#MemoriaStorica #Veneto – Non è mai troppo tardi ! – fonte CASA PER LA PACE (Vicenza) – segnalazione di Gianni Sartori

Non è mai troppo tardi !

perché le tragedie della guerra non si ripetano

Alcuni amici della Casa per la Pace hanno voluto ricordarci una lacuna “vicentina” presente nelle Ricorrenze, inserite nel piano di lavoro triennale (finalmente approvato dal Consiglio comunale di Vicenza a febbraio di quest’anno). Si evidenzia che il 18 novembre ricorre un evento vicentino importante per tutta la comunità locale e quindi occasione di impegno doveroso e irrinunciabile sul tema della Pace e le tragedie della guerra: l’incursione aerea sull’aeroporto Dal Molin da parte degli Aerei B-24 Liberator del 454° gruppo USAF.

Fu un bombardamento che solo i pochi testimoni rimasti, allora bambini, ricordano ancora dopo 76 anni. Vicenza, durante la Seconda guerra mondiale, ha subito molte incursioni e bombardamenti pesanti e distruttivi da parte delle Forze alleate. Il ricordo di quello del 18 novembre 1944 è il più emblematico, tragico e significativo per chi pensa alle vite umane stroncate. Nella storia vicentina è il giorno delle bombe a spillo. Si sa che quel tipo di ordigni (allora sperimentali) non fanno danni alle infrastrutture, ma feriscono e uccidono le persone.

L’obiettivo era quello di colpire e distruggere l’aeroporto Dal Molin ma l’effetto sulle persone fu più ampio e devastante. Il mattino del 18 novembre 1944, alle ore 11.00 gli aerei USA, oltre alle bombe più grandi, lanciarono le micidiali bombe a spillo che colpirono quanti si trovavano nell’area dell’aeroporto e circostante. I braccianti, radunati controvoglia dalle autorità, erano occupati a coprire le buche provocate dal bombardamento del giorno prima dalla RAF inglese (con solo 5 vittime). Molti altri erano contadini delle cascine intorno all’aeroporto o abitanti delle case più vicine. C’erano anche molti bambini attratti dalla curiosità. Tutti ignoravano cosa sarebbe potuto succedere e successe.

Le micidiali bombe anti-uomo caddero sulle persone. Molte di esse cercarono riparo nei campi venendo fatalmente colpiti dalla grandinata di schegge destinate a mettere fuori uso gli aerei. Dopo il bombardamento la pista e i campi circostanti erano pieni di cadaveri e feriti sanguinanti. Su ogni albero era caduto qualche brandello di vita umana.

Fu l’incursione più sanguinosa subita dalla popolazione di Vicenza. Molte le vittime civili: 317, secondo il bilancio ufficiale. Altre fonti calcolano i morti fino a 500.

Questa è la guerra di 80 anni fa. Questo, e altro, è oggi la guerra. Possiamo dimenticare gli orrori che essa ha già prodotto in passato? Rassegnarsi a subirne le assurde e inutili violenze. Sappiamo che oggi gli operatori di guerra possono fare di peggio. I costruttori di pace, promuovendo una cultura della nonviolenza, hanno il dovere di non arrendersi di fronte alla difficoltà di cambiare le mentalità e le istituzioni, ancora irresponsabilmente belliciste.

Chi ricorda cos’è la guerra, dal 2006 al 2010, ha lottato invano contro l’insediamento di una nuova base americana (una base per far la guerra) nell’area dell’aeroporto Dal Molin. Ora la base c’è e il ricordo di quel bombardamento da parte USA è stato rimosso dalla coscienza americana. Per assicurare meglio l’oblio irresponsabile è stato anche cambiato il nome (la base all’anagrafe ha nome Del Din).

A chi ha lottato con lo slogan NO dal Molin, cioè No a un nuovo uso militare di quel territorio vicentino, è rimasta solo la possibilità che nella parte adiacente, non inglobata, si crei, come monito e promessa per il futuro, un Parco della Pace (nel senso di “parco per la pace”, cioè luogo dove ci si impegna, rafforzati dalla memoria del passato, a promuovere la pace).

Bisogna ancora lottare e vigilare affinché questa promessa si realizzi concretamente.

Riportiamo qui di seguito una testimonianza su quel 18 novembre 1944, a Vicenza

Vidi morire mia madre

Eccomi a scrivere qualcosa che fino a questo momento mi è costato fatica. Scrivo per farla conoscere a chi non ha passato questa triste esperienza perché capisca cosa è stata la guerra del 1940/1945. Mi chiamo Maria Luisa Andrighetto. Avevo allora 10 anni e ricordo bene che durante la mia infanzia sentivo parlare di distruzioni, di guerra e di morte. In quegli anni si doveva vivere con la “tessera degli alimenti”, erano i tempi dell’oscuramento notturno e di notte passavano i ricognitori: specialmente “Pippo”, era come un’ossessione. Si viveva in un clima teso; anche se eravamo bambini. C’era sempre in noi la paura che arrivasse qualcosa che noi temevamo. E arrivò. Alle incursioni aeree non ci si abitua; anche se tante, troppe volte passavano sopra di noi le flotte dei bombardieri con i loro carichi di morti e le sirene con il loro lugubre suono ci ammonivano con la loro imminente presenza. Noi tutti allora scappavamo allora spaventati nei rifugi, così come ci si trovava, con pochi stracci addosso anche se faceva già freddo.

Come se fosse ieri ricordo la sera del 17 novembre 1944 quando le bombe iniziarono a cadere per la prima volta anche da noi. Fu spaventoso. Sembrava che la terra venisse a mancare sotto i piedi; lo spostamento d’aria dava l’impressione di soffocare. Quando sembrava finito; ecco un’altra ondata fortissima e ancora panico e paura. Poi passò, ma chi poteva stare calmo e pensare di andare a dormire dopo quello che era successo? Il mattino seguente c’era un clima di disperazione; sui volti delle persone si leggeva la paura e ci si chiedeva chi avesse avuto danni o peggio ancora dei morti. Nel trascorrere della mattina ecco che ancora le sirene si fecero sentire e i bombardieri a flotte già apparivano nel cielo: inutile dire che fu la continuazione della sera precedente, un vero inferno e fu strage per tutti noi. Tra una ripresa e l’altra del bombardamento, io fuggì da quel piccolo riparo che mi ero trovata in quel momento assieme ad altre persone e a pochi passi vidi mia madre bocconi per terra. Con un terribile presentimento la presi per le braccia e gridando cercai di rialzarla. Ma non potevo, mi mancavano le forze; lei non si muoveva e mi accorsi con orrore che era morta. Fui io a vederla così ferita e sanguinante, mai potrò dimenticare quel momento, mai più.

Correvo disperata per recarmi nel nostro vicino rifugio, mentre le bombe fischiavano cadendo intorno da ogni parte tremendamente. Finalmente arrivata, presi un po’ di fiato. Lì c’erano alcuni vicini e conoscenti e tutti in preda all’angoscia a chiedere notizie dei loro familiari.

Non ci si poteva muovere in quell’inferno: fu allora che mi accorsi di essere rimasta ferita. Sentivo il sangue scorrere giù per il corpo, mi osservai e mi vidi bruciato il vestito; avevo riportato una ferita alla coscia con ritenzione della scheggia e poi un’altra a petto di striscio: mi aveva colpito una costola e uscendo immediatamente aveva provocato una lesione al seno.

Mi hanno portato in ospedale su una canna di bicicletta, ma in ospedale non c’erano più posti. Durante il tragitto vidi tanti morti per terra; il giorno stesso mi dissero che andavano a raccoglierli con il carretto. Dopo un giro più o meno lungo trovai un posto a sedere in un ospedale di fortuna e in mezzo a quella confusione dovetti aspettare molto tempo prima di essere medicata, perché i medici curavano i più gravi; infatti molti morirono dissanguati. Incominciarono a passare i giorni e il mio pensiero era sempre quello di potermi muovere e tornare a casa a vedere mia madre, volevo a tutti i costi vederla e andare al suo funerale. Purtroppo fu tutto inutile. Le mie condizioni non me lo permettevano.

Con il cuore colmo di disperazione mi dovetti rassegnare al mio destino e piangere: solo quello potevo fare. Stavo veramente male, ero febbricitante e in preda a emorragia e ogni tanto pensavo “Mamma vengo con te”. Finalmente passò novembre e poi dicembre con il Natale più triste della mia vita e verso la metà di gennaio fui dimessa dall’ospedale.

Ora dopo tanti anni, ancora tante volte mi chiedo: a che serve la guerra? È stata mai capace di risolvere qualcosa? No, solo questa è la realtà. Per tutti quelli che l’hanno vissuta come me ha dato frutti tremendi: distruzione e morte.

Andrighetto Maria Luisa

(Invalida civile di guerra ed orfana)

Andrighetto M. Luisa, Vidi morire mia madre, in Cari giovani, vi racconto la guerra 1944-1945. Il racconto dei protagonisti, a cura di Giulia Cananzi, in “Messaggero di Sant’Antonio”, luglio/agosto 1995, pp. 12-13.

Per approfondire: Giuseppe Versolato, Bombardamenti aerei degli alleati nel Vicentino 1943 – 1945, Edizioni Gino Rossato, Valdagno (Vi).

 

Casa per la Pace – Vicenza

 

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