#CANADA: LA GENDARMERIA REALE ATTACCA I TERRITORI DELLE POPOLAZIONI INDIGENE – di Gianni Sartori

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Dal 5 febbraio la Gendarmeria reale del Canada ha letteralmente invaso il territorio del popolo Wet’suwet’.
Lo scopo di tale operazione, espellere con la forza i militanti che lo difendono opponendosi al progetto della TC Energy che vorrebbe costruire un oleodotto nel nord della Columbia-Britannica.
Lunghezza prevista: 670 km. Per trasportare gas ottenuto con il sistema, devastante e inquinante dal punto di vista ambientale, della fratturazione idraulica
( hydrofracking ).
Tra gli ecologisti e i nativi – che praticavano forme di resistenza sostanzialmente pacifica – si registrano già numerosi arresti: sei il 6 febbraio (poi rimessi in libertà dato che non si trovavano reati loro imputabili); quattro il 7 febbraio (la prima udienza dovrebbe svolgersi nei prossimo giorni); undici l’8 febbraio (non ci sono notizie su quanto ci sarà l’eventuale processo).
Successivamente, il 10 febbraio, la Gendarmeria reale ha invaso anche il territorio del popolo Unist’ot’en e arrestato tre donne, leader della loro comunità (in cui si conserva un sistema tradizionale matrilineare). L’operazione di polizia è avvenuta mentre si svolgeva una cerimonia in memoria delle donne autoctone rapite e assassinate. Avvocati e osservatori internazionali qui presenti per vigilare sull’operato delle forze dell’ordine sono stati immediatamente espulsi. Nei giorni immediatamente successivi, dovunque nel Canada sono state organizzate iniziative di solidarietà verso le popolazioni native e contro la repressione. Dal giorno 11 febbraio numerosi porti, ferrovie, ponti, strade e autostrade vengono bloccati con raduni, manifestazioni e barricate. Contemporaneamente sono stati occupati anche alcuni commissariati e una (per ora) banca.
Gianni Sartori

#MemoriaStorica #Ireland – Pat Finucan, il ricordo di Riccardo Michelucci

#MemoriaStorica #Ireland oggi abbiamo ricordato #PatFinucane, un difensore dei Diritti Umani e dei militanti irlandesi, barbaramente ucciso davanti alla moglie e ai figli.
L’ha ricordato anche Riccardo Michelucci, in una sua trasmissione radio

https://www.raiplayradio.it/audio/2020/02/WIKIRADIO—Patrick-Finucane–ad25efff-7ab3-4d48-a852-42ca216914e2.html

#Ireland #Troubles – “No Stone Unturned”

Nel giorno del ricordo dell’assassinio dell’avvocato Pat Finucane, proponiamo questo documentario che illustra quei periodi bui nell’Irlanda del Nord.

A film by Alex Gibney
Writer/Director: Alex Gibney
Producer: Trevor Birney
Co-Producer: Barry McCaffrey, Eimhear O’Neill
Executive Producers: Maiken Baird, Greg Phillips, Johnathan Ford, Richard Perello, Brendan J. Byrne, Stacey Offman
Graphics: Nick Gibney
A Fine Point Films Production is association with Jigsaw Productions & Content Media Corporation
© Loughinisland Films Ltd, 2017 All rights reserved

#USA #Move9 – LIBERATO L’ULTIMO PRIGIONIERO POLITICO DEI “MOVE 9” – di Gianni Sartori

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Dopo Delbert Orr Africa, liberato in gennaio, anche l’ultimo dei Move 9 è uscito dal carcere.

Il 7 febbraio, dopo 42 anni, è tornato in libertà Chuck Africa, ultimo tra gli esponenti dei “Move 9” ancora in prigione.

Era stato arrestato nel 1978 a 18 anni, a seguito dell’attacco e dell’assedio da parte di centinaia di poliziotti nei confronti di una casa comunitaria del Move a Filadelfia. Oltre all’ordinaria polizia, contro i rivoluzionari afroamericani erano intervenuti elementi degli SWAT armati di mitragliatrici, gas lacrimogeni, bulldozer e cannoni ad acqua. Quando la polizia aveva aperto il fuoco, alcuni militanti – stando almeno alle dichiarazioni ufficiali, ma quelli del Move lo escludevano – avrebbero risposto. Nel tiro incrociato, un poliziotto era rimasto ucciso (non si può escludere per “fuoco amico”). Nove membri del Move venivano quindi arrestati e ritenuti (tutti, congiuntamente) responsabili di omicidio nonostante le perizie medico-legali avessero dimostrato che il poliziotto era morto a causa di una sola pallottola (e forse proveniente da un’arma della polizia, oltretutto). Riconosciuti colpevoli, nel 1980 venivano condannati a pene varianti dai 30 anni all’ergastolo. Due di loro (Merle Africa e Phil Africa) sono morti durante la detenzione. Gli altri sette sono usciti soltanto negli ultimi tempi, gradualmente.

Il 25 giugno del 2019, dopo 40 anni di carcere, avevano ottenuto la libertà condizionale Janine Phillips Africa e Janet Holloway Africa.

Nell’ottobre 2018, sempre in libertà condizionale, era uscito Mike Africa e precedentemente, giugno 2018, Debbie Africa.

Fondata da John Africa, la comunità ecologista radicale afro-americana del Move si era particolarmente scontrata con il sindaco di Filadelfia, ostile alla loro attività di intransigente difesa dei diritti sociali dei diseredati. Come è noto, il giornalista Mumia Abu-Jamal (ancora in carcere, recentemente si sono svolte manifestazioni congiunte negli USA e a Parigi, davanti all’ambasciata statunitense, per la sua liberazione) aveva documentato sia il processo sia l’attività del gruppo dissidente. Attirandosi ovviamente l’ostilità delle forze di polizia che, alla prima occasione, riuscirono a incastrarlo e arrestarlo.

Dopo la battaglia del 1978, il Move venne nuovamente attaccato nel 1985. In quella circostanza, da parte della polizia venne fatto uso di circa 10mila colpi di arma da fuoco e perfino di una bomba. Sganciato dall’elicottero sull’abitazione occupata dai militanti, l’ordigno causò la morte anche di alcuni bambini.

Gianni Sartori

#KURDS – FRANCOFORTE: ATTACCATA LA MARCIA DEI GIOVANI CURDI PER OCALAN – di Gianni Sartori

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Attualmente, anche a livello europeo, fervono da parte dei Curdi le iniziative in vista di un doloroso anniversario: il 21° anno dall’imprigionamento di Ocalan (15 febbraio 1999).
Tra quelle già intraprese, una “lunga marcia” di due giorni a Francoforte indetta dal movimento giovanile curdo. Ma il 9 febbraio (domenica, primo giorno della marcia) la polizia tedesca ha proibito slogan, bandiere e striscioni su cui venivano mostrati le speranze e i valori di riferimento del popolo curdo. Non solo, stando alle notizie dell’agenzia ANF, i poliziotti avrebbero attaccato i partecipanti dopo la conclusione della prima tappa, quando la manifestazione si andava già sciogliendo. In quel momento i partecipanti si avviavano verso un Centro sociale curdo di Darmstadt dove era prevista la commemorazione di un combattente curdo. Il giorno dopo (lunedì 10 febbraio, secondo giorno della marcia) si assisteva a una nuove aggressione contro i manifestanti. Inoltre venivano arrestate e portate al commissariato tre persone arrivate dalla Francia. Sempre l’ANF, ha denunciato anche le aggressioni subite dai suoi corrispondenti che coprivano l’evento. Questa manifestazione di Francoforte rientra in una mobilitazione più estesa (di una settimana) e fa parte della “marcia delle Stelle” che si concluderà il 15 febbraio a Strasburgo. Qui è prevista una grande manifestazione di curdi e solidali provenienti da tutta Europa. Altre due marce, propedeutiche all’evento di Strasburgo, sono partite il 10 febbraio dal Lussemburgo e da Ginevra.
Gianni Sartori