#Corsica #Opinioni – Questione nazionale e questione sociale – di Petru Poggioli

Storicamente, il nazionalismo corso moderno si è sempre mobilitato in nome della questione nazionale corsa (nazione, lingua, storia, cultura) e questa rivendicazione è stata espressa, declinata o proiettata in base agli sviluppi istituzionali nel quadro di una soluzione politica globale per la Corsica. La rivendicazione globale si sintetizzava in una richiesta di autonomia, indipendenza o autodeterminazione (il popolo può quindi scegliere il proprio status di autonomia o indipendenza). Da qui i diversi Statuti strappati (Deferre, Joxe, e specifici adattamenti legali o costituzionali per la Corsica richiesti o ottenuti tramite lotte e mobilitazioni).

I nazionalisti che negli anni ’70 avrebbero creato il FLNC aggiunsero come altra richiesta la questione sociale (legata allo sviluppo economico) e insistettero sull’inseparabilità della questione nazionale e della questione sociale, (una Corsica dove tutti potevano beneficiare delle conquiste di questa economia e dove tutti potevano rivendicare più giustizia sociale e un futuro migliore per i loro figli). È in questa prospettiva che fu creato il Sindacato dei lavoratori corsi STC (solidale, autonomo e complementare), che si fece carico della realizzazione di questa richiesta, trasmettendola a tutte le strutture di contropotere (associazioni socio-professionali, sindacali e politiche) che lottavano attorno al concetto/asse della questione nazionale.

Nel tempo i legami tra questi due concetti si sono allentati e ciò è stato tanto più aberrante quando i nazionalisti, – che ieri combattevano nel triplo campo della lotta armata, della lotta istituzionale e della lotta di massa – a partire dal 2015, hanno raccolto vittorie elettorali e si sono impadroniti nel tempo praticamente di tutte le strutture e le istituzioni dell’isola (politiche, accademiche, consolare ed economiche).

Oggi, la rivendicazione legata alla questione nazionale è ancora più o meno portata e trasmessa dai nazionalisti, e la sua proiezione continuerà di fatto con le promesse reali o virtuali di discussioni con Parigi a fine giugno, anche se l’autonomia (ma quale? per quali poteri, competenze e contenuti?) sembra essere il limite da non superare in tali colloqui.

E senza essere Madame Soleil (un’astrologa – NdT), poiché siamo in un’isola, anche il potere giacobino francese prima o poi evolverà le nostre istituzioni perché la maggior parte delle isole di tutto il mondo ha degli status molto più efficienti ed evoluti dei nostri odierni.

Rimarrà naturalmente, con la colonizzazione di ripopolamento e con il fatto che la Corsica, dall’anno 2000, non produce più corsi, (con poche eccezioni ma si tratta ancora una minoranza nei confronti dei nuovi arrivati), ma semplicemente degli isolani, la questione se sarà il popolo corso o coloro che si sono insediati sull’isola che beneficeranno di queste future istituzioni e poteri.

D’altra parte, la questione sociale, allentata o annacquata, pian piano è svanita dai radar della rivendicazione nazionalista, per essere ridotta a richieste economiche corporativiste o molto spesso alla richiesta di miglioramento delle condizioni di lavoro all’interno delle aziende. L’STC nonostante la sua buona volontà ha sofferto e soffre per la scomparsa dei contro-poteri che lo sostenevano e che erano complementari alle sue lotte e che ora non esistono più. Inoltre l’STC soffre della sua perdita di impatto, a volte riducendosi a una CGT bis, preoccupandosi solo dei problemi dei dipendenti di ogni settore, dei problemi legati alle carriere e agli indici, e cioè degli stipendi dei suoi aderenti, molti dei quali non partecipano mai alle sue mobilitazioni e quindi accade che nonostante i successi elettorali anche in quel campo,  (istituzionalizzazione del sindacato?) questa struttura si sta indebolendo e si indebolirà sempre più, perché è privata del supporto e della logistica legati alla questione nazionale corsa. In poche parole, la colpa è di tutte le organizzazioni nazionaliste più politiche e dei loro partiti che di fatto hanno ridotto la questione nazionale e sociale corsa alla lotta istituzionale ed elettorale; in marzo le mobilitazioni (lotte di massa) hanno in qualche modo disturbato il loro percorso ormai intenzionale. La prova di ciò sono le elezioni legislative così poco mobilitate, così poco esaltanti.

Ma è soprattutto una mancanza di chiarezza nel campo della questione sociale legata alla questione nazionale che è evidente. Vorremmo sapere quale partito nazionalista propone uno sviluppo economico e sociale rifiutando il “tout-tourisme”, rifiutando ogni liberalismo, rifiutando la legge del denaro, la finanza internazionale, le banche, le agenzie immobiliari, gli importatori, gli agenti e i legami di dipendenza economica,  il clientelismo, la legge di alcune famiglie corse o esterne che padroneggiano l’economia dell’isola e che non si preoccupano di condividere i benefici dell’economia attuale con un numero maggiore di persone, che non si preoccupano del costo della vita per la maggioranza dei corsi, delle difficoltà dei giovani per un lavoro e un salario decente,  abitazioni accessibili, un corretto potere d’acquisto… La richiesta di giustizia sociale non esiste più o non è portata chiaramente e con convinzione (al di là della nozione di povertà del tipo padronale che si estende nell’isola) dai nazionalisti corsi di oggi e certamente non da tutti coloro che si accontentano di gestire il sistema attuale, di prendere il posto degli altri senza per un solo momento pensare di rivedere o di mettere in discussione il sistema coloniale che rende l’isola così dipendente e così soggiogata a livello politico, ma soprattutto a livello economico e sociale. Sono lontani i giorni in cui si parlava di disalienazione, rivoluzione culturale, condivisione e rappropriazione dei nostri mezzi di produzione e di scambio.

Sono le attuali evoluzioni e la perpetuazione del sistema che dovevamo combattere e cambiare che rendono la situazione dell’isola non buona e che fanno sì che molte persone non siano davvero felici ma piuttosto preoccupate per il futuro della Corsica e quello dei loro figli su questa terra.

Sta a tutti prenderne coscienza per evitare quanto accaduto a marzo, chiedersi perché tutto questo sta accadendo in Corsica e chiedersi ancora il perché e il come delle cose. Perché tutti questi problemi sono collegati e sono stati posti sul tavolo per decenni, con alti e bassi, ma sono ancora lì.

Petru Poggioli – 3 giugno 2022

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