#Syria #Coloni – ULTERIORI INSEDIAMENTI ISRAELIANI NEL GOLAN SIRIANO – di Gianni Sartori

fonte (Reuters Photo)

Per quanto sia stata definita “festosa”, la recente riunione del governo israeliano  proietta un’ombra lugubre sul futuro delle Alture del Golan.
Infatti ha fornito l’occasione – oltre che lo scenario – per pubblicizzare la nuova operazione di colonizzazione (si può ancora dire?) di questi territori siriani. Conquistati da Israele nel 1967 e annessi ormai da 40 anni (formalmente nel 1981). Si prospetta la creazione di nuovi insediamenti con almeno settemila nuovi alloggi e relative infrastrutture in grado di ospitare decine di migliaia di coloni. Tempi previsti: cinque anni con adeguati, sostanziosi investimenti (circa 280 milioni due euro).

Sul numero complessivo dei futuri coloni finora sono stati forniti dati diversi. In questi giorni si è parlato di un raddoppio (attualmente nel Golan vivono circa 25mila coloni israeliani e quasi altrettanti drusi che in genere si considerano e definiscono siriani), ma qualche mese fa Naftali Bennett si era spinto spinto a ipotizzare addirittura la cifra di centomila nel giro di qualche anno. Tre sarebbero (secondo gli osservatori) le circostanze favorevoli a tale operazione. Innanzitutto il vasto consenso politico interno, da destra come da sinistra (in sintonia con la composizione dell’attuale coalizione al governo).
Oltre alla vera o presunta debolezza dell’attuale governo siriano di Bachar al-Assad (seconda circostanza favorevole), avrebbe avuto un certo peso anche la cosiddetta “eredità trumpiana” (terza circostanza favorevole). Con un evidente riferimento al riconoscimento da parte dell’ex presidente statunitense (nel 2019) della piena sovranità israeliana sul Golan. Decisione che il successore Biden si è ben guardato dal sconfessare.
Una palese violazione del Diritto internazionale, alla faccia dell’opinione pubblica e della comunità internazionale (vedi la risoluzione 497 del Consiglio di Sicurezza) che lo considera ancora territorio siriano a tutti gli effetti.  Ossia da restituire a Damasco.

Determinante dal punto di vista strategico, il controllo del Golan consente a Israele di accedere a cospicue risorse idriche in grado di rifornire la Galilea (oltre ad alimentare il lago di Tiberiade).
Anche se si è notato un certo imbarazzo da parte di qualche esponente del partito di sinistra Meretz, solo il partito islamico Raam (membro della coalizione, ma senza ministeri) non avrebbe preso parte alla scampagnata governativa.
A protestare, oltre ad alcune organizzazioni ambientaliste in quanto gli insediamenti sono deleteri per l’ecosistema, il deputato della lista araba unificata Ahmad Tibi che coerentemente ha definito il Golan “territorio siriano sotto occupazione”.

Gianni Sartori

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