…”IL CENTRALISMO E’ DIABOLICO”….. – Abt. Notker Wolf

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NOTKER WOLF (Abate del Monastero benedettino di Sankt Ottilien – Baviera, ex Primate della Congregazione benedettina): “Lo  ripeto ai dirigenti di azienda che mi invitano a parlare: creare un’atmosfera di dialogo, non di paura. Rifuggite dagli yes-men e dal centralismo decisionale. IL CENTRALISMO È DIABOLICO. Comanda invece di servire. A Bruxelles dovrebbero capirlo. NON AVREMMO SITUAZIONI COME LA CATALOGNA, SE L’UNIONE DESSE ASCOLTO ALLE SUE DIVERSE ANIME.”

Tratto da:

IL FILO INFINITO  – VIAGGIO ALLE RADICI D’EUROPA – PAOLO RUMIZ – (Ed. Feltrinelli) – pag. 45

 

Anniversario della battaglia di Lissa (20 luglio 1866), una data da ricordare – di Ettore Beggiato

LISSA cartolina

A Lissa il 20 luglio 1866 gli eredi della Serenissima (veneti,istriani e dalmati) ossatura della marina asburgica sconfissero clamorosamente la marina tricolore (che brillava per la rivalità tra le tre componenti, sarda, siciliana e napoletana) che tanto baldanzosamente aveva affrontato la battaglia, forte della propria superiorità numerica di uomini e di mezzi.

“Uomini di ferro su navi di legno hanno sconfitto uomini di legno su navi di ferro” si disse ed è una fotografia mirabile dello scontro navale.

“….deghe drento, Nino, che la ciapemo” così si rivolse l’ammiraglio Tegetthoff al timoniere e la leggenda ricorda che all’annuncio della vittoria gli equipaggi risposero lanciando i berretti in aria e gridando “Viva San Marco!!”
L’impero asburgico riconobbe il valore dei marinai veneti,  e ben 49 furono decorati

Medaglie d’oro:
PENSO TOMMASO Chioggia
VIANELLO VINCENZO detto GRATAN Pellestrina – Venezia

Medaglie d’argento di prima classe:
ANDREATINI ANTONIO Venezia
PENZO TOMMASO detto OCCHIAI Chioggia 
MODERASSO ANTONIO Padova
PREGNOLATO PAOLO Loreo – Rovigo
GHEZZO PIETRO Malamocco – Venezia
DALPRA’ MARCO Venezia
VARAGNOLO ROMA PIETRO FERDINANDO Chioggia
VIDAL BORTOLO detto STROZZA Burano – Venezia

Medaglie d’argento di seconda classe:
GAMBA FRANCESCO Chioggia
ROSSINELLI FEDERICO Venezia
CAVENAGO GIOACCHINO Padova
SCARPA ANGELO ZEMELLO Pellestrina – Venezia
BOUTZEK IGNAZIO Venezia
BUSETTO GIOVANNI ANTONIO Pellestrina – Venezia
PITTERI LUIGI Venezia
GIANNI GIUSEPPE Chioggia
CEROLDI LUIGI GIOVANNI Venezia
MOLIN LUIGI Burano – Venezia
RAVAGNAN GAETANO Donada – Rovigo 
SCARPA TOMMASO Chioggia
BORTOLUZZI FERDINANDO Venezia
PREGNOLATTO DOMENICO Contarina – Rovigo
GALLO EUGENIO PAOLO Adria – Rovigo
BOSCOLO LUDOVICO Chioggia
FERLE REDENTORE Venezia
GRASSO LUIGI ANTONIO Chioggia
MARELLA LUIGI ANTONIO Chioggia
NARDETTO DOMENICO Padova
LAZZARI FRANCESCO Venezia
GARBISSI PIETRO Venezia
FANUTO DOMENICO Venezia
SALVAZZAN ANTONIO Padova
ALLEGRETTO LUIGI Burano – Venezia
VARISCO FRANCESCO Chioggia
BENETTI PASQUALE Padova
BUSETTO CARLO Pellestrina – Venezia
PENSO LUIGI detto MUNEGA Chioggia
NOVELLO RINALDO Venezia
BOSCOLO CASIMIRO Chioggia
VENTURINI ANGELO detto CIOCOLIN Chioggia
DONAGGIO FRANCESCO Chioggia
NORDIO LUIGI Venezia
MELOCCO detto MEOCCO GIOVANNI Venezia
BOSCOLO VINCENZO Chioggia
SFRIZO AUGUSTO Chioggia
ALLEGRETTO (NEGRETTO) AUGUSTO Burano – Venezia
GALIMBERTI GIOVANNI Chioggia

Accanto a questi veneti, numerosi furono i decorati fra gli istriani e i dalmati , popoli fratelli con i quali per secoli si era vissuto felicemente sotto la comune bandiera del Leone di San Marco; il veneto e le sue varianti, era la lingua veicolare fra gli equipaggi.
Per tutti questi veneti colpevoli solamente di aver fatto il loro dovere c’è il più assoluto disinteresse, non una via, una piazza, niente di niente che li ricordi.

Credo che in occasione dell’anniversario sia doveroso riparare a questa scandalosa mancanza; non esistono veneti di serie A che meritano di essere ricordati perché combatterono sotto la bandiera italiana e veneti di serie B, tutti gli altri.
Le sconfitte di Lissa e di Custoza caratterizzarono la III guerra di indipendenza dell’Italia. E il Veneto fu prima passato dall’Austria alla Francia e da questa “girato” ai Savoja proprio per rendere palese il “prestigio” internazionale del regno tricolore in quegli anni. 
E a Napoleone III, imperatore dei francesi, non resterà che dire riferendosi agli italiani: “Ancora una sconfitta e mi chiederanno Parigi”. 
Qualche settimana dopo, il 21-22 ottobre 1866 si svolse quel plebiscito-truffa attraverso il quale il Veneto venne annesso al Regno d’Italia, plebiscito che rimane negli annali della storia come una delle votazioni più truccate, e che si tenne, tra l’altro, due giorni dopo che il Veneto era già stato “passato” ai Savoia in una oscura stanza dell’Hotel Europa lungo il Canal Grande.

ETTORE BEGGIATO

Autore del volume

“Lissa, l’ultima vittoria della Serenissima”

IL MITE PAESAGGIO DEI COLLI BERICI NUOVAMENTE DETURPATO – di Gianni Sartori

colli-berici

 

Esteticamente parlando, come una bestemmia  in Chiesa. Oppure uno sfregio sulla Gioconda, l’originale beninteso. Se preferite: come portare il cane a  pisciare sull’Altare della Patria…

Questo è quanto verrebbe da pensare “contemplando” l’ennesimo colpo inferto  al paesaggio collinare berico. Una villa in costruzione che già troneggia (letteralmente) sopra Castegnero, umiliando la svettante pieve (a cui ora si sovrappone, incongrua, la pesante presenza della nuova costruzione) e spezzandone lo slancio spiritualmente ascensionale.

Per non parlare del crinale che – lievemente, elegantemente – discende da Sermondi verso la piccola incisione (il “passo” per Lumignano) per poi riprendere ritmo fino alla “vetta” del Castellaro.

Mi spiace per voi ma ormai l’armonia è spezzata, irreparabilmente.

Proprio lungo la linea dei Covoli che sovrastano Nanto e Castegnero con due evidenti lunghi affioramenti rocciosi, ad un osservatore superficiale potrebbe sembrarne emerso un terzo. Ma si starebbe ingannando. In realtà è un lungo muro in cemento (di contenimento, presumo, altrimenti con i brutali sbancamenti veniva giù tutto). E sopra il muro, la casa, due piani. Fin troppo visibile dalla pianura (o forse lo scopo era questo, ostentare l’agognato status symbol finalmente acquisito).

In passato qui c’era soltanto un minuscolo rudere, buono per qualche attrezzo o – al massimo  – riparo per un animale (proprio uno, di numero, due pecore non entravano). Sufficiente comunque per giustificare (in base a quali criteri?) la nuova smisurata  – rispetto al contesto – costruzione.

Amministrazioni distratte sui Beni comuni (ed il paesaggio dei Colli Berici è “bene comune”), popolazioni poco attrezzate culturalmente nell’opporsi a chi è ricco e benestante.

Magari sarà anche tutto formalmente in regola…e poi comunque prima o poi interviene un condono o un piano-casa a sanare il tutto. Con tanti saluti all’ambiente, al paesaggio, all’estetica, alla biodiversità, al genius loci etc.

Un film già visto. A Cà Menarini (alla fine del secolo scorso) o al Crearo (più recentemente).

Insomma, ancora una volta è stato applicato il noto articolo quinto (“chi che ga fato i schei ga vinto”).

Per ora il Mondo va ancora così…

Per ora.

Gianni Sartori

Il leader socialista Filippo Turati ha difeso i SudTirolesi 100 anni fa – di Roland Lang

Quando l’Italia occupò il Südtirol dopo la prima guerra mondiale, il leader socialista Filippo Turati intervenne  il 21 novembre 1918 alla Camera dei Deputati di Roma. Disse che la demarcazione dei confini avrebbe dovuto rispettare in ogni caso il Diritto all’Autodeterminazione dei popoli proclamato e fatto rispettare dal presidente degli Stati Uniti Woodrow Wilson.

Comunicato stampa del presidente di SHB Roland Lang.

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Sozialistenchef Filippo Turati verteidigte vor 100 Jahren die Südtiroler

Als Italien nach dem Ersten Weltkrieg Südtirol kampflos besetzte, ergriff im Eroberungsjubel am 21. November 1918 der Sozialistenchef Filippo Turati im römischen Abgeordnetenhaus das Wort. Er sagte, dass bei der Grenzziehung das von US-Präsident Woodrow Wilson proklamierte und forcierte Selbstbestimmungsrecht der Völker auf alle Fälle zu respektieren sei, berichtet SHB-Obmann Roland Lang.

Als im Juli vor 100 Jahren alle 172 Gemeinden Südtirols sich in einer kollektiven Petition gegen die bevorstehende Annexion des Landes durch das damalige Königreich Italien aussprachen, erhob Turati am 9. August erneut Stellung pro Südtirol. Zuvor hatte er am 16. Juli 1919 im italienischen Parlament eine Petition aller 173 deutsch- und ladinischsprachigen Gemeinden Südtiroler gegen die Annexion und mit der Forderung nach Selbstbestimmung eingebracht. Er vertrat die These, dass „diese freie Willensäußerung einer freien Bevölkerung“ respektiert werden müsse.

Leider haben nur die Sozialisten Südtirol unterstützt. Der ebenfalls sozialistisch orientierte Minister Leonida Bissolati trat aus Protest gegen die sich abzeichnende Annexion zurück. Der minderheitensensiblere sozialistische Block war somit gegen das drohende Unheil.

Vergessen wir nicht jene Italiener, die in Kenntnis der geschichtlichen Lage eine Annektierung Südtirols ablehnten und dafür ins politische Abstellgleis abgeschoben oder sogar verfolgt wurden. Wenn auch spärlich, so gibt es auch heute noch Italiener, die sich selbstlos für ein freies Tirol einsetzen. So wie damals Turati sind sie die echten Freunde von uns Tirolern, schließt Lang

La militante Basca Maria Natividad Jauregui NON verrà estradata in Spagna – di Gianni Sartori

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In questi giorni (il 9 luglio) la Corte europea dei diritti dell’uomo ha condannato il Belgio per non aver sufficientemente motivato il rifiuto di consegnare alla giustizia spagnola Maria Natividad Jauregui Espina (“Pepona”) presunta esponente di Euskadi Ta Askatasuna. Ricercata dal 1979, la militante basca veniva arrestata nell’ottobre 2013 a Gand dove viveva da alcuni anni. Era accusata di aver preso parte – nel 1981 – ad azioni del commando Vizkaya in cui avevano perso al vita due  militari (tra cui il colonnello dell’esercito Ramon Romeo) e altrettanti poliziotti e Guardie civili.

Giudicata a Gand in base a due mandati di cattura europei – dopo un primo parere favorevole della camera di consiglio – l’estradizione veniva rifiutata. Infatti si temeva che in Spagna “Pepona” venisse sottoposta a condizioni detentive disumane o degradanti (in pratica: tortura).

Nel 2015 la giustizia spagnola aveva emesso un nuovo mandato di cattura europeo  respingendo l’accusa mossale di tollerare possibili violazioni dei diritti umani.

Ma anche questo nuovo MAE è stato rifiutato il 9 luglio, sia dal tribunale di Gand che dalla Corte di Cassazione.

Da parte sua la Corte europea dei diritti dell’uomo ha riconosciuto il diritto del Belgio di non applicare automaticamente il meccanismo di reciprocità quando questo si scontra con la violazione di diritti umani fondamentali. Ritiene infatti che il timore di trattamenti disumani o degradanti sia legittimo, basandosi su precedenti sufficientemente dimostrati.

Contemporaneamente ha condannato il Belgio a indennizzare i figli del colonnello Ramon Romeo (ucciso da ETA a Bilbao nel 1981) a circa 12mila euro per danni morali.

Gianni Sartori

#VENETO – 8 LUGLIO 1809, anniversario dell’insorgenza veneta, “Le done de Loria, accordate con quele de Besega, le a desfà la municipalità” – di Ettore Beggiato

beggiato

L’insorgenza veneta del 1809 è sistematicamente ignorata dalla storiografia “ufficiale”: nessuna sorpresa per la verità, è tutta la nostra storia veneta che viene sistematicamente nascosta o mistificata, visto che gli storici del regime parlano di “briganti” o di “straccioni”.

Napoleone aveva portato il Veneto tutto in condizioni di miseria e disperazione come mai nella nostra storia, imponendo la coscrizione obbligatoria e una serie di tasse pesantissime (pensiamo a quella sul macinato, vera e propria tassa sulla fame).

Il nostro popolo reagì con particolare vigore, al suono della campana a martello: i francesi, in nome della libertà, dell’eguaglianza e della fraternità, riportarono l’ordine con centinaia e centinaia di morti.

Particolarmente interessante è un passo del diario di Pietro Basso, sartor di Asolo nel giorno 8 luglio 1809:

“Le done se Loria, accordate con quele de Besega, le a desfà la municipalità”; siamo in provincia di Treviso ma tutto il Veneto stava per insorgere contro Napoleone.

Una pagina, quella del 1809, che meriterebbe di essere conosciuta dal popolo veneto; mancò una figura leggendaria come il tirolese Andreas Hofer che guidasse il nostro popolo, e mancò anche chi, come il grande pittore spagnolo Francisco Goya tramandasse ai posteri l’eroismo di chi lottava per la propria libertà e contro i crimini dell’occupante napoleonico.

ETTORE BEGGIATO

P.S. L’opera che rappresenta l’insorgenza di Loria è della bravissima  Martina Tauro “La Poiana” www.lapoiana.altervista.org

Dialogo Euroregionalista – anno 3 – n.2

E’ in uscita il secondo numero dell’anno 2019 di Dialogo Euroregionalista

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in questo numero:

 La copertina – con GianFranco Barco

La questione catalana è a Bruxelles – di Gianluca Marchi

Verso un’Europa di Stati regionali – di Andrea Acquarone

Uno sguardo sardo sul mondo – di Omar Onnis

Perché la Spagna non è una democrazia – di Xavier Diez

Libera Me – di Bertocchini

Recensioni editoriali – di Redazione

La critica di Cattaneo al Risorgimento- di Roberto Gremmo

Il passato non passa mai, in Irlanda del Nord – di Mark Kernan

Riflessione: contropotere e poteri – di Petru Poggioli

Segovia, la Grande Fuga – di Redazione

La guerriglia in Galizia, Leòn e Asturie – di Alejandro Rodriguez

Plogoff, pietre contro fucili – di Hubert Chémereau

Ultras, Falcone e l’identità del Sud – di Maurizio Castagna

Le rime del Dragone Rosso – di Redazione

#PARLAMENTO EUROPEO – intervento del deputato Matt Carthy (SinnFein)

Oggi nella seduta inaugurale del Parlamento Europeo, il giovane deputato irlandese Matt Carthy (eletto per lo Sinn Fein) si è rivolto al Presidente Tajani con un intervento in difesa degli eletti in Catalunya che non possono partecipare alle sedute dell’assise continentale.

Carthy ha anche parlato davanti ai manifestanti che dalla Catalunya e da altre parti d’Europa hanno raggiunto oggi Strasburgo.

fonte El Nacional.cat