#EuskalHerria – Aberri Eguna 2022 – di Iñaki Egaña

Gli effetti e gli echi della pandemia, la guerra nelle vicinanze, l’ascesa del nazionalismo reazionario, i cambiamenti nelle abitudini sociali, il degrado del nostro habitat, la fine della storia come valore oggettivo e un numero infinito di novità che trasciniamo velocemente ogni anno che passa di questo vertiginoso XXI secolo, ci stanno portando a un cambio di paradigma. La Patria basca che Sabino Arana aveva delimitato nella sua concezione simbolica attraverso quel primo Aberri Eguna di esattamente 90 anni fa, non è la stessa di quella che abbiamo celebrato in questo 2022. Né nel suo contenitore, né nel suo contenuto.

Aspettare in questi tempi una risposta comune a una domanda sul perché celebriamo una Festa nazionale come quella di oggi, solleverebbe numerosi dubbi e incertezze. Al di là della rivendicazione dell’Euskal Errepublika, ho l’impressione che il sentimento di appartenenza sia più disperso che mai.

Un certo settore del popolo basco ha vissuto la nazionalità sotto quell’ombrello che José Martí ha definito così accuratamente: “L’amore, madre, per la patria non è l’amore ridicolo della terra, né dell’erba che le nostre piante calpestano; è l’odio invincibile verso chi la opprime, è l’eterno risentimento verso chi la attacca”. Si riferiva alla Spagna e ai suoi crimini a Cuba. Aveva ragione. Oggi, quell’argomento secolare ha la sua replica nella natura politica della Spagna, con una Costituzione in cui il suo esercito è il garante della non applicazione del Diritto all’Autodeterminazione.

Un diritto sancito dalla Carta delle Nazioni Unite, un’istituzione alla quale Madrid, pur appartenendo tardivamente, ma a pieno titolo dal 1955, non fa riferimento. Come è appena accaduto con i mandati del referendum per il Sahara delle Nazioni Unite a cui la Spagna nega la validità. Qualche giorno fa, appunto, la pagina del Ministero degli Esteri spagnolo ha proprio cancellato la linea di confine che separava il Marocco dal Sahara. Come è successo anche in quel monumentale inganno che la Spagna ha provocato nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite quando ha assicurato che l’ETA era dietro gli attacchi dell’11M del 2004. La Risoluzione 1530, quella della vergogna.

Non sarebbe nemmeno troppo quell’odio per la natura francese che ha appena eletto per un secondo turno due membri dell’ultradestra, come i più votati nella consultazione di domenica scorsa. Uno, Macron, appartenente all’ultradestra economica, che nella sua legislatura ha addirittura superato le richieste dei datori di lavoro francesi. L’altro, Marie Le Pen, dell’estrema destra politica. Per valutare la liquidità delle nostre società, ricordate che nella legislatura prima di quella di Macron, François Hollande è stato presidente della Francia, per il PSF. Nel referendum di domenica scorsa, il PSF ha ottenuto l’1,9% dei voti espressi.

Sia la Spagna che la Francia sono prodotti di ambizioni imperiali e sono oggi chiaramente degli Stati-Nazione, progetti falliti nel senso che hanno bisogno di coercizione per mantenere il loro status. Come l’Ucraina con il Donbass, come la Russia con l’Ucraina. L’odio, nei picchi repressivi, spiega scenari congiunturali nell’attività delle nazioni periferiche.

Preferisco, però, in questo 2022, tornare all’”atto di nascita” originale, quella comunità che si definisce per propria volontà. A metà strada tra quella indicata da Sabino Arana, Arturo Campión o Agusti Xaho, frutto del romanticismo tedesco con uno spazio comune (territorio), una lingua (euskara, con le due proposte in uno scenario di poliglossia) e altri fattori non determinanti, quelli che nelle loro caratteristiche compongono la comunità. Per alcuni saranno culturali, per altri storici, per altri invece saranno legati ai valori delle relazioni sociali.

Abbiamo creato un corpo, o siamo in cammino verso di esso, di comunità autocosciente che ai tempi di Sabino Arana non esisteva. Almeno nei termini dell’attuale accettazione sociale. E il successo della 22esima edizione della Korrika ci ha mostrato gli enormi passi avanti che sono stati fatti da allora. Ho anche l’impressione che stiamo perdendo qualcosa nell’autostima. E questa mancanza di autostima si manifesta nel rilassamento di un confronto nazionale che rimane aperto.

Il confronto propone che il sentimento nazionale basco continui ad essere, oltre ad altre caratteristiche, un progetto di autodifesa. Perché la cronaca vicina e lontana ci mostra che, universalmente, l’unica convivenza pacifica è stata quella basata sulla cultura. Con molte difficoltà, inoltre. Il resto è stato segnato dalla conquista e dalla guerra.

Così, l’unica via d’uscita dalla sopravvivenza dei Popoli e delle Nazioni è la garanzia di possedere il proprio Stato. In questa idea c’è proprio il postulato del Diritto all’Autodeterminazione. Se siamo in democrazia dobbiamo riconoscere una premessa che è diventata rivoluzionaria: non possiamo andare contro la volontà dei Popoli.

Questo Aberri Eguna 2022 coincide con un giorno planetario, quello della Giornata Internazionale del Prigioniero Politico. Negli ultimi anni, i governi di Madrid e Parigi hanno cercato di condurre la solidarietà con i quasi 200 prigionieri politici baschi verso scenari ridotti, per evitare l’esternalizzazione di un dovere sociale. Un’altra lotta in più e un tema, anche, per la disconnessione nazionale.

Pochi giorni fa, davanti al carcere di Lannemezan, molte persone si sono riunite in solidarietà con la causa di Georges Abdallah, un comunista libanese in carcere dal 1984. Condivide il palco con i prigionieri baschi e ha terminato di scontare la sua pena due decenni fa. Washington mantiene il veto sul suo rilascio. Anche Jakes Esnal e Jon Parot subiscono una condanna all’ergastolo camuffato nelle carceri francesi. Come altri baschi a sud del confine.

Più a nord, nel carcere polacco di Rzeszów, il giornalista basco Pablo González, rimane isolato, di fronte all’indifferenza di molti dei suoi colleghi che reagiscono solo quando circolano i fondi riservati. Tutti loro sono nostri prigionieri, di quel “nostro” nazionale che conferma la volontà emancipatrice in un giorno così speciale come quello che la nostra Patria rivendica.

Iñaki Egaña

fonte https://www.facebook.com/inaki.egana

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