#Corsica #Opinioni – DARMANIN IN CORSICA, PERCHÉ? – di Petru Poggioli

fonte immagine (Jacques Witt/SIPA)

Il suo arrivo oggi pone molte domande. Se arriva a mani vuote, sarà una brutta cosa e oggi solo il riavvicinamento dei prigionieri politici corsi od ancora meglio la loro liberazione probabilmente potrebbe far vedere la cosa in modo più positivo.

Ma anche immaginando questo scenario, tutto questo dovrà essere accompagnato dall’annuncio dell’apertura di un processo politico di contatti, incontri, discussioni, che dovrà trasformarsi nelle prossime settimane in veri e propri negoziati pubblici, al pari di quanto era successo con la Trattativa di Matignon e con Lionel Jospin.

Questo sarebbe l’ideale, ma le cose sono cambiate da allora ed è ora necessario dimenticare le discussioni all’interno dei gruppi clandestini e della famosa leadership politica clandestina, per lavorare in questa direzione con le nuove realtà politiche dell’isola.

Tra queste, il riconoscimento finalmente della rappresentatività della Collettività della Corsica, delle istituzioni che dal 2015 i vari governi hanno totalmente ignorato, anzi disprezzato, perché per lo più rappresentate dai nazionalisti (mentre con la presidenza Giacobbi erano avvenute delle buone discussioni).

Tutti i movimenti politici, oltre ai nazionalisti, sono rappresentati: la maggioranza nazionalista e ciò che rimane dell’opposizione, meno la vera sinistra che è stata spazzata via; un’opposizione di destra-sinistra che quando era in maggioranza si è sempre opposta a tutti i processi di discussione e alle soluzioni/progressi avanzati per la Corsica dopo lo Statuto Deferre del ‘81.

Ma la novità è soprattutto l’irruzione della Gioventù, nella vita pubblica e politica.

I giovani hanno molti argomenti da sostenere e per questo è necessario consentir loro un ambito, al di là dell’Università e dell’”Assemblea (istituzionale) della Ghjuventù”, per esprimersi ed avanzare le loro aspettative, ascoltando anche i giovani del mondo del lavoro e dell’apprendistato. Spetta alle istituzioni della Corsica (CdC) pensare a trovare loro un luogo per esprimersi su questi argomenti.

Ma questa è pura congettura, e per il momento, non credo, a 40 giorni dalle elezioni presidenziali, che ciò accadrà. E probabilmente sarà necessario attendere l’inevitabile rielezione di coloro che sono già al potere (e che sono responsabili dello stato di servitù attuale) per cercare di vederci più chiaramente.

Speriamo, tuttavia, che questo viaggio frettoloso del Ministro dell’Interno non si limiti a una visita alle forze di polizia per potenziarle.

Infatti, la situazione impone di agire rapidamente, includendo soluzioni per i prigionieri politici, ed il rifiuto di qualsiasi tipo di repressione contro i giovani che si sono trovati nelle strade contro i CRS e i reparti mobili.

Per quanto riguarda l’annuncio sull’Autonomia, si dovrà trattare di una vera e propria autonomia (interna) “politica” (come quella presente in altre isole del mondo) con mezzi, competenze (il diritto di legiferare senza passare attraverso l’autorizzazione della Prefettura) in aree in cui i rappresentanti eletti possano agire direttamente sui salari, sui posti di lavoro, sugli alloggi, sul costo della vita, sul potere di acquisto. Perchè questa rivolta giovanile è una reazione ai problemi sociali e societari che i giovani affrontano oggi e che li escludono da una vita normale nel loro Paese, mentre altri che vengono da fuori stanno prendendo il loro posto e il loro lavoro, riducendoli sempre più emarginati e precari a casa loro di fronte al futuro.

Ma per ora, le mobilitazioni devono continuare e pesare affinché tali scenari si verifichino e si materializzino nelle settimane e nei mesi a venire.

NB. La recente iscrizione allo status di DPS, di due giovani del Sartenese, (Manu e Joé), incarcerati dopo un’attivazione sproporzionata della procedura antiterrorismo per un lancio di bottiglie molotov contro la subprefettura di Sartène, avvenuta dopo una detenzione durata diversi mesi per questo motivo, è un fatto semplicemente scandaloso. Devono essere liberati.

Petru Poggioli

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