#Africa #Popoli – FEMMINICIDI IN KENYA: IL GOVERNO È PARTE DEL PROBLEMA – di Gianni Sartori

elaborazione su immagine @ AP

Già verso la fine di gennaio a Nairobi si erano svolte manifestazioni di protesta per il grande numero di femminicidi che insanguinano il Kenya. Ma allora vi presero parte alcune centinaia di persone, mentre il 10 dicembre le strade della capitale sono state invase da migliaia di manifestanti (non solo donne) che denunciavano come nei soli ultimi tre mesi un centinaio di donne erano state assassinate (97 quelle accertate).

Alla fine di gennaio, in nemmeno un mese, le donne uccise erano già oltre una decina (da 9 a sedici stando alle diverse fonti). Per ricordarle, le loro sorelle in corteo portavano striscioni con scritte come “Essere una donna non deve costituire una condanna a morte” e “Il patriarcato uccide”.

Altre inalberavano cartelli con le foto delle vittime. Paralizzando il traffico nel quartier commerciale mentre di dirigevano verso il Parlamento lanciando lo slogan “Smettete di assassinarci!”

Tra i femminicidi che avevano maggiormente turbato l’opinione pubblica, quello di una giovane di 26 anni trovata cadavere il 4 gennaio. Dalle indagini risultò che i responsabili erano i membri di una banda che contattava le donne sui social. Solo una settimana dopo venne rinvenuto il corpo smembrato di un’altra donna di 20 anni (dalle indagini risultava strangolata, ma i colpevoli non vennero mai individuati).

Uno stillicidio che era proseguito nel corso del 2024. Confermando quanto denunciava Amnesty International di Nairobi: “Il femminicidio è l’espressione più brutale della violenza di genere”.

In un documento governativo del 2023 si documentava che “in Kenya più del 30% delle donne sono state vittime di violenza fisica nel corso della propria vita”.

Per l’Ong Feminicide Count i femminicidi compiuti in Kenya nel 2023 erano stati almeno 152 (calcolando solo quelli denunciati).

Numeri ancora peggiori quelli forniti per il 2022 dall’Ufficio delle Nazioni Unite contro la Droga e il delitto: ben 725.

Con queste premesse, era inevitabile che le donne tornassero a protestare. Stavolta in migliaia.

Ma il 10 dicembre il nuovo corteo di Nairobi contro i femminicidi è arrivato, mentre si dirigeva al Parlamento, a scontrarsi con la polizia. Inizialmente si erano limitate a lanciare slogan (“Vergognatevi!” e “Educate i vostri figli!”) chiedendo al governo misure adeguate. In un paese dove le radici del patriarcato sono profonde e si lamenta la carenza di leggi adeguate in difesa delle donne.

Le forze di polizia (presenti in gran numero, sia in divisa che in borghese) avevano ripetutamente interrotto il flusso del corteo lanciando granate lacrimogene. Puntando in particolare su alcune ragazze con slogan femministi sulle t-shirt. Alla fine molte di loro venivano arrestate.

Come ha commentato una ragazza che aveva preso parte alla contestazione: “Se quando chiediamo al governo leggi adeguate in difesa della nostra vita ci rispondono con i lacrimogeni, significa che il governo fa parte del problema”.

Gianni Sartori

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