#CapoVerde – WILLY MONTEIRO DUARTE, VITTIMA DEL FASCISMO ? – di Gianni Sartori

Amilcar Cabral

Adesso che l’intensità dell’indignazione si va affievolendo e viene ricoperta dalla rassegnazione, dalla consapevolezza che comunque niente potrà mai restituire Willy ai suoi cari, è forse possibile qualche considerazione di altro genere.

Si è discusso per stabilire se una tale brutalità, sorda e cieca, sia riconducibile o meno alla sottocultura fascistoide che evidentemente attecchisce e prolifica in certi territori. O se piuttosto si sia trattato di un’azione in stile mafioso. Direi piuttosto la prima, anche se ovviamente una cosa non esclude l’altra.

Si era invece solo accennato alla origine capoverdiana della giovane vittima.

E qui, volendo, ritroviamo altri elementi di fascismo.

Se per i più giovani (o per quelli che già all’epoca erano “indifferenti”) Capo Verde evoca spiagge esotiche e atmosfere vacanziere, a più d’uno della mia generazione dovrebbe suscitare ricordi di tutt’altro genere: il PAIGC e Amilcar Cabral, per esempio. E anche  la dittatura e il colonialismo portoghese. Pensando a Salazar – l’equivalente lusitano di Franco e Mussolini – e al successore Caetano. E magari, ma non vorrei allargarmi troppo, alla Rivoluzione dei garofani del 1974, a Grandola vila morena…

Senza voler qui farne la storia (e tantomeno analizzarne le diverse anime, le successive involuzioni…) ricordo che il PAIGC (Partito Africano per l’Indipendenza della Guinea e di Capo Verde) venne fondato nel 1956 – in clandestinità – da Amilcar Cabral (nato in Guinea-Bissau, all’epoca denominata Guinea Portoghese, da genitori capoverdiani dell’isola di Santiago) insieme col fratello Luis, Aristides Pereira e Abilio Duarte. La lotta di liberazione del PAIGC contro il dominio coloniale e fascista portoghese si coniugava con quelle contemporanee di Angola, Mozambico e Timor Est. Nel 1959, dopo l’ennesima strage operata dal regime portoghese (50 portuali uccisi a Pidjiguiti) – e analogamente a quanto avverrà l’anno dopo in Sudafrica per l’ANC e il PAC a seguito della strage di Sharpeville – il PAIGC iniziava la lotta armata.

Come è noto per Cabral era importante che le due entità (Isole di Capo Verde e Guinea-Bissau) rimanessero unite anche dopo l’indipendenza.

Forse anche per questo venne assassinato sotto casa nel 1973 (solo qualche mese prima dell’Indipendenza di cui era stato il principale artefice) da Inociencio Kani e altri ex esponenti del PAIGC manipolati – come venne in seguito provato e documentato – dai Servizi portoghesi e grazie ad alcuni agenti infiltrati. Presumibilmente travestiti da militanti marxisti-leninisti, ma in realtà legati a Jean-Francois Thiriart (ex volontario nelle waffen-SS con Leon Degrelle) e all’Aginter Press di Lisbona. Quella per intenderci di Guérin-Sérac – ex membro dell’OAS – che in Italia alimentava la strategia della tensione con la manovalanza fascista e che collaborava proficuamente con Suharto in Indonesia, con Franco contro gli indipendentisti baschi, con i colonnelli greci e con il regime segregazionista di Pretoria (per non parlare del sostegno ai regimi latino-americani).

Ricordo che contemporaneamente l’Aginter Press (al servizio della PIDE e copertura di Ordre et Tradition) si incaricava di fornire mercenari (nazifascisti europei, anche italiani) al Sudafrica per combattere in Namibia – dove Pretoria aveva esportato l’apartheid – e in Angola (a fianco di Savimbi).

Impossibile,  pensando alla sorte toccata a Cabral, non cogliere le analogie con l’assassinio su commissione di Lumumba e Sankara. Oltre ovviamente con quello – speculare – di Eduardo Mondlane, leader del FRELIMO (il movimento di liberazione del Mozambico). Anche nel caso di Mondlane si intravedeva la mano dei Servizi portoghesi e di infiltrati europei legati all’Aginter Press ed esperti di operazioni di disinformazione, intossicazione e provocazione ai danni dei movimenti di liberazione.

Nel frattempo – a quanto mi riferiscono – la Republica de Cabo Verde, separatasi dalla Guinea Bissau nel 1980 (dopo il colpo di stato contro il fratello di Cabral) , sarebbe divenuta uno dei tanti “paradisi turistici” per vacanzieri. Ovviamente a spese delle popolazioni locali. Per esempio molte località soffrirebbero di mancanza di acqua potabile a causa degli elevati consumi dei resort in mano a imprenditori non solo portoghesi, ma anche italiani (come nelle isole di Sal e Boavista ). Una forma, neanche tanto  mascherata, di neocolonialismo con gravi conseguenze sia per la popolazione (perdita dell’identità culturale e anche linguistica), sia per gli ecosistemi.

Ricordo l’imbarazzo (presumo  reciproco) nel ritrovare una ex militante indipendentista (conosciuta nell’ambito delle iniziative della Lega per i diritti e la liberazione dei popoli) dietro il banco di uno stand promozionale di “vacanze esotiche” alla Fiera di Vicenza.

Per concludere. Vien quindi da pensare che in qualche modo il destino di Willy era già stato segnato – se non determinato – dall’operato  di soggetti imparentati con i suoi assassini (almeno antropologicamente, dire culturalmente sarebbe troppo). Entrambi “fascisti”, se pur di diverso ordine e grado.

Gianni Sartori