#Catalunya #14F – ELEZIONI IN CATALOGNA : MAGGIORANZA AGLI INDIPENDENTISTI – di Aureli Argemì

il prof. Aureli Argemì – presidente emerito del CIEMEN di Barcelona

RISULTATI GENERALI

Durante i giorni precedenti alle elezioni per il rinnovo del parlamento autonomo della Catalogna, il 14 febbraio, tutti i partiti hanno espresso il loro timore che l’astenzione fosse molto alta. Di fatto, l’astenzione è stata altissima, sono andati a votare solo il 53,5% degli iscritti, la percentuale più bassa in tutta la storia delle elezioni autonomiche. Ma ciò è avvenuto non tanto per mancanza d’interesse da parte degli elettori ma per cause esterne, sopratutto per la paura dei contagi del COVID19 nelle  sedi riservate ai votanti. Il problema si è aggravato in un paese dove le votazioni per posta non hanno una tradizione consolidata ed i voti elettronici non sono ancora legalizzati dallo Stato.

Comunque, questi inconvenienti non hanno cambiato il panorama previsto: la suddivisione dei voti in due grandi blocchi, quello dei cosiddetti costituzionalisti, cioè chi è favorevole allo status quo, e quello  degli indipendentisti, cioè coloro che sono a favore di un avvenire pienamente democratico.

I risultati sono stati quelli pronosticati: hanno vinto gli indipendentisti, con maggioranza assoluta, 74 seggi, su 135: Esquerra Republicana de Catalunya (di sinistra non radicale), 33 ; Junts per Catalunya (partito nazionale catalano moderato), 32; Candidatura Unitat Popular (CUP, alternativi anticapitalisti e femministi, 9).

Nondimeno il partito più votato appartiene all’altro blocco, il Partit Socialista de Catalunya, (che ha sempre approvato la repressione della polizia), che ha ottenuto 33 seggi, ma con un numero più alto di voti rispetto a quelli d’Esquerra Republicana. In questo secondo gruppo troviamo, a molta distanza, Vox (estrema destra spagnola) 11 ; En Comú-Podem (populisti e del movimento degli indignati) 8 ; Ciudadanos (destra anticatalana) 6 ; Partido Popular (destra spagnola) 3.

ALCUNE NOVITA’

Dal lato degli indipendentisti forse la novità di più rilievo è che la percentuale dei votanti favorevoli ha superato la cifra emblematica del 50%, arrivando al 51%. Non è soltanto la prima volta  che si è raggiunto questo traguardo ma è la percentuale che le istituzioni europee esigevano per poter iniziare un dialogo diretto con il popolo catalano, per poter trovare una soluzione giusta e consensuale alle sue rivendicazioni. Gli indipendentisti sono quindi maggioranza perfino dal punto di vista ufficiale. Un dato che farà storia. 

Una altra novità è che, per prima volta dopo 80 anni, Esquerra Republicana recupererà la Presidenza della Generalitat.

Terza novità : il Partit Demòcrata Català Europeu, l’erede del partito fondato da Jordi Pujol, Convergència Democràtica de Catalunya, è sparito dal quadro istituzionale. Non ha ottenuto nessun seggio. Con questa scomparsa finisce tutta un’ epoca politica nata nella clandestinità, quando ancora era viva la dittatura di Franco (morto nel 1975).  

L’opposizione avrà anche lei una novità, sarà presieduta da una partito « fratello » di quello che oggi comanda nel governo spagnolo. In qualche modo avrà molte chiavi per condizionare l’esercizio del potere autonomico. I socialisti catalani avranno anche un appoggio dal partito En Comú-Podem che, nella versione spagnola,  governa in coalizione con i socialisti del PSOE.

All’interno dell’opposizione è emerso, per prima volta, il partito di estrema destra Vox, con una presenza notevole. Ha già sostenuto che vuol sopprimere le autonomie e mettere in carcere gli indipendentisti.  

PROGRAMMI

Siamo ancora nella fase delle discussioni per formare la maggioranza nel Parlamento e nel Governo della Generalitat. Da quello che sappiamo, le prime condizioni fondamentali sono:

  • far propria la richiesta di amnistia per i prigionieri politici e per gli esiliati (l’intero governo catalano dell’anno 2017 si trova in queste condizioni);
  • che esista un consenso sulla facoltà di esercitare l’autodeterminazione del popolo catalano;
  • che cia sia unità riguardo allo scopo finale, il recupero delle libertà, l’indipendenza.

In una seconda fase, bisognerà discutere la presenza e i ruoli dei partiti vincitori nel Parlamento e nell’Esecutivo. Oggi questo punto diventa un interrogativo. Tutto è in funzione dei programmi politici, economici, culturali di ogni partito e della possibilità di raggiungere accordi e fissare le priorità. Per esempio, Esquerra Republicana propone di allargare la base dei consensi per governare, attraendo i deputati di En Comú-Podem, favorevoli all’amnistia e al diritto all’Autodeterminazione ma divisi riguardo all’Indipendenza. Una posizione contraria a quella di Junts per Catalunya e della CUP, che rifiutano accordi costanti con forze che giudicano perlomeno ambigue od incoerenti.

Ancora un altro tema da discutere urgentemente: come affrontare d’ora in avanti la pandemia, nel momento che incominciano le vacinazioni dei cittadini e si avvicina l’arrivo di nuove varianti del virus?  Ed ancora, come rispondere alla crisi economica senza avere i mezzi imprescindibili, in un paese con un grande sviluppo industriale e turistico ma entrato in crisi profonda, con un aumento rapido della disoccupazione, soprattutto fra i giovani, e delle chiusure delle piccole ditte? Quale tipo di rapporto occorre stabilire con il governo centrale per poter gestire autonomamente i fondi europei, per rinnovare il referendum per l’autodeterminazione?

Esquerra Republicana crede ancora nella forza del dialogo e della negoziazione, malgrado le costanti frustrazioni, mentre gli altri due partiti confidano maggiormente nel confronto diretto e nel riproporre un referendum di autodeterminazione senza chiedere nessuna autorizzazione, nel caso il governo centrale continui a negare che i catalani siano soggetti di questo diritto.

Inoltre, si discute già sul fatto che, nell’attuale mondo globalizzato, le nuove tecnologie dell’informatica devono avere un riflesso nei diversi Ministeri del Governo catalano. Come si sta analizzando anche tutto quello che si riferisce alla preservazione ambientale e alla partecipazione nelle istituzioni europee, a partire dall’applicazione del principio di sussidiarietà.      

 

Aureli Argemì

Presidente emerito del CIEMEN

        

#KURDS – AFRIN: MUORE DOPO IL PARTO UNA GIOVANE CURDA PICCHIATA DA UNA BANDA DI COLLABORAZIONISTI – di Gianni Sartori

La lista delle violazioni dei Diritti umani nei territori curdi occupati, invasi, rastrellati dall’esercito turco e dalle sue bande mercenarie risulta ormai infinita. Talmente quotidiane – tra saccheggi, rappresaglie, torture, uccisioni extragiudiziali e stupri – da rendere quasi impossibile un adeguato aggiornamento.
Sia in Bakur che in Rojava e Bashur.
Talvolta -scrivevo – si sfiora l’orrore. In qualche caso si va oltre.
Il 15 febbraio il corpo senza vita di una giovane curda, Sherin Rasul Mahmoud, veniva riportato nel suo villaggio di Mirkan nel distretto di Afrin (nel nord della Siria invaso dall’esercito turco) per esservi sepolto.
La ventenne era morta dando alla luce due gemelli. Secondo i medici il parto risultava prematuro e problematico a causa delle percosse subite dalla donna per mano di una banda criminale filoturca denominata “Fronte del Levante” (composta da collaborazionisti e mercenari). A causa dei maltrattamenti il suo stato di salute si era aggravato e – il giorno 14 – i suoi familiari l’avevano autonomamente – e clandestinamente – trasferita in Turchia per un cesareo. Mentre i due gemelli, nati vivi per quanto prematuri, venivano posti in incubatrice, purtroppo Sherin non era sopravvissuta.
La sua situazione risultava ulteriormente difficile in quanto il marito – Abdo Izzat Ken di 25 anni – era stato rapito (presumibilmente dalla stessa banda di mercenari) insieme a decine di altri abitanti di Mirkan. E lei sapeva che era stato picchiato e torturato selvaggiamente.
Non solo, mentre altri abitanti del villaggio in seguito erano stati liberati (dopo il pagamento di un riscatto), di Abdo non si hanno più notizie. Tanto che ormai si teme sia andato ad allungare la lunga lista dei curdi siriani desaparecidos a seguito dell’invasione turca.

 


Gianni Sartori

#Kurdistan – 22 ANNI FA OCALAN VENIVA SEQUESTRATO: I CURDI NON DIMENTICANO – di Gianni Sartori

Abdullah Ocalan come Nelson Mandela, come Antonio Gramsci…

Ma anche come Mumia Abu-Jamal e Leonard Peltier (cadeva all’inizio di febbraio il 45° anno dalla sua cattura e detenzione: Indian Lives Matter?).

L’analogia più calzante (senza ovviamente togliere niente agli altri prigionieri politici, tutti degni del massimo rispetto) rimane forse quella con Mandela. Sia per le continue mobilitazioni a favore della sua scarcerazione, sia per il ruolo che il fondatore del PKK potrebbe assumere nella prospettiva di una soluzione politica del conflitto turco-curdo. Come appunto avvenne in Sudafrica con il dirigente dell’ANC a lungo segregato a Robben Island (altra analogia con Ocalan rinchiuso nell’isola di Imrali).

Non a caso, quando venne sequestrato in Kenya, Ocalan stava per recarsi in Sudafrica dove Mandela lo aveva esplicitamente invitato.

Entrambi, il curdo e il sudafricano, prigionieri politici di lungo corso; entrambi un simbolo per i loro popoli. Con l’augurio, la speranza che anche per APO possano presto aprirsi le porte della cella.

Nel frattempo i Curdi non lo dimenticano.

Il 13 febbraio hanno manifestato in massa nelle strade e nelle piazze del pianeta denunciando il complotto internazionale che – 22 anni fa – permise di sequestrarlo e richiedendone la scarcerazione.

Tra le città in cui è risuonato il grido dei Curdi per la liberazione di Apo vanno menzionate in particolare: Parigi, Strasburgo, Norimberga, Roma, Sydney, Bruxelles, Brama, Nantes, Milano…

Ricordo che dal giorno della cattura l’esponente curdo subisce un isolamento pressoché assoluto nella famosa isola-prigione del Mar di Marmara.

Consentendogli solamente qualche rara, sporadica visita di familiari o avvocati.

L’ultimo breve incontro con un familiare risale al 3 marzo 2020 (dopo che nell’isola era scoppiato un incendio e si temeva per la sua sorte).

Risale invece al 27 aprile 2020 l’autorizzazione per una telefonata con il fratello. E queste misere concessioni soltanto grazie ad una intensa campagna internazionale. Da allora, il totale isolamento. Usque tandem?


Gianni Sartori