CONCERTO A VERVIERS PER UNA MAMMA CURDA – di Gianni Sartori

riceviamo questo appello che riguarda il mondo della Diaspora Kurda dall’amico Gianni:

birgul

Birgül Güler, una donna curda di 33 anni, madre di quattro bambini, vive in Belgio e – per ragioni burocratiche – non può godere dell’assistenza sanitaria statale. Le cure sono indispensabili per tentare di sopravvivere ad una grave forma di cancro all’utero.
Per lei è stato quindi organizzato un concerto benefico:
Birgul Icin, bir umutHevijek ji bo Birgul (una speranza per Birgul).
concerto
Lo scopo, raccogliere – almeno in parte – la somma necessaria per proseguire nelle terapie. Il concerto è previsto per il 28 giugno a Verviers e numerosi artisti hanno già dato la loro adesione:
Farqin Azad, Grup Sinemilli, Ferhat Tunc, Umut Altincag, Hozan Diyar, Hozan Kawa, Araz Guler, Leyla Soysuren, Dogan Celik…
Il maggiore dei quattro figli di Birgül ha 15 anni e il più piccolo un anno e mezzo. E’ per loro che – da quando questa malattia ritenuta incurabile le è stata diagnosticata – la coraggiosa donna curda resiste e si batte con forza.
Anche se non potete assistere al concerto, potete comunque contribuire a questa causa sacrosanta acquistando ugualmente i biglietti (contattando in privato Ibo Nisebin).
Ricordo:
alle ore 17 del 28 giugno

Hall de Gérardchamps – Quai de la Vesdre, 20  – 4800 Verviers

Gianni Sartori

SÜDTIROL – Per l’autodeterminazione della popolazione di Hong Kong – di Roland Lang

In merito agli incidenti in corso ad Hong Kong, riceviamo questo comunicato firmato da Roland Lang, Obmann des Südtiroler Heimatbundes.

Bildquelle-+Neue+Züricher+Zeitung

Für die Selbstbestimmung der Hongkonger Bevölkerung

Die Welt zeigt sich überrascht, wie viele Menschen in Honkong sich gegen das chinesische Auslieferungsgesetzt und gegen die zentralistischen Bestrebungen wehren. Mutig sind seit Tagen immer wieder mehr als eine Million Menschen auf die Straße gegangen, um für das Recht auf Selbstbestimmung des autonom verwalteten Hongkongs zu demonstrieren.

Die sich auf die kommunistische Doktrin berufene Volksrepublik China will durch ein Gesetz unbeliebte und freiheitsliebende Menschen in Hongkong festnehmen und einsperren bzw. verschwinden lassen. Dies soll über Vasallen Pekings im Hongkonger Gouvernement geschehen.

Gegen diese zentralistischen und freiheitsraubenden Einmischungen und für die Trennung Hongkong vom demokratiefeindlichen und polizeistaatlich geführten China setzt sich nun ein ganzes Volk ein.

Die mit China geschäftemachende Welt kann nicht zusehen, wie die hauptsächlich von Hunderttausenden jungen Menschen angeführte Protestbewegung mit Knüppel und  Handschellen blutig niedergeschlagen wird.

Der Südtiroler Heimatbund solidarisiert sich mit dem Hongkonger Volk. Er fordert auch vor allem die in Südtirol niedergelassenen chinesischen Staatsangehörigen auf, sich von ihrer menschenfeindlichen Regierung zu distanzieren.

Die sieben Millionen starke Bevölkerung von Hongkong muss ihre  Zukunft selbst bestimmen und vor allem muss die Meinungs- und Pressevielfalt, Demokratie und Freiheit gewährleistet sein.

Wenn man an die Geschehnisse in Katalonien denkt, weiß man, dass es in dieser Hinsicht auch in Europa noch sehr viel aufzuholen gibt, schließt SHB-Obmann Roland Lang.

Roland Lang SHB

Roland Lang
Obmann des Südtiroler Heimatbundes

#CATALUNYA – #JUDICI1O – #HOTORNAREMAFER

Siamo arrivati quasi al termine del processo contro l’indipendentismo catalano.

Nell’ambito delle dichiarazioni finali, riportiamo per intero quella di Jordi Cuixart, presidente di Omnium Cultural, in quanto pensiamo che nella stessa si può trovare il riassunto delle posizioni culturali e politiche che dovrebbero guidare ogni movimento che si impegni per raggiungere la Libertà di un Popolo:

Ci processano perchè hanno paura.

Non rinunceremo mai ai diritti umani e a votare tutte le volte che occorra.

Disobbedienza civile contro l’ingiustizia.

Libertà e coraggio.

TORNEREMO A FARLO – #HOTORNAREMAFER

Fonte: TV3

 

#OrainPresoak – Catena Umana Biarritz – 8 giugno 2019

Centro Studi Dialogo a Biarritz per la Catena Umana Basca

Una delegazione di Centro Studi Dialogo si è recata lo scorso sabato a Biarritz (Paesi Baschi) per partecipare a una catena umana organizzata dalle maggioni associazioni che si battono per la Pace in Euskal Herria e per la soluzione definitiva del problema dei prigionieri politici baschi. Il tema era infatti #OrainPresoak #MaintenantLesPrisonniers #AhoraLxsPresxs

La manifestazione ha avuto grande successo con la partecipazione di 3000 persone e centinaia di volontari.

commento musicale:

Txoria txori (Mikel Laboa)

Zapalduen olerkia (Ken Zazpi)

PAESI BASCHI: CONDANNATO SINDACALISTA DI LAB – di Gianni Sartori

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Il giudice Emilio Labella del tribunale di Irunea (Pamplona) in Navarra (la provincia esclusa dalle Vascongadas pur essendo la culla storica della nazione basca) ha condannato un membro di Langile Abertzaleen Batzordeak (organizzazione abertzale “nazionalista e di classe” sorta nel 1975) a una pena di 21 mesi di prigione per attività sindacali risalenti all’estate dell’anno scorso. In sostanza, per aver organizzato alcune manifestazioni a sostegno dei lavoratori di un ristorante (il Sangiovesa, a quanto pare “italiano”). Lavoratori costretti a molte ore di straordinario, ore in parte non pagate. Talvolta veniva addirittura proposta una remunerazione sostitutiva del salario: qualche pizza.
Inoltre alcuni dipendenti lavoravano senza contratto e i diritti sindacali venivano – stando alle proteste dei lavoratori stessi – sistematicamente calpestati. Per esempio, a seguito dello svolgersi di elezioni sindacali, vi erano stati dei licenziamenti di pura rappresaglia padronale.
Dopo numerose azioni protesta contro questi discutibili comportamenti, il LAB aveva ottenuto il reintegro dei lavoratori licenziati e garanzie sul rispetto dei diritti sindacali. Sempre a seguito di accordi tra azienda e sindacato, erano state ritirate tutte le denunce effettuate durante il contenzioso. Invece, si scopre ora, l’ufficio del procuratore aveva mantenuto quelle contro il sindacalista e contro un lavoratore (in questo caso assolto al momento del processo). I due erano entrati pacificamente nel ristorante per applicare alcuni adesivi e lanciare slogan col megafono. Niente di più.
Il LAB, ovviamente, ha fatto ricorso e denunciato la vicenda con una conferenza stampa in Plaza del Castillo a Irunea.
Gianni Sartori

CATENA UMANA A BIARRITZ (Paesi Baschi) – 8 giugno 2019 – il manifesto

Come abbiamo già anticipato nelle scorse settimane, una delegazione del Centro Studi Dialogo parteciperà il prossimo sabato 8 giugno alla Catena Umana organizzata a Biarritz (Iparralde) da alcune delle più importanti associazioni basche che operano nel settore della ricerca della Pace e del sostegno ai prigionieri politici.

Pubblichiamo oggi il manifesto relativo a questa iniziativa, che ovviamente sottoscriviamo. Di fronte al disarmo e allo scioglimento di ETA, non è seguito alcun passo in avanti da parte degli Stati coinvolti nel conflitto basco, sino allo stallo attuale delle trattative. Anzi continua la politica repressiva nei confronti di militanti e prigionieri, un atteggiamento che non porta a nulla.

Comunicato

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KURDISTAN – QUALCHE CONSIDERAZIONE SULLA CONCLUSIONE DELLO SCIOPERO DELLA FAME… – di Gianni Sartori

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Forse è ancora presto per un bilancio complessivo del lungo sciopero della fame avviato da Leyla Guven e condotto eroicamente per mesi da centinaia e centinaia di prigionieri e militanti curdi. Disposti a giungere fino alle estreme conseguenze per porre fine all’isolamento totale a cui è stato sottoposto – per otto lunghissimi anni – Ocalan.

I militanti, molti di loro almeno, versano in condizioni critiche, devono – o almeno dovrebbero – essere ospedalizzati. Invece arrivano, inquietanti, notizie di maltrattamenti nei loro confronti da parte dei carcerieri.

Viene anche da chiedersi cosa ancora rappresenti, dopo ormai venti anni di detenzione, quest’uomo per il suo popolo. Sicuramente un elemento fondamentale di coesione, un simbolo (come fu Mandela per i Neri del Sudafrica), anche se talvolta questa dedizione potrebbe sembrare quasi eccessiva, una forma, per quanto comprensibile, di “culto della personalità”.

Sicuramente la condizione di prigioniero non ha impedito a Ocalan (paragonabile in questo a Gramsci) di continuare a pensare, scrivere, elaborare. Fornendo al suo popolo (e a quanti si riconoscono nelle lotte di liberazione) un metodo, una strategia (il Confederalismo democratico) in grado di avviare il superamento delle contraddizioni – insanabili – del capitalismo. E anche  delle realizzazioni del socialismo (nelle sue svariate interpretazioni), talvolta deludenti.

Ma altrettanto sicuramente (e sapendo, dicendo questo, di rischiare di formulare un giudizio troppo drastico, magari ingiusto) ha rappresentato talvolta un “tallone di Achille” per il movimento di liberazione curdo che ha subito ricatti, forse manipolazioni, da parte di Ankara (e non solo).

Vedi le ricorrenti trattative – a senso unico però – per una soluzione politica del conflitto che hanno portato a “disarmare” – e non solo in senso metaforico – la guerriglia o almeno alcune sue componenti.

Almeno sette sono i prigionieri (a cui si deve aggiungere un ottavo militante che si era immolato col fuoco in Germania) che hanno perso volontariamente la vita durante questa protesta.

Come sempre (sia per i dieci repubblicani irlandesi del 1981, sia per quelli – turchi e curdi – del 1996 e degli anni successivi, quasi 150…), vien da chiedersi: ne valeva veramente la pena?

Troppo presto, appunto, per formulare un giudizio definitivo. In attesa di vedere quali saranno gli sviluppi, rimane l’amarezza per la perdita – irreparabile –  di questi compagni.

Gianni Sartori

CATALUNYA – PROTESTE A BARCELLONA CONTRO LO SFRUTTAMENTO DEI LAVORATORI DELLE CONSEGNE A DOMICILIO – di Gianni Sartori

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Domenica 26 maggio, a Barcellona, oltre un centinaio di lavoratori delle consegne a domicilio, sia ciclisti che motociclisti, si sono radunati davanti alla sede della Giovo, società che si occupa appunto di consegne a domicilio. Protestavano per la morte di un loro collega travolto nella notte tra sabato e domenica da un camion e deceduto per le ferite riportate. Dopo aver bloccato la strada con una barricata, i manifestanti hanno incendiato decine di sacche gialle da portare in spalla, quelle che utilizzano per le consegne.
In particolare hanno denunciato l’alto grado di precarizzazione imposto dall’azienda. Molti dei lavoratori ingaggiati sono stranieri, non conoscono la città e nemmeno la lingua. Tuttavia per loro questo lavoro rappresenta comunque una possibilità in quanto è sufficiente possedere una bicicletta e iscriversi con 50 euro.
Mi ricorda molto – se posso inserire un ricordo personale – le “cooperative” di facchinaggio in cui ho lavorato a lungo negli anni settanta. In realtà anche allora si trattava sostanzialmente di lavoro nero (senza tutele e senza contributi) per quanto mascherato. Niente di nuovo sotto il sole. 
Gianni Sartori

IRLANDA: MORTE DI UN PRIGIONIERO REPUBBLICANO – di Gianni Sartori

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Nel grande “disordine sotto il cielo” che sovrasta i rigurgiti di un improponibile militarismo nell’Isola di Smeraldo, la comunità repubblicana più irriducibile registra una propria vittima. E’ morto, pare d’infarto, il prigioniero Seamus McGrane di 64 anni. Ritenuto un dirigente della Real IRA – quella “dissidente” – stava scontando una pena di undici anni per aver organizzato nel maggio 2015 un attacco armato al momento della visita del principe Carlo. Mc Grane era stato arrestato il 13 maggio 2015 (sei giorni prima dell’attentato previsto) quando la GARDA (la polizia dell’EIRE) durante una serie di perquisizioni a Dublino aveva rinvenuto un paio di bombe.
Nel corso della sua visita, per la prima volta Carlo doveva recarsi a Mullaghmore (Irlanda del Nord) nei luoghi dove nel 1979 suo zio Lord Mountbatten era stato assassinato dall’IRA.
Insieme a McGrane venivano arrestati anche Donal O Coisdealbha (parente di Jim Managhan, uno dei tre membri dell’IRA arrestati nel 2001 a Bogotà per aver collaborato con le FARC) e Dylan Cahill.
Mc Grane era ben noto come militante e combattente repubblicano. Arrestato una prima volta ancora nel 1976, veniva nuovamente imprigionato nel 2001.
E poi, definitivamente, nel 2015.
In qualche modo anche la sua morte costituisce l’ennesimo effetto collaterale della difficile, controversa (e forse all’epoca non adeguatamente valutata dai leader del Sinn Fein) ma comunque ormai irreversibile, soluzione politica che venti anni fa poneva termine – anche se non totalmente – al conflitto.
Gianni Sartori