#EuskalHerria #PrigionieriPolitici – Libérez Ion Parot ainsi que les prisonniers basques gravement malades et âgés ! – appello di Les Artisans de le Paix

Ion Parot prisonnier basque âgé de 69 ans, incarcéré à la prison de Muret (région toulousaine), a été diagnostiqué positif à la covid-19. Ion est asthmatique. Nous souhaitons faire part de notre préoccupation sur sa situation.

Au début de la crise sanitaire, la Délégation du Pays Basque avait interpellé le ministère de la Justice car le gouvernement français, pour contrôler la situation dans les centres pénitentiaires, avait acté des libérations, mais il avait exclu de ces mesures les prisonniers condamnés sous la législation antiterroriste. En conséquence, Ion Parot, Ibon Frenandez Iradi, Gurutz Maiza Artola, Xistor Haranburu, Jakes Esnal, et Josu Urrutikoetxea ne furent pas libérés. De ce fait, ces prisonniers ont ainsi été condamnés au risque d’être contaminés.

La situation que vit Ion Parot, aurait pu être évitée. C’est une conséquence directe de l’attitude vindicative du Parquet et des décisions prises par le gouvernement français dans la gestion de la pandémie dans les prisons.

Il faut rappeler que la cinquième demande de libération conditionnelle présentée par Ion Parot lui a été refusée. Le Tribunal d’Application des Peines de Paris avait accepté sa demande en première instance, mais, le Parquet  a contrecarré cette décision de libération par un appel, option que la Cour d’Appel de Paris a retenue le 22 février 2018.

Nous demandons au gouvernement d’agir immédiatement afin de rendre possible la libération de Ion Parot et celle des prisonniers gravement malades et âgés. Nous le réaffirmons une fois de plus : il est essentiel que la fin de l’application des mesures d’exception aux prisonnier.e.s basques devienne une réalité. Le droit aux remises en liberté doit être appliqué aux prisonnier.e.s basques, tout comme la suspension de peine pour les prisonnier.e.s malades. En effet, l’application du droit aurait déjà permis que, Ion Parot, Jakes Esnal et Ibon Fernandez Iradi soient parmi les leurs, en ce moment de crise sanitaire.

 

Nous organisons une mobilisation samedi 20 mars à 12h00 devant la Sous-préfecture de Bayonne. 

#KURDS #Öcalan – Garantire la comunicazione con Imrali e verificare le condizioni di salute dei detenuti – comunicato UIKIOnlus

In Turchia si stanno diffondendo voci sui social media secondo le quali Abdullah Öcalan, leader del popolo curdo, sia morto nel carcere di Imrali. Attraverso una dichiarazione il Procuratore capo di Bursa ha negato la morte di Abdullah Öcalan. Nella dichiarazione resa dall’Ufficio del procuratore capo di Bursa, è stato affermato che: “Le notizie sulla morte di Abdullah Öcalan, condivise su alcuni account di social media non riflettono la verità. Saranno intraprese azioni legali contro coloro che effettuano tali azioni “.

Anche in passato erano stati diffusi post simili che affermavano che Abdullah Öcalan fosse morto. Non conosciamo la fonte da cui provengono o si diffondono queste affermazioni, ma la cosa più importante per noi è che queste affermazioni siano regolarmente fatte a riguardo di Öcalan.

L’ufficio legale Asrın, che rappresenta legalmente Abdullah Ocalan ha dichiarato: “Non siamo in grado di comunicare in alcun modo con i nostri assisiti Abdullah Öcalan, Ömer Hayri Konar, Hamili Yıldırım e Veysi Aktaş, che sono detenuti nel carcere di Imrali. L’ultima comunicazione dei nostri assistiti con il mondo esterno è avvenuta in una telefonata del 27 aprile 2020.

Senza dubbio il grave isolamento ad Imrali è la ragione più importante di questa situazione. Imrali è esclusa da ogni mezzo per ottenere informazioni. Il fatto che il carcere di Imrali non sia un carcere ordinario che può essere visitato regolarmente da familiari e avvocati e da cui si possano ottenere informazioni sulla salute e le condizioni di vita dei detenuti, solleva serie e necessarie preoccupazioni. Il modo per risolvere queste preoccupazioni è aprire prima possibile i canali di comunicazione a Imrali.

Insistiamo nella nostra richiesta di porre fine all’isolamento, che costituisce una negazione del diritto internazionale e una violazione dei diritti dei detenuti; nella creazione di canali di comunicazione certi che permettano agli avvocati di potersi recare ad Imrali e verificare le condizioni di salute dei detenuti.

Chiediamo alla società civile, alle organizzazioni politiche e sindacali in Italia di prestare attenzione a quanto sta accadendo in queste ore; alle autorità competenti di agire in modo responsabile abbandonando questa pratica di isolamento discriminatorio rendendo verificabile la situazione nella prigione di Imrali e consentendo il diritto a visite legali e comunicazioni senza distinzione.

Ufficio di informazione del Kurdistan in Italia