
E torniamo sulla questione dell’accoglienza riservata dalla polizia “autonomica” basca (Ertzaintza) agli attivisti della Global Summud Flottiglia – reduci da un sequestro e da altri pestaggi – all’aeroporto di Bilbao.
Sulla vicenda alcuni giornali di destra si erano buttati famelici. Ghiotta e inaspettata occasione per denigrare sia il premier socialista Sanchez, sia – soprattutto – chi dall’Italia lo considera un riferimento per la “Sinistra” (genericamente intesa). Dimenticando che tale polizia più che dal Governo di Madrid, dipende dal Governo della Comunità Autonoma Vasca.
Ma cos’è ‘sta Ertzaintza?
Se non ricordo male la prima volta che l’ho vista all’opera è stato a Donosti (San Sebastian) nell’estate del 1986.
La prima impressione non fu per niente negativa. Ricordo in particolare che per convincere alcuni fricchettoni a spostare la loro mercanzia (collanine etc.) dalla strada dove dovevano transitare le autorità (alcalde, consiglieri comunali..) uno dei poliziotti si era letteralmente accovacciato (“abbassato”). Conversando amichevolmente – faccia a faccia, non dall’alto – con i ragazzi seduti per terra.
In qualche modo mi ricordava i classici bobbies inglesi (quelli disarmati e beneducati, veri professionisti con due principi fondamentali: uso minimo della forza e cooperazione pubblica).
Si limitarono poi a proteggere con gli scudi la capoccia dei funzionari comunali sottoposti ad un fitto lancio di monetine da parte dei militanti abertzale.
Senza nemmeno impugnare i manganelli in dotazione e tantomeno utilizzarli. Poi, con l’inizio del corteo e della manifestazione (non autorizzata, contro le estradizioni dei rifugiati da Iparralde), era intervenuta duramente la Policia nacional (lacrimogeni ad altezza d’uomo, proiettili di plastica, cariche, arresti e anche qualche colpo di fuego real…).
Ma era passato soltanto qualche anno e me li ritrovai armatissimi – e con il passamontagna – a circondare militarmente la piazzetta dove si svolgeva una festa locale. Pronti a intervenire al primo slogan troppo radicale.
L’Ertzaintza , dicevo, dipende dal Governo della Comunità Autonoma Vasca. Nella sua storia bisogna distinguere almeno due fasi ben distinte. Era nata una prima volta (e fatalmente in maniera effimera) come Ertzana nel 1937 in piene guerra civile nel territorio di Bizkaia. A protezione della zona internazionale di Las Arenas, una sorta di “santuario” per gli stranieri neutrali. Telesforo Monzon, consigliere del lehendakari, (presidente) aveva dato l’incarico a Luis Ortozar che ne fece un corpo di polizia militare (circa 1700 effettivi, in parte provenienti dalla disciolta Guardia Civil) operante nelle retrovie; nella fase finale direttamente sottoposto all’Esercito basco.
Rinasce in qualche modo con la morte di Franco (novembre 1975) in quanto con il nuovo ordinamento costituzionale si consentiva la creazione di una polizia autonoma in parte del territorio di Hegoalde (Paese basco sotto amministrazione spagnola). Un percorso divenuto effettivo quando nell’ottobre 1979 viene approvato lo Statuto di Autonomia per le province di Araba, Gipuzkoa e Bizkaia. In precedenza il PNV aveva costituito una forza di ordine pubblico denominata “hombres de Berrozi”, addestrata in maniera semiclandestina da esperti inglesi e (coincidenza) israeliani. Una sorta di milizia conosciuta più che altro per aver represso con forza le proteste dei deputati di Herri Batasuna durante il discorso del monarca spagnolo alla Casa de Juntas di Gernika (febbraio 1981).
La nuova polizia autonoma denominata Ertzaintza (inizialmente composta soltanto da 278 agenti) venne presentata al pubblico il 27 ottobre 1982. Guidata fino al 1988 dall’esponente del PNV Luis Maria Retolaza (membro del governo di Carlos Garackoetxea), in seguito da Juan Lasa (fino al 1991) e poi da Juan Maria Atutxa. Arrivando nel 1985 a contare 2690 agenti.
Scopo dichiarato, utilizzarla per presidiare, controllare la prevista (e mai realizzata) centrale nucleare di Lemoiz. Progettata già in epoca franchista, non giunse mai a compimento per le proteste, durissime e prolungate nel tempo, della popolazione.
Polizia “autonoma” si diceva, anche se relativamente.
I comandanti provenivano dalla Polizia Nazionale, dalla Guardia Civil o dall’esercito e i quadri intermedi venivano formati nell’Academia de la Policia di Avila, assieme agli agenti degli altri corpi spagnoli.
Inoltre tra il 1994 e il 1995 la Consejeria de Interior di Gasteiz (Vitoria) prese contatto con le polizie di Israele, Stati Uniti e Germania per inviare gli agenti baschi nelle loro accademie.
Secondo alcuni ricercatori non si può escludere che questo abbia comportato “la penetrazione delle dottrine, dei metodi e protocolli (dello “stile”…nda) degli apparati israeliani (oltre che della G.C. nda) nelle regole d’ingaggio della polizia autonomica basca”. Ossia “metodi militari contro ogni antagonismo sociale”.
L’Ertzaintza venne dotata di un corpo di intervento speciale (Adjuntos a Viceconsejeria de Interior) considerato una copertura del gruppo Berrozi, poi integrato nell’Ertzaintza come Ekintza.
Fino a metà degli anni novanta, di fatto, l’attività dell’Ertzaintza risultava fortemente delimitata, sottoposta all’avallo di Madrid.
Ma in seguito ebbe modo di dispiegare la propria operatività. Anche in materia di investigazioni, polizia scientifica, polizia giudiziaria…
Diventando per qualche critico “quasi una milizia di partito” (con evidente riferimento al PNV).
Da allora crebbe anche la conflittualità con la popolazione basca, tanto che i suoi membri venivano soprannominati “zipayos” (un rifermento ai soldati indiani che nel XIX secolo erano al servizio della Gran Bretagna). A distinguersi particolarmente nella repressione delle manifestazioni, la brigata speciale Beltzak (reparti mobili).
Arrivando nel marzo del 1988 a colpire una manifestazione di invalidi.
Nell’aprile del 1990, a seguito di un’operazione contro l’ETA in Bizkaia, alcuni membri dell’Ertzaintza venivano accusati di aver torturato tre delle persone arrestate.
Tra gli episodi più controversi (oltre alla morte nel 1993 di un detenuto comune in arresto), il pestaggio con i calci dei fucili e proiettili di gomma dei familiari di Lasa e Zabala (sequestrati, torturati e assassinati dal GAL nel 1983 e i cui resti erano stati identificati nel marzo 1995) durante la cerimonia funebre nel cimitero di Tolosa nel giugno 1995. Stesse scene si erano svolte qualche giorno prima all’aeroporto di Hondarribia (Donosti) quando vi giunsero i cadaveri dei due militanti baschi.
Per la cronaca, anche allora il PNV poi fece l’autocritica. Come in questi giorni Bingen Zupiria, consigliere per la Sicurezza del Governo dei Paesi Baschi (e di cui la Flottilla chiedeva le dimissioni). Fermo restando che anche il Governo basco (come quello spagnolo) aveva duramente condannato il genocidio (usando proprio questo termine) della popolazione palestinese.
Sempre nel giugno 1995 Rosa Zarra (58 anni, madre di sei figli) veniva uccisa da un proiettile di plastica sparato dall’Ertzaintza a Donosti.
Altre vittime, in genere per i proiettili di gomma dura (si pensa ai cilindri di metallo rivestiti di gomma pressata in dotazione agli israeliani): Eneko Valdez (emorragia cerebrale), Amaia Zabarte, Iker Arana (ferito durante uno sfratto), Ariz Ibarra (mascella fratturata)…
Doverosa precisazione. Non si può nemmeno escludere che l’evento dell’aeroporto di Bilbao sia dovuto “solo” a mancanza di professionalità. Direi preterintenzionale.
Non erano intervenuti in versione antisommossa e probabilmente hanno improvvisato. Ad un certo punto si sente un poliziotto dire “andate a fare l’ongi etorri a casa vostra!”. Un riflesso condizionato?
Va comunque ricordato che in questi anni l’Ertzaintza ha acquistato da Israele dispositivi d’ascolto, telecamere, giubbotti antiproiettili, lanciagranate stordenti…e che aveva affidato la sicurezza di alcune strutture all’ICTS. Oltre ad aver ricevuto ulteriore addestramento da una società gestita da ex esponenti del Mossad.
Non appaia quindi strumentale segnalare che già inizialmente l’Ertzaintza veniva addestrata da esperti israeliani.
In qualche modo (coincidenza o analogia?) con il pestaggio all’aeroporto di Bilbao degli attivisti della Global Sumud Flotilla, “il cerchio si chiude”.
Gianni Sartori
