#VENETO – Il Leone di San Marco e gli Stati Uniti delle Isole Ionie – di Ettore Beggiato

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Quando Napoleone dichiarò guerra alla Serenissima (primo maggio 1797) ordinò “di far atterrare in tutte le città di terraferma il Leone di San Marco”; i soldati francesi e i collaborazionisti giacobini italiani e veneti eseguirono con particolare determinazione il decreto del Bonaparte e migliaia e migliaia di leoni furono distrutti e scalpellati: Napoleone aveva capito molto bene il valore di un simbolo come il leone di San Marco e cercava di annullarne l’immaginifica potenza. Senza grandi risultati, per la verità, vista la straordinaria diffusione del simbolo marciano anche ai nostri tempi.

Nonostante la furia distruttrice di Napoleone e accoliti vari, nel 1800 nasceva nelle isole Ionie, con capitale Corfù, La Repubblica Settinsulare, libera e indipendente dal 1800 al 1807, che mise proprio il Leone di San Marco nella propria bandiera, con l’aggiunta di sette frecce rappresentanti il patto federale delle sette isole.

Nel 1807 nelle isole ritornarono i francesi e ci rimasero fino alla caduta di Napoleone; il Congresso di Vienna non riuscì a dipanare la matassa ionica, anche per la valenza strategica delle isole sulle quali, dopo il lungo periodo della Serenissima, si erano scatenati gli appetiti dell’Inghilterra, della Francia, della Russia e dell’impero ottomano, e solo il 5 novembre 1815 , con il trattato di Parigi, i potenti dell’epoca trovarono la soluzione.    

Nascono gli “Stati Uniti delle Isole Ionie”, protettorato inglese: per la prima volta nella storia si utilizza l’istituto giuridico del “protettorato” che sarà largamente usato dagli stati della vecchia Europa cambiando notevolmente l’atlante geopolitico del mondo.

Attraverso un protettorato, uno stato più forte (protettore) si riserva il diritto di rappresentare nell’ambito del diritto internazionale uno stato più debole (protetto) in virtù di un accordo (trattato di protezione).

Lo stato protetto ha una notevole autonomia per quanto riguarda l’amministrazione interna (a differenza della colonia); il protettorato viene, solitamente, governato da una figura che rappresenta lo stato protettore (governatore, commissario).

L’istituto del protettorato venne utilizzato soprattutto dagli inglesi (Swaziland nel 1846, Brunei nel 1888, Zanzibar nel 1890, Transvaal nel 1891), dai francesi (Tunisia nel 1850, Laos nel 1869, Congo nel 1880, Marocco nel 1912), dai tedeschi (Camerun nel 1884 e Burundi nel 1907), dagli italiani (Somalia nel 1889).

Gli Stati Uniti delle Isole Ionie si danno una costituzione che entra in vigore il primo gennaio 1818 e la prima cosa che balza all’occhio è … la bandiera: fondo blu con in alto a sinistra l’Union Jack e in basso a destra il Leone di San Marco con le sette frecce rappresentanti le sette isole ioniche; uno schema che diventerà popolare e che sarà riproposto dagli inglesi in tante parti del mondo.

La bandiera con l’Union Jack e il Leone di San Marco continuerà a sventolare fino al 29 marzo 1864 quando, con il trattato di Londra, le isole ionie furono annesse al Regno di Grecia.

Ettore Beggiato

#Südtirol – Pensando ai prigionieri politici a Natale – comunicato stampa

Riceviamo un comunicato stampa diffuso da Roland Lang, presidente del Südtiroler Heimatbund, in merito ad un versamento solidale effettuato dall’ Associazione patriottica sudtirolese nei confronti di una Associazione catalana che sostiene i prigionieri politici e le loro famiglie.

Bundesausschuss SHB BAS-Ausstellung Katalonien

Zu Weihnachten an die politischen Gefangenen gedacht

Heimatbund überweist Spende an katalanische Hilfsorganisation

Der Südtiroler Heimatbund wurde von ehemaligen Freiheitskämpfern und politischen Häftlingen gegründet, um für das übergeordnete Ziel der Selbstbestimmung dieses Landes einzutreten. Gleichzeitig versuchte er die Löschung der Hypotheken zu erreichen, die durch die verschiedenen Prozesse auf den Höfen und dem Besitz der ehem. Häftlingen lastete und ihnen zu helfen, die entzogenen politischen Rechte wieder zurückzuerlangen.

Deshalb hat der Bundesausschuss des SHB bei seiner Weihnachtssitzung, die nicht von ungefähr in den Räumen der BAS-Ausstellung in Bozen stattfand. einstimmig beschlossen, 2.500 Euro an eine katalanische Hilfsorganisation zu überweisen, die sich, ähnlich wie der Heimatbund, in Katalonien für die dortigen politischen Häftlinge einsetzt. Bereits im Juni 2019 hatte der SHB eine Paketsendung für verfolgte Katalanen angeregt, die dann von zahlreichen Organisationen und Parteien mitunterstützt wurde!

Die „Associacio Catalana pels Drets Civis”, übersetzt „Katalanische Vereinigung für Bürgerrechte“ wurde uns auch von der Schwester des inhaftierten Jordi Turull für unser Solidaritätszeichen mit den Freiheitskämpfern als sicher empfohlen. Auch jenen Katalanen, die wegen ihres Einsatzes für ihre Heimat, so wie in Südtirol auch die Pusterer Buam, Egon Kufner und Dr. Erhard Hartung, möchten wir mit unserem Weihnachtsgeschenk aus Tirol unsere Hochachtung zeigen.

Die Reihen der Freiheitskämpfer haben sich in den letzten Jahrzehnten gelichtet, ihr Vermächtnis und ihr Auftrag an uns bleibt eine ernste Verpflichtung. In den letzten Jahren ist Europa teilweise zusammengewachsen. Dennoch werden in diesem Europa trotzdem noch immer Menschen verfolgt, die sich in friedlicher Weise für die Freiheit und die Menschenrechte einsetzen. Im Gedenken an Sepp Kerschbaumer, der für seine Nächstenliebe bekannt war, möchte der SHB über Grenzen hinweg ein Zeichen weihnachtlicher Verbundenheit setzen, so Obmann Roland Lang.

Für den Südtiroler Heimatbund

Roland Lang

#KURDISTAN – #CATALUNYA – comunicato stampa dell’Assemblea Nacional Catalana

L’Assemblea Nacional Catalana esprime solidarietà con la resistenza curda e sostiene i suoi diritti di riunificazione e autodeterminazione.

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Di fronte a tutti gli interventi imperialisti nei territori curdi, l’Assemblea simpatizza con il popolo curdo e sostiene il suo diritto all’autodeterminazione e all’unificazione.

L’Assemblea Nazionale Catalana, di fronte all’offensiva militare dello Stato turco lanciata lo scorso ottobre, vuole esprimere la sua solidarietà alle donne e agli uomini curdi che attualmente resistono all’esercito turco, e si oppone a tutti gli interventi imperialisti nella regione. Inoltre sostiene il diritto del popolo curdo all’unificazione e all’autodeterminazione in pace con tutti gli altri popoli.

Le azioni militari dell’esercito turco e del cosiddetto “esercito nazionale siriano”, composto da mercenari di vari gruppi terroristici, hanno causato un’invasione e un’occupazione del territorio curdo nella Siria settentrionale. Per più di due mesi, gli attacchi alle città e agli insediamenti sono stati costanti. Infatti, secondo la Mezzaluna curda, nei primi cinque giorni di azioni militari hanno causato 46 civili morti e 139 feriti. Le forze di SDF e YPJ-YPG, che hanno liberato la Siria del nord e dell’est dal regime terroristico dell’IS, stanno lavorando per proteggere le persone da nuove occupazioni e massacri. E le donne che hanno liberato migliaia di donne dalla schiavitù dell’ISIS sono ora bombardate da un esercito della NATO con un obiettivo chiaro: effettuare una pulizia etnica. Di conseguenza, ci sono già migliaia di sfollati.

Nonostante ciò, né la comunità internazionale né le Nazioni Unite hanno adottato misure adeguate per prevenire il conflitto e bloccare la Turchia, che in realtà aveva già commesso crimini di guerra ad Afrin nel 2018, con la condanna della comunità internazionale. Inoltre, alcune potenze egemoniche come la Russia e gli Stati Uniti hanno favorito la situazione attuale, con la successiva occupazione di territori da parte della Turchia, cosa che costituisce una violazione del diritto internazionale e della sovranità siriana.

La solidarietà del popolo curdo
Oltre otto anni di guerra in Siria hanno generato migliaia di sfollati e vittime che, senza il sostegno adeguato delle organizzazioni delle Nazioni Unite, l’amministrazione autonoma siriana settentrionale e orientale è riuscita a proteggere ed aiutare. Inoltre, queste amministrazioni autonome sono state, durante questo periodo, in grado di garantire i bisogni umani e i diritti democratici per tutte le persone in questa regione.

Degno di nota è anche il ruolo attivo delle donne in questo conflitto internazionale, in particolare nella rivoluzione lanciata nel Rojava, uno degli obiettivi degli attacchi dell’esercito turco proprio a causa dell’ispirazione che il femminismo ha creato per la creazione di un modello sociale alternativo di una società ecologica, democratica e basata sulla liberazione per le donne.

Il comunicato originale in catalano >QUI<