#Kurds #Lutti – In memoria di Xwiska Nesrîn – di Gianni Sartori

fonte immagine @www.institutkurde.org

“Xwiska Nesrîn” (Sorella Nesrîn) è stata sepolta il 24 marzo al Père-Lachaise. Il luogo più indicato per questa militante internazionalista che per tutta la vita ha difeso la causa curda da Praga a Baghdad a Parigi…

L’estremo approdo di ribelli e rivoluzionari (spesso nella condizione di migranti, clandestini, profughi erranti…) di ogni genere e tendenza.Dal libertario ucraino Nestor Makhno allo scrittore stalinista (per quanto in buona fede e morto nel 1935, quindi prima della tragedia rivelatrice del maggio ’37 a Barcelona) Henri Barbusse. Ultima trincea comunarda nel 1871 dove, davanti al muro sud esterno (destinato a passare alla Storia come “muro dei Federati”) il 28 maggio vennero fucilati gli ultimi insorti sopravvissuti (147). 

Hélène Ghassemlou se n’era andata il 10 marzo all’età di 89 anni.

Nata a Praga (Cecoslovacchia, all’epoca) nel dicembre 1933, all’università, aveva conosciuto Abdul Rahman Ghassemlou. Sposandolo nel 1952 si era unita anima e corpo anche alla causa curda.

Conobbe la clandestinità in Iran con il marito esponente dell’opposizione curda contro la monarchia di Mohammad Reza Pahlavi. A cui seguì l’esilio a Bagdad per rientrare a Praga come insegnante di inglese all’università (mentre in quel periodo Abdul Rahman Ghassemlou insegnava economia politica). Rientrata a Bagdad dopo gli accordi di pace tra la resistenza curda e il governo iracheno, aveva collaborato con il marito divenuto segretario generale del Partito Democratico del Kurdistan d’Iran. Tornati ancora a Praga nel 1974 (a causa dell’inasprirsi dei rapporti tra curdi e Bagdad), i due coniugi dovevano scoprire di non essere più bene accetti, presumibilmente per i loro buoni rapporti con dissidenti legati alla “Primavera di Praga” di Alexandre Dubcek.

Espulsi dalla Cecoslovacchia nel 1975, si trasferirono a Parigi. Nel 1978 Ghassemlou rientrava clandestinamente in Iran per partecipare alle mobilitazioni dei curdi contro lo scià. Con la caduta del regime e la liberazione di molte città curde, quella parte del Kurdistan denominata Rojhilat conobbe un periodo – per quanto breve – di autonomia e libertà.

Ma nell’agosto 1979 il nuovo regime degli ayatollah dichiarava la jihad contro i Curdi ponendovi fine. 

In quanto leader della resistenza politico-militare del PDKI, Abdul Rahman Ghassemlou venne assassinato a Vienna nel luglio 1989. Qui si era recato per “colloqui di Pace”, ma quelli che in teoria erano rappresentati del governo disponibili al dialogo e alle trattative risultarono assassini prezzolati del regime.

Nel corso degli anni successivi all’assassinio del marito Hélène Ghassemlou si era mantenuta vicina sia al PDKI che all’Institut kurde di Parigi e solidale con la comunità curda della diaspora.

Gianni Sartori

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