Categoria: Senza categoria
#EuskalHerria #PrigionieriPolitici – 8 gennaio 2022, manifestazione a Bayonne
Organizzata da Artisans de la Paix ed altre realtà associative, si svolgerà il giorno 8 gennaio 2022 a Bayonne, Iparralde (Paese basco settentrionale), una grande manifestazione per chiedere la soluzione del problema dei prigionieri politici baschi, tra i quali Ion Parot e Jakes Esnal, che hanno superato i 70 anni di età e i 31 dietro le sbarre.

#Kurds #Repressione – ALTRI TRE PRIGIONIERI POLITICI CURDI MORTI NEL GIRO DI SEI GIORNI (Garibe Gezer, Abdülrezzak Şuyur et Halil Güneş) – di Gianni Sartori

Quando il 13 dicembre del 1980 il giovanissimo militante del Türkiye Devrimci Komünist Partisi (Partito Comunista Rivoluzionario della Turchia) Erdal Eren venne impiccato, la sua vera età (16 anni) venne falsificata dalle autorità turche per poterlo giustiziare impunemente.
Il ragazzo era stato arrestato con una ventina di altri militanti di sinistra durante una manifestazione e accusato della morte di un soldato.
Colui che ne aveva patrocinato l’impiccagione ( e che non certo impropriamente venne definito il “Pinochet turco”), il generale golpista Kenan Evren, aveva così commentato: “Avremmo forse dovuto incarcerarlo e nutrirlo a vita invece di impiccarlo?”.
Quasi con le stesse parole veniva in questi giorni commentata la morte – il 9 dicembre nel carcere di Kocaeli – della prigioniera politica curda Garibe Gezer (già torturata e violentata dai suoi guardiani).
Alcuni media a favore di Erdogan si sono rallegrati per la sua morte scrivendo che ora “c’era una terrorista in meno da nutrire in carcere”.
Dopo Garibe altri due detenuti curdi (Abdülrezzak Şuyur e Halil Güneş) sono deceduti, rispettivamente il 14 e il 15 dicembre. Tre morti in sei giorni quindi.
Arrestato nel 1993, Abdülrezzak Şuyur aveva 56 anni ed è deceduto nella prigione di Sakran (provincia di Izmir) dove, nonostante fosse da mesi gravemente ammalato, sembra non sia stato curato. Due settimane fa aveva potuto incontrare i figli, ma in seguito di lui non si erano avute notizie. Invano un fratello si era recato al carcere per poterlo vedere. Così come erano rimaste lettera morta sia una richiesta di scarcerazione, vista la gravità della sua situazione, sia la richiesta di potersi curare in un ospedale esterno.
Il giorno dopo, il 15 dicembre, nella prigione di Diyarbakir moriva un altro curdo, Halil Güneş di 51 anni. Condannato all’ergastolo nel 1993, era da tempo gravemente ammalato. La questione della situazione sanitaria dei detenuti in Turchia (soprattutto della mancanza di cure adeguate) è da tempo all’ordine del giorno. In ottobre l’Associazione dei Diritti dell’Uomo in Turchia (IHD) aveva nuovamente chiesto il rilascio almeno di quelli ammalati più gravemente (in particolare di Adem Amaç, Atilla Coşkun e Eser Morsümbül). Richiesta comunque caduta nel vuoto nonostante siano ormai centinaia i prigionieri politici senza cure adeguate che continuano a languire (un supplemento di pena) nelle carceri turche.
Secondo IHD sarebbero 1.564 i prigionieri ammalati e per 591 di loro le situazione è estremamente grave. Ovviamente si tratta dei casi accertati, ma appare scontato che il numero reale sia ben più elevato.
E ovviamente per chi era già ammalato i rischi sono aumentati con la pandemia.
Gianni Sartori
#DialoghiSulWeb – #Fiandre
Un incontro con il prof. Michel Huysseune, docente alla Libera Università di Bruxelles
#7NotePerUnaNuovaEuropa #EuskalHerria
#Palestina #Repressione – GIOVANI PALESTINESI SOTTO TIRO (E PURTROPPO NON E’ SOLO UN MODO DI DIRE) – di Gianni Sartori

Uno stillicidio pressoché quotidiano. Quello dei giovani palestinesi uccisi, feriti, arrestati… dall’esercito israeliano.
Jamil Abu Ayyash veniva colpito a morte venerdì 10 dicembre durante gli scontri scoppiati ai margini di una delle manifestazioni (inizialmente settimanali, ma ormai quasi quotidiane) contro la colonizzazione della Cisgiordania e in particolare contro l’insediamento di Jabal-Shabi sorto su terreni espropriati ai palestinesi..
Originario (come molte delle ultime vittime) del villaggio di Beita, il trentunenne palestinese ha ricevuto una pallottola in testa ed è deceduto appena giunto all’ospedale Rafidia di Nablus.
Nelle stesse circostanze altri quattro manifestanti palestinesi sono rimasti feriti per le pallottole di acciaio rivestite sparate dagli israeliani. Un’altra decina quelli feriti per altre ragioni (anche contusioni dovute a cadute) e oltre una cinquantina gli intossicati dai gas lacrimogeni. Ovviamente si tratta di coloro che hanno scelto di farsi curare in loco dalla Croce Rossa palestinese. Non si esclude che altri abbiano preferito curarsi a casa loro.
Anche perché, come ha denunciato un responsabile della Croce Rossa palestinese, le strade erano state bloccate e i militari impedivano l’accesso anche alle autoambulanze. Per cui gli interventi sono risultati tardivi dato molti feriti hanno dovuto percorrere un paio di chilometri a piedi per raggiungere le postazioni sanitarie ed essere curati.
Neanche tre giorni dopo, nella notte del 13 dicembre, un altro giovane palestinese perdeva la vita nel nord della Cisgiordania, nella regione di Ras Al-Ain.
Anche Jamil Al-Kayyal veniva ucciso per un colpo di arma da fuoco (sparato dai soldati israeliani) alla testa mentre altri due manifestanti risultavano feriti per essere stati investiti da un mezzo militare.
In precedenza, il 9 dicembre, le forze di sicurezza israeliane avevano arrestato otto studenti dell’università di An-Najah. Contemporaneamente vari studenti della stessa università venivano minacciati preventivamente di arresto – tramite SMS – qualora avessero partecipato alle riunioni e iniziative dei vari Blocchi studenteschi.
Altri arresti di universitari politicamente attivi si erano registrati in precedenza (soprattutto tra gli aderenti al Blocco studentesco islamico). Qualche centinaio soltanto durante l’anno scolastico 2019-2020 e ben 74 solo all’università di Bir Zeit. Accusati in genere di “appartenenza a un’organizzazione proibita” (nonostante molti di loro si siano limitati a organizzare conferenze e mostre di libri, oltre ad aver partecipato alle elezioni interne) vanno ad aggiungersi ai circa cinquemila prigionieri politici palestinesi attualmente incarcerati.
Anche tra gli studenti arrestati vi sono state denunce di maltrattamenti e torture durante gli interrogatori
Per qualche osservatore questa repressione mirata potrebbe costituire“una violazione diretta e collettiva del diritto all’istruzione, una violazione dell’articolo 26 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e una violazione del Patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali”.
Gianni Sartori
