#USA #Move9 – LIBERATO L’ULTIMO PRIGIONIERO POLITICO DEI “MOVE 9” – di Gianni Sartori

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Dopo Delbert Orr Africa, liberato in gennaio, anche l’ultimo dei Move 9 è uscito dal carcere.

Il 7 febbraio, dopo 42 anni, è tornato in libertà Chuck Africa, ultimo tra gli esponenti dei “Move 9” ancora in prigione.

Era stato arrestato nel 1978 a 18 anni, a seguito dell’attacco e dell’assedio da parte di centinaia di poliziotti nei confronti di una casa comunitaria del Move a Filadelfia. Oltre all’ordinaria polizia, contro i rivoluzionari afroamericani erano intervenuti elementi degli SWAT armati di mitragliatrici, gas lacrimogeni, bulldozer e cannoni ad acqua. Quando la polizia aveva aperto il fuoco, alcuni militanti – stando almeno alle dichiarazioni ufficiali, ma quelli del Move lo escludevano – avrebbero risposto. Nel tiro incrociato, un poliziotto era rimasto ucciso (non si può escludere per “fuoco amico”). Nove membri del Move venivano quindi arrestati e ritenuti (tutti, congiuntamente) responsabili di omicidio nonostante le perizie medico-legali avessero dimostrato che il poliziotto era morto a causa di una sola pallottola (e forse proveniente da un’arma della polizia, oltretutto). Riconosciuti colpevoli, nel 1980 venivano condannati a pene varianti dai 30 anni all’ergastolo. Due di loro (Merle Africa e Phil Africa) sono morti durante la detenzione. Gli altri sette sono usciti soltanto negli ultimi tempi, gradualmente.

Il 25 giugno del 2019, dopo 40 anni di carcere, avevano ottenuto la libertà condizionale Janine Phillips Africa e Janet Holloway Africa.

Nell’ottobre 2018, sempre in libertà condizionale, era uscito Mike Africa e precedentemente, giugno 2018, Debbie Africa.

Fondata da John Africa, la comunità ecologista radicale afro-americana del Move si era particolarmente scontrata con il sindaco di Filadelfia, ostile alla loro attività di intransigente difesa dei diritti sociali dei diseredati. Come è noto, il giornalista Mumia Abu-Jamal (ancora in carcere, recentemente si sono svolte manifestazioni congiunte negli USA e a Parigi, davanti all’ambasciata statunitense, per la sua liberazione) aveva documentato sia il processo sia l’attività del gruppo dissidente. Attirandosi ovviamente l’ostilità delle forze di polizia che, alla prima occasione, riuscirono a incastrarlo e arrestarlo.

Dopo la battaglia del 1978, il Move venne nuovamente attaccato nel 1985. In quella circostanza, da parte della polizia venne fatto uso di circa 10mila colpi di arma da fuoco e perfino di una bomba. Sganciato dall’elicottero sull’abitazione occupata dai militanti, l’ordigno causò la morte anche di alcuni bambini.

Gianni Sartori

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