#CORSICA – Progetto “Giuventù”

Cosa può unire un’associazione culturale, una casa petrolifera e un’associazione sportiva? La difesa della Lingua Locale.

Sembrerà una cosa assurda, ma in effetti questo è il “Prugettu Giuventù”: tramite la sponsorizzazione della casa petrolifera “VITO Corse”, l’Associazione Culturale “Praticalingua” ha tenuto dei corsi di preparazione nei confronti degli allenatori dell’ Associazione Sportiva “Furiani-Agliani”, in modo che gli allenamenti delle squadre giovanili siano fatti in Lingua Corsa.

Un passo in avanti nella difesa della Lingua Locale e per la sua diffusione nelle giovani generazioni.

KURDISTAN – LE FORZE DI LIBERAZIONE DI AFRIN (HRE) CONTRO L’OCCUPAZIONE – di Gianni Sartori

HRE

Assediata, occupata, rastrellata, passata per le armiEppure Afrin resiste.

Fin dai primi giorni dell’occupazione – marzo 2018 – resiste.

Un comunicato del 28 giugno emesso dalle HRE (Hêzên Rizgariya Efrînê) aggiornava l’opinione pubblica sulle ultime azioni di resistenza contro l’invasione turca nel Nord della Siria.

Sarebbero una quindicina (14 quelli accertati) i soldati turchi e mercenari islamici uccisi recentemente dai combattenti e dalle combattenti delle HRE nel distretto di Sherawa (Afrin). Molti altri sono stati feriti.

Due giorni prima (26 giugno), stando sempre al comunicato, le HRE avevano teso un’imboscata ad un convoglio militare che transitava nei pressi del villaggio di Basute. Un soldato turco era rimasto ucciso e sette feriti. Invece il  il giorno 27 la guerriglia aveva attaccato un gruppo di mercenari – al servizio dellaTurchia – appostati su una collina presso il villaggio di Kebashin (sempre nel distretto di Sherawa). Quattro di loro hanno perso la vita e qualche altro è rimasto ferito. Successivamente le HRE avevano attaccato i militari turchi insediati all’interno del villaggio. Da parte dell’esercito turco si sono registrate cinque vittime e un numero imprecisato di feriti.

Sempre alla fine di giugno i guerriglieri curdi hanno colpito una base militare utilizzata dagli integralisti islamici nei pressi di Kebashin e almeno tre jihadisti sono rimasti sul terreno. Contemporaneamente le HRE attaccavano un posto di polizia nel quartiere di Tirinde, nel centro di Afrin, abbattendo un altro integralista filo-turco.

Risulta particolarmente dura – e determinata – la lotta della resistenza curda contro gli integralisti integrati  – di fatto – come reparti dell’esercito turco.

Ancora in febbraio – il 23 –  le HRE avevano colpito con un’azione di sabotaggio alcuni veicoli militari che trasportavano miliziani islamici di Firqat al-Hamza mentre da Basufane si recavano a Birc Heyder (sempre nel distretto di Sherawa).

L’anno scorso, il 28 luglio 2018,  erano state le YPG ad eliminare un esponente di grosso calibro di Feylaq Sham, altro alleato strategico di Ankara nell’occupazione di Afrin. Questo gruppo in particolare sarebbe incaricato di operare una vera e propria pulizia etnica, terrorizzando gli abitanti, in vista della sostituzione con arabi sunniti organizzati dai salafiti. Un altro esponente di spicco, Jamal al-Zakhlool (noto anche come collaboratore del MIT, i servizi turchi) era stato eliminato dalle YPG nel maggio 2018.

Jamal al-Zakhlool si occupava della collocazione in Afrin delle milizie jihadiste che si erano ritirate dalla regione di Ghouta orientale.  Con l’aiuto del MIT, aveva instaurato un clima di terrore a base di sequestri, torture, esecuzioni extragiudiziali ai danni degli autoctoni. Talvolta i parenti riuscivano – e riescono –  a riavere vivi i loro cari sequestrati, ma soltanto pagando migliaia di dollari per riscattarli. Nel frattempo oltre 150mila persone sono sfollate da Afrin e molto difficilmente potranno rientrarvi.

 Gianni Sartori

La battaglia di Sadowa e il risorgimento italiano – di Ettore Beggiato

Sadowa

Il padre dell’unificazione tedesca, il cancelliere Otto von Bismarck sosteneva che il risorgimento italiano era, in realtà, figlio delle “3 S”, Solferino, Sadowa e Sedan.

A Solferino i francesi avevano sconfitto gli austriaci, a Sadowa i prussiani sconfissero gli austriaci e a Sedan i prussiani batterono i francesi; i Savoia in seguito alle altrui vittorie portarono a casa la Lombardia, il Veneto e Roma.

Il 3 luglio 1866 si svolse a Sadowa (Koniggratz) nella parte settentrionale dell’attuale Repubblica Ceca,  ci fu lo scontro fra l’esercito prussiano, comandato da H. von Moltke e quello austriaco guidato da L. von Benedek;   alla fine della giornata si contarono quasi 2.000 morti nell’esercito prussiano e oltre 5.700 deceduti in quello austriaco; l’esercito prussiano fece ben 22.000 prigionieri.

La battaglia di Sadowa fu determinante sui due fronti: a nord,  i prussiani vittoriosi posero le basi  per la grande confederazione tedesca, a sud,  nella guerra italo-austriaca gli italiani, infatti, pur sconfitti dall’Austria sia per terra (Custoza) che per mare (Lissa), grazie alla vittoria dell’alleato prussiano poterono alla fine della guerra, e dopo  il plebiscito-truffa che tutti conosciamo, annettersi il Veneto, il Friuli e la provincia di Mantova.

E’ interessante, però, dal nostro punto di vista, sottolineare un altro aspetto di notevole importanza.

Infatti subito dopo la pesantissima sconfitta Vienna chiese la mediazione di Napoleone III offrendogli il Veneto a patto che l’Italia si ritirasse dalla guerra; il 5 luglio Vittorio Emanuele II ricevette il telegramma con il quale Napoleone III prospettava di cedere il Veneto all’Italia in cambio di un armistizio preliminare alla pace; il governo italiano però si dichiarò immediatamente contrario a una proposta così umiliante, puntando a una rivincita sul mare che salvasse, almeno una volta, l’onore italico… non potevano sapere, che qualche giorno più tardi, sarebbero stati pesantemente sconfitti a Lissa dalla marina austriaca, nella quale i marinai Serenissimi ebbero un ruolo fondamentale, e che alla fine il Veneto sarebbe finito all’Italia solo dopo esser stato passato alla Francia: una delle tante umiliazioni per il governo italiano …

A Sadowa  va ricordata, inoltre,  la grande determinazione dei soldati veneti, inquadrati nell’esercito austriaco,  che  ricevettero svariate decorazioni dall’Imperatore d’Austria Francesco Giuseppe; l’epopea dei giovani soldati veneti arruolati nell’esercito austriaco fu magnificamente descritta nelle memorie di Giovanni Boldrin soldato di Fanzolo (Tv) nelle quali parla delle  “Oribili e spaventose bataglie”.

Ettore Beggiato

(Autore di “1866: la grande truffa. Il plebiscito di annessione del Veneto all’Italia”)

KURDISTAN – #BoycottTurkeyTourism – un appello di KCDK-E

riceviamo da Gianni Sartori e pubblichiamo:

turizm-696x696

 

La confederazione curda europea KCDK-E lancia una campagna per il boicottaggio del turismo in Turchia. La co-Presidenza della confederazione curda a livello europeo KCDK-E invita al boicottaggio del turismo in Turchia. Con la campagna con il motto „Non passate le vacanze in Turchia – Non partecipate alla guerra“ si vuole far notare a potenziali turisti della Turchia che gli introiti dal turismo vanno a finanziare la sanguinosa guerra contro la popolazione curda, che lo Stato conduce già da 40 anni. Il turismo è una delle maggiori fonti di entrate per la Turchia che attualmente è al sesto posto tra le destinazioni turistiche e annualmente attira oltre 30 milioni di turisti. Lo scorso anno per la prima volta è stata raggiunta la quota di 40 milioni di visitatori. Con questo le entrate della Turchia provenienti dal turismo sono salite a quasi 30 miliardi di dollari. Si tratta di una crescita di circa il 23 percento rispetto al 2017. Anche la KCDK-E nella sua campagna fa notare che la maggior parte delle entrate della Turchia derivanti dal turismo vanno nel bilancio della difesa. L’appello prosegue:
„Con i miliardi per il suo militarismo, la Turchia saccheggia la sua natura, intere strisce di terra vengono rese invivibili a causa di invasioni e guerra. Il precursore curdo Abdullah Öcalan, il popolo curdo e gli altri popoli in Turchia, rivoluzionari, democratici, intellettuali e esponenti dell’opposizione sono esposti all’isolamento aggravato e alla repressione fascista.
Il prezzo della politica di guerra fanaticamente razzista che in Kurdistan è da anni all’ordine del giorno, lo pagano i popoli della Turchia, il peso economico lo portano le lavoratrici e i lavoratori, donne, scienziati, studenti. Nonostante la profonda crisi economica, la Turchia ha speso una gran parte del suo budget annuale per la guerra che conduce in Kurdistan. Il risultato di questo grande carico economico è una crisi, il bombardamento di città curde, l’incendio e la distruzione della natura e dei boschi, così come il massacro di curde e curdi.
„La Turchia non è sicura“
Con questo ordinamento economico dell’alleanza fascista AKP/MHP orientato secondo la necessità della guerra è evidente che i popoli della Turchia e del Kurdistan con ogni giorno che passa diventano più poveri e il Paese affonda con il suo Stato dominato mafioso dominato in modo dinastico. La famiglia Erdoğan si è appropriata del potere e si è arrogata tutte le fonti di guadagno. La sua cerchia, il suo parentado e il suo seguito diventano sempre più ricchi, la guerra per loro è estremamente lucrativa.
È palese che il regime fascista AKP/MHP investe la maggior parte delle risorse per la guerra e con questo per l’occupazione di Efrîn, il finanziamento degli jihadisti di IS, l’invasione del Kurdistan del sud e l’accumulo del bilancio per la difesa (e con questo l’acquisto del sistema anti-missile S-400, di droni e sistemi bellici altamente tecnologici) per portare avanti le sue intenzioni barbariche.
Una delle maggior fonti di guadagno per la Turchia è il turismo. Molti Stati europei e forze internazionali hanno già messo in guardia cittadine e cittadini dai rischi per turist* in Turchia e rafforzato gli avvisi di sicurezza. Il Paese non è sicuro, milioni di Euro derivanti dal turismo vengono usati per spargere sangue curdo. È evidente che il sostegno maggiore nella guerra fanaticamente razzista dello Stato turco contro il popolo curdo sono le sue risorse economiche. Per questo è un dovere nazionale boicottare il turismo come importante settore di entrate della Turchia. Per questa ragione abbiamo iniziato un’ampia campagna che comprende il settore del turismo a livello mondiale.
„Aumentare la consapevolezza dell’opinione pubblica europea“
La consapevolezza dell’opinione pubblica europea rispetto al boicottaggio del turismo va aumentata perché la popolazione europea prenda le distanze dai viaggi in Turchia. Documenti sulla collaborazione tra il dittatore Erdoğan e jihadisti come quello del cosiddetto ‚Stato Islamico‘, Al-Nusra e Al-Qaida vanno resi pubblici per smascherare lo Stato turco e la sua alleanza fascista AKP/MHP come responsabile di massacri in Europa, Medio Oriente e Kurdistan.
„Stornate le vostre vacanze in Turchia“
I popoli del Kurdistan, della Turchia e dell’Europa devono prendere distanze dall’inclinazione di passare le vacanze in Turchia. Ogni centesimo speso in Turchia si rivolge contro il popolo curdo nella forma di un proiettile. Preferire un altro luogo per le vacanze proprio per questo è la decisione giusta. Nella consapevolezza che la Turchia con le sue entrate dal turismo finanzia la guerra, facciamo appello a desistere dai progetti di viaggi nel Paese. Non partecipate alla guerra di questo governo fascista.“

Başlıksız-12

SÜDTIROL – IL RICORDO DI KURT WELSER – di Roland Lang

Kurt Welser

“Kurt Welser avrebbe compiuto 90 anni”. Così Roland Lang, Obmann des Südtiroler Heimatbundes, ricorda il militante del BAS.

Leader degli attivisti austriaci del BAS nel Tirolo Settentrionale, Kurt Welser si occupava principalmente dei rifornimenti e dell’addestramento degli attivisti sudtirolesi.

Nel 1963 fu arrestato per diversi attentati dinamitardi compiuti a Ebensee in Alta Austria. I tre atti terroristici, con un morto e due gendarmi austriaci rimasti gravemente feriti (cinque scolari e due adulti scamparono per miracolo all’attentato) furono tuttavia compiuti da neofascisti italiani.

Kurt Welser morì nel 1965 in Svizzera in un incidente in montagna.

BAS-Aktivist Kurt Welser wäre 90 Jahre alt geworden

Am bevorstehenden 25. Juni wäre Kurt Welser 90 Jahre alt geworden. Welser war die herausragendste und aktivste Figur der österreichischen BAS-Gruppe in Nordtirol. Vor allem war der in Innsbruck lebende Kaufmann für die Versorgung und Ausbildung der Südtiroler Freiheitskämpfer zuständig. “Ohne Scheu und Angst schmuggelte er tonnenweise Sprengstoff und Waffen über den Brenner”, weiß SHB-Obmann Roland Lang.

Bereits Ende Jänner 1961 machte er auf sich aufmerksam, als er mit Heinrich Klier und Martl Koch das streng bewachte Mussolini-Reiterstandbild – im Volksmund „Aluminiumduce“ genannt – vor dem E-Werk in Waidbruck sprengte. Er war nicht nur Sympathieträger „im Sinne der gerechten Sache“, sondern als es zwischen den Nordtiroler und Südtiroler Freiheitskämpfern aufgrund divergierender Interessen zur Verstimmung kam, auch ein glänzender Vermittler und Diplomat.

1963, zwei Jahre nach der legendären „Feuernacht“, wurden ihm mehrere Sprengstoffanschläge im oberösterreichischen Ebensee (Salzkammergut) mit einem Todesopfer und zwei schwer verletzten Gendarmen – fünf Schulkinder und zwei Erwachsene entgingen durch Glück dem Anschlag – angelastet. Diese Anschläge waren jedoch von italienischen Neofaschisten begangen worden. Welser konnte  seine Unschuld einwandfrei beweisen.

Herlinde Molling erinnert sich: „Südtirol war für Kurt Welser das bestimmende Anliegen seines kurzen Lebens. Schon sehr früh, nach 1946, nahm er bei seinen Südtirol-Aufenthalten das Problem wahr, suchte Gleichgesinnte und begann ab 1957 nach Kontaktaufnahme mit Sepp Kerschbaumer den Widerstandskampf aufzubauen. Im ganzen Land gab es Sympathisanten und Aktionswillige die sich untereinander organisierten”, so Herlinde Molling. “Kurt Welser suchte diese Gruppen auf, redete mit ihnen, bot Sprengausbildungen an und lieferte bis in die hintersten Täler das, was für einen gewaltsamen Protest gewünscht wurde. Seine geradlinige offene Art, sein Optimismus und seine Begeisterungsfähigkeit zogen viele an. Er war Mittelpunkt des Freiheitskampfes ab 1961.“

“Welser, der in seiner Freizeit gerne in der Bergwelt unterwegs und ein ausgezeichneter Kletterer war, starb mit nur 36 Jahren am Hochunserfrauentag 1965 bei einer Bergtour am Zinalrothorn in der Schweiz, während der Schwurgerichtsprozess in Graz wieder aufgerollt wurde,”, berichtet Lang.

“Ohne Zweifel werden wir Kurt Welser und seine uneingeschränkte Heimatliebe nie vergessen. Er hat einen Ehrenplatz in der neuen (Süd-)Tiroler Geschichte inne. Die Heimatliebe wird auch von seiner Tochter Katharina getragen, die als Schauspielerin die Rolle der Paula Tschurtschenthaler im TV-Vierteiler „Verkaufte Heimat“ verkörpert hat. Wir müssen Gott danken, so einen aufrechten und ehrlichen Freund gehabt zu haben, auch wenn er leider allzu früh sterben musste”, schließt der Obmann des Südtiroler Heimatbundes Roland Lang.

Roland Lang
Obmann des Südtiroler Heimatbundes

 

BREVE RIASSUNTO DI STORIA CATALANA

Per chi la conosce poco o per chi ha solo sentito parlare di Catalunya negli ultimi tempi, facciamo un breve riassunto della Storia di questa Terra e dello spirito che anima il suo Popolo. Il desiderio di Autodeterminazione non nasce negli anni recenti, si poggia su solide basi e riferimenti, sui quali si è innestata la voglia di partecipazione popolare, la mobilitazione sociale e la protesta contro la violenza dello Stato spagnolo. Rileggiamo insieme queste poche pagine di Storia….. Buona visione

CURDI SEMPRE SOTTO TIRO – di Gianni Sartori

FILES-FRANCE-POLICE-GOVERNMENT-UNIONS

IN DISACCORDO SU MOLTE QUESTIONI (E FORSE IN PROCINTO DI SCATENARE L’ENNESIMA GUERRA MEDIORIENTALE) I DETENTORI DEL POTERE (SE NON PROPRIO TUTTI, ALMENO IN BUONA PARTE) SEMBRANO SOSTANZIALMENTE D’ACCORDO NEL REPRIMERE IL POPOLO CURDO…

Il 19 giugno la polizia turca (la brigata antiterrorista, TEM) ha compiuto una serie di arresti ai danni di esponenti e dirigenti di HDP (Partito democratico dei Popoli) nei distretti di di Menemen e Aliaga.

Dopo la cattura i militanti curdi (tra cui il Copresidente dell’emittente di HDP di Menemen) sono stati portati nel carcere di Izmir.

Invece il 20 giugno due persone (presumibilmente curde) sono state arrestate in Belgio a conclusione di una inchiesta avviata ancora nel 2017 da un giudice di Liegi e condotta dal tribunale federale in collaborazione con Eurojust e Europol.

Le indagini avevano portato a perquisizioni in vari paesi europei: Austria, Francia, Belgio, Svizzera e Germania).

L’accusa, aver fatto parte del PKK e delle Forze di difesa del popolo (HPG) e aver reclutato e addestrato miliziani combattenti.

Quasi contemporaneamente veniva arrestato a Marsiglia il rifugiato curdo Hayrettin Demir (da oltre venti anni in Francia con regolare permesso di lavoro).

Su di lui pende una richiesta di estradizione da parte di Ankara e – naturalmente- i suoi familiari hanno espresso tutte le loro preoccupazioni in quanto la vita di Demir in caso di estradizione sarebbe in pericolo.

L’impressione è che per i curdi che vivono nell’Esagono si prepari – se non un vero e proprio giro di vite – perlomeno una campagna di pressione. Per esempio sui conti bancari (congelati, almeno provvisoriamente) e sulle proprietà dei membri e amministratori del Consiglio democratico curdo (CDK-F).

Forse non del tutto casualmente, questo è avvenuto in sospetta sincronicità con l’incontro tra Jean Yves le Drian (ministro francese degli Affari esteri) e il suo omologo turco, Mevlut Cavusoglu.

Da parte sua il Consiglio curdo ha emesso un esplicito comunicato:
Appare evidente come ancora una volta Parigi stia negoziando consistenti contratti con Ankara. E ancora una volta sulla pelle dei rifugiati curdi in Francia”.  

La collaborazione anti-curda tra Francia e Turchia, per quanto non sistematica, ha comunque dei precedenti. Infatti tra il 2006 e il 2013 centinaia di curdi erano stati arrestati.

Inquietanti poi le recenti minacce di morte (forse provenienti dai servizi turchi, il MIT) nei confronti di copresidenti e portavoce del CDK-F. Minacce che fatalmente riportano alla memoria la strage di tre femministe curde avvenuta a Parigi nel gennaio 2013.

E poi – non poteva mancare – anche l’Iran.

Perfino in questo momento – nel mirino della prossima, possibile aggressione imperiale – trova il tempo per reprimere i dissidenti.

La notizia è stata data in questi giorni, ma gli avvenimenti risalgono al mese scorso.

Il 16 maggio numerosi attivisti sono stati arrestati a Marivan (nel Kurdistan sotto l’amministrazione di Teheran) durante una manifestazione contro la violenza sulle donne. L’iniziativa – con cui si intendeva portare all’attenzione della società civile iraniana l’incremento dei femminicidi – si era svolta sulla tomba di una donna recentemente assassinata. Tra gli arrestati, almeno tre donne curde accusate di aver “turbato l’ordine pubblico”.

Gianni Sartori

MA ANDARE A PIANTARE ALBERI IN ROJAVA E’ DIVENTATO UN CRIMINE? di Gianni Sartori

Anne fik taget sit pas af politiet

Chissà cosa ne avrebbe pensato Jean Giono (sì, quello de “L’uomo che piantava gli alberi”).
Il 17 giugno è iniziato il processo (di tre giorni, si prevedeva) avviato dalla militante ecologista danese Anne Dalum per riavere il proprio passaporto.
Documento che le era stato confiscato dalla polizia il 6 gennaio mentre era in procinto di recarsi in Rojava per partecipare al progetto “Make Rojava Green Again”.
Una conseguenza dell’inasprimento della legge sui passaporti votata in Danimarca nel 2015. Magari con le migliori intenzioni (impedire a combattenti stranieri di arruolarsi in milizie coinvolte in qualche conflitto armato), ma destinata talvolta a sgradevoli effetti collaterali.
Tali procedure – a quanto pare – stanno per essere adottate in maniera sistematica anche da Londra per impedire ai cittadini britannici di recarsi nel nord-est della Siria (pena prevista: fino a dieci anni).
Già nel febbraio 2016 le autorità danesi avevano confiscato il passaporto della giovane di origini curde Joanna Palani (poi arrestata per aver violato il divieto di viaggiare fuori dal paese). Al momento del suo rientro in Danimarca, venne accusata di “minacciare la sicurezza nazionale” in quanto aveva combattuto con le YPJ, le Unità di Protezione delle Donne (in curdo: Yekineyen Parastina Jin).
A perorare la richiesta di Anne Dalum di riavere il suo passaporto è intervenuto lo stesso avvocato di Joanna Palani.
Gianni Sartori