#KURDS #PARIS – “Marche Blanche” a Parigi per ricordare il triplice omicidio del 9 gennaio 2013

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Il 9 gennaio 2013 tre militanti curde, Fidan Dogan, Sakine Cansiz e Leyla Saylemez, venivano assassinate a Parigi.
Il Movimento delle donne curde in Europa (TJKE) lancia un appello per la manifestazione (“Marcia bianca”) organizzata nel giorno del tragico anniversario.
Questo il comunicato di TJKE:
« 7 ans: Stop l’injustice ! Stop aux féminicides !
En hommage à Sarah [Sakine Cansiz], à Hevrin [Hawrin Khalaf], nous sommes en lutte !
Nous sommes debout pour demander justice ! »
MARCHE BLANCHE
Le jeudi 9 janvier 2020
12h00 – 16 rue d’Enghein – Paris 10
jusqu’au 147 rue Lafayette [le lieu du triple assassinat]
MANIFESTATION Européenne
Le samedi 11 janvier 2020
10h30 – Paris – Gare du Nord
(segnalazione trasmessaci da Gianni Sartori – per info >QUI<

#EuskalHerria #PrigionieriPolitici – AUTOLESIONISMO DI PROTESTA DI UN PRIGIONIERO BASCO – di Gianni Sartori

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Di Patxi Ruiz, ex militante di ETA condannato a trenta anni di detenzione per aver ucciso nel 1998 un consigliere comunale dell’UPN a Pamplona, si era parlato alla fine di giugno 2018. Allora alcuni militanti pro-amnistia erano stati denunciati per una conferenza stampa organizzata per protestare contro il trattamento inflitto a questo prigioniero basco, sottoposto a condizioni detentive particolarmente dure e a cui veniva impedito di visitare il padre gravemente malato. Come ritorsione la Corte nazionale spagnola aveva incriminato i militanti solidali per “apologia di terrorismo”.
Il 30 dicembre 2019 Patxi Ruiz, rinchiuso nella prigione di Murcia, si è inferto profonde ferite alle braccia utilizzando un’arma rudimentale per protestare contro il comportamento di una guardia (definita “fascista”) che – sistematicamente – tormenta, minaccia e picchia alcuni prigionieri politici, in particolare quelli baschi. L’ex etarra ha precisato che il suo gesto rappresenta un “atto politico di protesta” e che non è dettato né dalla depressione, né dalla disperazione. Si tratta di una forma di lotta per rivendicare la dignità dei prigionieri. Ricoverato in infermeria, Ruiz è stato curato con una quindicina di punti di sutura.
Gianni Sartori

 

FILIPPINE: IMMAGINI FALSIFICATE DI GUERRIGLIERI ARRESI – di Gianni Sartori

NPA

Cosa non si farebbe per un avanzamento di carriera o per ottenere ulteriori finanziamenti…Non solo carte false, ma anche fotografie rivedute, corrette, manipolate e reinterpretate. Insomma: photoshop!

O almeno questo è quanto sarebbe accaduto nelle Filippine ad opera dell’esercito.

Viene direttamente dal Ministero della Difesa filippino l’ordine di una accurata inchiesta in merito ad alcune foto diffuse e pubblicate dall’Ufficio di relazioni pubbliche della nona divisione di fanteria (e diventate immediatamente virali) con cui si pretendeva di documentare una presunta resa (con relativa consegna delle armi) di altrettanto presunti guerriglieri del NPA.

Nelle immagini si vedono alcune decine di presunti combattenti maoisti davanti a un tavolo ricoperto di armi che, stando alle dichiarazioni ufficiali, sarebbero state consegnate direttamente nelle mani delle autorità militari. Da notare che l’immagine del tavolo con le armi sarebbe stata aggiunta dopo aver fotografato i presunti ribelli arresi.

Un modo per gli addetti alla controinsurrezione di rivendicare la propria efficienza, mostrando di aver conseguito risultati soddisfacenti. Sarebbe invece ormai accertato che gli stessi militari vendono a caro prezzo le notizie “in esclusiva” . Talvolta, inventandole di sana pianta. E’ infatti emerso che gruppi di contadini (e altri abitanti della zona in cui opera la nona divisione)  erano stati convocati dai militari, ufficialmente per partecipare a “pubbliche riunioni”. Invece, al loro arrivo, erano stati classificati e presentati come “guerriglie ripentiti” obbligandoli – anche con minacce – a firmare documenti in bianco. Richiesta prontamente eseguita per paura. I documenti così firmati (e nel frattempo debitamente compilati) erano stati poi utilizzati dai militari per richiedere ulteriori finanziamenti. Ufficialmente per ricompensare i “pentiti” e finanziare ipotetici e inesistenti processi di “reinserimento”.

Gianni Sartori