, questo prodotto dalla Mitosfilm berlinese) sempre assai critici nei confronti del regime.
Oltre a quello già citato di Meryem Fereci, un altro caso recente di eliminazione (tecnicamente: uccisione mirata) di attivista “scomodo” per il potere. Qualche giorno prima di Meryem, veniva ucciso da elementi legati al regime l’esponente della “Organizzazione per i Diritti Umani – Kurdistan” Iqbal Moradi. Dieci anni fa l’attivista – conosciuto sia come ex esponente di Komala, sia per il suo sostegno ai familiari dei prigionieri politici – era già scampato a un attentato, presumibilmente sempre opera dei Pasdaran.
Gianni Sartori
AGGIORNAMENTO DELL’ULTIMA ORA
Nella notte tra l’11 e il 12 dicembre altre 14 donne in sciopero della fame – per solidarietà con Leyla Guven e per la fine dell’isolamento del prigioniero politico Ocalan – sono state arrestate a Van (Bakur, Kurdistan del Nord). Oggi il fermo di polizia per queste militanti di TJA (Movimento delle Donne Curde) sarebbe stato prolungato per almeno altre 24 ore.
Rilasciate invece le 28 militanti arrestate il 10 dicembre a Elih (Batman).
Sempre a Van, in tre carceri della città prosegue lo sciopero della fame. Gruppi di dieci detenuti si alternano nel rifiutare il cibo e richiedono la fine dell’isolamento del “Mandela curdo” nell’isola-carcere di Imrali.
Gianni Sartori
CONOSCERE PER CAPIRE – IL RACCONTO DI UN ALTRO RISORGIMENTO – Nerviano – 25 novembre 2018 – 3 parte
La terza parte del convegno tenutosi a Nerviano (MI) lo scorso 25 novembre.
CONOSCERE PER CAPIRE – IL RACCONTO DI UN ALTRO RISORGIMENTO – Nerviano – 25 novembre 2018 – 2 parte
La seconda parte del convegno tenutosi a Nerviano (MI) lo scorso 25 novembre.
CONOSCERE PER CAPIRE – IL RACCONTO DI UN ALTRO RISORGIMENTO – Nerviano – 25 novembre 2018 – 1 parte
La prima parte del convegno tenutosi a Nerviano (MI) lo scorso 25 novembre.
ASPETTANDO IL RITORNO DI BUENAVENTURA DURRUTI – di Gianni Sartori

Nella notte tra il 20 e il 21 novembre 1936 – sul fronte di Madrid – muore Buenaventura Durruti e con lui le speranze di milioni di oppressi, sfruttati e diseredati. All’epoca forse non ancora del tutto consapevoli della tragedia che si andava profilando per le classi subalterne. Non solo nella penisola iberica, ma su scala planetaria.
Durruti muore. Così come a luglio era già morto Francisco Ascaso, come nel maggio del ’37 moriranno Camillo Berneri e Andreu Nin. Per mano di boia differenti – certo – ma il medesimo scopo: soffocare l’ansia di emancipazione sociale degli eterni subalterni loro malgrado, la fame e sete di giustizia degli schiavi salariati e dei popoli forzatamente minorizzati.
Durruti muore. A noi rimangono le macerie, senza che sappiamo più nemmeno come e cosa ricostruire. “Noi non abbiamo paura delle rovine, gli operai sanno anche costruire…” aveva detto (cito a memoria).
Ma forse anche di distruggere e ricostruire abbiamo perso il desiderio .
Passa un mese o poco più e già nel gennaio 1937 si registrano gli attacchi – per ora a mezzo stampa – da parte degli stalinisti (PSUC soprattutto) contro i libertari (CNT, FAI, POUM…), preludio ai fatti del maggio ’37 (a Barcellona, la Telefonica) e dell’agosto (in Aragona, quando il generale Enrique Lister elimina le collettività anarchiche).
Così la definitiva sconfitta della Repubblica nel 1939 non spalanca soltanto l’antro della lunga notte franchista, ma consentirà alle semenze brune e velenose nazi-fasciste di germogliare, sbocciare definitivamente, radicarsi e proliferare nell’Europa intera. Piante geneticamente modificate. Coltivate, alimentate e concimate col sangue di centinaia di migliaia – milioni – di vittime sacrificali fucilate o impiccate. Prima con le iberiche sacas (fucilazioni di massa dei prigionieri repubblicani operate dai fascisti) e poi con i massacri, olocausti e genocidi su scala industriale della Seconda Guerra Mondiale.
Muore Durruti. E la notte (negras tormentas, nubes oscuras…) ridiscende cupa e inesorabile sul genere umano ormai alla deriva. Ancora una volta la realizzazione di quel “mondo nuovo che è già dentro di noi e che sta crescendo, anche ora che sto parlando con te” (cito sempre a memoria, da un’intervista a un giornalista) veniva rimandata a chissà quando.
Almeno – lo spero e lo devo dire – fino all’odierna insurrezione curda in Rojava e Bakur.
Un po’ di storia.
Buenaventura Durruti (un cognome basco, tra l’altro, avuto in eredità dal nonno paterno. Quello materno invece era catalano) – una delle figure più rappresentative dell’anarchismo iberico – era nato a Leon – nella Vecchia Castiglia – nel 1896.
Operaio metallurgico, a Barcellona strinse fraterna amicizia con l’operaio panettiere e cameriere Francisco Ascaso. Insieme a Gregorio Jover si dedicarono a una sistematica attività rivoluzionaria. Nei primi anni venti – quando erano espatriati per sfuggire alla repressione statale anche in anche in America latina (Argentina, Cuba…). Anche qui organizzarono scioperi e manifestazioni, operando inoltre espropri ai danni di entità bancarie ed elargendo sistematicamente il ricavato alle associazioni e ai sindacati anarchici (in particolare per acquistare materiale tipografico per la pubblicazione di testi libertari). Nel 1926 vennero arrestati a Parigi, nascosti in un taxi e armati, lungo il percorso che avrebbe dovuto compiere il re Alfonso XIII. Furono scarcerati dopo una campagna di solidarietà internazionale. Sempre a Parigi, con Ascaso volle conoscere di persona l’esule Nestor Makhno. In tale circostanza il rivoluzionario ucraino disse di essere disponibile per la loro rivoluzione quando fosse scoppiata. Purtroppo Nestor morì prima – nel 1934 – per le conseguenze delle ferite e sofferenze subite e forse anche per una grave depressione dovuta alla sanguinosa sconfitta..
Allo scoppio della guerra civile – il 19 luglio del 1936 – Durruti e gli altri compagni parteciparono attivamente alla sconfitta dei militari golpisti, ma Ascaso venne ucciso durante l’assalto del proletariato barcellonese alla caserma Atarazanas (20 luglio 1936). Durruti organizzò poi la sua “Colonna” di miliziani anarchici – fondata sul principio della “disciplina nell’indisciplina” – molto efficace nelle battaglie dell’Aragona (un fronte a egemonia libertaria). Qui, nei villaggi liberati, si costituirono le collettivizzazioni in base ai principi del comunismo libertario (terre socializzate a autogestite da assemblee e comitati di villaggio).
Come è noto sul fronte aragonese i combattenti repubblicani vennero bloccati a causa della sproporzione di mezzi di combattimento rispetto all’esercito franchista.
Dopo l’assedio di Saragozza venne invitato dal governo repubblicano – e in particolare dai ministri anarchici – a difendere Madrid che stava per capitolare.
Durruti partì con alcune migliaia di miliziani volontari (molti cadranno proprio nella battaglia di Madrid) e qui, il 20 novembre 1936, viene ucciso in circostanze che all’epoca furono considerate non chiare.
In realtà non dovrebbero esserci ancora ombre sulla reale dinamica del tragico evento.
Secondo quanto riferiva Abel Paz, Durruti arriva nella capitale dopo un viaggio massacrante, ma non si concede riposo. Va subito a combattere e muore quasi immediatamente, presumibilmente per un suo errore. Infatti sarebbe sceso dall’auto con il colpo in canna. Un movimento brusco, il contraccolpo lo avrebbe fatto partire colpendolo al torace.
Sicuramente la sua morte incise negativamente sulla spinta libertaria che inizialmente aveva caratterizzato la sollevazione antifranchista. Da allora la logica bellica – militarista – finì col prevalere.**
Durruti del resto l’aveva intuito (predetto ?) quando diceva “in guerra si diventa sciacalli”. Proprio per questo bisognava non perdere tempo nell’organizzare la rivoluzione sociale e farla finita con le pratiche militariste.
Grandiosi i suoi funerali a Barcellona (raccontati da H.E. Kaminski in “Ceux de Barcelone”) a cui si calcola abbia partecipato un milione di persone.
Gianni Sartori
*nota 1: Una coincidenza: nello stesso giorno moriva – fucilato dai repubblicani in quel di Alicante – José Antonio Primo de Rivera. La data venne poi sacralizzata dal regime. Quando nel 1975 stava ormai per tirare le cuoia, il boia Franco venne tenuto artificialmente in vita per oltre un mese in modo da farlo morire nello stesso giorno del fondatore della Falange (20 novembre). Negli anni ottanta la data venne utilizzata simbolicamente dalle squadre della morte parastatali spagnole (in particolare dal GAL) per assassinare alcuni militanti baschi.
**Nota 2: in aperta polemica con il decreto della militarizzazione delle milizie (e con quelli che venivano considerati i “cedimenti” di FAI e CNT) nel marzo 1937 alcuni membri della Colonna Durruti (Jaime Balius, Pablo Ruiz, Félix Martinez…) fondarono un gruppo comunista-libertario denominato Los amigos de Durruti. La loro pubblicazione El amigo del Pueblo venne presto dichiarata illegale. Da ricordare l’amicizia e la sintonia tra Jaime Balius e gli esponenti del POUM Andreu Nin e Wilebaldo Solano. A tale proposito, non fu per caso che il comunista Solano – antistalinista e libertario, divenuto membro della Resistenza in Francia – quando venne liberato da un campo di prigionia preferì andarsene con un gruppo di partigiani anarchici piuttosto che con quelli del PCF. Un accorgimento che – diversamente da quanto accadde al mio compaesano “Blasco” – gli consentì probabilmente di salvare la pelle. Negli anni settanta inoltre Solano si oppose alla dissoluzione del POUM e all’entrismo nel PSOE.
Bibliografia minima
“La breve estate dell’Anarchia – vita e morte di Buenaventura Durruti”, Hans Magnus Enzensberger, Feltrinelli, 1973
“La muerte de Durruti”, Joan Llarch, ediciones Aura, 1973
“Buenaventura Durruti”, Abel Paz, edizioni La salamandra, 1980
“Durruti e la rivoluzione spagnola”, Abel Paz, BFS edizioni (Biblioteca Franco Serantini), 2010 – (ristampato dopo l’esaurimento della precedente edizione in due volumi)
“Quelli di Barcellona”, H.E. Kaminski, edizioni Il Saggiatore, 1966
“Pioniere e rivoluzionarie – Donne anarchiche in Spagna (1931-1975)”, Eulàlia Vega, edizioni Zero in condotta, 2017
“Anarchia e potere nella guerra civile spagnola 1936-1939”, Claudio Venza, edizioni elèuthera 2009
“Rivoluzione e controrivoluzione in Catalogna”, Carlos Semprun Maura, edizioni Antistato 1976
“Protesta davanti ai libertari del presente e del futuro sulle capitolazioni del 1937 di un incontrolado della colonna di ferro”, edizioni Nautilus, 1981
“Omaggio alla Catalogna”, George Orwell, edizioni il Saggiatore, 1964
Conoscere per Capire: Il racconto di un Altro Risorgimento – Nerviano (MI) – 25 novembre 2018
Il Centro Studi Dialogo organizza, con il Patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Nerviano, questo convegno per illustrare “l’altro Risorgimento”, e cioè tutto quanto la storiografia ufficiale non racconta.
Dagli eccidi al Sud ai movimenti di protesta del Nord, con l’intervento di giornalisti, scrittori ed esponenti della cultura.
Relatori:
LORENZO DEL BOCA – giornalista e storico
STEFANO BRUNO GALLI – Assessore all’Autonomia e alla Cultura Regione Lombardia
ROBERTO GREMMO – giornalista e storico
ELENA BIANCHINI BRAGLIA – storica e scrittrice
Collabora all’iniziativa l’Ass. Cult. Terra Insubre – Milano e Provincia.
Saranno presenti banchetti di promozione editoriale di varie associazioni culturali.


