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#KURDS #ROJAVA: TRA L’EPIDEMIA E IL RIENTRO DEI MERCENARI, CI MANCAVA SOLO QUALCHE DERIVA COLLABORAZIONISTA – di Gianni Sartori

Sempre più difficile per i curdi e per le altre minoranze la situazione nel nord e nell’est della Siria e in particolare in Rojava.
E’ di questi giorni la notizia del rientro in Siria dalla Libia di migliaia di mercenari di Ankara, in gran parte jihadisti.
Per non parlare delle centinaia di persone che hanno perso la vita per l’epidemia di Covid19 in un contesto di gravi carenze medico-sanitarie.
E mentre si profila un’altra invasione turca, anche tra i curdi serpeggia – forse – la peste di un duplice collaborazionismo (sia nei confronti di Damasco che di Ankara), per quanto mascherato.
A denunciarlo,in maniera fin troppo pacata, è stato il movimento delle donne del Rojava (Kongra Star).
Una risposta alle posizioni – maschiliste e autoritarie – assunte dal Consiglio nazionale curdo (ENKS) in merito alle organizzazioni delle donne, E in particolare contro il metodo – democratico e libertario – della copresidenza paritaria, uno dei capisaldi del municipalismo e del Confederalismo democratico.
Di fatto l’ENSK si può considerare come la branca siriana del PDK, partito maggioritario in Basur (Kurdistan del Sud) e attualmente schierato su posizioni di centro destra. Un partito che – come lo stesso PDK – in varie circostanze non ha esitato a collaborare anche con la Turchia. Come durante l’invasione di Afrin nel 2018 (l’operazione che con involontaria – almeno si spera – ironia la Turchia aveva denominato “ramoscello d’ulivo”).
Data la difficile situazione generata proprio dall’invasione turca, il PYNK (Partito delle Nazioni Unite del Kurdistan), la nuova alleanza fondata per ricomporre una stabile “unità curda” (e magari ottenere finalmente di essere ascoltati, presi in considerazione dalle Nazioni Unite), aveva partecipato a una serie di incontri e colloqui con le altre organizzazioni curde, tra cui appunto l’ENSK. Un riavvicinamento visto con favore sia dalla popolazione che dalle FDS (Forze democratiche siriane).
Quello che forse nessuno prevedeva era il brusco voltafaccia e le brutali prese di posizione assunte ora dal comitato esecutivo dell’ENKS. Sia nei confronti dell’insegnamento della lingua curda (per l’ENSK andrebbe semplicemente abolito per tornare al sistema educativo precedente, quello siriano), sia – e soprattutto – verso il modello della copresidenza paritaria.
Dure reazioni son venute da parte di Remziye Mihemed (esponente del coordinamento del movimento delle donne – Kongra Star – che finora aveva visto con favore i colloqui, le trattative tra PYNK e ENKS) e dal membro del Comitato esecutivo del PYD (Partito dell’unità democratica) Aldar Xelil. Sostanzialmente all’unisono, i due dirigenti curdi hanno contestato tali prese di posizioni ricordando come fossero immediatamente – e non certo casualmente – successive a una visita dell’ENKS in Turchia. Appare quindi fin troppo evidente chi stia tramando, manovrando, tirando i fili della dirigenza dell’ENKS. E come questo sia un maldestro tentativo – nemmeno tanto mascherato – per destabilizzare politicamente e magari disgregare dall’interno l’organizzazione autonoma.
Remziye Mihemed ha ribadito “in quanto Kongra Star” di aver lavorato per l’unità curda. Ma ora. Di fronte alle posizioni assunte, pretende di conoscere “quali siano le vere intenzioni, i reali obiettivi dell’ENKS”.
Altrettanto stupore per le dichiarazioni con cui l’ENKS si è detto contrario anche alle quote di genere nei consigli, fingendo di ignorare “quale sia l’importanza delle donne nelle decisioni da prendere”.
Remziye Mihemed ha voluto sottolineare quanto questa sia un’organizzazione maschilista in quanto “le donne non hanno praticamente nessun ruolo attivo nei partiti che costituiscono l’ENSK, tutti diretti da uomini. Mentre qui sono state le donne a fondare l’amministrazione autonoma dove sono presenti a ogni livello grazie al doppio sistema di leadership”. Così come nel Consiglio democratico siriano, ugualmente basato sulla copresidenza paritaria.
Concludendo con una precisa accusa, ossia che tali posizioni “fanno soltanto gli interessi di Ankara e Damasco”. In questo contesto voler disarticolare i fondamenti dell’amministrazione autonoma, come appunto sta facendo (o almeno ci prova) l’ENSK, significa semplicemente “voler abolire la democrazia”.
Gianni Sartori
INCONTRI SUL WEB – 1° puntata – #Sardigna – con Omar Onnis
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#SIRIA #KURDS – LA TURCHIA SI PREPARA A UNA NUOVA INVASIONE? – di Gianni Sartori

L’ipotesi che i testi missilistici del 16 ottobre avessero anche la funzione di “ricattare” gli Stati Uniti non appare del tutto campata per aria. Il messaggio di Ankara potrebbe essere questo: “se non ci permettete di invadere ulteriormente i territori curdi della Siria e del Nord Iraq (e magari anche il Nagorno-Karabakh a spese degli armeni) il sistema S-400 potrebbe diventare operativo in breve tempo”.
Ipotesi, naturalmente. Ma qualcosa vorrà pur dire il fatto che ormai da quattro giorni l’esercito turco sta attaccando sia i villaggi controllati dalle Forze democratiche siriane (FDS) sia le postazioni del regime di Damasco (AAS).
Bombardando sistematicamente Tel Abyad, Ain Issa e Tel Rifat. Con una particolare attenzione per le zone a est di Kobane. Lo scopo dell’operazione – che ha tutta l’aria di essere propedeutica a una nuova invasione – sarebbe quello di isolare ulteriormente la regione del Rojava rispetto alle altre regioni curde della Siria e anche dal Kurdistan iracheno (Basur).
Una invasione da concretizzare a breve, magari entro la prossima settimana e comunque prima delle elezioni statunitensi.
L’eventualità di una sconfitta per Trump (sostanzialmente non ostile verso Erdogan) e della vittoria per Biden potrebbe rimescolare le carte e – ma non contiamoci troppo – portare a ripristinare un maggiore sostegno ai curdi da parte di Washington.
Per questo l’intensità di questi nuovi attacchi è rivolta – ca va sans dire – soprattutto contro i curdi.
Obiettivo immediato di Erdogan sarebbe quello di allargare il più possibile i confini della sua riedizione di un “sultanato ottomano”. A spese sia del Rojava che del Kurdistan del Sud (Basur, Nord Iraq) occupando anche le terre abitate dai curdi yazidi nella regione di Sinjar (Singal in curdo).
Mettendo il nuovo presidente statunitense – chiunque esso sia – di fronte al fatto compiuto.
D’altra parte perché dovrebbe preoccuparsi? E? fuori discussione che tutti o quasi (USA, Russia, Ue, Nato e anche l’ONU) sostanzialmente lo hanno lasciato fare, impunemente. Almeno finora, per Ankara non è stata delineata alcuna “linea rossa”.
Usque tandem?
Gianni Sartori
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#REPRESSIONE #TURCHIA : LA MORTE SOSPETTA DI UN ALTRO PRIGIONIERO CURDO – di Gianni Sartori

#VENETO #MemoriaStorica – La prima fake news nel Veneto? I dati del plebiscito di annessione all’Italia – di Ettore Beggiato

Lascio perdere in questa sede che il Veneto fu in realtà passato al Regno d’Italia due giorni prima del voto, venerdì 19 ottobre, come sta scritto nella “Gazzetta Ufficiale del Regno d’Italia” dello stesso giorno, e che quindi i veneti andarono a votare quando tutto era già stato deciso, lascio anche perdere il modo in cui si svolsero le votazioni, schede di colore diversi per il si e per il no, obbligo di dichiarare le proprie generalità, nessuna segretezza del voto, per chiedere la vostra attenzione sulle varie lapidi che sono presenti nelle piazze e nei palazzi della nostra regione.
Incomincio da quella che riporta i dati complessivi, visibile all’interno del Palazzo Ducale di Venezia; sta scritto che i voti favorevoli furono 641.758, quelli contrari appena 69, i voti nulli 273, vuol dire che il 99,99 % votò a favore.
Passiamo a quella esposta a Palazzo Moroni, sede del Comune di Padova, dove si può leggere 15280 “tutti pel si”, che bravi i padovani !
In quella esposta nel Palazzo dei Trecento a Treviso, si legge che i voti affermativi furono 84526, quelli negativi 2, nulli 11; a Bassano del Grappa altro trionfo 3508 pel si, zero per no e 14 nulli.
Allora, lascio da parte tutte le considerazioni di carattere storico, culturale, economico, sociale e faccio solo considerazioni di carattere statistico: è possibile che su quasi 650.000 votanti ci sia una percentuale del 99,99 % ? Gli studiosi lo escludono categoricamente, perché c’è il cosiddetto voto di sbaglio, perché qualche bastian contrario c’è sempre eccetera … è matematicamente impossibile che una massa così importante di votanti si arrivi al 99,99 % di voti in un senso oppure nell’altro …Eppure gli storici del regime si guardano bene dal contestare simili dati.
E ancora, sono credibili i dati che appaiono a Padova, a Treviso, a Bassano del Grappa ? Non è credibile che a Padova non ci sia stato un voto contrario, non è credibile che a Bassano sia successo la stessa cosa e che nell’intera provincia di Treviso ci siano stati appena due voti contrari.
E se non sono dati credibili, sono dati falsati; ma queste cose bisogna dirle, perché altrimenti si diventa complici di falsari; invece su tutta la questione del plebiscito-truffa di annessione del Veneto all’Italia c’è un atteggiamento omertoso che dura da oltre centocinquantanni.
Ettore Beggiato
Autore di “1866: la grande truffa. Il plebiscito di annessione del Veneto all’Italia”
