#KURDISTAN – ORRORE IN ROJAVA: ESPIANTATI GLI ORGANI DI UN RAGAZZO CURDO UCCISO DAI GENDARMI TURCHI – di Gianni Sartori

In base a quanto hanno denunciato alcuni giornalisti dell’agenzia ANHA, il 3 agosto nel cantone di Afrin – invaso nel 2018 dalle truppe di Erdogan – Khalil Nihad Sheikho era stato ferito gravemente dai gendarmi turchi nei pressi della frontiera turco-siriana.
 
I militari lo avevano portato all’ospedale di Kilis dove i suoi organi erano stati espiantati e successivamente il cadavere, chiuso in un sacco, veniva inviato alla famiglia.
 
Le fonti di ANHA hanno riferito che il sedicenne, originario del villaggio di Farkan, era stato colpito da almeno tre pallottole mentre tentava di fuggire dal territorio sottoposto all’occupazione dell’esercito turco e dei suoi ascari islamisti.
 
La denuncia che gli organi del ragazzo erano stati rubati, partita inizialmente dai suoi genitori, troverebbe conferma in alcune immagini filmate dai famigliari. *
 
 
Tra le cause che spingono molti curdi a fuggire dal nord della Siria, l’ulteriore propagarsi della pandemia di corona virus in Rojava. Nonostante l’impegno dell’amministrazione autonoma – che ha imposto un blocco praticamente totale per rallentarne l’espandersi – solo nell’ultima settimana si registrano un’altra cinquantina di casi. I rischi di una grave, drammatica crisi sanitaria sono assai concreti, soprattutto pensando che nella regione vi sono ormai milioni di profughi praticamente privi di tutto, non solo a livello sanitario.
 
Gli ultimi casi si sono registrati nelle campagne a nord di Alep, in particolare nella città di Tel Rifaat e nei villaggi di Kafer Naya e Ahras.
 
 
 
Gianni Sartori
 
 
 
 
 

#Kurds – 3 AGOSTO 2014: INIZIA IL MASSACRO DI SHENGAL – di Gianni Sartori

Risale a sei anni fa (3 agosto 2014) l’avvio a Shengal di un tentativo di genocidio operato dallo Stato islamico (Isis, Daesh…) contro i curdi yazidi. Migliaia di loro vennero massacrati, rapiti, schiavizzati.

Va anche detto che, dal punto di vista degli Yazidi, questo era il 74° atto di una ricorrente opera di sterminio.

In particolare a causa dell’antica e radicata fede religiosa che li contraddistingue e la cui origine risale a ben seimila anni or sono.

Nei confronti di tale minoranza è avvenuto un autentico crimine contro l’umanità, contraddistinto da femminicidi, torture, stupri, rapimenti…

Il tentativo dei fanatici criminali dell’Isis di distruggere l’identità di questa minoranza non venne adeguatamente contrastato – purtroppo – dalle milizie curde controllate dal PDK (Barzani) che preferirono defilarsi abbandonando tale popolazione nelle mani dei carnefici. Soltanto l’intervento delle HPG (PKK), YPG e YPJ – con la creazione di un corridoio umanitario verso il Rojava difeso dai combattenti curdi – rese possibile il salvataggio di migliaia di altre potenziali vittime. A distanza di sei anni la cifra totale delle perdite non è ancora del tutto verificata, ma comunque alcuni dati sono disponibili.

Circa millecinquecento Yazidi vennero assassinati (almeno quelli finora accertati dopo il ritrovamento di un’ottantina di fosse comuni) mentre 6417 donne, bambini e uomini sono stati rapiti, sequestrati. Donne e bambine, poi, furono vendute – al mercato o su internet –  come schiave sessuali. Molti ragazzi invece forzatamente arruolati nell’esercito dell’Isis.

Decine di bambini e anziani che erano riusciti a sfuggire all’assalto delle orde jihadiste sono poi morti di stenti, in genere di sete, sui monti Sinjar.

Finora sono circa 3500 le donne e i bambini liberati o riscattati e la maggior parte di loro ha bisogno di cure a causa della dura prigionia e dei maltrattamenti subiti.

Altre 2908 donne, già identificate, sono in attesa di venir salvate, riportate alle loro famiglie (o a quello che ne resta). Di altre migliaia si sono perse le tracce.

Circa tremila i bambini yazidi diventati orfani a causa degli attacchi dell’Isis.

Oltre 350mila Yazidi, sfollati, hanno dovuto abbandonare le loro terre ancestrali e vivono nei campi profughi (una parte si è diretta verso l’Europa).

Inoltre, nella sua azione iconoclasta, Daes ha distrutto almeno settanta santuari yazidi

In questi drammatici frangenti – e mentre la persecuzione contro gli Yazidi superstiti prosegue ora per mano dei militari turchi –  appare quantomeno fuori luogo il contenzioso tra lo stato centrale iracheno e le forze politiche curde (in particolare il PDK) che si contendono il controllo dell’area di Shengal  (città ridotta in macerie) invece di accordarsi e riconoscerne l’autonomia amministrativa.

 

Gianni Sartori