#Corsica #Elezioni – Nessuna alternativa, quale alternativa? – di Petru Poggioli

La candidata del RN ha ottenuto il 69,60% in Guadalupa, il 60,87% in Martinica, il 60,70% in Guyana francese, così come a Saint-Pierre-et-Miquelon (50,69%), (prefetture di questi territori). Tutto questo mentre, con idee come minimo opposte, Jean-Luc Mélenchon aveva raggiunto punteggi importanti nel primo turno. E questo anche se l’astensione è stata molto alta.

In Corsica, come in queste isole, la Le Pen è risultata in vantaggio con il 58,08% dei voti.

Le isole, tra cui la Corsica, gli ultimi coriandoli dell’Impero coloniale francese, favoriscono il candidato che propone più accentramento, il più giacobino, il più “coloniale”.

Quindi o la colonizzazione di ripopolamento, che è forte in questi territori, ha pesato o le popolazioni locali hanno accettato molto male le misure di Macron contro il Covid; oppure siamo tutti masochisti, o si tratta del fatto che semplicemente che non crediamo più a nulla…. la depoliticizzazione generale che prende il sopravvento.

Sicuramente un po’ di tutto questo.

A casa nostra, facciamo finta di rassicurarci come possiamo, nonostante la forte astensione (più le schede bianche e nulle, i ritratti di Yvan o vari slogan), dicendo che il “tutto tranne Macron” ha prevalso senza tutte le altre considerazioni ideologiche sostanziali.

Ma resta ovvio che a noi militanti della Corsica, che ci siamo abbeverati alla linfa dei combattimenti che hanno portato alla Liberazione dell’isola e ad alcune delle idee del maggio 68, sempre opposti alle posizioni dell’estrema destra sul territorio, che abbiamo sempre avuto di fronte a noi, dalla CFR al “lepenismo”, la situazione pone interrogativi e ci lascia piuttosto perplessi, con un certo amaro in bocca, come reduci da una sbornia.

Non esiste quindi un’alternativa tra il “tutto tranne Macron” e il “tutto tranne l’estrema destra”?

Ma la realtà del destino riservato al nostro popolo in patria, minoritizzato e tradito dalla sua borghesia mercantile che vende la nostra terra, attraverso banche, finanza, agenzie immobiliari, il Consortium…. vera e propria cintura di trasmissione di una globalizzazione economica e sociale che modella le società e le menti, organizzando la nostra invasione e la nostra dipendenza su uno sfondo di clientelismo e assistenzialismo, ci richiama all’ordine, ci spinge a non arrendersi ed a rinunciare a difenderci.

Il futuro del nazionalismo corso, al di là delle vittorie elettorali, richiede posizioni ferme e chiare sul tipo di società che vogliamo ed sugli obiettivi assunti e proposti, affinché i corsi abbiano un diritto alla sopravvivenza e possano rivendicare un futuro per sé stessi e per le loro famiglie sulla loro terra, un futuro al di fuori delle dittature finanziarie o fasciste … No, i concetti di “tutto tranne Macron” o “tutto contro Le Pen”, non possono interessarci o soddisfarci.

Tutti i nazionalisti corsi, in linea con le lotte iniziate a partire dagli anni ’70, senza alcuna devianza sostanziale, senza alcun negazionismo, ufficiale o non ufficiale, devono pensarci e far sì che ci siano altre alternative più percorribili e più credibili in Corsica, come speriamo e desideriamo che esistano anche nella Francia nel suo insieme.

Le elezioni legislative devono permetterci di non rinviare tutto questo nel tempo, perché altrimenti la Le Pen avrebbe diritto a 4 deputati in Corsica, cosa che rappresenterebbe poi davvero la fine della nostra storia di nazionalisti corsi.

Petru Poggioli

25.04.2022

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